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La Legge di Bilancio è ormai alle porte e contiene al suo interno diverse novità sulle pensioni 2019, che avranno effetto già dal prossimo anno. Quota 100, il ritorno dell’opzione donna, la proroga dell’Ape sociale, il blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate e la nuova rivalutazione dell’indicizzazione delle pensioni. Sono soltanto alcune delle novità inserite nella prossimo Manovra Finanziaria che prenderà il via dal prossimo anno.

Si estendono dunque le modalità di uscita dal lavoro ovvero le possibilità per terminare in anticipo il proprio lavoro e collocarsi a riposo. Ma quali sono gli altri modi per uscire dal mondo del lavoro?

Pensioni 2019: tutte le modalità di uscita dal mondo del lavoro

Andiamo per ordine e vediamo nel dettaglio le pensioni 2019, ovvero tutte le possibilità per collocarsi in pensione nel 2019.

Pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica che si matura a una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi. Per quest’anno, sia uomini che donne possono accedere alla pensione alla stessa età (66 anni e 7 mesi), eliminando ogni forma di distinzione che da anni ha caratterizzato il sistema previdenziale italiano.

Dal prossimo anno, invece, ossia dal 1° gennaio 2019, l’età si allunga di ulteriori 5 mesi (attestandosi esattamente a 67 anni).

 

Per ricevere la pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Pensione anticipata

La pensione anticipata, a differenza della pensione di vecchiaia, essa può essere raggiunta al perfezionamento del solo requisito contributivo indipendentemente dall’età anagrafica del beneficiario. Anch’esso, come la pensione di vecchiaia è soggetto agli adeguamenti della speranza di vita stimata dall’Istat; pertanto, per quest’anno, la pensione anticipata può essere chiesto solamente al raggiungimento dei seguenti requisiti:

          42 anni e 10 mesi per gli uomini;

          41 anni e 10 mesi per le donne.

Dal prossimo anno, vale a dire dal 1° gennaio 2019, la soglia contributiva dovrebbe salire di 5 mesi. Quindi si passa:

          da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e 3 mesi per gli uomini;

          da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi per le donne.

Tuttavia, con il ritorno del sistema delle finestre mobili, per effetto dei provvedimenti su quota 100, le soglie contributive dovrebbero restare invariate, poiché si avrà la decorrenza della pensione solo tre mesi dopo.

Lavori usuranti

Tra le opzioni per anticipare la pensione in base alla Legge Fornero, è possibile annoverare la pensione anticipata per i lavori usuranti (D.Lgs. 67/2011). Si tratta di quei lavoratori che:

          hanno svolto una o più delle attività usuranti (Decreto 5 febbraio 2018);

          per un tempo pari ad almeno la metà della vita lavorativa (o sette anni negli ultimi dieci) per le pensioni.

Dal 1° gennaio 2019, fino al 31 dicembre 2016, i requisiti per accedere alla pensione sono paria a:

          quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Lavoratori precoci

Altro metodo per pensionarsi in anticipo riguarda i lavoratori precoci, ossia:

          chi ha lavorato prima dei 19 anni;

          per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non in modo continuativo;

          e risulta in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (rientrando nel cd. “sistema misto”).

Chi ha i predetti requisiti può optare per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con soli 41 anni di contributi (c.d. “pensione precoci”). Il requisito contributivo, però, è soggetto agli incrementi di speranza di vita stimata dell’Istat, che aumenta di ulteriori 5 mesi i contributi da raggiungere. Pertanto, dal 1° gennaio 2019, occorre maturare ben 41 anni e 5 mesi di contributi.

Lavori gravosi

 

per i lavoratori che svolgono attività considerate gravose (Decreto 18 aprile 2018) è possibile anticipare la pensione a:

          66 anni e 7 mesi di età, oppure:

          41 anni e dieci mesi per le donne o 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Quota 100

Venendo ora alle nuove proposte avanzate dal governo, le forze politiche di maggioranza sono intenzionati a introdurre nel sistema previdenziale il “sistema delle quote”. Nella nota di aggiornamento del DEF si legge che l’intento è quello di dare fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro con “quota 100”. In particolare, bisogna aver maturato almeno 62 anni di età insieme ad almeno 38 anni di contributi. Non è dunque possibile calcolare la quota 100 a qualsiasi età, ma è necessario comunque avere almeno 62 anni.

Sul punto, il governo sta pensando di inserire delle finestre mobili che farebbero slittare la decorrenza effettiva della pensione di tre mesi. In particolare, per chi matura i requisiti entro il 2018 la prima finestra si aprirà il 1° aprile del 2019.

Chi decide di accedere alla quota 100 non potrà cumulare la pensione con redditi di lavoro fino ai 67 anni di età: il tetto è di 5 mila euro l’anno.

Quanto finora detto, riguarda i dipendenti del settore privato. Per quanto concerne, invece, gli statali i requisiti contributivi e anagrafici devono essere raggiunti al 31 marzo 2019. In questo modo, la decorrenza si avrà da ottobre 2019, ossia 6 mesi dopo.

Opzione donna

 

Sempre tra le nuove proposte per uscire in anticipo dal mondo del lavoro, vi è la proroga dell’opzione donna per gli anni 2019-2021. L’opzione donna è uno strumento, disciplinato dall’art. 1, co. 9 dalla L. 23 agosto 2004, n. 243, che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata.

L’anticipo pensionistico è riservato unicamente:

          alle lavoratrici dipendente di età pari o superiore a 57 anni;

          alle lavoratrici autonome di età pari o superiore a 58

che abbiano maturato 35 anni di contributi. Sul punto, però, il governo deve ancora decidere se gli anni contributivi devono essere aumentati di 1 o 2 anni, incrementando il requisiti contributivo a 36 o 37 anni.

Ape aziendale e Ape sociale

Resta ancora in piedi per il 2019 l’Ape aziendale. Si tratta di una misura per agevolare gli esodi dei lavoratori più anziani che decidono di ricorrere all’anticipo pensionistico. Il lavoratore riceverà un assegno ponte per un massimo di 43 mesi prima della pensione di vecchiaia, alimentato con un prestito che sarà poi restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione.

Per accedere a questo strumento servono almeno:

          63 anni di età e;

          20 anni di contributi.

Inoltre è necessario che la pensione di vecchia si raggiunga a non più di 3 anni e 7 mesi.

L’Ape sociale, invece, uno strumento in grado di anticipare la pensione di vecchiaia mediante l’erogazione di un sussidio economico. Tale strumento, prorogato anche per il 2019, è rivolto a determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, sia anagrafiche e contributive sia sociali.

 

In particolare, per accedere all’Ape sociale è necessario il possesso di specifici requisiti e condizioni, ossia:

          compimento del 63esimo anno d’età;

          maturazione di almeno 30 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019 (il requisito contributivo sale a 36 anni in caso di lavori gravosi), con un massimo di 2 anni di sconto per le donne;

          residenza in Italia;

          iscrizione all'assicurazione generale obbligatoria (Ago) dei lavoratori dipendenti, ovvero alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Può accedere all’Ape sociale anche chi è iscritto alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata dell’INPS;

          aver cessato l’attività lavorativa;

          essere residenti in Italia;

          essere privo di una pensione diretta in Italia o all’estero;

          maturare una pensione di vecchiaia di importo non inferiore a 1,4 volte l’importo della pensione minima dell’INPS (710 euro circa).

 

Fonte: www.lavoroediritti.com

Pubblicato in Patronato INAPI
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