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Da quest’anno la fattura emessa dagli esercenti attività di commercio al minuto, a seguito di richiesta di un cliente, dovrà essere sempre in formato elettronico anche se preceduta da uno scontrino. Il chiarimento arriva dall’agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello n.7 di ieri ma, di fatto, la questione era già stata oggetto di chiarimenti in una delle Faq pubblicate il 21 dicembre. I corrispettivi percepiti dagli esercenti attività di commercio al dettaglio devono essere certificati mediante il rilascio di una ricevuta fiscale oppure dello scontrino fiscale; la fattura, invece, deve essere emessa solo nel caso in cui sia il cliente a chiederla. Se la fattura viene consegnata contestualmente al bene o all’ultimazione del servizio, non è necessario fornire altro documento; in caso contrario, si rende necessaria l’emissione di un documento che provi l’operazione, altrimenti verrebbe meno la possibilità di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. Nell’interpello, l’istante riteneva di essere esonerato dall’emissione della fattura elettronica in caso di certificazione della vendita, sia mediante fattura che mediante scontrino, al fine di evitare la duplicazione dell’Iva sulle vendite. Tuttavia, l’ufficio chiarisce che l’introduzione della fattura elettronica non muta le regole ordinarie in materia di fatturazione previste per i commercianti al minuto, con la conseguente impossibilità di duplicazioni. Nel caso in cui venga richiesta l’emissione della fattura, il commerciante al minuto ha due possibilità: l’emissione di una fattura immediata o di una fattura differita. L’emissione della fattura immediata comporta l’esonero dalla emissione di ricevuta o scontrino fiscale, nella sola ipotesi in cui la fattura stessa venga rilasciata contestualmente alla consegna del bene o alla prestazione del servizio. Considerato che per i primi sei mesi del 2019 (prorogato al 30 settembre per i contribuenti mensili), è possibile emettere la fattura immediata entro il termine della liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione, coloro che si avvalgono di questa possibilità devono rilasciare al cliente un documento che provi l’operazione. Come chiarito nella risposta alla Faq 2 pubblicata sul sito dell’agenzia delle Entrate, tale documento può essere una quietanza che assume valore solo commerciale e non anche fiscale oppure la stampa della fattura o, in caso di pagamento elettronico, la ricevuta del Pos. A tali fini, a nostro avviso, appare plausibile anche il rilascio della fattura cartacea, non essendo più considerato un documento fiscale. In questo caso, la fattura elettronica avrà come data quella di effettuazione dell’operazione e concorrerà a formare l’Iva a debito del mese o trimestre di competenza. In alternativa, è possibile l’emissione di uno scontrino o di una ricevuta, da annotare nel registro dei corrispettivi; in questo caso, si deve poi scomputare l’ammontare oggetto di fatturazione dal totale giornaliero (esattamente come accade nel caso di fatturazione differita). Dunque, anche con l’emissione della fattura elettronica restano valide le modalità ordinarie di annotazione nel registro dei corrispettivi degli eventuali altri documenti emessi per certificare l’operazione e dunque non è possibile alcuna duplicazione.

Fonte: IlSole24ore

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Con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.

Il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria il 28 dicembre 2018 ha lo scopo di facilitare l’adempimento da parte del contribuente e prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo

          con addebito su conto corrente bancario o postale.

          utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Le disposizioni del decreto si applicano alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7.01.2019

 

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Il digital day del 1 gennaio 2019 è sempre più vicino, e il quadro generale degli obblighi connessi alla fatturazione elettronica si fa sempre più complesso. Tra i mille dubbi vi è anche la questione di come gestire la transizione, ovvero, come quella fase di accavallamento tra dicembre 2018 e gennaio 2019, nella quale ci si dovrà confrontare con entrambe le fattispecie di documento: analogico o digitale.

Ancora molto documenti in analogico

Non che la coesistenza carta / XML verrà meno, poiché ben sappiamo che numerosi sono i soggetti che a partire dal 1 gennaio 2019 potranno continuare a fatturare in analogico, a partire dai contribuenti minimi e forfettari, per arrivare ai nuovi esoneri in corso di approvazione nel percorso di conversione del D.L. 119/2018, quali, salvo ulteriori sorprese, dovrebbero essere il caso dei i medici e affini con riferimento alle fatture trasmesse al sistema Tessera Sanitaria, e le associazioni in regime 398/91 aventi un volume inferiore a 65mila euro.

Tempi e modi di emissione delle fatture attive

In questa fase concentriamoci, tuttavia, sulla disamina dell’aspetto attivo e passivo con riferimento a quei soggetti che effettivamente, a partire dal 1 gennaio 2019, dovranno obbligatoriamente fatturare in elettronico, partendo da una serie di assunti di base:

La fattura (sia essa cartacea o elettronica) si considera emessa quando la stessa viene formata (ovvero redatta) ed inviata alla controparte. In realtà, se parliamo di fattura elettronica, è necessario un ulteriore step, ovvero che la fattura trasmessa - che obbligatoriamente deve transitare dal Sistema di Interscambio – venga dal sistema stesso accettata.

Le tempistiche attualmente vigenti prevedono che la fattura sia consegna entro le ore 24 del giorno in cui si verifica l’esigibilità. Per il 2019 il D.L. 119/2018 prevede, per tutto il primo semestre 2019, che non saranno sanzionati gli invii al SDI effettuati entro il termine della propria liquidazione IVA (con un emendamento al D.L. 119/2018 questi sei mesi dovrebbero essere ampliati a tutto il mese di settembre, ma solo a beneficio dei contribuenti a liquidazione IVA trimestrale), mentre a partire dal 1 luglio si avranno dieci giorni di tempo dalla data dell’esigibilità.

Cosa accade il 31 dicembre 2018

Concretamente, dunque, cosa accade? Accade che per rispettare la normativa attualmente vigente, le fatture datate 31 dicembre 2018, per poter essere considerate effettivamente fatture emesse nel 2018, e quindi fuori da obbligo di e-fattura, devono essere emesse e consegnate alla controparte entro il 31 di dicembre.

Una notizia ‘sconvolgente’, ma se andiamo a ben riflettere su questo aspetto, non vi è proprio nessuna novità: tutte le fatture datate 31 dicembre, anche degli anni passati, avrebbero dovuto essere consegnate entro tale giornata. Il punto reale è che i termini previsti dal D.P.R. 633/72 sono stati (in cartaceo) sempre bellamente disattesi.

Cosa accade dunque se - come è normale che accada- la fattura datata 31 dicembre non viene effettivamente trasmessa alla controparte entro tale termine? Qui si apre un altro aspetto da verificare con attenzione, perché alla fin fine occorre essere concreti: come si dimostra l’avvenuta consegna alla controparte? O meglio, volendo ribaltare l’ottica del discorso, come si lascia traccia dell’avvenuta consegna in una data piuttosto che in un’altra? E (se vogliamo), in questo caos generale chi controllerà questi aspetti?

Come aggirare il problema

Un primo consiglio, fondamentale, è possibile darlo: evitare di crearsi dei potenziali problemi, per esempio spedendo nel 2019 una fattura datata 2018 tramite un canale assolutamente tracciato quale potrebbe essere la PEC. Non che nel caso di consegna “brevi manu” il problema di carattere normativo non esista (così come è sempre esistito), ma ammettiamolo, non se lo è mai posto nessuno.

Volendo invece essere assolutamente rigidi nell’applicare la norma, si prospettano due strade: anticipare la fatturazione, in modo tale da riuscire effettivamente a spedire entro il 31 dicembre, oppure trasmettere ufficialmente alla controparte la fattura nel 2019. Quest’ultima possibilità è quella che desta maggiori preoccupazioni e perplessità: si dice che in tal caso dovrà essere utilizzato il canale telematico, ovvero che occorra emettere fattura elettronica, poiché è scattato il fatidico ‘1 gennaio 2019’.

Questo è senza dubbio vero, ma in tal caso si avrebbe che la trasmissione della fattura avviene nel 2019, a fronte di un documento datato 2018, non nelle 24 ore. E’ un problema? In effetti nel 2019 vi è la moratoria delle sanzioni, e tendenzialmente non dovrebbe esserci alcun problema, ma attenzione, in questo caso parliamo di una fattura che ufficialmente è del 2018 e viene trasmessa (dunque emessa) nel 2019. Siamo proprio sicuri che ciò non significhi mettere nero su bianco la tardiva fatturazione? A parere di chi scrive, la questione è tutt’altro che certa, e trattandosi di trasmissione telematica, che lascia quindi una traccia incancellabile, la prudenza è d’obbligo.

Insomma, comunque si giri la questione, il labirinto di norme che si stanno accavallando sta creando molteplici criticità, dimostrando ancora una volta, laddove non lo sapessimo già perfettamente, che il sistema è tutt’ora gravemente imperfetto.

La soluzione perfetta, tuttavia, c’è: con gennaio 2019 si potrebbe assistere all’avvio dell’utilizzo massivo – nei casi in cui ciò sia possibile – della fatturazione differita effettuata ai sensi dell’articolo 21 comma 4 del D.P.R. 633/72, altra norma da sempre in vigore e da sempre ignorata (tanto con la carta tutti questi problemi non si ponevano…).

Nel caso in cui la fattura che si vorrebbe emettere con data 31 dicembre 2018, con tutti i problemi che tale data porta con sé, riguardi cessioni di beni documentati da DDT effettuate a dicembre 2018, oppure prestazioni di servizi accompagnati da un documento che lascia traccia (quale potrebbe essere un verbale di intervento), è quanto mai opportuno evitare qualsiasi tipo di problema procedendo con l’emissione della fattura entro il 15 gennaio 2019, con riferimento alle operazioni poste in essere a dicembre 2018. Si tratterà di una fattura differita, la cui imposta a debito dovrà confluire nella liquidazione IVA di dicembre, e, ovviamente, dovrà trattarsi di fattura elettronica, posto che la stessa viene formata e trasmessa in tale mese. Operando in questo modo sarà impossibile qualsiasi discussione in merito alle tempistiche di emissione e trasmissione.

Esempio

La Società Rossi Srl, nel mese di dicembre 2018 effettua delle consegne alla ditta Bianchi Snc, con regolari DDT riportanti le seguenti date: 07.12.2018, 16.12.2018 e 27.12.2018. La fattura differita dovrà essere emessa entro il 15.01.2019 (riportando gli estremi dei DDT) in formato elettronico, mentre, per quanto riguarda l’Iva a debito andrà nella liquidazione di dicembre.

Aspetto passivo tra carta e e-fatture

Per quanto riguarda l’aspetto passivo, invece, non vi sono particolari problemi. Come recentemente ribadito nelle FAQ dell’Agenzia delle Entrate, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea, ed è stata ricevuta dal cessionario / committente nel 2019, il documento cartaceo sarà perfettamente valido. Precisa altresì l’agenzia che la data di trasmissione è un elemento qualificante, pertanto, tornando ai ragionamenti sovra esposti, laddove si ricevesse una fattura analogica datata 2018, via PEC – data certa – nel 2019, ci si troverebbe dinnanzi ad un documento irregolare.

Fonte: FiscalFocus

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Si allarga l’elenco dei soggetti esonerati dall’obbligo di emissione della fattura elettronica che, per la generalità dei contribuenti, dovrà essere emessa dal prossimo anno. È questo il risultato della votazione degli emendamenti avvenuta nella Commissione Finanze del Senato. Saranno dispensati dall’adempimento i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario previsto dalla Legge n. 398/1991. Si tratta degli enti associativi, delle associazioni sportive dilettantistiche, o delle società di capitali non lucrative esercenti attività sportive dilettantistiche.

Intanto ieri il sottosegretario del Mef Bitonci (lega), durante i lavori in commissione, ha annunciato: "non vogliamo differire l'entrata in vigore" e si sta cercando "di trovare una soluzione per chi non può trasmettere immediatamente e magari arrivare fino a settembre per il sistema sanzionatorio". In pratica, il Governo è intenzionato a garantire un debutto più soft della fattura elettronica. In particolare, si prevede una mini – proroga di 3 mesi, che dovrebbe spostare al 30 settembre, anziché all’attuale 30 giugno 2019, l'esclusione dalle sanzioni dei contribuenti che emettono e-fattura entro il termine della liquidazione periodica, e prevede la riduzione al 20% per chi la emette entro la liquidazione del periodo successivo.

Il regime forfetario di cui alla Legge n. 398/1991, ed il limite di 65.000 euro

L’esonero dal nuovo obbligo è subordinato all’ammontare dei proventi commerciali realizzati nel periodo d’imposta precedente. Se i proventi commerciali realizzati nell’anno 2018 non hanno superato l’importo di 65.000 euro, le fatture potranno essere emesse in formato analogico. Viceversa se sarà stata superata la predetta soglia la fattura dovrà essere emessa unicamente in formato digitale.

Il superamento di tale limite, pur consentendo all’associazione di permanere nel regime forfetario, fa nuovamente scattare l’obbligo di emissione della fattura in formato digitale. Invece rimane fermo il limite di proventi commerciali fino a 400.000 euro per fruire dell’applicazione del predetto regime forfetario. In buona sostanza, il Legislatore ha inteso introdurre la semplificazione in commento limitatamente ai soggetti di minori dimensioni.

La fatturazione per conto degli enti associativi o delle Srl sportive dilettantistiche

Probabilmente per esigenze di semplificazione, uno degli emendamenti votati prevede che la fatturazione elettronica, obbligatoria una volta superato il limite di proventi commerciali di 65.000 euro, non debba essere emessa direttamente dall’ente associativo. La fattura elettronica dovrà essere emessa per conto dei predetti enti dal cessionario o committente.

Si tratta della possibilità che è prevista, facoltativamente, dall’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 che consente di esternalizzare il ciclo attivo di fatturazione. Nel caso dei predetti enti, aventi natura associativa, l’emendamento prevede che la fattura debba essere emessa obbligatoriamente dal cessionario o committente. Non può quindi provvedervi né il prestatore, né un altro soggetto, ma esclusivamente il cessionario o committente.

Per quanto riguarda il regime della responsabilità, pur nel silenzio della disposizione si ritiene che debba essere ragionevolmente applicata la previsione di cui all’art. 21. Davanti al Fisco la responsabilità diretta è sempre del soggetto prestatore, ferma restando la possibilità per quest’ultimo di rivalersi in caso di errore, sul cessionario o committente.

Lo stesso emendamento ha poi ampliato ulteriormente il ricorso all’inversione contabile. In particolare, si prevede che gli obblighi di fatturazione e registrazione relativi ai contratti di sponsorizzazione e pubblicità dei soggetti che si avvalgono del regime forfetario di cui alla Legge n. 398/1991, sono adempiuti dai cessionari. Ciò a condizione che il destinatario della prestazione sia un soggetto stabilito nel territorio dello Stato.

La fatturazione elettronica: esonerati medici e farmacisti

L’emendamento approvato prevede l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica dei soggetti obbligati all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria per rendere possibile l’elaborazione del modello 730 precompilato.

L’esonero dall’obbligo, che per gli altri soggetti partirà dall’inizio del prossimo anno, non è a tempo indeterminato, ma riguarda esclusivamente il periodo d’imposta 2019. Presumibilmente, dopo che l’Agenzia delle Entrate avrà tenuto conto dei rilievi formulati dal Garante della privacy, l’obbligo di emissione della fattura in formato digitale riguarderà ogni soggetto, indipendentemente dalla categoria di appartenenza.

Fonte: FiscalFocus

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Addio vecchio scontrino, quello nuovo sarà elettronico e si affiancherà alla e-fattura. L'arrivo della certificazione telematica sarà graduale: dal luglio 2019 riguarderà i soli contribuenti con un volume d'affari sopra i 400mila euro l'anno, dal 2020 per tutti gli altri. L'obbligo di fattura elettronica per la maggior parte delle transazioni rimane dal primo gennaio 2019. E' quanto prevede un articolo della bozza del decreto fiscale collegato con la manovra, che contiene anche le norme della 'pace fiscale' annunciata dal governo. Il terzo condono sulle cartelle si potrà pagare in 5 anni.

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Una guida pratica per i contribuenti, due video-tutorial che spiegano concretamente che cosa fare e una nuova sezione del sito per trovare velocemente tutte le informazioni utili. In vista della partenza del 1° gennaio 2019, quando l’uso della fatturazione elettronica diventerà obbligatorio per gli operatori residenti o stabiliti in Italia (tranne poche eccezioni), l’Agenzia delle Entrate fornisce un kit di strumenti informativi per aiutare i contribuenti a prendere confidenza con la nuova procedura e a conoscere tutti i servizi offerti gratuitamente. All’interno della sezione tematica dedicata del sito internet delle Entrate il contribuente troverà anche la nuova guida, che spiega come predisporre, inviare e conservare le proprie fatture e il link diretto a due video-tutorial, disponibili sul canale Youtube dell’Agenzia, sulle novità della fatturazione elettronica e sul QR-Code. In particolare il secondo video spiega i vantaggi del codice a barre bidimensionale da mostrare al fornitore tramite smartphone, tablet o su carta per consentirgli di acquisire in automatico e senza il rischio di errori i dati anagrafici necessari per predisporre la fattura. In una guida quel che c’è da sapere - Pensato con un taglio pratico “pronto all’uso”, il vademecum pubblicato oggi spiega cosa cambia dalla carta al formato elettronico e fornisce un quadro a 360 gradi sulla nuova modalità di fatturazione: chi ricade nell’obbligo e chi è esonerato, quali sono i vantaggi, come funziona il Sistema di interscambio, il “postino” che si occupa di far viaggiare le e-fatture. Un apposito capitolo illustra tutti i servizi messi a punto dall’Agenzia per gli operatori: la procedura web, il software scaricabile su pc e l’app Fatturae, scaricabile dagli store Android o Apple, per emettere, inviare e conservare i documenti fiscali. Due video-tutorial sulla e-fattura - Tutte le informazioni sulla novità in arrivo sono illustrate in un semplice video-tutorial, ora disponibile sul canale istituzionale YouTube dell’Agenzia delle Entrate. Per sapere, invece, cos’è il QR-Code e come utilizzarlo per emettere e ricevere in modo ancora più semplice le e-fatture, basta guardare il secondo video-tutorial, che spiega come ottenere il proprio codice a barre digitale tramite il Cassetto fiscale o il portale “Fatture e corrispettivi”. Entrambi i video sono stati realizzati internamente a costo zero. Fatturazione elettronica per tutti dal 1° gennaio 2019 – Secondo quanto prevede la Legge di Bilancio 2018, dal 1° gennaio 2019 gli operatori Iva, soggetti residenti o stabiliti in Italia, dovranno emettere e ricevere le proprie fatture per cessioni di beni e prestazioni di servizi esclusivamente in modalità elettronica, sia con riferimento agli altri operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia con riferimento ai consumatori finali (operazioni B2C, cioè Business to Consumer). Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica solo gli operatori che rientrano nel “regime di vantaggio” (art. 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011) e quelli che rientrano nel “regime forfettario” (art. 1, commi da 54 a 89, L. 190/2014). Esclusi anche i “piccoli produttori agricoli”, esonerati dall’emissione di fatture già prima dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica. 

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Tra le disposizioni introdotte con la manovra finanziaria 2018 troviamo l’obbligo, anticipato al 1 luglio 2018, di emissione di fattura in esclusiva modalità elettronica per le prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese che operano nell’ambito di un contratto di appalto di lavori, servizi e forniture stipulato con una soggetto appartenente alla Pubblica Amministrazione (articolo 1 comma 917, lettera b, Legge 205 del 27 dicembre 2017). 


Si tratta di una disposizione che aveva suscitato qualche perplessità, ragionando sulle sue conseguenze in ambito di applicazione pratica, posto che la filiera relativa ad un appalto di lavori pubblici può essere anche molto lunga, andando a coinvolgere una molteplicità di soggetti. 

Sul punto è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la Circolare nr. 8/E del 30 aprile, andando a chiarire la portata della disposizione, che andrà ad interessare solo i rapporti diretti tra il soggetto titolare del contratto e la pubblica amministrazione (già da tempo soggetto ad obbligo di fatturazione elettronica ai sensi del Decreto Interministeriale 3 aprile 2013 n. 55), e tra
 il soggetto titolare del contratto e “coloro di cui egli si avvale”, con esclusione degli ulteriori passaggi successivi, comportando pertanto obbligo di fattura elettronica a partire dal 1 luglio 2018 solo per i soggetti coinvolti a titolo di subappalto al primo livello della filiera. 


Si tratta di un chiarimento molto importante, che limita la portata dell’obbligo di fatturazione elettronica anticipato al 1 luglio 2018, e rende l’intero flusso più gestibile. 


Premesso che la Circolare 8/E rimanda ad un successivo documento di prassi da emanarsi, nell’ambito del quale saranno ulteriormente analizzare le problematiche specifiche del settore e ulteriormente approfondite le modalità attuative delle novelle disposizioni, quel che è certo sin da ora è che l’obbligo di fattura elettronica obbligatoria già a partire dal 1 luglio 2018 scatterà solo per i soggetti coinvolti in un appalto pubblico al “primo livello” di sub-appalto, mentre gli eventuali ulteriori passaggi potranno essere documentati ancora con le modalità attuali (fattura cartacea), sino ad introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica che scatterà il 1 gennaio 2019. Quanto ai contribuenti in regime dei minimi o forfettari, sul punto nulla viene detto, tuttavia si ricorda che per norma generale le imprese “minime” sono comunque escluse dall’obbligo di fatturazione elettronica, per loro natura. Pertanto, laddove a partecipare ad un appalto pubblico in qualità di sub appaltatore di primo livello sia un contribuente forfettario o minimo, la fattura elettronica non sarà comunque dovuta. 

Operativamente, andiamo a delineare i passaggi concreti attuativi, avvalendoci di un esempio: ipotizziamo che l’amministrazione pubblica X affidi un contratto di appalto alla ditta “Uno”. L’azienda “Uno” dovrà fatturare, come di consueto, le proprie prestazioni all’amministrazione utilizzando la fattura elettronica PA (DM 55/2013). 


Si ipotizza altresì che per espletare l’incarico ricevuto la ditta “Uno” si avvalga di prestazioni in sub appalto fornite dalla ditta “Due” e “Due bis”. A sua volta la ditta “Due” subappalta alla ditta ‘Tre’ parte delle attività. 


Nel nuovo quadro delineato dalle disposizioni introdotte dalla manovra, sia la ditta “Due” che la ditta “Due bis” dovranno, a partire dal 1 luglio 2018, obbligatoriamente fatturare le attività svolte nei confronti della ditta “Uno” esclusivamente in modalità elettronica. Per quanto riguarda la ditta “Tre”, invece, che pure partecipa alla filiera di un appalto pubblico, non scatta l’obbligo di fatturazione elettronica anticipata, posto che tale ditta 
non intrattiene un rapporto diretto con il soggetto che a sua volta è contraente della pubblica amministrazione. Infatti “Tre”, nel nostro esempio, partecipa all’appalto in seconda battuta, e pertanto, ai sensi di quanto chiarito dalla Circolare 8/E, questa azienda non è interessata dalle disposizioni introdotte dalla Legge 205/2017 articolo 1 comma 917, lettera b). 


Per quanto riguarda le modalità operative di emissione delle fatture elettroniche dei sub appaltatori di primo livello nell’ambito di un contratto di appalto principale di lavori, servizi e forniture stipulato con una soggetto appartenente alla Pubblica Amministrazione, sul punto è intervenuto a fornire i primi chiarimenti il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate protocollo 89757 del 30 aprile 2018. 

Tornando al nostro esempio, le ditte “Due” e “Due bis” nella fattura elettronica che dovranno obbligatoriamente emettere nei confronti della ditta “Uno” a partire dal 1 luglio 2018, dovranno 
obbligatoriamente indicare


  • Il Codice Identificativo Gara (CIG);
  • Il Codice Unitario Progetto (CUP).

Tali informazioni, che evidentemente dovranno essere fornite dall’azienda capo commessa (nel nostro esempio la ditta “Uno”) potranno essere indicate 
utilizzando alternativamente uno dei seguenti blocchi informativi (o campi, che dir si voglia), previsti dal tracciato telematico xml introdotto per la predisposizione delle fatture elettroniche: 


  • Dati Ordine Acquisto
  • Dati Contratto
  • Dati Convenzione
  • Dati Ricezione
  • Dati fatture collegate
Fonte: http://www.fiscal-focus.it
 

 

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L’attenzione dei contribuenti e degli operatori fiscali è tutta concentrata sulla rivoluzione digitale fiscale che prevede l’obbligo di fatturazione in esclusiva modalità elettronica a partire dal 1 gennaio 2019, per tutti i soggetti ‘business’, per qualsiasi operazione effettuata verso operatori nazionali residenti, stabiliti o identificati nel territorio italiano, ‘business’ o ‘consumer’, ovvero titolari o meno di partita IVA. 



Tale obbligo, che prevede la sola esenzione per i contribuenti minimi e forfettari, comporterà che tutte le fatture emesse verso soggetti considerati dal fisco come ‘nazionali’, dovranno essere emesse in osservanza del tracciato xml previsto dall’Agenzia delle Entrate, e trasmesse in via telematica al Sistema di Interscambio. Sarà poi il ‘cervellone’ dell’Agenzia, il SDI, a recapitare le fatture ai destinatari finali. Il flusso documentale, totalmente dematerializzato, sarà immediatamente disponibile nei server dell’Agenzia delle Entrate che, sulla base della mole di dati pervenuti, potrà porre in essere tutta una serie di elaborazioni e di controlli, anche avvalendosi della collaborazione con la Guardia di Finanza (vedasi a tal proposito GdF: con la E-fattura controlli in tempo reale). 



Tutto l’impianto tecnico e normativo delle disposizioni cui sopra, introdotte con la manovra 2018 (Legge 205 del 27 dicembre 2017), compresa l’introduzione anticipata delle disposizioni cui sopra al 1 luglio 2018 per alcuni settori considerati a ‘rischio’ (filiera dei carburanti e sub appalti nell’ambito di appalti stipulati con la Pubblica Amministrazione), è stato pensato al fine di combattere fenomeni di evasione e frode fiscale. 



Tuttavia, l’esperienza ha insegnato ai verificatori che importanti frodi vengono compiute non solo con il concorso di operatori nazionali, ma anche (se non soprattutto) avvalendosi di soggetti esteri. Restava, pertanto, ancora aperta la questione di come monitorare l’aspetto ‘estero’, che sfuggirà all’obbligo di fatturazione elettronica. 



A tal fine è stato introdotto un ulteriore obbligo, con decorrenza 1 gennaio 2019, ovvero la “Comunicazione telematica dei dati delle operazioni transfrontaliere”, che noi, colloquialmente, amiamo definire ‘esterometro’.


La trasmissione telematica dei dati dovrà avvenire con cadenza mensile, e riguarderà i dati relativi alle operazioni di cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato



La comunicazione dovrà essere inoltrata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello del documento emesso, ovvero a quello della data di ricezione del documento di acquisto. Sul punto si precisa che per data di ricezione si deve intendere la data di ricezione dell’operazione passiva ai fini della liquidazione IVA



Quanto alle specifiche dei dati da trasmettersi, i necessari chiarimenti sono stati forniti con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate protocollo n. 89757 del 30 aprile 2018. 

Le informazioni saranno inviate, come sempre, esclusivamente in modalità telematica, secondo gli standard fissati dall’Agenzia delle Entrate, e consisteranno in: 



  • Dati identificativi del cedente/prestatore;
  • Dati identificativi del cessionario/committente:
  • Data del documento comprovante l’operazione
  • Data di registrazione del documento (solo per i documenti ricevuti, ovvero gli acquisti e le spese, e le relative note di variazione);
  • Numero del documento;
  • Base imponibile IVA;
  • Aliquota IVA applicata e imposta;
  • Se l’operazione non comporta annotazione dell’imposta, occorrerà indicare la tipologia dell’operazione (codice Natura).


Come è evidente, la struttura logica dell’esterometro è sostanzialmente quello dello spesometro, con la sola differenza che i dati da trasmettere saranno appunto limitati a quelli che si riferiscono a rapporti intrattenuti con l’estero, posto che tutti gli altri perverranno già a monte al Sistema di Interscambio grazie alle fte (fatture elettroniche). 



La ratio dell’introduzione della comunicazione delle operazioni transfrontaliere risiede appunto nel far pervenire al Sistema di Interscambio quelle informazioni che diversamente sfuggirebbero, e per questa ragione sarà possibile non comunicare quelle operazioni intercorse con l’estero che tuttavia sono già conosciute all’erario, ovvero quelle per le quali è già stata emessa una bolla doganale, oppure documentate da fattura elettroniche. 



E’ interessante sottolineare come nel Provvedimento sia testualmente prevista la trasmissione facoltativadelle summenzionate operazioni, il che significa che laddove le stesse fossero comunque trasmesse, tale circostanza non costituirà un problema per il contribuente, mentre in effetti potrebbe costituire un ulteriore lavoro aggiuntivo valutare se una certa fattura estera debba o meno essere trasmessa. 

Per quanto riguarda l’aspetto attivo, sarà possibile sostituire la comunicazione con l’emissione della fattura direttamente in formato elettronico (che in tal modo perverrà direttamente al Sistema di Interscambio). Posto che il destinatario estero non sarà in possesso di codice identificativo SDI, né di PEC, la trasmissione avverrà indicando un codice convenzionale al campo , ovvero “XXXXXXX”, come precisato nelle specifiche tecniche Allegato A al Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate Prot. n. 89757/2018.

 

Fonte: FiscalFocus

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In data 30 aprile 2018 l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Provvedimento e le Specifiche tecniche per le modalità di emissione della fattura elettronica, nonche la Circolare n. 8/E con tutti i chiarimenti.

La fatturazione elettronica entrerà in vigore per tutti i contribuenti privati dal 1 gennaio 2019 ma per le cessioni di carburanti e subappalti PA la data è anticipata al 1 luglio 2018.

Lo sforzo dell'Agenzia è notevole e tende a rassicurare i contribuenti mettendo a disposizione il sistema per l'emissione della fattura elettronica e la sua conservazione gratuitamente.

Verrà fornito un servizio web e una app dedicata che consentirà al soggetto che emette la fattura anche di acquisire “in automatico” i dati identificativi del cessionario e l’indirizzo telematico tramite un QR-code reso disponibile dall’Agenzia a tutte le partite Iva nell’area autenticata del sito internet.

Le e-fatture viaggeranno in maniera sicura tramite il Sistema di Interscambio (SdI), potranno essere trasmesse, anche tramite intermediari, via posta elettronica certificata oppure utilizzando le stesse procedure web e app; in alternativa, previo accreditamento al SdI, potranno essere inviate tramite un “web service” o per mezzo di un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti (FTP).

Sembra tutto facile ma l'impresa non è esente da rischi e costi per le imprese, soprattutto le piccole. Anche se l'Agenzia offrirà gratuitamente i servizi solo leggendo i termini tenici... non si fa fatica a capire che la piccola impresa, il piccolo artigiano o professionista avrà bisogno di un esperto che lo assista, con un aggravio di costi difficilmente quantificabile.

La fattura non potrà quindi piu' essere manuale ma viaggerà solo elettronicamente e in caso di superamento dei controlli minimi su alcuni dati obbligatori della fattura, sarà recapitata - entro 5 giorni - e al soggetto che l'ha inviata verrà fornita una “ricevuta di consegna” del file e solo in quel momento si considererà emessa.

Se la fattura elettronica è destinata a un consumatore finale, un soggetto Iva che rientra nei regimi agevolati di vantaggio o forfettario o dell’agricoltura, la fattura seguirà un percorso diverso e sarà recapitata al destinatario attraverso la messa a disposizione del file in un’apposita area web riservata dell’Agenzia delle Entrate.

Le modalità di trasmissione avverranno attraverso protocolli sicuri su rete internet garantiti dall'Agenzia attraverso un sistema di profilazione, identificazione, autenticazione e autorizzazione dei soggetti abilitati alla consultazione, di tracciatura degli accessi effettuati, con indicazione dei tempi e della tipologia delle operazioni svolte.

La Circolare8/E pubblicata il 30 aprile è dedicata principalmente alle ultime novità in tema di fatturazione e pagamento per la cessione di carburanti interessati dall’e-fattura a partire dal prossimo luglio. Nel documento di prassi vengono, inoltre, forniti primi chiarimenti sull’ambito applicativo delle nuove regole sui contratti d’appalto, rinviando a una prossima circolare ulteriori approfondimenti.

 

 

Fonte: https://www.fiscoetasse.com

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

La Manovra Correttiva 2017 (D.l. 50/2017) ha modificato tra l'altro, il termine entro cui esercitare il diritto alla detrazione (art. 19 DPR 633/72) e il termine entri cui  registrare le fatture d'acquisto (art. 25 DPR 633/72). Le nuove regole si applicano alle fatture e alle bollette doganali emesse dal 1° gennaio 2017.

I dubbi maggiori sono stati riscontrati in merito alla detrazione delle fatture inerenti al mese di dicembre 2017 e ricevute nel mese di gennaio 2018.  La Circolare 1/2018 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito dei chiarimenti importanti in merito alla corretta detrazione IVA, riprendendo la normativa europea. Il principale chiarimento è stato che per poter detrarre correttamente l’IVA è necessaria la duplice condizione:

  • sostanziale: dell’avvenuta esigibilità dell’imposta
  • formale: del possesso di una fattura redatta conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 21 del DPR 633/72.

 

Il punto di partenza è il possesso del duplice requisito ovvero: avvenuta esigibilità dell’imposta e possesso della fattura, che in questo caso si realizzano entrambi nel mese di dicembre. L’imposta a credito, relativa a tale cessione di beni/prestazione di servizi, confluirà, previa registrazione della fattura di acquisto nel 2017, nella liquidazione IVA relativa al mese di dicembre 2017 (da eseguire il 16 gennaio 2018),se annotata successivamente, il documento contabile potrà essere registrato al più tardi, entro il 30 aprile 2018 (termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno 2017) in un’apposita sezione del registro IVA degli acquisti relativo a tutte le fatture ricevute nel 2017. Il credito IVA concorrerà a formare il saldo della dichiarazione annuale IVA relativa al 2017.

Detrazione IVA 2017 con possesso fattura gennaio 2018

Diverso è il caso in cui c’è esigibilità dell’imposta nel mese di dicembre 2017, ma possesso della fattura nel mese di gennaio 2018. A questo punto, il diritto alla detrazione, previa registrazione della fattura, sorge nella liquidazione relativa al mese di gennaio 2018, da effettuarsi entro il 16 febbraio 2018. Il medesimo imprenditore in relazione allo stesso acquisto potrà detrarre l’imposta a credito mediante registrazione di tale documento contabile, al più tardi, entro il 30 aprile 2019.

Nel caso in cui tale documento sia registrato nel corso del 2018, l’imposta in esso evidenziata concorrerà alla liquidazione periodica relativa allo stesso mese;

Se si registra oltre il termine per la presentazione della dichiarazione IVA 2017, cioè si effettui la registrazione del documento, ad esempio, in data 23 aprile 2019, detta registrazione dovrà essere effettuata in un’apposita sezione del registro IVA degli acquisti relativo a tutte le fatture ricevute nel 2018; ciò al fine di far concorrere la relativa IVA a credito alla determinazione del saldo d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale IVA relativa al 2018, da presentare entro il 30 aprile 2019.

Attenzione: In ossequio ai principi dello Statuto del contribuente e in considerazione del fatto che i chiarimenti sopra riportati intervengono in una data successiva al 16 gennaio 2018 (termine fissato per la liquidazione periodica dell’IVA relativa al mese di dicembre 2017), sono fatti salvi e non saranno sanzionabili i comportamenti - adottati dai contribuenti in sede di tale liquidazione periodica - difformi rispetto alle indicazioni fornite con il presente documento di prassi.

 

 ( Fonte: www.fiscoetasse.com)
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