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11 Feb 2019

Quota 100: l’Inps non accetta le dimissioni «con riserva» In evidenza

C’è caos all’interno delle amministrazioni pubbliche in attesa della conversione del decreto legge 4/2019 che ha disciplinato l’accesso alla pensione con la quota 100. Il timore che il testo definitivo possa apportare delle modifiche sta preoccupando una buon parte dei lavoratori che in questi giorni, seguendo le indicazioni fornite dall’Inps con le circolari n. 10/2019 e n. 11/2019 e avendone i requisiti prescritti, hanno inoltrato domanda di pensionamento. L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare, ma allo stesso tempo l’incertezza di un decreto legge non ancora convertito non aiuta a fare passi definitivi. Per questo motivo, alcuni dipendenti delle pubbliche amministrazioni - tenuti per effetto dell’articolo 14, comma 6, del decreto legge 4/2019 a presentare alle amministrazioni di appartenenza le loro dimissioni con un anticipo di sei mesi - per evitare che in sede di conversione del decreto possano esserci spiacevoli sorprese - hanno preferito inserire nella propria domanda di dimissioni dal servizio una sorta «clausola di salvaguardia». Una clausola, come detto, che prevede che le dimissioni sono da considerarsi valide a legislazione vigente ma che, nel caso in cui il decreto legge n. 4/2019 dovesse subire variazioni in corso di conversione, è fatta salva la possibilità di ritirare la domanda. Una specie di dimissioni con la condizionale. Se questo sta capitando un po’in tutti gli enti della pubblica amministrazione, è sintomatico che tutto ciò sia accaduto anche presso la stessa Inps. L’Istituto, che si è visto recapitare diverse domande di dimissioni da parte del proprio personale, interessato alla pensione con quota 100, con l’indicazione della summenzionata clausola di salvaguardia, ha dovuto diramare lo scorso 31 gennaio 2019 il messaggio Hermes n. 453/2019 nel quale viene precisato che le dimissioni condizionate non verranno prese in considerazione dall’Istituto. Di fatto, è come se i lavoratori non avessero presentato alcuna domanda. La reazione delle maggiori sigle sindacali di categoria non si è fatta attendere, tant’è che è stato chiesto all’Istituto di previdenza sociale dei chiarimenti in merito, ipotizzando una possibile lesione dei diritti degli interessati. La risposta dell’Inps è stata altrettanto tempestiva ed ha confermato, con un’articolata ricostruzione giuridica, quanto comunicato in precedenza con il messaggio Hermes n. 453/2019. In sintesi, per l’Istituto le dimissioni del dipendente hanno natura di negozio unilaterale recettizio, che determina la risoluzione del rapporto stesso dal momento in cui l’amministrazione ne è a conoscenza ed è indipendente dalla volontà di quest’ultima; dunque, le dimissioni non necessitano di accettazione per essere efficaci. Da ciò né consegue che la revoca delle dimissioni è inidonea a eliminare l’effetto risolutivo che si è già prodotto, anche se manifestata in costanza di preavviso e che per la ricostituzione del rapporto è necessaria la stipulazione di un nuovo contratto di lavoro. Le dimissioni del pubblico dipendente, come peraltro confermato dall’orientamento giurisprudenziale consolidato, non ammettono la previsione di qualsiasi tipo di condizione. L’apposizione di eventuali clausole in tal senso sono incompatibili con la funzione di certezza cui le dimissioni medesime sono preordinate, non essendo appunto pensabile che la pubblica amministrazione datrice di lavoro possa tener sospeso il posto del dimissionando o non consideri tali dimissioni, fino a quando non s’avveri la condizione da costui apposta. Una non facile situazione di impasse nei risvolti operativi dei meccanismi di quota 100.

Fonte: IlSole24ore

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