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Lo scorso anno è stato quello del passaggio all’INPS della competenza sulle visite fiscali anche per gli statali  ma in merito agli orari e alla necessità di uniformare le fasce di reperibilità per i lavoratori del pubblico e del privato non vi sono nuove modifiche da segnalare.

Tutti i lavoratori, in caso di malattia, devono rispettare specifiche regole in merito agli orari in cui è necessario rimanere a casa ed essere presenti durante i controlli dei medici fiscali dell’INPS. In caso contrario è possibile l’applicazione di sanzioni, ad eccezione dei casi di esenzioni dal rispetto delle fasce di reperibilità.

Si ricorda che anche sulle visite fiscali 2019 pesano le nuove regole introdotte dalla riforma della Pubblica Amministrazione, secondo le quali i controlli dei medici potranno essere effettuati anche più volte nello stesso giorno, misura introdotta per evitare i casi di falsa malattia soprattutto a ridosso di giorni festivi.

A fronte delle regole previste e dei rischi in caso di violazione, facciamo il punto su orari, fasce di reperibilità ed esenzioni dalle visite fiscali INPS 2019 per i dipendenti pubblici e del settore privato.

Il lavoratore in caso di malattia e presentazione del certificato medico a lavoro potrà essere sottoposto alle visite fiscali ma soltanto in determinati orari e in quelle che sono definite le fasce di reperibilità.

Innanzitutto è opportuno specificare che le regole relative alle visite fiscali 2019 non obbligano il dipendente a rimanere a casa per tutto il giorno ma bisognerà risultare reperibile all’indirizzo indicato nel certificato medico nel caso di controlli per accertare lo stato di malattia.

I controlli medici possono infatti essere effettuati soltanto negli orari per le visite fiscali previsti dalla legge, che sono ancora oggi diverse nel caso di dipendenti pubblici e privati: nonostante le indicazioni dell’Inps e le novità intervenute nel 2017 e nel 2018, le fasce di reperibilità sono ad oggi diverse per gli statali (insegnanti, forze armate, dipendenti di uffici pubblici) e per i dipendenti privati.

Fasce di reperibilità e orari per i dipendenti privati

Gli orari visite fiscali 2019, ovvero le fasce di reperibilità per i dipendenti privati, sono ad oggi i seguenti:

Lavoratore Settore Privato     Fasce di reperibilità (7 gg su 7 compresi weekend e festivi)

Mattina           10:00/12:00

Pomeriggio     17:00/19:00

Fasce di reperibilità e orari per i dipendenti pubblici

Per quanto riguarda invece l’orario delle visite fiscali 2019 per i dipendenti pubblici sono fissate le seguenti fasce di reperibilità:

Lavoratore Settore Pubblico  Fasce di reperibilità (7 gg su 7 compresi weekend e festivi)

Mattina           9:00/13:00

Pomeriggio     15:00/18:00

Le fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici e quindi gli orari delle visite fiscali riguardano i dipendenti statali, gli insegnanti, i lavoratori della Pubblica Amministrazione, i lavoratori degli Enti locali, i vigili del fuoco, la Polizia di Stato, le Asl, i militari e in generale le forze armate.

Ricordiamo che anche per i dipendenti pubblici le visite fiscali sono svolte dai medici dell’INPS e che per effetto della riforma della Pubblica Amministrazione voluta dall’ex Ministro Marianna Madia è stata introdotta una vera e propria stretta alle false malattie.

Le visite fiscali per gli statali in caso di malattia potranno essere svolte a cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità di giorni festivi o di riposo settimanale.

In ordine agli orari delle visite fiscali 2019 insegnanti, la visita medica può essere richiesta dal Dirigente già a partire dal primo giorno soltanto in casi specifici, ovvero per le assenze che si verificano immediatamente dopo o prima dei periodi non lavorativi, ovvero in occasione di pause festive o weekend.

Visite fiscali 2019: regole Inps sugli orari di reperibilità

I lavoratori che si assentano da lavoro per malattia, sia nel caso di dipendenti pubblici che privati possono essere sottoposti a visita fiscale dall’Inps. Come abbiamo visto, ci sono attualmente regole diverse relative a orari e fasce di reperibilità e nell’articolo vedremo caso per caso come cambiano in base alla tipologia di lavoro.

Durante gli orari visite fiscali il lavoratore può essere sottoposto, dopo l’invio del certificato medico all’Inps, a controllo da parte del medico fiscale.

La visita fiscale potrà essere ripetuta anche due volte nello stesso giorno, ma sempre nel rispetto degli orari di reperibilità.

Le visite di controllo sono fissate soltanto in determinate fasce orarie che obbligano il lavoratore a rimanere a casa, pena l’applicazione di sanzioni, eccetto che nei casi in cui è prevista l’esenzione.

Tra le prime regole in caso di malattia, c’è l’obbligo per il lavoratore dipendente pubblico o privato che si assenta da lavoro per malattia di richiedere il certificato al proprio medico di base, nel quale indicare l’indirizzo presso il quale si rende reperibile per l’eventuale visita fiscale.

L’invio della copia del certificato medico all’Inps è di competenza del proprio medico curante e il lavoratore può richiedere la copia elettronica dello stesso nella propria casella di posta elettronica certificata. Il dipendente, entro due giorni dal verificarsi della malattia, dovrà inviare copia del certificato al datore di lavoro.

Con l’invio del certificato medico vengono avviate dal nuovo Polo Unico Inps le procedure relative alle visite fiscali.

Dopo aver chiarito quali sono gli orari per i controlli medici, quali le fasce di reperibilità per dipendenti pubblici o privati, facciamo il punto sulle sanzioni in caso di assenza dall’indirizzo di residenza durante gli orari della visita fiscale.

Visite fiscali 2019: sanzioni

Per il lavoratore che si assenta da lavoro in caso di malattia e, qualora non risultasse reperibile presso l’indirizzo indicato nel caso di visita fiscale durante le fasce di reperibilità, è prevista l’applicazione di sanzione per assenza ingiustificata.

In caso di assenza e di non reperibilità durante le fasce orarie previste per le visite fiscali, secondo regole diverse per dipendenti pubblici o privati, o nel caso di impossibilità per il medico di accesso o di controllo, al lavoratore viene decurtata una parte dello stipendio.

Le sanzioni per assenza durante gli orari visite fiscali sono le seguenti:

          100% della decurtazione della retribuzione per i primi 10 giorni di patologia;

          50% per le successive giornate.

I lavoratori assenti dall’indirizzo indicato per le visite fiscali possono comunque presentare, entro 15 giorni dalla notificata sanzione, una giustificazione valida per l’assenza immotivata.

Infatti, nonostante sia stabilito l’obbligo di reperibilità per il lavoratore nelle fasce orarie precedentemente indicate, sono previsti alcuni casi di esenzione. Vediamo quali.

Comunicazione assenza visita fiscale

Il dipendente pubblico, in caso di assenza dal proprio domicilio durante gli orari della visita fiscale, è obbligato ad avvisare la propria amministrazione.

La comunicazione di assenza dal domicilio (ad esempio per una visita o per altri giustificati motivi) sarà poi trasmessa dall’ufficio della PA all’INPS in maniera tempestiva, per escludere la visita fiscale nei confronti del dipendente.

Esenzioni visite fiscali

Le regole Inps sulle visite fiscali 2019 prevedono casi di esenzione dall’obbligo di reperibilità. In alcuni casi, al lavoratore è concesso allontanarsi da casa anche durante le fasce di reperibilità.

L’assenza deve però essere comunicata al datore di lavoro, giustificata e non deve compromettere lo stato di salute e la guarigione del lavoratore.

Per i dipendenti del settore pubblico o privato sono previste esenzioni dalle visite fiscali nei seguenti casi:

          assenza dovuta a forza maggiore;

          situazioni che hanno reso necessaria l’immediata presenza del lavoratore altrove;

          visite, prestazioni e accertamenti specialistici contemporanei alla visita fiscale.

Alcuni esempi, confermati da prassi e giurisprudenza, di giustificata assenza dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità per le visite fiscali sono:

          visite mediche presso il proprio medito curante, quando risulti impossibile effettuarle fuori dalle fasce di reperibilità;

          necessità di iniezioni per trattamenti legati alla causa di presentazione del certificato medico a lavoro;

          ritiro di radiografie collegate al certificato medico;

          cure dentistiche urgenti;

          necessità di recarsi in farmacia.

Ma in base alla legge e a casi più volte ammessi dalla giurisprudenza è possibile assentarsi da casa dopo aver presentato il certificato medico anche in casi non strettamente legati alla malattia:

          attività di volontariato che non pregiudichino lo stato di salute indicato nel certificato medico presentato a lavoro;

          visita a parenti in ospedale, se l’orario di visita coincide con le fasce di reperibilità per le visite fiscali.

In casi di gravi patologie è previsto l’esonero dalle visite fiscali per chi presenta certificato medico di lavoro.

Recentemente l’INPS ha fornito alcuni importanti chiarimenti sull’esonero dalle visite fiscali che riguardano nello specifico l’indicazione del codice E  all’interno del certificato medico.

Visite fiscali 2019: il codice E non serve per l’esonero

Una delle convinzioni più comuni sulle visite fiscali è che con l’indicazione del codice E nel certificato il lavoratore sia esonerato dai controlli dell’INPS durante le fasce di reperibilità.

La smentita è tuttavia arrivata dall’Istituto che ha chiarito che il codice E sui certificati non ha finalità di esenzione ma serve ad uso interno dell’Istituto.

L’esenzione dalle visite fiscali riguarda soltanto la reperibilità e non il controllo. Questo significa quindi che il controllo concordato sarà sempre possibile.

Quello che il medico curante certificatore può applicare quindi non è l’esonero totale dalle visite fiscali, ma solo le agevolazioni previste dalla normativa vigente in merito alle esclusioni dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità.

Il codice E quindi non serve a segnalare l’esonero dalle visite fiscali ma è utilizzato durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime.

Pertanto, anche in caso di annotazione nel certificato del codice E il lavoratore in malattia non è esonerato né dai controlli INPS né dall’obbligo di reperibilità nelle due diverse fasce mattutine e pomeridiane previste per i dipendenti pubblici e privati.

Pubblicato in Patronato INAPI

Il lavoratore in malattia che intende andare all’estero per curarsi deve ottenere il nullaosta all’Inps per poter conservare l’indennità economica.

Lo spiega lo stesso istituto di previdenza nel messaggio n. 4271/2018. La novità è l’aggiornamento della procedura già in uso (circolare n. 192/1996), nelle ipotesi di trasferimento all’estero (sia in paesi Ue sia in paesi extraeuropei) di un lavoratore durante l’assenza dal lavoro per malattia.

 Finora, per conservare il diritto all’indennità di malattia, il lavoratore doveva munirsi di apposita autorizzazione rilasciata, a seconda dei casi, dall’Asl o dallo stesso istituto previdenziale. Adeguandosi alla normativa Ue, l’Inps riqualifica il provvedimento di autorizzazione come valutazione medico legale avente la finalità di escludere eventuali rischi di aggravamento del paziente, derivanti dal trasferimento all’estero, da cui potrebbe derivare un maggiore costo per l’indennità di malattia a carico Inps. In base alle nuove regole, qualora il paziente effettui comunque il trasferimento (che non può essergli vietato) nonostante parere negativo dell’Inps, l’indennità verrà sospesa.

La novità, spiega l’Inps, riguarda soltanto il caso di provvedimenti di autorizzazione rilasciati dall’Inps e non anche eventuali autorizzazioni Asl relativi alla copertura delle prestazioni sanitarie erogabili in convenzione all’estero. D’ora in avanti, pertanto, ai fini del riconoscimento dell’indennità di malattia, il lavoratore che intende andare in altro paese Ue deve procedere con una preventiva comunicazione alla sede territoriale Inps di competenza per le necessarie valutazioni medico legali. L’Inps, nei limiti delle disponibilità organizzative, provvederà a convocare il prima possibile il lavoratore a visita di controllo ambulatoriale, sia al fi ne di accertare l’effettivo stato d’incapacità al lavoro e sia per verificare che non vi siano rischi di aggravamento conseguente al trasferimento. Al termine della visita, è previsto il rilascio di apposito verbale valutativo al lavoratore, mentre questi potrà fornire un indirizzo di reperibilità all’estero per eventuali possibili controlli medico legali.

 

Fonte: ItaliaOggi

Pubblicato in Patronato INAPI

A seguito di notizie diffuse sul web circa le modalità di esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari, molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice “E” nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo.

INPS precisa, in primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo, ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare INPS 7 giugno 2016, n. 95 a cui si rinvia per ogni ulteriore dettaglio.

In secondo luogo, il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le “agevolazioni”, previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità. Le previsioni sono:

nel decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati:

-          patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

-          stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%;

nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017, n. 206 per i dipendenti pubblici:

-          patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

-          causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all'ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della “tabella A” allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella “tabella E” dello stesso decreto;

-          stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

In questa circoscritta casistica, la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo.

Per quanto riguarda il codice “E” indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, invece, si tratta di un codice a esclusivo uso interno riservato ai medici INPS durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime.

Si precisa, quindi, che qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione “Codice E” non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio.

Pubblicato in Patronato INAPI

L’invio al datore di lavoro di certificati medici riguardanti giorni compresi nel periodo feriale ha l’effetto di modificare il titolo dell’assenza da ferie a malattia, pur in mancanza di un’espressa comunicazione (scritta o orale) al riguardo. Da questo effetto automatico di conversione del titolo dell’assenza deriva la possibilità, ai fini del licenziamento, di computare nel periodo di comporto i giorni di ferie che si sono trasformati in malattia. È quanto chiarisce la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con una sentenza pubblicata il 10 gennaio.

La Sezione Lavoro della Cassazione ha recentemente fornito due importanti chiarimenti in tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto.

PRIMO PRINCIPIO

 L’invio al datore di lavoro di certificati medici riguardanti giorni compresi nel periodo feriale ha l’effetto di modificare il titolo dell'assenza, da ferie a malattia, pur in mancanza di un’espressa comunicazione (scritta o orale) al riguardo. Da questo effetto automatico di conversione del titolo dell’assenza deriva la possibilità, ai fini del licenziamento, di computare nel periodo di comporto i giorni di ferie che si sono trasformati in malattia.

SECONDO PRINCIPIO

A fronte di un regime orario part-time, non possono essere computati nel periodo di comporto i giorni nei quali il dipendente si è sottoposto a trattamenti sanitari, ad esempio, nel pomeriggio, dopo avere prestato regolare prestazione lavorativa la mattina.

Il caso

La controversia riguarda il licenziamento intimato da un’Associazione professionale a una propria dipendente soggetta a trattamenti di emodialisi. Il licenziamento è stato motivato con il superamento del periodo di comporto e ha trovato conferma in sede d’impugnazione giudiziale (da parte sia del Tribunale che della Corte d’Appello).

Il giudizio d’appello

 In particolare, il Giudice di secondo grado ha valorizzato la circostanza della mancata contestazione, da parte della lavoratrice, di essere stata effettivamente assente nei giorni (per un numero complessivo superiore a centoottanta) indicati nella lettera di comunicazione del recesso, essendosi limitata a sostenere che non potessero essere computati nel periodo di comporto i giorni in cui si era sottoposta a trattamenti di emodialisi. A tal proposito, la lavoratrice, assumendo la non computabilità delle assenze, aveva con ciò ammesso che si trattava di giorni di assenza per malattia. Inoltre, secondo la Corte territoriale, l’invio delle certificazioni di emodialisi alla datrice di lavoro durante il periodo feriale costituiva dimostrazione della volontà di interrompere le ferie a causa della malattia: volontà che aveva trovato ulteriore conferma nel comportamento successivo dell’accettazione della busta paga, che imputava i giorni in questione a malattia e non più a ferie.

Ebbene, in esito al giudizio di legittimità, il verdetto sfavorevole alla lavoratrice ha trovato parziale conferma. La Suprema Corte ha condiviso la doglianza incentrata sul vizio di motivazione, per avere il Giudice d’appello omesso di esaminare un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti, e cioè:

⇒ che i trattamenti di emodialisi, in relazione ai quali il datore di lavoro aveva calcolato le assenze per malattia ai fini del superamento del periodo di comporto, facendole coincidere con i giorni di sottoposizione al trattamento, avvenivano prevalentemente di pomeriggio, dopo che la ricorrente, il cui rapporto di lavoro era stato trasformato da tempo pieno a tempo parziale (con orario 9.00-13.00), aveva reso le proprie prestazioni la mattina: circostanza su cui il Tribunale aveva ammesso la prova testimoniale e la cui valutazione, pur avendo gli esiti della prova formato oggetto di uno specifico motivo di gravame, era stata del tutto trascurata dalla Corte d’Appello.

 La Suprema Corte ha invece respinto il motivo di ricorso relativo alla violazione di legge (artt. 2109 e 2110 c.c.; artt. 1175 e 1375 c.c.; art. 26 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea):

⇒ per avere la Corte d’Appello ritenuto legittima la conversione dei giorni di ferie in giorni di malattia, nonostante la lavoratrice non ne avesse fatto richiesta, limitandosi a inviare gli attestati di effettuazione della dialisi; e inoltre per aver ritenuto la prova del superamento del periodo di comporto in presenza non già di apposite certificazioni mediche contenenti diagnosi e prognosi ma di semplici attestazioni dei trattamenti di emodialisi recanti l'indicazione dei giorni in cui gli stessi erano stati effettuati.

In conclusione, i giudici di Piazza Cavour hanno annullato la sentenza di secondo grado, limitatamente al vizio di motivazione in ordine alla rilevanza, a fronte di un orario di lavoro part-time, dei risultati della prova testimoniale relativi all’espletamento dei trattamenti di emodialisi principalmente nelle ore pomeridiane. Al riguardo, il giudice del rinvio dovrà accertare:

⇒ se, e con quale frequenza, la ricorrente si sia sottoposta ad emodialisi di pomeriggio, dopo avere fornito la propria prestazione la mattina, riconsiderando - all'esito di tale accertamento – la questione dell'avvenuto superamento o meno del periodo di comporto.

 

 

Fonte: www.fiscal-focus.it

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