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24 Mar 2017

Lavoratrice intermittente e indennità di maternità In evidenza

Fiscal Focus si occupa oggi della condizione della lavoratrice intermittente e l’indennità di maternità partendo da un interrogativo:

Ho un contratto intermittente senza obbligo di risposta e presto andrò in maternità. Considerata la particolarità dell’istituto, vorrei chiedervi se ho diritto all'indennità di maternità. In caso affermativo, chi me la erogherà? Il datore di lavoro o l’INPS?

Il contratto di lavoro intermittente, ora disciplinato dagli artt. 13 e ss. del D.Lgs. n. 81/2015, “è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno”. Tralasciando la specifica disciplina normativa per la quale si rimanda al Decreto citato, si ricorda innanzitutto che per effetto del “Principio di non discriminazione” di cui si avvale tale istituto, il lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorati e a parità di mansioni svolte, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello.

Ne consegue che il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente, è riproporzionato in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in particolare per quanto riguarda l'importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa, nonché delle ferie e dei trattamenti per malattia e infortunio, congedo di maternità e parentale. Alla luce di ciò, è già possibile dedurre che l’indennità di maternità spetta anche ai lavoratori intermittenti, anche se la gestione dell’evento assumere caratteristiche particolari che lo differenziano rispetto ai normali contratti di lavoro subordinato.

Analizzando la fattispecie del lavoro intermittente “senza obbligo di risposta alla chiamata”, si specifica che durante i periodi di disponibilità lo stesso rapporto di lavoro non si considera "costituito". Ne discende che soltanto per effetto della chiamata e della positiva risposta del lavoratore, il rapporto di lavoro subordinato si attiva, e soltanto da quel momento possono richiamarsi le tutele tipiche previste dall'ordinamento, tra cui il diritto all'indennità di maternità. Questa considerazione è valida sia nel caso in cui il contratto intermittente sia stato stipulato a tempo determinato sia quando lo stesso sia a tempo indeterminato (di fatto quest'ultimo può essere visto come una serie di mini-contratti a termine che cessano al termine di ogni singola fase di lavoro e si riattivano alla successiva chiamata). Riepilogando, quindi, il rapporto contrattuale assume efficacia ogni qualvolta il lavoratore risponde alla chiamata; infatti, fino a quel momento non vi è alcun obbligo di disponibilità in capo al lavoratore, pertanto non spetta né l’indennità di disponibilità, né alcun diritto alle prestazioni di malattia e maternità. I rapporti contrattuali in tal modo di volta in volta instaurati devono considerarsi come rapporti a tempo determinato, con conseguente applicazione dei relativi limiti di indennizzabilità ordinariamente previsti per le prestazioni di malattia (il diritto all’indennità si estingue al momento della cessazione dell’attività lavorativa).

Allo spirare del termine della chiamata, fermo restando quanto previsto dall'art. 24 del D.Lgs. n. 151/2001, l'indennità di maternità può essere chiesta entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Pertanto, il lavoratore ha diritto all'indennità di maternità qualora l'evento inizi durante una fase di attività lavorativa ovvero entro 60 giorni dal termine della stessa.

 

Infine, quanto all’erogazione dell’indennità di maternità, quest’ultima viene anticipata in busta paga dal datore di lavoro, il quale potrà successivamente conguagliare la relativa somma con i contributi dovuti all’INPS

Fonte: www.fiscal-focus.it

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