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Chi è nato entro il 1956 e ha lavorato senza interruzioni almeno dal 1980 potrà andare in pensione a partire da aprile: la cosiddetta "Quota 100" sperimentale per tre anni consente a chi ha maturato a fine 2018 almeno 62 anni di età e 38 di contributi di andare in pensione anticipata. E' prevista una finestra trimestrale per i lavoratori privati che quindi potranno andare in pensione da aprile e una semestrale per i pubblici che però in sede di prima applicazione dovranno aspettare fino al primo agosto. La platea che potrebbe accedere alle misure è di circa 315.000 persone ma è probabile che il numero sia più contenuto a causa della norma del divieto di cumulo con l'attività lavorativa fino all'età di vecchiaia. Potrebbe scoraggiare rispetto all'uscita anticipata anche l'importo ridotto di pensione a fronte di quello che si avrebbe avuto maturando i contributi fino all'età di vecchiaia o alla pensione anticipata indipendente dall'età.

Ecco in estrema sintesi cosa prevede la nuova normativa:

QUOTA 100: si potrà andare a riposo con 62 anni di età e 38 di contributi con un vantaggio massimo rispetto alle regole attuali di cinque anni (67 anni per la vecchiaia, 43 e tre mesi per la pensione anticipata indipendentemente dall'età). La norma è sperimentale per il 2019-21. Ma si prevede che chi raggiunge i requisiti nel triennio possa optare per quota 100 anche dopo il 2021.

NO AUMENTO 5 MESI ANTICIPATA MA CON FINESTRE: Si potrà andare a riposo prima dei 62 anni se si sono maturati 42 anni e 10 mesi di contributi entro il 2018 (41 e 10 per le donne), ma si dovrà attendere la finestra trimestrale. Quindi non è previsto l'incremento di cinque mesi che doveva scattare nel 2019 ma se ne attendono comunque tre.

PER PUBBLICI SEI MESI FINESTRA, PRIMA USCITA AGOSTO: per i dipendenti pubblici la finestra è semestrale ma la prima uscita possibile sarà ad agosto. Di fatto per loro la Quota sarà 101,2 con un minimo di 62 anni e sette mesi di età e 38 anni 7 mesi di contributi per ricevere la pensione.

TFS: c'è una formula per evitare il differimento nel tempo dell'erogazione del Tfs per i dipendenti pubblici, fino a un massimo di 30mila euro. Il meccanismo dovrebbe prevedere un fondo di garanzia per accedere al prestito bancario e la 'restituzione' degli interessi sotto forma di sconto fiscale. Il governo assicura che non ci saranno costi per i lavoratori.

FONDI BILATERALI: i fondi di solidarietà bilaterali potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l'accesso Quota 100 nei successivi tre anni. Quindi si potrà accedere a questo strumento avendo almeno 59 anni di età e andare in pensione a 62 nel 2021. A patto però, dice Matteo Salvini, che ci sia una nuova assunzione.

PACE CONTRIBUTIVA: sempre in via sperimentale per tre anni chi è interamente nel sistema contributivo (e non ha quindi versamenti prima del 1996) potrà riscattare fino a cinque anni di contributi purché per periodi per i quali non fosse prevista contribuzione obbligatoria (quindi buchi contributivi o periodi di congedo facoltativo, aspettative ecc). Sconto per il riscatto degli anni dell'università per gli under 45.

 

PROROGATI APE SOCIALE E OPZIONE DONNA: sarà possibile andare in pensione con queste due misure anche nel 2019. Per opzione donna bisogna essere nate entro il 1960 (1959 le autonome) ed avere almeno 35 anni di contributi. E' prevista la decorrenza di un anno.

REINTRODUZIONE CDA INPS: il Consiglio di Amministrazione dell'Inps è ripristinato e sarà composto dal presidente e dal altri quattro membri. Entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto devono essere nominati i nuovi presidenti di Inps e Inail. Nelle more del ripristino del Cda è previsto un commissariamento per l'Inps.

Fonte: Ansa

  

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La Legge di Bilancio è ormai alle porte e contiene al suo interno diverse novità sulle pensioni 2019, che avranno effetto già dal prossimo anno. Quota 100, il ritorno dell’opzione donna, la proroga dell’Ape sociale, il blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate e la nuova rivalutazione dell’indicizzazione delle pensioni. Sono soltanto alcune delle novità inserite nella prossimo Manovra Finanziaria che prenderà il via dal prossimo anno.

Si estendono dunque le modalità di uscita dal lavoro ovvero le possibilità per terminare in anticipo il proprio lavoro e collocarsi a riposo. Ma quali sono gli altri modi per uscire dal mondo del lavoro?

Pensioni 2019: tutte le modalità di uscita dal mondo del lavoro

Andiamo per ordine e vediamo nel dettaglio le pensioni 2019, ovvero tutte le possibilità per collocarsi in pensione nel 2019.

Pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica che si matura a una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi. Per quest’anno, sia uomini che donne possono accedere alla pensione alla stessa età (66 anni e 7 mesi), eliminando ogni forma di distinzione che da anni ha caratterizzato il sistema previdenziale italiano.

Dal prossimo anno, invece, ossia dal 1° gennaio 2019, l’età si allunga di ulteriori 5 mesi (attestandosi esattamente a 67 anni).

 

Per ricevere la pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Pensione anticipata

La pensione anticipata, a differenza della pensione di vecchiaia, essa può essere raggiunta al perfezionamento del solo requisito contributivo indipendentemente dall’età anagrafica del beneficiario. Anch’esso, come la pensione di vecchiaia è soggetto agli adeguamenti della speranza di vita stimata dall’Istat; pertanto, per quest’anno, la pensione anticipata può essere chiesto solamente al raggiungimento dei seguenti requisiti:

          42 anni e 10 mesi per gli uomini;

          41 anni e 10 mesi per le donne.

Dal prossimo anno, vale a dire dal 1° gennaio 2019, la soglia contributiva dovrebbe salire di 5 mesi. Quindi si passa:

          da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e 3 mesi per gli uomini;

          da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi per le donne.

Tuttavia, con il ritorno del sistema delle finestre mobili, per effetto dei provvedimenti su quota 100, le soglie contributive dovrebbero restare invariate, poiché si avrà la decorrenza della pensione solo tre mesi dopo.

Lavori usuranti

Tra le opzioni per anticipare la pensione in base alla Legge Fornero, è possibile annoverare la pensione anticipata per i lavori usuranti (D.Lgs. 67/2011). Si tratta di quei lavoratori che:

          hanno svolto una o più delle attività usuranti (Decreto 5 febbraio 2018);

          per un tempo pari ad almeno la metà della vita lavorativa (o sette anni negli ultimi dieci) per le pensioni.

Dal 1° gennaio 2019, fino al 31 dicembre 2016, i requisiti per accedere alla pensione sono paria a:

          quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Lavoratori precoci

Altro metodo per pensionarsi in anticipo riguarda i lavoratori precoci, ossia:

          chi ha lavorato prima dei 19 anni;

          per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non in modo continuativo;

          e risulta in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (rientrando nel cd. “sistema misto”).

Chi ha i predetti requisiti può optare per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con soli 41 anni di contributi (c.d. “pensione precoci”). Il requisito contributivo, però, è soggetto agli incrementi di speranza di vita stimata dell’Istat, che aumenta di ulteriori 5 mesi i contributi da raggiungere. Pertanto, dal 1° gennaio 2019, occorre maturare ben 41 anni e 5 mesi di contributi.

Lavori gravosi

 

per i lavoratori che svolgono attività considerate gravose (Decreto 18 aprile 2018) è possibile anticipare la pensione a:

          66 anni e 7 mesi di età, oppure:

          41 anni e dieci mesi per le donne o 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Quota 100

Venendo ora alle nuove proposte avanzate dal governo, le forze politiche di maggioranza sono intenzionati a introdurre nel sistema previdenziale il “sistema delle quote”. Nella nota di aggiornamento del DEF si legge che l’intento è quello di dare fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro con “quota 100”. In particolare, bisogna aver maturato almeno 62 anni di età insieme ad almeno 38 anni di contributi. Non è dunque possibile calcolare la quota 100 a qualsiasi età, ma è necessario comunque avere almeno 62 anni.

Sul punto, il governo sta pensando di inserire delle finestre mobili che farebbero slittare la decorrenza effettiva della pensione di tre mesi. In particolare, per chi matura i requisiti entro il 2018 la prima finestra si aprirà il 1° aprile del 2019.

Chi decide di accedere alla quota 100 non potrà cumulare la pensione con redditi di lavoro fino ai 67 anni di età: il tetto è di 5 mila euro l’anno.

Quanto finora detto, riguarda i dipendenti del settore privato. Per quanto concerne, invece, gli statali i requisiti contributivi e anagrafici devono essere raggiunti al 31 marzo 2019. In questo modo, la decorrenza si avrà da ottobre 2019, ossia 6 mesi dopo.

Opzione donna

 

Sempre tra le nuove proposte per uscire in anticipo dal mondo del lavoro, vi è la proroga dell’opzione donna per gli anni 2019-2021. L’opzione donna è uno strumento, disciplinato dall’art. 1, co. 9 dalla L. 23 agosto 2004, n. 243, che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata.

L’anticipo pensionistico è riservato unicamente:

          alle lavoratrici dipendente di età pari o superiore a 57 anni;

          alle lavoratrici autonome di età pari o superiore a 58

che abbiano maturato 35 anni di contributi. Sul punto, però, il governo deve ancora decidere se gli anni contributivi devono essere aumentati di 1 o 2 anni, incrementando il requisiti contributivo a 36 o 37 anni.

Ape aziendale e Ape sociale

Resta ancora in piedi per il 2019 l’Ape aziendale. Si tratta di una misura per agevolare gli esodi dei lavoratori più anziani che decidono di ricorrere all’anticipo pensionistico. Il lavoratore riceverà un assegno ponte per un massimo di 43 mesi prima della pensione di vecchiaia, alimentato con un prestito che sarà poi restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione.

Per accedere a questo strumento servono almeno:

          63 anni di età e;

          20 anni di contributi.

Inoltre è necessario che la pensione di vecchia si raggiunga a non più di 3 anni e 7 mesi.

L’Ape sociale, invece, uno strumento in grado di anticipare la pensione di vecchiaia mediante l’erogazione di un sussidio economico. Tale strumento, prorogato anche per il 2019, è rivolto a determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, sia anagrafiche e contributive sia sociali.

 

In particolare, per accedere all’Ape sociale è necessario il possesso di specifici requisiti e condizioni, ossia:

          compimento del 63esimo anno d’età;

          maturazione di almeno 30 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019 (il requisito contributivo sale a 36 anni in caso di lavori gravosi), con un massimo di 2 anni di sconto per le donne;

          residenza in Italia;

          iscrizione all'assicurazione generale obbligatoria (Ago) dei lavoratori dipendenti, ovvero alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Può accedere all’Ape sociale anche chi è iscritto alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata dell’INPS;

          aver cessato l’attività lavorativa;

          essere residenti in Italia;

          essere privo di una pensione diretta in Italia o all’estero;

          maturare una pensione di vecchiaia di importo non inferiore a 1,4 volte l’importo della pensione minima dell’INPS (710 euro circa).

 

Fonte: www.lavoroediritti.com

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Con la circolare INPS 18 dicembre 2018, n. 119 si forniscono le modalità applicative dell’articolo 5, comma 3, decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, che prevede che i periodi di servizio comunque prestati dal personale delle Forze armate, Carabinieri compresi, possono essere riscattati ai fini pensionistici, con un onere parziale a carico dell’interessato e fino a un massimo di cinque anni.

Le istruzioni riguardano il personale in servizio attivo nel ruolo militare. Gli ex militari passati all’impiego civile, invece, non possono avvalersi del riscatto. Il superstite che ha diritto alla pensione può presentare la domanda di riscatto entro 90 giorni dal decesso del militare.

La circolare, inoltre, spiega cosa si intende con “periodi di servizio comunque prestato” e fornisce chiarimenti sulla modalità di presentazione della domanda di riscatto, del calcolo e del pagamento dell’onere.

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Quando l’assegno pensionistico percepito alla fine di una carriera lavorativa si può definire sufficiente? In occasione del XII congresso nazionale, in corso a Roma, gli attuari, impegnati in prima linea nei meccanismi di calcolo previdenziale, hanno risposto all'interrogativo dando i voti e stilando una vera e propria pagella. La sufficienza si raggiunge con una copertura tra il 50% e il 70% dell’ultimo stipendio, ottenuta con la pensione base più eventuale assegno integrativo.

Al di sotto ci sono l’insufficienza piena, quando la pensione non arriva complessivamente a superare il 30% dell’ultima retribuzione, e la quasi sufficienza, quando la percentuale è compresa tra il 30% e il 50%. La pensione si può valutare pienamente sufficiente quando raggiunge una percentuale compresa tra il 70% e l’80% della retribuzione. Al di sopra dell’80% può essere decisamente definita ottima.

Analogamente, gli attuari hanno dato i voti al livello di copertura dei fondi sanitari, completando quella che si potrebbe definire la pagella del welfare italiano. Qui l’insufficienza corrisponde all’assenza totale di copertura sanitaria integrativa. Il voto quasi sufficiente viene attribuito alla semplice copertura di grandi interventi e di grandi eventi morbosi, ma solo per chi ancora lavora, più la copertura della non autosufficienza (ltc-long term care) sia per i lavoratori attivi sia per i pensionati.

Per meritare la sufficienza, occorre che le stesse coperture per grandi interventi e grandi eventi morbosi siano estese anche ai pensionati, come la ltc. Se a queste prestazioni si aggiunge la copertura dei ricoveri, il voto diventa 'pienamente sufficiente'. Per ottenere il massimo, corrispondente all’ottimo in pagella, ci vogliono in più anche la copertura dell’alta diagnostica, delle visite specialistiche e delle analisi diagnostiche.

Previdenza e assistenza, assicurate ai cittadini con la combinazione di pensioni e sanità di base più forme integrative, sono parte determinante di un progetto di welfare integrato e allargato, fondato sulla collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore, che gli attuari hanno presentato al congresso. A governo, istituzioni e forze politiche gli attuari offrono il contributo della loro esperienza e competenza che dalle analisi quantitative e dai calcoli e assicurativi e previdenziali, volti a determinare tariffe e assegni pensionistici sostenibili nel tempo, si è via via allargata all’analisi e alla gestione del rischio nelle attività finanziarie e nelle imprese.

Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale della categoria, ha definito gli attuari 'valutatori dell’incertezza', delineandone un futuro sempre più manageriale legato alla gestione del rischio e alla partecipazione alle decisioni di governo e imprese finanziarie e non.

 

Fonte: www.adnkronos.com

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È l’Inps a doversi accollare le «spese amministrative» delle pratiche di pensione in cumulo gratuito dei contributi (opportunità estesa ai liberi professionisti iscritti agli Enti pensionistici privati e privatizzati, mediante la legge 236/2016, disciplina divenuta, però, operativa solamente dalla fine dello scorso mese di marzo). A precisarlo, nero su bianco, è la riformulazione dell’emendamento alla Legge di bilancio depositato da alcuni parlamentari della Lega, iniziativa (appoggiata dal sottosegretario al lavoro Claudio Durigon) nata con l’intento di venire a capo della controversia tra l’Istituto di previdenza pubblica e le varie Casse private, e che ha passato l’esame della commissione bilancio della Camera; il testo, fa sapere a ItaliaOggi una delle firmatarie, la deputata Elena Murelli, è stato oggetto nella serata di lunedì di una correzione ministeriale, e ora può proseguire la sua «corsa» a Montecitorio. La revisione ha riguardato sia il tema degli oneri dell’Inps, «unico ente pagatore della pensione di cumulo» (è stato, infatti, eliminato il riferimento alle «risorse stanziate dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205», ndr), ma è stato pure specificato che «le gestioni interessate (Casse private incluse) determinano, secondo i loro ordinamenti, il trattamento «pro quota» in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati». L’Adepp (Associazione degli enti previdenziali) che, per bocca del presidente Alberto Oliveti, contesta la definizione di «ente pagatore» conferita all’Inps, manifesta soddisfazione per il progetto parlamentare-governativo di risoluzione della diatriba che, secondo quanto comunicato dall’Istituto guidato da Tito Boeri, potrebbe ancora sfociare nell’avvio di un contenzioso giudiziario (giacché, in una lettera, annunciava d’esser pronto a valutare «ogni opportuna azione» per ottenere il pagamento delle spese, si veda ItaliaOggi del 19 ottobre 2018). «Attendiamo che l’emendamento passi», continua, lasciando intendere che, così come è stato (ri)scritto, il testo potrebbe scongiurare ulteriori richieste economiche da parte dell’Inps.

Fonte: Italiaoggi

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Alla decorrenza della pensione di vecchiaia anticipata prevista per gli invalidi si applicano le finestre. Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza 29191/2018 depositata ieri. Una lavoratrice ha maturato i requisiti per il pensionamento anticipato previsto dall’articolo 1, comma 8 del Dlgs 503/1992 e cioè un’età pari o superiore a 55 anni, una anzianità contributiva di almeno 20 anni e una invalidità pari almeno all’80% a seguito della visita medica Inps. Cessato il rapporto di lavoro, ha presentato domanda di pensionamento in modo da accedere al trattamento nell’aprile del 2014. L’Inps ha applicato alla decorrenza la finestra di differimento pari a 12 mesi, in applicazione dell’articolo 12 del Dl 78/2010. In effetti quest’ultima norma ha introdotto le finestre (12 mesi per lavoratori dipendenti, 18 per gli autonomi) per tutti i pensionamenti di vecchiaia, salvo alcune eccezioni. Tuttavia nell’elenco delle esenzioni (articolo 12, commi 4 e 5, del Dl 78/2010) non compare il pensionamento anticipato di vecchiaia introdotto dalla riforma Amato. A fronte del ricorso della lavoratrice, i primi due gradi di giudizio hanno visto la magistratura sposare la tesi della lavoratrice, secondo cui le finestre di differimento sarebbero state illegittimamente applicate dall’Inps, in quanto non rientrante nella definizione di pensione di vecchiaia ordinaria (precedentemente accessibile a 60 anni per le donne). Nella ricostruzione fornita dalla Suprema corte, tuttavia, la stratificazione normativa generatasi dal Dlgs 503/1992 fino alla riforma Fornero non ha neutralizzato l’applicabilità di tale finestra al pensionamento di vecchiaia per invalidi che, a giudizio della Cassazione, rimane un accesso a pensione di vecchiaia. Per questo motivo è stata confermata la prassi di Inps, approvando l’applicazione della finestra annuale antecedente alla corresponsione della pensione. Va infine ricordato come tale pensionamento (disponibile a 60 anni per gli uomini) sia ad oggi disponibile e, come chiarito dalla circolare Inps 35/2012, ancora sottoposto alla finestra, oltre che all’adeguamento alla speranza di vita.

Fonte: IlSole24ore

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Lo scorso anno l’Istituto ha comunicato tutte le novità relative alle modalità di accertamento dell’esistenza in vita per il 2017, quale verifica necessaria per il pagamento delle prestazioni INPS a beneficiari residenti all'estero.

Nel messaggio 30 agosto 2017, n. 3378 sono descritti il servizio affidato a Citibank e le modalità di frazionamento, che comprendono anche la segmentazione per aree geografiche di residenza e di pagamento della platea dei pensionati interessati.

L’INPS, con il messaggio 2 novembre 2018, n. 4077, fornisce, inoltre, le istruzioni circa l’invio della prova dell’esistenza in vita e informa che Citibank ha avviato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione. All’interno dello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati necessari per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

Nella lettera è indicato che la restituzione del modulo di attestazione dell’esistenza in vita dovrà avvenire entro il 12 febbraio 2019; nel caso in cui l’accertamento non sia stato completato entro questo termine, il pagamento della rata di marzo 2019 sarà localizzato presso gli sportelli Western Union per la riscossione in contanti, che costituirà prova dell’esistenza in vita.

Per i pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’Istituto ha fornito a Citibank una lista di operatori dei Patronati autorizzati ad accedere al portale specificamente predisposto dalla stessa Citibank, con il fine di attestare telematicamente l’esistenza in vita.

L’Istituto ricorda, infine, che è attivo il Servizio Clienti della Banca a supporto di pensionati, operatori di Consolati, delegati e procuratori, per fornire assistenza riguardo alla procedura di attestazione dell’esistenza in vita con le seguenti modalità:

visitando la pagina web dedicata;

inviando un messaggio di posta elettronica all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ;

telefonando ad uno dei numeri telefonici indicati nella lettera esplicativa.

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Alle ore 12.00 di giovedì 19 aprile, risultavano presentate 2.751 domande di anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APe volontario) attraverso il servizio online disponibile sul sito dell’Istituto.

La durata media di erogazione è di 23 mesi, con un importo medio richiesto di 948 €. Del totale delle domande, quelle con richiesta di finanziamento supplementare sono 485, mentre sono 2.020 quelle con richiesta di arretrati, il cui termine scadeva ieri, mercoledì 18 aprile: si ricorda, comunque, che i soggetti in possesso della certificazione del diritto e dei requisiti previsti dalla disciplina normativa potranno comunque presentare la domanda di accesso all’APe volontario, con decorrenza dell’anticipo finanziario dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda. Come noto, la domanda di accesso all’APe volontario comprende la proposta del contratto di finanziamento, la proposta di contratto di assicurazione contro il rischio di premorienza, l’istanza di accesso al fondo di garanzia, nonché la domanda di pensione di vecchiaia. Nella domanda il richiedente deve indicare sia l’istituto finanziatore cui richiedere il prestito, sia l’impresa assicurativa cui richiedere la copertura del rischio di premorienza. Per l’invio della domanda di accesso è richiesto l’utilizzo dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello.

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La circolare INPS 19 gennaio 2018, n. 7, a firma congiunta dei Direttori Generali INPS e INAIL, fornisce le istruzioni per il riconoscimento della pensione di inabilità in favore dei soggetti affetti da particolari patologie professionali e per il pagamento delle indennità di fine servizio in applicazione del disposto dell’articolo 1, comma 250, legge 11 dicembre 2016, n. 232.

La norma individua i destinatari, i requisiti amministrativi e tassativamente le patologie rilevanti per accedere alla pensione di inabilità.

Il diritto alla pensione è subordinato al riconoscimento della patologia di origine professionale, certificata dall’INAIL o da altre amministrazioni competenti stabilite dalla legge.

L’erogazione della prestazione è condizionata da limiti annuali di spesa ed è subordinata al monitoraggio effettuato sulle domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.

Dal 2018, le domande per l’accesso al beneficio presentate online all’INPS devono essere inoltrate entro il 31 marzo di ogni anno.

La pensione di inabilità non è cumulabile con la rendita diretta erogata dall’INAIL per lo stesso evento invalidante e non è cumulabile con altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente in materia di esposizione all’amianto, né con altri benefici previsti ad altro titolo. Inoltre, è reversibile in favore dei superstiti del pensionato.

Per l’incompatibilità con l’assegno mensile di assistenza vale il principio del trattamento più favorevole, secondo le modalità previste dalla circolare INPS 14 luglio 1993, n. 164.

 

Per i lavoratori aventi diritto le indennità di fine servizio sono corrisposte nel momento in cui il soggetto ha maturato il diritto sulla base della disciplina vigente.

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Mentre per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica volontario si parla di un ritardo rispetto all’avvio previsto al 1° maggio, per la rendita integrativa temporanea anticipata la data di partenza dovrebbe essere confermata, anche se resta da chiarire se l’Inps deve attendere una circolare ministeriale prima di iniziare a certificare la sussistenza dei requisiti necessari ai richiedenti.

Lunedì, in occasione di «Tuttolavoro», il convegno organizzato dal Sole 24 Ore, si è appreso di un probabile ritardo per il debutto dell’Ape volontario, causato dai tempi tecnici di approvazione del Dpcm di attuazione (si veda anche l’articolo a fianco) e di realizzazione della piattaforma informatica destinata a gestire l’anticipo e a far dialogare i diversi soggetti coinvolti. Un ritardo che, hanno precisato fonti vicine al dossier, potrebbe essere contenuto in quindici giorni.

Dovrebbe esserci via libera, invece, per la Rita, cioè il reddito ponte che possono chiedere gli iscritti alla previdenza complementare. Infatti la legge di bilancio 2017 ha introdotto la possibilità di utilizzare il montante accumulato per ottenere un assegno sostitutivo della retribuzione prima della maturazione del requisito previsto per il trattamento di vecchiaia, oltre che per la pensione integrativa. In questo modo, peraltro, la futura pensione principale non sarà gravata dalla rata di restituzione del prestito come per l’Ape, in quanto l’anticipo viene “autofinanziato” dal beneficiario, che però deve rinunciare in tutto o in parte al futuro assegno del secondo pilastro.

Questa opzione è disponibile per i lavoratori del settore privato e pubblico iscritti a forme pensionistiche complementari con regime di contribuzione definita e che hanno gli stessi requisiti previsti per l’Ape (come ricordato dalla circolare Covip del 22 marzo):

iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o a forme sostitutive o esclusive o alla gestione separata Inps;

almeno 63 anni di età;

maturazione della pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;

almeno 20 anni di contributi;

pensione, al netto della rata di rimborso dell’Ape eventualmente richiesta, superiore a 1,4 volte la pensione minima;

non essere già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

 

Per la Rita, a differenza dell’Ape, la legge di bilancio non ha previsto l’emanazione di un Dpcm contenente ulteriori dettagli. Tuttavia la sussistenza dei requisiti previsti deve essere certificata dall’Inps e a questo riguardo fonti dell’istituto di previdenza hanno fatto sapere che potrebbe essere necessario attendere comunque una circolare ministeriale prima di partire con la certificazione.

Fonte: www.ilsole24ore.com

 

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