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31 Mag 2018

LI.PE: OGGI ULTIMO GIORNO, DA DOMANI INVIO CON SANZIONI RIDOTTE. IN CASO DI SCARTO CI SONO ULTERIORI 5 GIORNI PER DRIBBLARE LA SANZIONE In evidenza

E’ oggi il termine ultimo di invio della comunicazione trimestrale della liquidazione periodica IVA riferita ai primi tre mesi del 2018. Stiamo parlando, quindi, delle comunicazioni Li. Pe.

In sede di premessa è opportuno ricordare che sono esclusi dall’obbligo comunicativo i contribuenti che nel trimestre hanno compiuto solo operazioni esenti. Sono altresì esonerati i soggetti in regime di vantaggio e forfettario e coloro che nel trimestre non hanno compiuto operazioni né attive né passive.

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è punita con la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000. La sanzione è ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (art. 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997).

Si tenga presente che il contribuente che ha già inviato la comunicazione prima di oggi e nel frattempo si fosse accorto di aver commesso degli errori/omissioni, può entro le ore 24:00 di oggi stesso inviare una nuova comunicazione corretta senza incorrere in sanzioni (la nuova comunicazione, infatti, andrà a sostituire la precedente).

Ulteriori 5 giorni per evitare sanzioni - Prima che scattino le sanzioni di cui in premessa è concessa al contribuente una ulteriore chance di invio. E’ il caso dello scarto di una comunicazione correttamente inviata entro il 31 maggio 2018.

In tal caso, infatti, è previsto che non si incorrerà in sanzione qualora il contribuente provveda nuovamente all’invio entro i 5 giorni “lavorativi” successivi dalla data di scarto (attestata dalla ricevuta di avvenuto scarto rilasciata dal sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate). Dunque, se ad esempio, il contribuente ha inviato la comunicazione Li. Pe. e il sistema restituisce la ricevuta di scarto con data 31 maggio 2018, questi potrà reinviare la comunicazione “corretta” entro il 7 giugno (il 2 giugno ed il 3 giugno non si considerano poiché sono giorni NON lavorativi) senza che scatteranno sanzioni.

Il ravvedimento operoso – Ad ogni modo, l’Agenzia delle Entrate ha ammesso la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso, beneficiando così anche di una riduzione delle sanzioni in base ai giorni di ritardata presentazione della comunicazione (Risoluzione n. 104/E/2017). In particolare, se la comunicazione è inviata o corretta entro 15 giorni dalla scadenza (quindi entro il 15 giugno 2018), la sanzione sarà di:

euro 27,78 (sanzione base di euro 250 ridotta a 1/9) da versare entro il 29 agosto;

euro 31,25 (sanzione base di euro 250 ridotta a 1/8) da versare entro il 30 aprile anno 2019;

euro 35,71 (sanzione base di euro 250 ridotta a 1/7) da versare entro il 30 aprile 2020;

euro 41,67 (sanzione base di euro 250 ridotta a 1/6) da versare entro il 31 dicembre 2024 (art. 57 del D.P.R. n. 633/1972);

euro 50 (sanzione base di euro 250 ridotta a 1/5) da versare fino alla notifica dell’atto impositivo.

Qualora, invece, la comunicazione è inviata o corretta dal 16 giugno in poi, allora la sanzione sarà di:

euro 55,56 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/9) da versare entro il 29 agosto;

euro 62,50 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/8) da versare entro il 30 aprile anno 2019;

euro 71,43 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/7) da versare entro il 30 aprile 2020;

euro 83,33 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/6) da versare entro il 31 dicembre 2024 (art. 57 del d.P.R. n. 633/1972);

euro 100 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/5) da versare fino alla notifica dell’atto impositivo.

Se una delle predette date cade in un giorno non lavorativo, si slitta al primo giorno lavorativo successivo. Non sono, ovviamente dovuti interessi (non c’ alcun tributo omesso). Il versamento della sanzione è fatto (con F24) utilizzando il codice tributo 8911.

Si tenga, comunque, presente che la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche rappresenta un adempimento che, sebbene diverso ed autonomo rispetto a quello dichiarativo, è, comunque, propedeutico allo stesso. Pertanto, in un’ottica di ravvedimento della mancata/parziale/errata effettuazione della comunicazione, si applicano le regole ordinarie dettate dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss. del D.Lgs. n. 472 del 1997. In particolare, fermo il versamento della sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta per effetto del ravvedimento:

qualora la regolarizzazione intervenga prima della presentazione della dichiarazione annuale IVA, è necessario comunque inviare la comunicazione inizialmente omessa/incompleta/errata;

il predetto obbligo di invio, invece, viene meno laddove la regolarizzazione intervenga direttamente con la dichiarazione annuale IVA ovvero successivamente alla sua presentazione.

Si ricorda infatti che la “correzione” della LI.PE. può avvenire direttamente, anche nella dichiarazione IVA, indicando i dati corretti/omessi nel quadro VH del modello Iva 2019, da trasmettere entro il 30 aprile 2019.

In particolare, se con la dichiarazione annuale Iva sono inviati/integrati/corretti i dati omessi/incompleti/errati nelle comunicazioni periodiche, è dovuta la sola sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta. Se, invece, con la dichiarazione annuale le omissioni/irregolarità non sono sanate, ai fini del ravvedimento occorre presentare una dichiarazione annuale integrativa, versando la sanzione di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997, nonché quella di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, da versare in misura sempre ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento.

 

Quanto esposto è frutto dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 104/E/2017

Fonte: Fiscalfocus

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