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02 Apr 2019

Forfettari sostituti di imposta In evidenza

Secondo quanto previsto nella bozza del dl crescita, che sarà esaminata al prossimo consiglio dei ministri infatti, i contribuenti in regime forfettario, sia imprese che professionisti, che si avvalgono dell'impiego di personale dipendente a collaboratori (di cui all'art. 50, comma 1, lettere c) e c-bis), del Tuir) dovranno effettuare sia gli obblighi previsti per sostituti d'imposta sia trattenere «retroattivamente» le ritenute fiscali non prelevate ai dipendenti in caso di rapporti di lavoro iniziati nei primi mesi del 2019. Le nuove disposizioni introdotte con l'art. 5 del dl crescita decoreranno infatti dal 1° gennaio 2019 con la conseguenza che i datori di lavoro dovranno trattenere in tre rate di uguale importo l'ammontare complessivo delle ritenute fiscali sulle retribuzioni già corrisposte a partire dal terzo mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto versandole, «nei termini di cui all'articolo 8 del dpr 602/1973», ovvero entro i primi 15 giorni del mese successivo a quello in cui è stata operata la ritenuta. La data di entrata in vigore del dl Crescita dunque fungerà da vero e proprio spartiacque; dal giorno successivo infatti i forfettari, prima esonerati, dovranno adempiere gli obblighi dei sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 24 del dpr 600/1973 e a partire dalla stessa data inizierà il conto alla rovescia dei tre mesi oltre i quali si dovrà procedere alla trattenuta e contestuale versamento delle ritenute non operate dal 1° gennaio 2019 alla data di pubblicazione del decreto stesso. Il nuovo obbligo per i contribuenti a forfait deriva da restyling della legge 190 del 2014 (quella che ha introdotto il regime agevolato) che di fatto eliminato il divieto di sostenere spese per l'impiego di lavoratori oltre i 5 mila euro prendo concedendo quindi anche ai forfettari la possibilità di sottoscrivere veri e propri contratti di lavoro dipendente con importi elevati. Il pregresso divieto era disposto infatti nella precedente versione del comma 54, lettera b) dell'art. 1 della legge 190/2014 secondo cui, oltre al rispetto degli altri requisiti, potevano applicare il regime forfettario i contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni a patto però che avessero «sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ad euro 5.000 lordi per lavoro accessorio di cui all'art. 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, per lavoratori dipendenti, collaboratori di cui all'art. 50, comma 1, lettere c) e c-bis), del Testo unico delle imposte sui redditi… anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto ai sensi degli articoli 61 e seguenti del citato dlgs 276 del 2003, e modificazioni, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati». Caduto il limite dei 5 mila euro vi era però l'esigenza di tutelare i dipendenti assunti dai forfettari poiché i contribuenti con regime agevolato per espressa previsione normativa erano esentati dagli adempimenti dei sostituti d'imposta, obbligando quindi il personale dipendente impiegato a dover presentare la dichiarazione dei redditi poiché in corso d'anno non sarebbero state trattenute imposte. Secondo quanto attualmente disposto dal comma 69 dell'art. 1 della legge 190/2014 infatti i contribuenti forfettari «non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni» e l'articolo 5 del dl crescita dovrebbe mettere mano proprio al terzo periodo del citato comma aggiungendo «a eccezione delle ritenute di cui all'articolo 23 e 24 del dpr. 600 del 1973» ovvero quelle relative a rapporti di lavoro dipendente ed assimilato.

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