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Alla fine spunta il colpo di spugna sul condono fiscale. «Scompare la dichiarazione integrativa, quindi sarà possibile regolarizzare solo il dichiarato» esultano a tarda sera dal M5S. Si è appena concluso il vertice di Palazzo Chigi proprio sul decreto fiscale. I grillini fanno sapere che il correttivo sarà introdotto in un emendamento al testo già all’esame del Senato. La Lega non si oppone. «Pieno accordo, ma restano le misure della pace fiscale», come la rottamazione delle cartelle, si affrettano a far sapere. Ma il condono vero e proprio scompare, dal momento che non si potrà più presentare la dichiarazione integrativa sulle somme non denunciate al fisco. Nella manovra era infatti possibile pagare solo il 20% per le somme non dichiarate fino a 100 mila euro, e per 4 anni. In compenso scompare la norma che prevedeva il carcere per gli evasori, rinviata ad altro provvedimento. A Palazzo Chigi si decide inoltre di inserire nel testo anche la possibilità di correggere gli errori formali delle dichiarazioni dei reddito con 200 euro per ogni anno. E ancora, la detassazione delle sigarette elettroniche, la reintroduzione del bonus bebé, la tassazione dei money transfer dell’1,5 per cento. Questa volta la spunta il Movimento. È solo l’ultimo capitolo di una guerriglia interna al governo che non conosce tregua. L’unica cosa su cui Luigi Di Maio e Matteo Salvini cercano di non litigare sono i Servizi segreti. Per evitare di trascinare perfino l’intelligence in questa campagna, Palazzo Chigi avrebbe preso la decisione politica di congelare gli attuali vertici fino al marzo del 2019. Ovvero fino alla scadenza naturale della proroga voluta da Paolo Gentiloni alla vigilia delle elezioni del 4 marzo. Durante il vertice di governo c’è molto da chiarire. E non solo sul risiko populista per le poltrone di Consob, Enac, Enav e Rai, le cui nomine saranno decise in un consiglio dei ministri ad hoc fissato per martedì prossimo. Il piatto forte della serata è il decreto fiscale e la modifica della riforma delle banche di credito cooperativo, quella voluta dal governo Renzi. I 5stelle con Fraccaro vogliono lo scudo anti spread per proteggere quegli istituti dalle oscillazioni del differenziale. Ma, avverte Tria durante la riunione, le coperture rischiano di essere insufficienti. L’ostacolo più preoccupante resta la manovra. Conte immaginava di poter spiegare le ragioni del suo governo a margine del consiglio Ue straordinario sulla Brexit del 25 novembre. Peccato che Bruxelles deciderà prima, entro il 21, se avviare la procedura contro Roma. E così Palazzo Chigi cerca di organizzare un bilaterale con il Presidente della Commissione per il 20. La tensione sui mercati non lascia dormire sonni tranquilli. Il duello Di Maio-Salvini fa il resto. In questo clima, la Lega non è più disposta a scommettere sui 5 anni di governo. Si naviga a vista.

Fonte: Repubblica

Pubblicato in FENAPI Comunica

Siamo entrati nel mese delle tasse. Per le imprese, infatti, novembre è da sempre il periodo dell'anno più 'impegnativo' nei rapporti economici con l'erario. E tra gli acconti Ires e Irpef, i versamenti dell'Iva, dell'Irap e il pagamento delle addizionali regionali, comunali e le ritenute dell'Irpef, entro la fine di questo mese i lavoratori dipendenti, i possessori di altri redditi ma soprattutto gli imprenditori e i lavoratori autonomi saranno chiamati a corrispondere al fisco poco più di 57 miliardi di euro. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) si aggira attorno ai 500 miliardi di euro l'anno. Questa cifra così importante affluisce nelle casse dell'erario rispettando una serie di scadenze fiscali che si concentrano prevalentemente tra novembre (il mese top dell'anno) e dicembre e nei mesi di giugno e luglio.

L'imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sarà l'Iva, che comporterà un incasso per l'erario di 15 miliardi di euro. Seguirà l'acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 14 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, 'daranno' al fisco le ritenute per un importo pari a 11,5 miliardi di euro. L'acconto Irpef, invece, costerà alle aziende 7,4 miliardi di euro, mentre l'Irap implicherà un prelievo di 6,5 miliardi. Infine, le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l'addizionale regionale Irpef 'peserà' in entrambi i casi per poco più di 1 miliardo di euro. L'addizionale comunale Irpef e le ritenute bonifici detrazioni Irpef, infine, preleveranno dalle casse delle aziende rispettivamente 400 e 177 milioni di euro.

E' utile segnalare, scrive la Cgia nella sua indagine, che il gettito di ciascuna imposta definita in questa elaborazione è stato stimato sulla base dell'andamento registrato negli ultimi anni. Oltre a ciò, si è tenuto conto delle principali modifiche legislative intervenute nel frattempo. L'associazione, si legge ancora, in questa analisi non ha conteggiato i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre.

PROBLEMI DELLE IMPRESE - Non saranno poche le imprese che avranno problemi a onorare queste scadenze. Sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo: "A causa dei mancati pagamenti, una buona parte delle 950 mila aziende che lavora per la Pubblica amministrazione deve ancora incassare 57 miliardi di euro. Con poca liquidità a disposizione e il perdurare delle difficoltà di accesso al credito, per questi imprenditori non sarà facile recuperare i soldi per pagare le tasse. E' per questo che chiediamo al Governo Conte di trovare una soluzione", dice ancora Zabeo.

"Se non si riesce a saldare questi fornitori entro i tempi stabiliti per legge - suggerisce il coordinatore - si consenta a questi ultimi almeno la compensazione tra i crediti vantati verso la Pa e le imposte dovute al fisco. Per queste realtà sarebbe un grosso toccasana". Gli artigiani, sottolinea l'associazione mestrina, ricordano che "nel dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi di pagamento".

Inoltre, secondo i risultati emersi dalle ultime indagini campionarie riportate dalla Banca d'Italia nella 'Relazione annuale 2017', lo stock di debiti commerciali in capo all'Amministrazione pubblica italiana sarebbe sceso da 64 a 57 miliardi di euro. E in attesa che il ministero dell'Economia riesca finalmente a dimensionarli con esattezza, si ipotizza, al netto della quota riconducibile ai ritardi fisiologici (ovvero entro i 30/60 giorni come previsto dalla legge), che le imprese fornitrici vanterebbero 27 miliardi di crediti dalla Pa.

QUADRO NORMATIVO - Tornando ai dati dell'analisi, secondo la Cgia è ormai avvertita da tutti la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale. "Con un fisco più trasparente - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - anche l'Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l'evasione/elusione fiscale. La moltitudine di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano a essere uno dei comparti più virtuosi della nostra Pubblica amministrazione".

Fonte: http://www.adnkronos.com

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

Molta calma e una buona dose di pazienza. L'anno fiscale è appena cominciato ma si preannuncia davvero molto lungo e intenso per i prossimi dieci mesi. Il primo test probante è già per martedì prossimo con la dichiarazione Iva, che si "stacca" da quella dei redditi. Sarà una chiamata per circa 5,3 milioni di imprese e professionisti, che pure avevano fatto un pensierino alla proroga come dimostra il tam tam sviluppatosi sui social network negli ultimi giorni. Del resto, sull' lva non è proprio nuovo l'appuntamento di fine febbraio visto che fino al 2016 entro questa data si tra­ smettevano le comunicazioni annuali (da quest'anno, invece, superate dalla dichiarazione). Il problema è che la tanta agognata semplificazione del calendario fiscale in realtà poi si è tradotta in un nulla di fatto. È l'effetto congiunto di nuovi adempimenti che si sommano (e non eliminano quelli già esistenti) a destare una situazione di scoramento sia nei contribuenti che nei professionisti che li assistono.

 Tanto è vero che proprio sulla dichiarazione Iva anticipata stava per materializzarsi il primo sciopero dei commercialisti, poi revocato. Per non parlare poi del "pasticciaccio brutto" degli Intrastat prima eliminati, poi reintrodotti e su cui si è reso necessario un comunicato legge per capire la portata dell' adempimento visto che la conversione del Mille proroghe non è ancora entrata in vigore.

Qualche esempio di sovrapposizione? Martedì è scaduto anche il termine per il conguaglio 2016 che i sostituti d'imposta devono  effettuare tra le ritenute operate e l'imposta dovuta sui redditi di lavoro dipendente. E ancora ci sono state  tutte le comunicazioni di dati relativi ai bonus sulla precompilata da effettuare entro la stessa data.

Una settimana intensa dato che entro il 7 marzo andranno trasmesse alle Entrate le informazioni sui redditi  contenute  nelle  certificazioni uniche.

Con il paradosso che il Fisco li conoscerà 24 giorni prima di lavoratori e pensionati, nei confronti dei quali il termine di consegna è stato posticipato al 31 marzo.

Estate tranquilla? Non sembrerebbe.

La novità 2017 è che non ci sarà più il tax day.

 Il l6 giugno sarà dedicato al versamento dell'Imu e della Tasi.

Mentre il 30 giugno sarà la volta di pagare il saldo 2016 della dichiarazione dei redditi 2017 e lrap 2017 per anno 2016 e la prima rata dell'acconto 2017.

Il 30 giugno scade anche il termine per il versamento del saldo 2016 e del primo acconto 2017 della cedolare secca, su cui però è stato necessario un chiarimento a Telefisco considerata la lacuna normativa.

Il vero ingorgo rischia di essere quello di luglio. Con la presentazione del 730 da parte di Caf o altri intermediari (7 o 24 luglio, in base allo stato di avan­zamento delle pratiche); la presentazione della precompilata da parte dei contribuenti che scelgono la modalità «fai-da­ te» (24 luglio);

 il versamento con maggiorazione dello 0,4% delle imposte relative alla dichiarazione dei redditi 2017 e Irap 2017 per anno 2016 persone fisiche, società di persone e soggetti Ires (31 luglio);

 il versamento con maggiorazione dello 04% dei contributi Inps per artigiani e commercianti (31luglio);

la presentazione del 770 (31 luglio) sempre che non intervenga l'ormai tradizionale differimento a settembre .

L'autunno fiscale si apre ufficialmente il 18 settembre con la prima trasmissione del nuovo spesometro (semestrale solo per il 2017).

L'appuntamento clou è il 2 ottobre (effetto dello slittamento da sabato 30 settembre) per la presentazione del modello Redditi (non si chiama più Unico).

Anche se il caos creato dal mancato raccordo fisco-bilanci è stato risolto dal Milleproroghe anche grazie allo slittamento al 16 ottobre della scadenza per le dichiarazioni Ires e Irap.

Un contentino è l'eliminazione della comunicazione beni ai soci che sarebbe scaduta a fine ottobre.

 

Poi però sarà la volta di mettere mano al portafoglio con i versamenti di fine anno. Acconti d'imposta entro il 30 novembre, saldo lmu e Tasi entro il 18 dicembre, acconti Iva entro il 27 dicembre.  Per quello che sarà a tutti gli effetti un vero banco di prova di sopravvivenza fiscale.

 

Fonte: Il Sole24ore 

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