Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sul pulsante Cookie Policy

L’Agenzia informa che in questi giorni stanno circolando delle email con oggetto del tipo “Notifica in merito a debito. Atto N. xxxxxxxxx” provenienti da un mittente denominato “Servizi finanziari”. I messaggi avvertono gli utenti di un presunto debito e invitano a consultare una lettera allegata, recando in calce i riferimenti telefonici reali di uffici dell’Agenzia delle Entrate. Il documento allegato ai messaggi è in realtà un virus informatico che può infettare i computer degli utenti. L’Agenzia, totalmente estranea all’invio di queste false comunicazioni, invita i cittadini a cestinare immediatamente queste email e, in ogni caso, a non aprire file allegati o cliccare su eventuali collegamenti web sospetti.

Pubblicato in CAF Fenapi

La qualità di persona abilitata alla ricezione dell’atto presso il domicilio del destinatario si presume dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale notificatore nella relata di notifica, salvo che l’interessato fornisca la prova contraria, dimostrando l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante la qualità dichiarata ovvero l’occasionalità della presenza di questi presso il domicilio.
È il principio ribadito nella sentenza n. 27587 del 30 ottobre 2018, in cui la Corte, in mancanza della suddetta prova, ha affermato la validità della notifica eseguita presso il domicilio del destinatario a persona che si era qualificata moglie dello stesso, senza in realtà essere tale.
 
La vicenda processuale


Un contribuente impugnava vittoriosamente dinanzi alla Commissione tributaria provinciale una cartella per tributi vari relativi all’anno 2006.


La Ctr della Campania confermava il verdetto di prime cure e, per quanto d’interesse in questa sede, ribadiva l’inesistenza della notificazione della cartella perché la relata di notifica attestava che l’atto della riscossione era stata consegnato a tale Tizia, che si era qualificata coniuge del destinatario Caio, il quale, in giudizio, con la produzione di un certificato di matrimonio, aveva dato prova di essere sposato con un’altra persona.


L’Agente della riscossione proponeva ricorso per cassazione, lamentando un errore di diritto della sentenza della Ctr per avere escluso il perfezionamento della notifica della cartella di pagamento, senza considerare che la stessa era avvenuta presso il domicilio del destinatario e che l’attestazione dell’ufficiale giudiziario circa la qualità del soggetto cui l’atto è stato consegnato fa fede fino a querela di falso.


 
La pronuncia della Corte


Con la sentenza in esame, la Corte suprema ha accolto il motivo di doglianza, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito con rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.
Al proposito, il Collegio di piazza Cavour ha richiamato il principio per il quale, in caso di notificazione ai sensi dell’articolo 139 cpc, la qualità (di persona di famiglia, addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, eccetera) di chi ha ricevuto l’atto “si presume ‘iuris tantum’ dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica”, mentre incombe sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere “di fornire la prova contraria ed, in particolare, di provare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità su indicate ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario”.
 
Nel caso di specie, spiegano i giudici di nomofilachìa, il contribuente, pur avendo dimostrato che Tizia, consegnataria dell’atto e qualificatasi come sua moglie, in realtà non lo era, tuttavia non aveva provato né l’inesistenza di un rapporto con detto consegnatario comportante una delle qualità indicate dall’articolo 139, secondo comma, cpc (in particolare “persona di famiglia” o “addetta alla casa”), né l’occasionalità della presenza di questi presso la propria abitazione.
Invero, si legge nella pronuncia in rassegna, “mentre si può ragionevolmente presumere che una ‘persona di famiglia’ consegni l’atto al destinatario,…, un’identica inferenza logica è preclusa se il notificatario (che contesti la validità della notifica) provi la mera occasionalità della presenza, in casa propria, del consegnatario”.


In definitiva, quindi, secondo i giudici supremi, il contribuente aveva fornito una prova parziale (della mancanza di rapporto di coniugio con il consegnatario) inidonea a inficiare la validità della notificazione laddove non era stato dimostrato che quest’ultimo si trovava in casa dello stesso notificatario in via del tutto occasionale.


 
Osservazioni
La modalità “perfetta” di notificazione si realizza quando l’atto, ai sensi dell’articolo 138 cpc, viene consegnato in mani proprie del suo destinatario: in questo caso, infatti, si verifica immediatamente e in modo inequivocabile la conoscenza effettiva dell’atto stesso in capo al suo diretto interessato.
Laddove detto risultato ideale non sia possibile, il buon esito della notificazione può, comunque, essere assicurato quando, nel rispetto delle regole prestabilite dalla legge, vengano utilizzate modalità che garantiscano il risultato della “conoscenza legale”.
Per consolidata giurisprudenza, cioè, quando siano stati scrupolosamente osservati tutti gli adempimenti previsti dalle varie disposizioni in materia, all’esito del completamento dell’iter di notifica, la conoscenza dell’atto da notificare si considera convenzionalmente intervenuta indipendentemente dal fatto che vi sia stata una effettiva conoscenza del medesimo (Cassazione, nn. 26501/2014, 8076/2017 e 15324/ 2017; sezioni unite, n. 14916/2016).


 
In questi termini è strutturata la norma dell’articolo 139 cpc, in base alla quale la notifica può essere effettuata, all’indirizzo del destinatario, mediante consegna della copia dell’atto a determinati soggetti, individuati dalla legge tassativamente e secondo un ordine preferenziale ovvero:

1.      una “persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda”, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace

2.      in mancanza di dette persone, il “portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda

3.      quando anche il portiere manca, “un vicino di casa che accetti” di ricevere l’atto.

Per quanto riguarda, in particolare, la prima categoria di soggetti che possono ricevere l’atto presso il domicilio del destinatario, la giurisprudenza, anche da ultimo, ha ribadito che la validità della notifica mediante consegna a persona di famiglia “non postula necessariamente un rapporto di convivenza con il destinatario dell’atto (intesa, stricto sensu, come appartenenza allo stesso nucleo familiare), poiché l’espressione usata dalla norma comprende non soltanto ogni persona in rapporto di stabile convivenza con il destinatario ma anche i soggetti a lui legati da vincoli di parentela comportanti diritti e doveri reciproci e, con questi, la presunzione che l’atto sarà da essi subito consegnato al destinatario” (Cassazione, pronuncia n. 18716/2018).
Insomma, la circostanza che un soggetto venga trovato presso il recapito personale del destinatario e che si presti a ricevere l’atto comporta la ragionevole presunzione che detto consegnatario, in quanto legato al destinatario da uno specifico rapporto, familiare o personale, sollecitamente porterà l’atto a conoscenza del diretto interessato.


In questi casi, la qualità di persona di famiglia si presume iuris tantum dalle dichiarazioni recepite dall’agente notificatore nella relata di notifica, mentre incombe sul destinatario che contesti la validità della notificazione l’onere di fornire la prova contraria e, in particolare, di dimostrare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante la qualità dichiarata e l’occasionalità della presenza dello stesso consegnatario (Cassazione, pronunce nn. 28902, 25984, 25910 e 16316 del 2017, e n. 23506/2016); ad esempio, non è sufficiente a inficiare la validità della notificazione la mera prova di una diversa residenza anagrafica del consegnatario (Cassazione, pronunce nn. 18716/2018, 17299/2018 e 25984/2017).

La sentenza in commento, con riguardo a una fattispecie decisamente singolare e curiosa, conferma, dunque, un indirizzo che appare consolidato: in definitiva, potremmo affermare che la persona che apre la porta di casa all’agente notificatore, anche quando si qualifichi coniuge (ma la stessa regola dovrebbe valere se si qualificasse genitore, piuttosto che figlio o fratello/sorella, eccetera) del destinatario senza esserlo in concreto, si considera sempre soggetto idoneo alla ricezione, con conseguente validità della notifica, fatta salva la stringente prova contraria dell’occasionalità della presenza in quel luogo, il cui onere ricade su chi pretenda di contestare la ritualità della notificazione.
 

Fonte: www.fiscooggi.it

Pubblicato in FENAPI Comunica

Il Decreto Legge n. 193/2016 rubricato “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”, convertito, con modificazioni nella legge n. 225 del 1° dicembre 2016, prevede, all’articolo 7- quater, commi 6 -7 e 8, che, a partire dal 1° luglio 2017 gli atti impositivi dell’Agenzia delle Entrate potranno essere notificati solo via PEC. 

Le novità - Dal 1°luglio 2017, quindi, con una modifica dell’articolo 60 del D.P.R. n. 600/1973, e in deroga alle modalità di notificazione previste dall’articolo 149-bis, del codice di procedura civile, gli avvisi di accertamento e gli altri atti che devono essere notificati alle imprese individuali, alle società o ai professionisti, possono essere effettuati direttamente dall’Ufficio competente, a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo del destinatario risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC). All’Ufficio, è infatti, consentita la consultazione telematica e l’estrazione, anche in forma massiva, di tali indirizzi. 

Resta, comunque, ferma la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore della legge, per gli avvisi e gli altri atti che per legge devono essere notificati fino al 30 giugno 2017. 

Modalità di notifica - Per quel che concerne la notifica degli avvisi di accertamento, l’Ufficio competente, nel caso in cui la casella PEC sia satura, effettua un secondo tentativo di consegna dopo sette giorni dal primo invio. Se anche nel secondo tentativo la casella risulta satura o l’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario non sia valido o non sia attivo, la notifica deve essere effettuata con deposito telematico dell'atto nell'area riservata del sito informatico di Info – camere Scpa e pubblicazioni, entro il secondo giorno successivo a quello di deposito del relativo avviso nello stesso sito, per un periodo di quindici giorni. 

Si precisa, inoltre, che l'Ufficio darà notizia al destinatario dell'avvenuta notifica dell'atto a mezzo lettera raccomandata semplice, senza ulteriori adempimenti a suo carico. 

In più, “nelle more della piena operatività dell'anagrafe nazionale della popolazione residente” , si legge al comma 6, dell’articolo 7-quater, del decreto legge n. 193/2016 , per i soggetti diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo di posta certificata da inserire nell'INI-PEC, la notificazione potrà essere eseguita, a coloro che ne facciano richiesta, telematicamente all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui sono intestatari o, di un soggetto terzo ,ad esempio, professionista o familiare entro il quarto grado, specificamente incaricato a ricevere le notifiche per conto del diretto interessato, secondo le modalità stabilite con provvedimento delle Entrate. 

L’indirizzo dichiarato nella richiesta ha effetto, ai fini delle notificazioni, dal quinto giorno libero successivo a quello in cui l’ufficio attesta la ricezione della richiesta stessa. 

Nel caso in cui, la casella PEC del contribuente che ha effettuato la richiesta risulti satura, l’Ufficio effettua un secondo tentativo decorsi sette giorni dal primo invio. Se anche a seguito del secondo tentativo, la casella di posta elettronica certificata risulta ancora satura o, l’indirizzo PEC è inattivo o non valido, l’Ufficio, provvederà a notificare l’avviso di accertamento secondo le disposizioni in materia di notifica degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente. 

Ma quando si considera notificato l’avviso di accertamento tramite Pec? - E’ormai pacifico che, dal momento in cui il contribuente ha piena conoscenza dell’atto, decorrono i termini per presentare ricorso.

 
Ai fini del rispetto dei termini di prescrizione e decadenza, con la notifica, invece, mediante posta elettronica certificata, la notificazione si intende perfezionata per il notificante, nel momento in cui quest’ultimo riceve dal gestore del servizio di posta certificata, la ricevuta di accettazione con la relativa attestazione temporale, che certifica l’avvenuta spedizione del messaggio. Per il destinatario, invece, la notificazione si intende perfezionata, alla data di avvenuta consegna contenuta nella ricevuta che, il gestore della casella di posta elettronica certificata del destinatario trasmette all’ufficio. 


In caso di posta elettronica certificata satura o con indirizzo inattivo o non valido, la notifica si intende perfezionata, al quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione dell’avviso sul sito internet di Info- camere.

 

 

Fonte: www.fiscal-focus.it

Pubblicato in CAF Fenapi
JoomShaper