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Per beneficiare del reddito di cittadinanza non bisogna essere per forza disoccupati; questa misura per il contrasto della povertà, infatti, spetta anche a chi lavora (sia se subordinato che autonomo).

Il reddito di cittadinanza consiste in un’integrazione del reddito familiare: se questo è inferiore ad una certa soglia - variabile a seconda del numero di componenti del nucleo familiare - il RdC spetta indipendentemente dal numero di disoccupati in famiglia.

Facciamo un esempio: Tizia e Caio sono sposati, vivono in affitto (500,00€ al mese) ed hanno entrambi un lavoro part-time da 400€. Il loro reddito familiare (in assenza di altri redditi e trattamenti assistenziali in corso di godimento) è pari a 9.600€ annui, mentre l’ISEE - pari a 8.000€ - è inferiore alla soglia prevista dal decreto 4/2019. La soglia del reddito familiare da non superare nel loro caso è pari a 13.104€, ossia 9.360€ (visto che vivono in affitto) moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza (1,4).

Il reddito di cittadinanza, quindi, gli spetta. Per il calcolo del reddito di cittadinanza, invece, bisogna considerare:

integrazione del reddito familiare (differenza tra il reddito familiare e il limite di 6.000€ moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza): pari a 0,00€ in questo caso;

rimborso dell’affitto fino ad un massimo di 280,00€ mensili.

Quindi, nel caso di specie Tizia e Caio hanno diritto al reddito di cittadinanza nonostante lavorino entrambi, per un importo pari a 280,00€ da spendere per pagare l’affitto (tramite bonifico) utilizzando la Carta RdC.

Questo esempio ci serve per fare chiarezza sul fatto che possono fare domanda per il reddito di cittadinanza anche quei nuclei familiari dove tutti i componenti risultano occupati.

D’altronde, come rilevato dall’Istat, si stima che solamente un terzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza avrà l’obbligo di sottoscrivere il Patto per il Lavoro con il centro per l’impiego.

Tuttavia, per coloro che lavorano ci sono delle regole precise da rispettare quando si fa domanda per il reddito di cittadinanza: a tal proposito l’Inps ha messo a disposizione due moduli da utilizzare per inviare le comunicazioni necessarie ai fini del mantenimento del diritto al RdC, dei quali vi parleremo nel proseguo dell’articolo.

Reddito di cittadinanza per chi lavora da prima del 2017

Qualora l’attività lavorativa (sia come subordinato che come autonomo) sia stata avviata prima del 1° gennaio 2017 non dovete darne alcuna comunicazione all’Inps (questo vale per ogni componente del nucleo familiare).

I dati sugli stipendi percepiti, utili ai fini del calcolo del reddito familiare, infatti sono recuperati dall’Inps associando l’ISEE aggiornato alla domanda per il reddito di cittadinanza.

In tal caso non vi resta che sperare che, nonostante nel nucleo familiare ci siano uno o più componenti che lavorano, il reddito familiare sia inferiore alla soglia prevista per beneficiare del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza per chi ha iniziato a lavorare nel 2017

Nel caso abbiate presentato la DSU tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019, dovrete comunicare all’Inps se ci sono dei componenti del nucleo familiare attualmente occupati che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 2017. In questo caso, infatti, l’Inps non riesce a desumere i redditi percepiti dall’ISEE.

Qualora invece la DSU sia stata consegnata tra il 1° settembre e il 31 dicembre 2019, bisogna dare comunicazione delle attività lavorative iniziate successivamente al 1° gennaio 2018.

La comunicazione va data rispettando i seguenti adempimenti:

compilando il Quadro E del modulo SR180 per la domanda RdC/PdC;

compilando il modulo Com-Ridotto (SR182) per ogni componente del nucleo familiare che lavora a partire dalle suddette date.

Nel modulo SR182 bisogna comunicare anche qual è il reddito percepito dall’attività di lavoro subordinata o autonoma; in questa guida trovate le informazioni su come fare e per non commettere errori.

Reddito di cittadinanza per chi inizia a lavorare dopo la domanda

Potrebbe essere che uno dei componenti del nucleo familiare inizi a lavorare dopo il riconoscimento del reddito di cittadinanza. In tal caso bisogna dare comunicazione all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, utilizzando il modulo SR181 Com-Esteso (qui una guida su come compilarlo). Il modello Esteso, una volta compilato, va consegnato al CAF.

Nel dettaglio, utilizzando il modulo Com-Esteso (da presentare per ogni componente del nucleo familiare che inizia un’attività lavorativa dopo il riconoscimento del RdC) bisogna indicare:

lavoro subordinato: reddito previsto per l’anno solare di avvio dell’attività;

lavoro autonomo: la comunicazione viene data ogni trimestre e il reddito è individuato dalla differenza tra ricavi/compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.

Una volta ricevuta la comunicazione l’Inps valuterà se visto l’inizio di una nuova attività lavorativa da parte di uno o più componenti il reddito familiare è ancora inferiore alla soglia prevista per beneficiare del contributo. A tal proposito è importante precisare che:

il maggior reddito da lavoro autonomo concorre alla determinazione del beneficio economico nella misura dell’80% (a decorrere dal mese successivo a quello di variazione). Ad esempio, se un componente viene assunto con contratto da lavoro subordinato con una retribuzione annua di 8.000€, il reddito familiare si incrementa di soli 6.400€;

nel caso del lavoro autonomo il beneficiario continua a percepire, senza alcuna variazione, il reddito di cittadinanza nei due mesi successivi all’inizio dell’attività, dopodiché l’Inps effettuerà un ricalcolo in base ai redditi dichiarati.

Reddito di cittadinanza in caso di dimissioni

Prima di concludere è bene fare chiarezza su altri due concetti:

il reddito di cittadinanza non spetta qualora nel nucleo familiare ci siano dei componenti che negli ultimi 12 mesi hanno presentato le dimissioni volontarie (eccetto se per giusta causa). Di conseguenza, qualora le dimissioni siano state presentate successivamente al riconoscimento del reddito di cittadinanza bisogna comunque darne comunicazione all’Inps (utilizzando sempre il modulo SR181);

il reddito di cittadinanza è compatibile con la Naspi. Tuttavia, l’indennità di disoccupazione percepita da uno o più componenti del nucleo familiare contribuisce al calcolo del reddito familiare.

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Reddito di cittadinanza: scatta la fase due. La prossima data da segnarsi in agenda, a questo punto, è il 26 aprile quando, secondo le indicazioni fornite dalla Consulta dei Caf, arriveranno le prime risposte dell’Inps, via sms o email (i recapiti sono quelli indicati nel modello di domanda), a chi ha già fatto domanda per ottenere il sostegno al reddito. Non resta dunque che attendere la comunicazione dell’istituto, con la quale chi ha fatto richiesta saprà se la domanda che ha inoltrato sarà accolta o meno. Se la domanda sarà accolta a maggio partirà il pagamento.

Il passaggio successivo: andare alle Poste per ritirare la Carta Rdc

Nel caso in cui la richiesta venga accolta, il futuro beneficiario del reddito di cittadinanza deve attendere una comunicazione delle Poste, che nel frattempo ha ricevuto il via libera dell’Inps. Con questa comunicazione, che arriverà anch'essa via sms o email, verrà fissato un appuntamento per recarsi all’ufficio postale a ritirare la Carta Rdc e il relativo Pin. La carta sarà intestata al richiedente e non è possibile avere più carte. La Carta viene consegnata attiva e ricaricata dell’importo relativo alla prima mensilità o alle mensilità maturate.

Le operazioni effettuabili con la carta

Oltre all'acquisto di beni e servizi di base, essa consente di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore a 100 euro per i nuclei familiari composti da un singolo individuo (incrementata in base al numero di componenti il nucleo) ed effettuare un bonifico mensile in favore del locatore indicato nel contratto di locazione o dell'intermediario che ha concesso il mutuo.

 La dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro

Entro trenta giorni dalla ricezione dell’email e dell’sms dell’Inps che comunica l’accoglimento della domanda, tutti i componenti il nucleo familiare devono rendere la Dichiarazione immediata disponibilità al lavoro (Did). La dichiarazione può essere resa presso i Centro per l’impiego o presso i patronati convenzionati con l’Anpal, l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro.

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Il messaggio 29 marzo 2019, n. 1270, informa gli utenti che è stata rilasciata una specifica funzionalità sul Portale INPS, finalizzata a fornire online e direttamente al datore di lavoro, l’esito delle valutazioni dei medici legali dell’Istituto sulla documentazione presentata dal lavoratore in caso di assenza alla visita medica di controllo.

Il lavoratore pubblico del Polo unico per le visite fiscali, in caso di assenza durante la visita di controllo domiciliare, disposta sia d’ufficio che su richiesta del datore di lavoro, deve presentare o a trasmettere all’Istituto la documentazione giustificativa solo nei casi in cui questa presenti caratteri prettamente sanitari.

Anche i lavoratori del settore privato non aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia da parte dell’INPS e i lavoratori pubblici non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico sono tenuti a presentare la suddetta documentazione. In tali casi l’Istituto, non erogando alcuna prestazione previdenziale a tutela della malattia, può esprimere solo un parere medico-legale sulla giustificabilità dell’assenza. Viene quindi rimessa al datore di lavoro la valutazione finale sulla giustificazione dell’assenza, sia per motivi sanitari, su cui l’INPS esprime solo un parere, che per ogni altro genere di ragione.

A partire dalla documentazione prodotta dal lavoratore, l’Ufficio medico-legale della struttura dell’Istituto territorialmente competente, provvede ad annotare le proprie valutazioni nel modello cartaceo “Visita medica di controllo ambulatoriale”, da consegnare o trasmettere direttamente al lavoratore. Il lavoratore, in seguito, è tenuto a consegnare copia di tale modello al proprio datore di lavoro affinché questi adotti le decisioni di sua esclusiva competenza.

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L’Istituto informa i cittadini che si sono verificati nuovi tentativi fraudolenti di richiesta di dati sensibili attraverso invio di email (il cosiddetto phishing) o telefonate.

In particolare INPS segnala che alcuni utenti hanno ricevuto un’email contenente l’invito ad aggiornare le proprie coordinate bancarie affinché l’Istituto potesse procedere con l’accredito di un fantomatico bonifico. Per effettuare tale procedura viene fornito un link di un sito internet nel quale inserire i propri dati.

 

 

Un’altra modalità della quale l’INPS ha ricevuto segnalazione è una telefonata nel corso della quale un finto operatore telefonico INPS ha chiesto di essere messo a conoscenza di dati relativi alla propria posizione nell’ambito di soggetti di diritto privato, come società o associazioni.

L’Istituto ricorda a tutti i cittadini che in nessun caso acquisisce, telefonicamente o via email ordinaria, le coordinate bancarie o altri dati che permettano di risalire a qualsivoglia informazione finanziaria.

INPS invita i propri utenti a non dare seguito a nessuna richiesta che arrivi per email non certificata, per telefono o tramite il porta a porta.

Vi ricordiamo che l’unico link per accedere alle informazioni, ai servizi e alle prestazioni dell’Istituto è: www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx.

Qualsiasi link difforme da quello citato è da ritenersi non valido.

 

 

 

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Con un comunicato stampa l'Agenzia delle Entrate ha annunciato di aver pubblicato gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2017 con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi. Sono stati ammessi 8.004 Comuni e oltre 54mila enti, tra volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, associazioni sportive dilettantistiche, beni culturali e paesaggistici. In particolare, l’elenco degli ammessi comprende in totale 54.276 enti, suddivisi per categoria:

enti del volontariato (44.468),

associazioni sportive dilettantistiche (9.166),

enti impegnati nella ricerca scientifica (458),

enti che operano nel settore della sanità (107)

enti dei beni culturali e paesaggistici (77).

Per quanto riguarda la preferenze, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) occupa anche per il 2017 il primo posto sia tra gli enti impegnati nel settore della ricerca sanitaria sia tra quelli che operano in quello della ricerca scientifica. Per il primo ambito, sono oltre 388mila le scelte espresse con un importo totale che supera i 17,8 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, la ricerca scientifica i contribuenti che hanno espresso la preferenza per l’Airc superano i 980mila, con oltre 38,7 milioni di euro di beneficio.

Il settore del volontariato vede alla prima posizione delle scelte espresse, come per i precedenti anni, Emergency con oltre 356mila preferenze con 12,7 milioni di euro assegnati. Segue Medici senza Frontiere (scelta da oltre 260mila contribuenti) per un importo di oltre 10,6 milioni di euro.

L’elenco degli enti ammessi e di quelli esclusi, insieme agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio, è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “5 per mille”.

Pubblicato in CAF Fenapi

Quali sono gli aiuti economici e le agevolazioni che la normativa vigente riserva ai nuclei familiari italiani per l’anno 2019?

La nuova Legge di Bilancio del 2019 ha apportato notevoli cambiamenti nel Belpaese, introducendo alcune misure per aumentare i benefici dei cittadini, soprattutto per quanto riguarda i bebé nati nel 2019.

Diversi sono i bonus che spettano ai bambini, alcuni nuovi altri riconfermati: Bonus bebé, Bonus Asilo Nido e Bonus mamma domani.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza in merito per capire come poter presentare l’istanza di richiesta e come percepire tali contributi economici.

Il bonus bebè è un contributo mensile che spetta ad ogni famiglia con almeno un bambino, il cui indice ISEE non superi i 25mila euro annui.

Viene erogato solamente per il primo anno di vita del piccolo, per un importo mensile di 80 euro e raddoppiato, a 160 euro, nel caso in cui l’indice ISEE sia inferiore ai 7 mila euro.

Dal 2019 la somma spettante è stata maggiorata del 20% per ogni figlio successivo, questo vuol dire che per il secondo figlio nato saranno previsti 96 euro mensili, per il terzo 112 euro e così via.

Ben si comprende che si tratta di un vero e proprio aiuto per ogni famiglia italiana “numerosa”.

Per quanto concerne l’istanza che deve essere presentata per beneficiare di questa interessante agevolazione, essa deve essere inoltrata direttamente alla sede Inps di competenza entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del nuovo membro.

Per quanto concerne le modalità di presentazione della domanda all’INPS sono ascrivibili alle seguenti:

invio telematico dal sito dell’INPS (solo se in possesso di PIN dispositivo)

tramite gli enti di patronato

telefonando al Contact center dell’Inps (numero verde 803.164 gratuito da rete fissa, a pagamento 06 164164)

Per quanto riguarda l’anno in corso (2019), bisogna aspettare ancora le relative disposizioni con le istruzioni dettagliate, previste a breve.

È necessario nel frattempo conservare il certificato di nascita del bambino e richiedere una nuova attestazione ISEE, con l’indicazione della situazione familiare aggiornata.

Ricordiamo in tale sede che in caso di nascita o adozione di due o più minori, ad esempio parto gemellare, occorre presentare una domanda per ciascun minore.

 

Bonus Asilo Nido 2019

Questa tipologia di contributo economico può essere richiesta da qualsiasi famiglia, indipendentemente dal reddito percepito.

Tale Bonus occorre per agevolare la frequenza dell’asilo nido o per l’assistenza domiciliare nel caso in cui il bambino sia impossibilitato a frequentare la scuola.

Con la Circolare INPS 31 gennaio 2019, n. 14, l’INPS ha specificato le modalità di presentazione della domanda, di erogazione dei contributi e la documentazione da allegare a supporto della domanda.

Il Bonus asilo nido, per l’anno 2019 è stato aumentato da 1000 euro a 1500 euro annui, equivalenti a 136 euro, erogati per 11 mesi.

Il bonus viene emesso solamente per i primi tre anni di vita del bimbo.

La condizione necessaria per ricevere l’assistenza è che il bambino frequenti un istituto pubblico o un asilo nido privato che abbia ricevuto il consenso e le autorizzazioni necessarie dall’ente locale competente.

La domanda deve essere presentata attraverso il sito dell’INPS dal genitore del bambino, allegando la ricevuta della retta e l’attestato di iscrizione all’asilo.

Per i bambini che non possono frequentare la scuola e hanno bisogno di assistenza domiciliare, è inoltre necessario presentare il certificato del pediatra che attesti che il bambino non può frequentare l’asilo.

Si ricorda che il premio asilo nido non è cumulabile con la detrazione prevista dall’articolo 2, comma 6, legge 22 dicembre 2008 (detrazioni fiscali frequenza asili nido).

Premio alla nascita 2019

Ulteriore Bonus riconosciuto alle famiglie è il Premio alla nascita, conosciuto anche come Bonus mamma domani.

Tale bonus dà diritto alla ricezione di una somma pari a 800 euro per ogni nuovo nato nell’anno in corso, o per ogni adozione.

Tale bonus viene erogato solamente una volta.

Le modalità di pagamento previste sono:

accredito su conto corrente bancario;

bonifico domiciliato presso ufficio postale;

libretto postale;

accredito su conto corrente postale;

carta prepagata con IBAN.

La domanda per questo bonus può essere presentata dal settimo mese di gravidanza, oppure alla nascita del bambino, o al momento dell’adozione.

Anche, in questo caso, la richiesta va fatta tramite sito dell’INPS o avvalendosi dell’aiuto del Patronato.

La domanda include solamente eventi singoli, quindi per ogni bambino nato o adottato.

Non si può quindi, per esempio, presentare una seconda domanda al momento del parto se ne è già stata presentata una al settimo mese di gravidanza.

Stesso discorso vale se si è fatta domanda per il bonus nascita per l’affidamento, non si può richiedere in seguito il bonus per l’adozione.

Caso eccezionale riguarda invece il parto plurimo.

Se al settimo mese di gravidanza è stata fatta richiesta del bonus, è necessario ripresentare la domanda aggiornata con tutte le informazioni riguardanti il numero di bambini nati, in modo da poter integrare il premio.

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Dal  1° aprile 2019 le domande di assegno per il nucleo familiare dei lavoratori dipendenti di aziende  private  non agricole devono essere presentate direttamente all’INPS, esclusivamente in modalità telematica e non piu al proprio datore di lavoro come fatto finora con il modello “ANF/DIP” (SR16). Sarà attivato a questo fine  un nuovo servizio online sul sito dell'Istituto

Lo comunica l'INPS con la circolare 45 del 22 marzo 2019 precisando che in questo modo viene garantita una maggiore correttezza del calcolo dell’importo spettante e  anche una migliore aderenza alla normativa in materia di protezione dei dati personali.

Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro sulla base delle istruzioni  dettagliate nella circolare

Le domande presentate in via telematica all’INPS, a decorrere dal 1° aprile 2019, saranno istruite dall’Istituto che individuerà gli importi giornalieri e mensili  sulla base  del nucleo familiare e del reddito  degli anni precedenti. Al cittadino richiedente saranno inviati solo  gli eventuali provvedimenti di  rigetto delle domande .

L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.

In caso di variazioni  che comportino un aumento dei livelli di reddito familiare, il lavoratore interessato deve  invece presentare la domanda  telematica di variazione utilizzando ancora la procedura “ANF DIP”.

Resta comunque l'obbligo di richiesta di autorizzazione tramite l’attuale procedura telematica “Autorizzazione ANF”, corredata della documentazione necessaria , nei casi previsti ossia:

figli ed equiparati di coniugi/parte di unione civile legalmente separati o divorziati/sciolti da unione civile, o in stato di abbandono;

figli propri o del coniuge/parte di unione civile, riconosciuti da entrambi i genitori, nati prima del matrimonio;

figli del coniuge/parte di unione civile nati da precedente matrimonio;

fratelli sorelle e nipoti orfani di entrambi i genitori e non aventi diritto a pensione di reversibilità;

nipoti in linea retta a carico dell’ascendente (nonno/a);

familiari minorenni con persistente difficoltà a svolgere funzioni o compiti propri della loro età;

familiari maggiorenni  con assoluta e permanente impossibilità a svolgere proficuo lavoro;

minori in accasamento etero-familiare;

familiari di cittadino italiano, comunitario, straniero di stato convenzionato, che siano residenti all’estero;

figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di "nuclei numerosi", cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni.

In caso di accoglimento, la procedura partirà automaticamente e il cittadino richiedente non riceverà  il provvedimento di autorizzazione (modello “ANF43”),  ma solo eventualmente quello di  rigetto (modello “ANF58”).

Le nuove modalità di presentazione della domanda sono le seguenti:

La domanda di assegno per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via telematica, mediante uno dei seguenti canali:

WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;

Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

La presentazione della domanda per lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato agricolo invece resta invariata  ( modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo

In caso di domanda di assegno per il nucleo familiare da parte di lavoratori di DITTE CESSATE O FALLITE , la prestazione familiare viene erogata direttamente dall’Istituto. La relativa domanda telematica  deve essere presentata all’Istituto, attraverso i canali telematici già indicati in precedenza  al seguente percorso: “Invio OnLine di domande di prestazioni a sostegno del reddito” > “Funzione ANF Ditte cessate e Fallite”;oppure tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN.

Per i DATORI DI LAVORO :  dal 1° aprile 2019 gi importi calcolati dall’Istituto  Saranno messi a disposizione del datore di lavoro, che potrà prenderne visione attraverso una specifica utility,  nel Cassetto previdenziale aziendale, con specifica indicazione del codice fiscale del lavoratore ed eventualmente di quello del richiedente, qualora i due soggetti non coincidano (ad esempio nel caso di madre separata senza posizione tutelata, che chiede la prestazione sulla posizione lavorativa dell’altro genitore).

Sulla base degli importi teoricamente spettanti comunicati dall’Istituto, il datore di lavoro dovrà calcolare l’importo effettivamente spettante al richiedente, in relazione alla tipologia di contratto sottoscritto e alla presenza/assenza del lavoratore nel periodo . La somma corrisposta mensilmente non potrà comunque eccedere quella mensile indicata dall’Istituto. Il datore di lavoro erogherà gli importi per la prestazione familiare con le consuete modalità, unitamente alla retribuzione mensile, e provvederà al relativo conguaglio con le denunce mensili.

Qualora il lavoratore abbia richiesto assegni per il nucleo familiare arretrati, il datore di lavoro potrà pagare al lavoratore e conguagliare attraverso il sistema Uniemens esclusivamente gli assegni relativi ai periodi di paga durante i quali il lavoratore è stato alle sue dipendenze. Pertanto, le prestazioni familiari relative ad anni precedenti, per periodi lavorativi alle dipendenze di un datore di lavoro diverso da quello attuale, dovranno essere liquidate dal datore di lavoro presso cui il lavoratore prestava la propria attività lavorativa nel periodo richiesto.

PERIODO TRANSITORIO:  L'INPS precisa che  fra il 1° aprile 2019 e il 30 giugno 2019, i datori di lavoro potranno erogare le prestazioni di assegno per il nucleo familiare, e procedere al relativo conguaglio, sulla base sia di domande cartacee presentate dal lavoratore al datore di lavoro entro e non oltre il 31 marzo 2019, sia di domande telematiche presentate all’INPS dal 1° aprile 2019.

Dopo il 30 giugno 2019  non sarà più possibile effettuare conguagli per assegni per il nucleo familiare che non siano stati richiesti con le nuove modalità telematiche.

Le nuove modalità di compilazione del flusso Uniemens nei casi di conguaglio di assegni per il nucleo familiare arretrati e sulle caratteristiche della nuova applicazione telematica saranno oggetto di un successivo messaggio .

Pubblicato in CAF Fenapi

L'Inps ha emanato ieri la circolare di istruzioni sul Reddito di Cittadinanza n. 43 2019  con i modelli di richiesta già pubblicati peraltro dal Ministero del lavoro. La pubblicazione giunge molto in ritardo rispetto all'inizio della campagna di richiesta tanto che si ipotizzava ormai che l'istituto attendesse la sistemazione definitiva della disciplina che è in corso di modifica nella conversione   in legge prevista  in Parlamento  entro fine  mese.

La circolare ripercorre le caratteristiche e le modalità di richiesta del Reddito e della pensione di cittadinanza per i cittadini over 67 e i requisiti  ci cittadinanza , residenza soggiorno reddituali e patrimoniali necessari per l'accesso .

"Il Rdc è una misura di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, destinata a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura, attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.

Il Reddito di cittadinanza assume la denominazione di Pensione di cittadinanza (d’ora in poi Pdc) quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane, concessa ai nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore ai 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni".

Viene specificato che se il nucleo è già beneficiario del Rdc, la Pensione  decorre, senza la necessità di presentare una nuova domanda, dal mese successivo a quello del compimento del sessantasettesimo anno del componente del nucleo più giovane, come adeguato ai sensi della normativa sull’aspettativa di vita.

Il beneficio è condizionato alla dichiarazione, da parte dei componenti maggiorenni del nucleo familiare, di immediata disponibilità al lavoro, nonché all'adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale,

Vengono forniti inoltre numerosi esempi   che riportiamo:

ESEMPI DI CALCOLO DEL PATRIMONIO FAMILIARE

Esempio 1: nucleo familiare composto da 4 soggetti senza figli, il valore massimo del patrimonio mobiliare per accedere al beneficio Rdc/Pdc è pari a 10.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*3)] = 12.000, ridotto a 10.000 euro in applicazione del massimale previsto dalla norma

Esempio 2: nucleo familiare di 5 soggetti di cui 3 figli, il valore massimo del patrimonio mobiliare è pari a 11.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*4)] = 14.000 euro, ridotto a 10.000 euro, incrementato di 1.000 euro per il terzo figlio

Esempio 3: nucleo familiare di 5 soggetti di cui 3 figli e 2 disabili, il valore massimo del patrimonio mobiliare è pari a 21.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*4)] = 14.000 euro, ridotto a 10.000 euro, incrementato di 1.000 euro (per il terzo figlio che è anche disabile) e 10.000 euro (per 2 componenti disabili).

 

ESEMPI DI CALCOLO DELLA SOGLIA MASSIMA DI REDDITO FAMILIARE

Esempio 1: nucleo familiare di 3 componenti (2 maggiorenni e 1 minorenne) in abitazione non in locazione, la s.e. è pari a 1,6. Conseguentemente, il valore massimo di reddito familiare per poter accedere al Rdc è pari a 9.600 euro ed è ottenuto moltiplicando la soglia pari a 6.000 euro per il predetto parametro della s.e.: 6.000*1,6=9.600 euro

Esempio 2: nucleo familiare di 2 soggetti di età pari o superiore a 67 anni, in abitazione non in locazione, il paramento della s.e. è pari a 1,4. Il valore massimo di reddito familiare per poter accedere alla Pdc è pari a 10.584 euro ed è ottenuto moltiplicando la soglia pari a 7.560 euro per il predetto parametro della s.e.: 7.560*1,4=10.584 euro

Esempio 3: In caso di residenza in abitazioni in locazione, per un nucleo familiare di 2 soggetti maggiorenni, s.e. 1,4, il valore massimo di reddito familiare per accedere al Rdc/Pdc è pari a 13.104 euro, ottenuto moltiplicando la soglia pari a 9.360 euro per la predetta s.e. 9.360*1,4=13.104 euro

 

ESEMPI DI CALCOLO DELL'IMPORTO DEL RDC

Ipotesi A): Nucleo familiare composto da 2 maggiorenni e 1 minorenne in possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc e una scala di equivalenza (s.e.) pari a 1,6.

Caso 1. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà, senza pagare mutuo, e possiede un reddito di 4.530 euro. A tale nucleo spetta solo la quota A, calcolata come differenza tra la soglia di 6.000 euro, moltiplicata per la s.e., e il reddito familiare.

QUOTA A [(6.000*1,6) – 4.530] = 5.070 euro annui, pari a 422 euro mensili.

Caso 2. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà con un mutuo annuo di 8.000 euro e possiedeun reddito di 4.530 euro. A tale nucleo spetta oltre la quota A anche la quota B, ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma per il mutuo.

QUOTA A = 5.070 euro annui, pari a 422 euro mensili

QUOTA B = 1.800 euro annui, pari a 150 euro mensili

TOTALE = 6.870 euro annui, pari a 572 euro mensili

Caso 3. Il nucleo vive in abitazione in locazione con un canone annuo di 3.000 euro e possiede un reddito familiare pari a 13.000 euro. A tale nucleo non spetta la quota A, in quanto il reddito è superiore a 9.600 euro (6.000*1,6), ma solo la quota B.

QUOTA B = 3.000 euro annui, pari a 250 euro mensili

Ipotesi B) il Nucleo familiare, composto da 1 solo soggetto in possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc e reddito di 5.900 euro (s.e. pari a 1), vive in abitazione di proprietà senza pagare il mutuo.A tale nucleo spetta solo la quota A che sarebbe pari 100 euro annui, calcolata come differenza tra la soglia di 6.000 euro e il reddito. Tuttavia, la norma prevede che il beneficio annuo non può essere inferiore a 480 euro annui.

 

Esempio di calcolo della Pdc

Nucleo familiare composto da 2 adulti di 67 anni in possesso dei requisiti per l’accesso alla Pdc e un reddito familiare di 4.000 euro (s.e. 1,4).

Caso 1. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà, senza pagare mutuo. A tale nucleo spetta solo la quota A, calcolata come differenza tra la soglia di 7.560 euro, moltiplicata per la scala di equivalenza, e il reddito familiare.

QUOTA A [(7.560*1,4) – 4.000] = 6.584 euro annui, pari a 548 euro mensili.

Caso 2. Il nucleo familiare vive in abitazione in locazione, con un canone annuale di 2.000 euro. A tale nucleo spetta la quota A e la quota B, quest’ultima ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma in caso di locazione.

QUOTA A = 6.584 euro annui, pari a 548 euro mensili

QUOTA B = 1.800 euro annui, pari a 150 euro mensili

 TOTALE = 8.384 euro annui, pari a 698 euro mensili

N.B. Lo stesso importo spetterà nel caso in cui il nucleo viva in abitazione di proprietà e paghi annualmente un mutuo di 8.000 euro.  Anche in tale caso la quota B è ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma.

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Nel messaggio 1162 2019  del 20 marzo l'Istituto di previdenza comunica il rilascio di nuovi modelli di comunicazione   per la Gestione Agricola, nell’ambito delle applicazioni “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole” e “Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura”, disponibili sul sito internet dell’Istituto,  e  ricorda che le comunicazioni  dovranno essere trasmesse  solo tramite il canale “Comunicazione Bidirezionale”,  per consentire l’archiviazione delle informazioni  nel  fascicolo aziendale.

I nuovi modelli disponibili sono in particolare:

PAGAMENTO EFFETTUATO con cui il contribuente, a seguito del ricevimento di un avviso bonario, comunica all’Istituto l’avvenuto versamento del periodo contributivo richiesto .

RATEAZIONE

 Pagamento Prima Rata da utilizzare  per l’invio della copia del versamento della prima rata di una rateazione. Infatti il contribuente, dopo aver ricevuto la comunicazione di accoglimento della rateazione con il piano di ammortamento, è tenuto ad inviare entro 10 giorni dalla notifica la copia dell’avvenuto pagamento quale accettazione del piano stesso.

 Estinzione Anticipata nel caso  il contribuente intenda anticipare il versamento di un piano di ammortamento rateale già accordato.Nel caso in cui la Struttura territoriale non rilevi motivi ostativi al pagamento in unica soluzione del residuo dovuto, al richiedente sarà trasmessa la lettera contenente il calcolo del residuo dovuto e la data prevista per il pagamento. la trasmissione di queste tipologie  è possibile sia dal “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole” che dal “Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura”.

RETTIFICA DMAG invece  deve essere utilizzato nei casi in cui l’azienda abbia necessità di modificare, esclusivamente in diminuzione, il calcolo contributivo ricevuto per un determinato periodo contributivo, a fronte del quale siano stati indicati dati errati . In particolare, la comunicazione può riguardare le seguenti motivazioni:-       errata compilazione del quadro dichiarazioni;-       errata indicazione part-time;-       errata indicazione Tipo Contratto;-       errata indicazione giornate/retribuzione; -       errata indicazione Tipo Ditta;-       errata indicazione zona tariffaria. Per ogni tipologia  è presente uno specifico modulo di dichiarazione da scaricare e allegare alla comunicazione  compilato non che l'istana per chiedere il ricalcolo . Tale tipologia di modello è presente esclusivamente nel “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”.

L'istituto ricorda anche che in entrambi i cassetti previdenziali è presente l’opzione di “Domande Telematiche”, che costituisce l’unica modalità di trasmissione delle istanze relative alla richiesta di rateazione, rimborso, compensazione contributiva, riemissione del modello “F24”, regolarizzazione spontanea, sospensione ed esonero contributivo (nel caso di calamità), riduzione delle sanzioni civili.

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Dal mese di aprile i datori di lavoro e gli intermediari dovranno porre più attenzione nella redazione delle comunicazioni online “unilav”, “var datori” e “unilav cong”, in quanto il campo “retribuzione/ compenso” dovrà essere valorizzato con precisione (per quanto possibile). Quest’ultimo, infatti, entra a far parte degli elementi che possono incidere sulla fruizione del reddito di cittadinanza (Rdc). Nella circolare Inps di ieri (43/2019) l’istituto di previdenza, infatti, precisa che, se uno o più componenti di un nucleo familiare a cui appartiene un soggetto che percepisce il Rdc, modifica il suo status e conseguentemente il suo reddito (per esempio perché viene assunto in un’azienda o la sua retribuzione viene aumentata), tale cambiamento incide sul reddito complessivo del nucleo nella misura dell’80%, a decorrere dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior reddito non è recepito nell’Isee per l’intera annualità. La modifica sopravvenuta deve essere comunicata utilizzando il modello “Rdc/ Pdc – Com Esteso”. Tuttavia, precisa l’Inps, nel contesto del rapporto di lavoro subordinato l’informazione è già contenuta nel modello di assunzione o di variazione che i datori di lavoro devono trasmettere  telematicamente all’Anpal. Per questo motivo, da aprile, le comunicazioni devono contenere l’informazione relativa alla retribuzione o al compenso. In realtà tale prescrizione è già contenuta nel vademecum “modelli e regole” per la redazione delle comunicazioni obbligatorie che per l’unilav prevede l’inserimento del compenso lordo annuo. Nei rapporti di apprendistato il campo va compilato con il dato relativo al primo anno di contratto. In caso di rapporto di tirocinio va inserito il compenso totale previsto (ma ai fini del Rdc i compensi da tirocinio non rilevano). Per tutte le tipologie di rapporto di lavoro (ad esempio il contratto di agenzia) per le quali è impossibile calcolare la retribuzione si utilizza il valore “zero”. Il valore “zero” può essere utilizzato anche nel caso di rapporti di tirocinio con soggetti che percepiscono assegni di sostegno al reddito. Sul punto va anche rilevato che i flussi che si trasmettono all’Anpal richiedono l’indicazione della retribuzione lorda annua e non del reddito di lavoro dipendente e quest’ultimo è rilevabile solo dopo aver sottratto la contribuzione obbligatoria. Peraltro, va evidenziato che tale dato valorizzato al momento dell’assunzione può subire variazioni senza che queste vengano nuovamente comunicate all’Anpal. Inoltre, il valore da inserire nel campo “retribuzione/compenso” del modello, in genere è la Ral (retribuzione annua lorda) che non include eventuali ulteriori elementi retributivi variabili quali, per esempio, bonus, straordinari eccetera. Probabilmente anche per questo motivo è previsto che, al fine di agevolare l’erogazione del reddito di cittadinanza, l’avvio del rapporto di lavoro dipendente e la misura del nuovo reddito debbano essere comunicati dall’interessato tramite l’apposito modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, inviato all’Inps tramite i Caf, entro trenta giorni dall’avvio dell’attività, pena la decadenza dal beneficio. Se l’attività lavorativa dipendente, comunicata in sede di presentazione della domanda di Rdc o in corso di erogazione, si estende all’anno solare successivo, va compilato un altro modello “Rdc/Pdc Com Esteso”, entro il mese di gennaio del nuovo anno, fino a quando i redditi non siano correntemente valorizzati nella dichiarazione Isee per l’intera annualità.

Fonte:IlSole24ore

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