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Dal  1° aprile 2019 le domande di assegno per il nucleo familiare dei lavoratori dipendenti di aziende  private  non agricole devono essere presentate direttamente all’INPS, esclusivamente in modalità telematica e non piu al proprio datore di lavoro come fatto finora con il modello “ANF/DIP” (SR16). Sarà attivato a questo fine  un nuovo servizio online sul sito dell'Istituto

Lo comunica l'INPS con la circolare 45 del 22 marzo 2019 precisando che in questo modo viene garantita una maggiore correttezza del calcolo dell’importo spettante e  anche una migliore aderenza alla normativa in materia di protezione dei dati personali.

Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro sulla base delle istruzioni  dettagliate nella circolare

Le domande presentate in via telematica all’INPS, a decorrere dal 1° aprile 2019, saranno istruite dall’Istituto che individuerà gli importi giornalieri e mensili  sulla base  del nucleo familiare e del reddito  degli anni precedenti. Al cittadino richiedente saranno inviati solo  gli eventuali provvedimenti di  rigetto delle domande .

L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.

In caso di variazioni  che comportino un aumento dei livelli di reddito familiare, il lavoratore interessato deve  invece presentare la domanda  telematica di variazione utilizzando ancora la procedura “ANF DIP”.

Resta comunque l'obbligo di richiesta di autorizzazione tramite l’attuale procedura telematica “Autorizzazione ANF”, corredata della documentazione necessaria , nei casi previsti ossia:

figli ed equiparati di coniugi/parte di unione civile legalmente separati o divorziati/sciolti da unione civile, o in stato di abbandono;

figli propri o del coniuge/parte di unione civile, riconosciuti da entrambi i genitori, nati prima del matrimonio;

figli del coniuge/parte di unione civile nati da precedente matrimonio;

fratelli sorelle e nipoti orfani di entrambi i genitori e non aventi diritto a pensione di reversibilità;

nipoti in linea retta a carico dell’ascendente (nonno/a);

familiari minorenni con persistente difficoltà a svolgere funzioni o compiti propri della loro età;

familiari maggiorenni  con assoluta e permanente impossibilità a svolgere proficuo lavoro;

minori in accasamento etero-familiare;

familiari di cittadino italiano, comunitario, straniero di stato convenzionato, che siano residenti all’estero;

figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di "nuclei numerosi", cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni.

In caso di accoglimento, la procedura partirà automaticamente e il cittadino richiedente non riceverà  il provvedimento di autorizzazione (modello “ANF43”),  ma solo eventualmente quello di  rigetto (modello “ANF58”).

Le nuove modalità di presentazione della domanda sono le seguenti:

La domanda di assegno per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via telematica, mediante uno dei seguenti canali:

WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;

Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

La presentazione della domanda per lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato agricolo invece resta invariata  ( modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo

In caso di domanda di assegno per il nucleo familiare da parte di lavoratori di DITTE CESSATE O FALLITE , la prestazione familiare viene erogata direttamente dall’Istituto. La relativa domanda telematica  deve essere presentata all’Istituto, attraverso i canali telematici già indicati in precedenza  al seguente percorso: “Invio OnLine di domande di prestazioni a sostegno del reddito” > “Funzione ANF Ditte cessate e Fallite”;oppure tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN.

Per i DATORI DI LAVORO :  dal 1° aprile 2019 gi importi calcolati dall’Istituto  Saranno messi a disposizione del datore di lavoro, che potrà prenderne visione attraverso una specifica utility,  nel Cassetto previdenziale aziendale, con specifica indicazione del codice fiscale del lavoratore ed eventualmente di quello del richiedente, qualora i due soggetti non coincidano (ad esempio nel caso di madre separata senza posizione tutelata, che chiede la prestazione sulla posizione lavorativa dell’altro genitore).

Sulla base degli importi teoricamente spettanti comunicati dall’Istituto, il datore di lavoro dovrà calcolare l’importo effettivamente spettante al richiedente, in relazione alla tipologia di contratto sottoscritto e alla presenza/assenza del lavoratore nel periodo . La somma corrisposta mensilmente non potrà comunque eccedere quella mensile indicata dall’Istituto. Il datore di lavoro erogherà gli importi per la prestazione familiare con le consuete modalità, unitamente alla retribuzione mensile, e provvederà al relativo conguaglio con le denunce mensili.

Qualora il lavoratore abbia richiesto assegni per il nucleo familiare arretrati, il datore di lavoro potrà pagare al lavoratore e conguagliare attraverso il sistema Uniemens esclusivamente gli assegni relativi ai periodi di paga durante i quali il lavoratore è stato alle sue dipendenze. Pertanto, le prestazioni familiari relative ad anni precedenti, per periodi lavorativi alle dipendenze di un datore di lavoro diverso da quello attuale, dovranno essere liquidate dal datore di lavoro presso cui il lavoratore prestava la propria attività lavorativa nel periodo richiesto.

PERIODO TRANSITORIO:  L'INPS precisa che  fra il 1° aprile 2019 e il 30 giugno 2019, i datori di lavoro potranno erogare le prestazioni di assegno per il nucleo familiare, e procedere al relativo conguaglio, sulla base sia di domande cartacee presentate dal lavoratore al datore di lavoro entro e non oltre il 31 marzo 2019, sia di domande telematiche presentate all’INPS dal 1° aprile 2019.

Dopo il 30 giugno 2019  non sarà più possibile effettuare conguagli per assegni per il nucleo familiare che non siano stati richiesti con le nuove modalità telematiche.

Le nuove modalità di compilazione del flusso Uniemens nei casi di conguaglio di assegni per il nucleo familiare arretrati e sulle caratteristiche della nuova applicazione telematica saranno oggetto di un successivo messaggio .

Pubblicato in CAF Fenapi

L'Inps ha emanato ieri la circolare di istruzioni sul Reddito di Cittadinanza n. 43 2019  con i modelli di richiesta già pubblicati peraltro dal Ministero del lavoro. La pubblicazione giunge molto in ritardo rispetto all'inizio della campagna di richiesta tanto che si ipotizzava ormai che l'istituto attendesse la sistemazione definitiva della disciplina che è in corso di modifica nella conversione   in legge prevista  in Parlamento  entro fine  mese.

La circolare ripercorre le caratteristiche e le modalità di richiesta del Reddito e della pensione di cittadinanza per i cittadini over 67 e i requisiti  ci cittadinanza , residenza soggiorno reddituali e patrimoniali necessari per l'accesso .

"Il Rdc è una misura di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, destinata a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura, attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.

Il Reddito di cittadinanza assume la denominazione di Pensione di cittadinanza (d’ora in poi Pdc) quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane, concessa ai nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore ai 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni".

Viene specificato che se il nucleo è già beneficiario del Rdc, la Pensione  decorre, senza la necessità di presentare una nuova domanda, dal mese successivo a quello del compimento del sessantasettesimo anno del componente del nucleo più giovane, come adeguato ai sensi della normativa sull’aspettativa di vita.

Il beneficio è condizionato alla dichiarazione, da parte dei componenti maggiorenni del nucleo familiare, di immediata disponibilità al lavoro, nonché all'adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale,

Vengono forniti inoltre numerosi esempi   che riportiamo:

ESEMPI DI CALCOLO DEL PATRIMONIO FAMILIARE

Esempio 1: nucleo familiare composto da 4 soggetti senza figli, il valore massimo del patrimonio mobiliare per accedere al beneficio Rdc/Pdc è pari a 10.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*3)] = 12.000, ridotto a 10.000 euro in applicazione del massimale previsto dalla norma

Esempio 2: nucleo familiare di 5 soggetti di cui 3 figli, il valore massimo del patrimonio mobiliare è pari a 11.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*4)] = 14.000 euro, ridotto a 10.000 euro, incrementato di 1.000 euro per il terzo figlio

Esempio 3: nucleo familiare di 5 soggetti di cui 3 figli e 2 disabili, il valore massimo del patrimonio mobiliare è pari a 21.000 euro, così calcolato: [6.000+(2.000*4)] = 14.000 euro, ridotto a 10.000 euro, incrementato di 1.000 euro (per il terzo figlio che è anche disabile) e 10.000 euro (per 2 componenti disabili).

 

ESEMPI DI CALCOLO DELLA SOGLIA MASSIMA DI REDDITO FAMILIARE

Esempio 1: nucleo familiare di 3 componenti (2 maggiorenni e 1 minorenne) in abitazione non in locazione, la s.e. è pari a 1,6. Conseguentemente, il valore massimo di reddito familiare per poter accedere al Rdc è pari a 9.600 euro ed è ottenuto moltiplicando la soglia pari a 6.000 euro per il predetto parametro della s.e.: 6.000*1,6=9.600 euro

Esempio 2: nucleo familiare di 2 soggetti di età pari o superiore a 67 anni, in abitazione non in locazione, il paramento della s.e. è pari a 1,4. Il valore massimo di reddito familiare per poter accedere alla Pdc è pari a 10.584 euro ed è ottenuto moltiplicando la soglia pari a 7.560 euro per il predetto parametro della s.e.: 7.560*1,4=10.584 euro

Esempio 3: In caso di residenza in abitazioni in locazione, per un nucleo familiare di 2 soggetti maggiorenni, s.e. 1,4, il valore massimo di reddito familiare per accedere al Rdc/Pdc è pari a 13.104 euro, ottenuto moltiplicando la soglia pari a 9.360 euro per la predetta s.e. 9.360*1,4=13.104 euro

 

ESEMPI DI CALCOLO DELL'IMPORTO DEL RDC

Ipotesi A): Nucleo familiare composto da 2 maggiorenni e 1 minorenne in possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc e una scala di equivalenza (s.e.) pari a 1,6.

Caso 1. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà, senza pagare mutuo, e possiede un reddito di 4.530 euro. A tale nucleo spetta solo la quota A, calcolata come differenza tra la soglia di 6.000 euro, moltiplicata per la s.e., e il reddito familiare.

QUOTA A [(6.000*1,6) – 4.530] = 5.070 euro annui, pari a 422 euro mensili.

Caso 2. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà con un mutuo annuo di 8.000 euro e possiedeun reddito di 4.530 euro. A tale nucleo spetta oltre la quota A anche la quota B, ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma per il mutuo.

QUOTA A = 5.070 euro annui, pari a 422 euro mensili

QUOTA B = 1.800 euro annui, pari a 150 euro mensili

TOTALE = 6.870 euro annui, pari a 572 euro mensili

Caso 3. Il nucleo vive in abitazione in locazione con un canone annuo di 3.000 euro e possiede un reddito familiare pari a 13.000 euro. A tale nucleo non spetta la quota A, in quanto il reddito è superiore a 9.600 euro (6.000*1,6), ma solo la quota B.

QUOTA B = 3.000 euro annui, pari a 250 euro mensili

Ipotesi B) il Nucleo familiare, composto da 1 solo soggetto in possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc e reddito di 5.900 euro (s.e. pari a 1), vive in abitazione di proprietà senza pagare il mutuo.A tale nucleo spetta solo la quota A che sarebbe pari 100 euro annui, calcolata come differenza tra la soglia di 6.000 euro e il reddito. Tuttavia, la norma prevede che il beneficio annuo non può essere inferiore a 480 euro annui.

 

Esempio di calcolo della Pdc

Nucleo familiare composto da 2 adulti di 67 anni in possesso dei requisiti per l’accesso alla Pdc e un reddito familiare di 4.000 euro (s.e. 1,4).

Caso 1. Il nucleo familiare vive in abitazione di proprietà, senza pagare mutuo. A tale nucleo spetta solo la quota A, calcolata come differenza tra la soglia di 7.560 euro, moltiplicata per la scala di equivalenza, e il reddito familiare.

QUOTA A [(7.560*1,4) – 4.000] = 6.584 euro annui, pari a 548 euro mensili.

Caso 2. Il nucleo familiare vive in abitazione in locazione, con un canone annuale di 2.000 euro. A tale nucleo spetta la quota A e la quota B, quest’ultima ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma in caso di locazione.

QUOTA A = 6.584 euro annui, pari a 548 euro mensili

QUOTA B = 1.800 euro annui, pari a 150 euro mensili

 TOTALE = 8.384 euro annui, pari a 698 euro mensili

N.B. Lo stesso importo spetterà nel caso in cui il nucleo viva in abitazione di proprietà e paghi annualmente un mutuo di 8.000 euro.  Anche in tale caso la quota B è ridotta al massimale di 1.800 euro previsto dalla norma.

Pubblicato in CAF Fenapi

Nel messaggio 1162 2019  del 20 marzo l'Istituto di previdenza comunica il rilascio di nuovi modelli di comunicazione   per la Gestione Agricola, nell’ambito delle applicazioni “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole” e “Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura”, disponibili sul sito internet dell’Istituto,  e  ricorda che le comunicazioni  dovranno essere trasmesse  solo tramite il canale “Comunicazione Bidirezionale”,  per consentire l’archiviazione delle informazioni  nel  fascicolo aziendale.

I nuovi modelli disponibili sono in particolare:

PAGAMENTO EFFETTUATO con cui il contribuente, a seguito del ricevimento di un avviso bonario, comunica all’Istituto l’avvenuto versamento del periodo contributivo richiesto .

RATEAZIONE

 Pagamento Prima Rata da utilizzare  per l’invio della copia del versamento della prima rata di una rateazione. Infatti il contribuente, dopo aver ricevuto la comunicazione di accoglimento della rateazione con il piano di ammortamento, è tenuto ad inviare entro 10 giorni dalla notifica la copia dell’avvenuto pagamento quale accettazione del piano stesso.

 Estinzione Anticipata nel caso  il contribuente intenda anticipare il versamento di un piano di ammortamento rateale già accordato.Nel caso in cui la Struttura territoriale non rilevi motivi ostativi al pagamento in unica soluzione del residuo dovuto, al richiedente sarà trasmessa la lettera contenente il calcolo del residuo dovuto e la data prevista per il pagamento. la trasmissione di queste tipologie  è possibile sia dal “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole” che dal “Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura”.

RETTIFICA DMAG invece  deve essere utilizzato nei casi in cui l’azienda abbia necessità di modificare, esclusivamente in diminuzione, il calcolo contributivo ricevuto per un determinato periodo contributivo, a fronte del quale siano stati indicati dati errati . In particolare, la comunicazione può riguardare le seguenti motivazioni:-       errata compilazione del quadro dichiarazioni;-       errata indicazione part-time;-       errata indicazione Tipo Contratto;-       errata indicazione giornate/retribuzione; -       errata indicazione Tipo Ditta;-       errata indicazione zona tariffaria. Per ogni tipologia  è presente uno specifico modulo di dichiarazione da scaricare e allegare alla comunicazione  compilato non che l'istana per chiedere il ricalcolo . Tale tipologia di modello è presente esclusivamente nel “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”.

L'istituto ricorda anche che in entrambi i cassetti previdenziali è presente l’opzione di “Domande Telematiche”, che costituisce l’unica modalità di trasmissione delle istanze relative alla richiesta di rateazione, rimborso, compensazione contributiva, riemissione del modello “F24”, regolarizzazione spontanea, sospensione ed esonero contributivo (nel caso di calamità), riduzione delle sanzioni civili.

Pubblicato in CAA Fenapi

Dal mese di aprile i datori di lavoro e gli intermediari dovranno porre più attenzione nella redazione delle comunicazioni online “unilav”, “var datori” e “unilav cong”, in quanto il campo “retribuzione/ compenso” dovrà essere valorizzato con precisione (per quanto possibile). Quest’ultimo, infatti, entra a far parte degli elementi che possono incidere sulla fruizione del reddito di cittadinanza (Rdc). Nella circolare Inps di ieri (43/2019) l’istituto di previdenza, infatti, precisa che, se uno o più componenti di un nucleo familiare a cui appartiene un soggetto che percepisce il Rdc, modifica il suo status e conseguentemente il suo reddito (per esempio perché viene assunto in un’azienda o la sua retribuzione viene aumentata), tale cambiamento incide sul reddito complessivo del nucleo nella misura dell’80%, a decorrere dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior reddito non è recepito nell’Isee per l’intera annualità. La modifica sopravvenuta deve essere comunicata utilizzando il modello “Rdc/ Pdc – Com Esteso”. Tuttavia, precisa l’Inps, nel contesto del rapporto di lavoro subordinato l’informazione è già contenuta nel modello di assunzione o di variazione che i datori di lavoro devono trasmettere  telematicamente all’Anpal. Per questo motivo, da aprile, le comunicazioni devono contenere l’informazione relativa alla retribuzione o al compenso. In realtà tale prescrizione è già contenuta nel vademecum “modelli e regole” per la redazione delle comunicazioni obbligatorie che per l’unilav prevede l’inserimento del compenso lordo annuo. Nei rapporti di apprendistato il campo va compilato con il dato relativo al primo anno di contratto. In caso di rapporto di tirocinio va inserito il compenso totale previsto (ma ai fini del Rdc i compensi da tirocinio non rilevano). Per tutte le tipologie di rapporto di lavoro (ad esempio il contratto di agenzia) per le quali è impossibile calcolare la retribuzione si utilizza il valore “zero”. Il valore “zero” può essere utilizzato anche nel caso di rapporti di tirocinio con soggetti che percepiscono assegni di sostegno al reddito. Sul punto va anche rilevato che i flussi che si trasmettono all’Anpal richiedono l’indicazione della retribuzione lorda annua e non del reddito di lavoro dipendente e quest’ultimo è rilevabile solo dopo aver sottratto la contribuzione obbligatoria. Peraltro, va evidenziato che tale dato valorizzato al momento dell’assunzione può subire variazioni senza che queste vengano nuovamente comunicate all’Anpal. Inoltre, il valore da inserire nel campo “retribuzione/compenso” del modello, in genere è la Ral (retribuzione annua lorda) che non include eventuali ulteriori elementi retributivi variabili quali, per esempio, bonus, straordinari eccetera. Probabilmente anche per questo motivo è previsto che, al fine di agevolare l’erogazione del reddito di cittadinanza, l’avvio del rapporto di lavoro dipendente e la misura del nuovo reddito debbano essere comunicati dall’interessato tramite l’apposito modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, inviato all’Inps tramite i Caf, entro trenta giorni dall’avvio dell’attività, pena la decadenza dal beneficio. Se l’attività lavorativa dipendente, comunicata in sede di presentazione della domanda di Rdc o in corso di erogazione, si estende all’anno solare successivo, va compilato un altro modello “Rdc/Pdc Com Esteso”, entro il mese di gennaio del nuovo anno, fino a quando i redditi non siano correntemente valorizzati nella dichiarazione Isee per l’intera annualità.

Fonte:IlSole24ore

Pubblicato in CAF Fenapi

La Certificazione Unica ( CU) 2019 relativa ai redditi percepiti nel 2018 è disponibile per chi ha INPS come sostituto di imposta.

Per ottenere il modello CU, necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi, occorre accedere con le proprie credenziali (SPID o codice fiscale e PIN o CNS) al servizio online dedicato.

Il servizio consente di visualizzare, scaricare e stampare il modello della CU 2019. I pensionati possono utilizzare anche il servizio Cedolino della pensione. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate, invece, tramite il servizio Fascicolo Previdenziale del cittadino.

È possibile ottenere la Certificazione Unica anche tramite posta elettronica certificata (PEC) con la richiesta che va trasmessa all’indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. completa di copia del documento di identità del richiedente. La Certificazione Unica sarà inviata alla casella PEC utilizzata per la richiesta.

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L’INPS ha pubblicato, in data 11 marzo 2019, un comunicato stampa con il quale fornisce precisazioni  sulle domande di pensione del personale scolastico che ha  maturato i requisiti per il pensionamento rassicurando che la decorrenza prevista per il 1 settembre non sarà posticipata in nessun caso.  Questo il testo del comunicato stampa:

"L’Istituto ha predisposto una serie di importanti iniziative organizzative e procedurali per fronteggiare l’eccezionale carico di lavoro generato dalla riforma pensionistica del Decreto Legge 4 del 2019, che affianca una serie di importanti novità già previste dalla Legge di bilancio per l’anno 2019.

In particolare, per il personale scolastico l’Istituto ha avviato, in costante collaborazione col MIUR, attività dedicate di normalizzazione delle posizioni assicurative, con l’ausilio anche di una specifica struttura di progetto nazionale. La proficua collaborazione ha portato, da un lato, alla condivisione di atti di indirizzo adottati dal Ministero per il potenziamento degli strumenti per lo scambio dei dati tra l’Inps e gli Uffici scolastici territoriali e le istituzioni scolastiche e, dall’altro, all’individuazione di una precisa tempistica per le attività di sistemazione dei dati da parte delle Strutture scolastiche per consentire all’INPS la verifica del diritto a pensione e la successiva liquidazione alla decorrenza prestabilita. Nell’ambito di tale collaborazione, già dal 2018 sono in corso appositi incontri formativi con le Strutture territoriali del Ministero, finalizzati ad agevolare il corretto utilizzo degli applicativi per lo scambio delle informazioni contributive.

In particolare, è destituita di ogni fondamento la notizia secondo cui si rischierebbe uno slittamento dei tempi che potrebbe far «saltare»la finestra d’uscita del 1° settembre 2019 a disposizione del personale scolastico per cui, pur avendo i requisiti quest’anno, di fatto ci si potrebbe pensionare solo nel settembre del 2020: chi ha conseguito il diritto alla pensione anticipata nei termini di legge sarà collocato in pensione dal 1° settembre prossimo.

Si coglie l’occasione per precisare che, a seguito della fusione di Inpdap in Inps, l’intero patrimonio informativo dell’Inpdap è stato trasferito negli archivi Inps ed è gestito attualmente dall’Inps. Le carenze informative sulle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici sono legate alla peculiare carriera lavorativa che caratterizza questa categoria di lavoratori ed ai meccanismi di gestione delle loro posizioni assicurative, ma non hanno impedito e non impediscono la corretta liquidazione della pensione.

Pubblicato in Patronato INAPI

Chi può iscriversi al fondo Inps casalinghe, quanti contributi si pagano, a quanto ammonta la pensione e quando viene liquidata.

Sei un casalingo o una casalinga, o comunque non sei occupato, non stai versando i contributi previdenziali volontari all’Inps e non hai diritto all’accredito di contributi figurativi? Forse non sai che, per integrare la tua pensione, o comunque per garantirti una rendita nel caso tu non abbia mai versato contributi, puoi iscriverti al fondo pensione delle casalinghe. Chi è iscritto al fondo casalinghe, difatti, può ottenere la pensione anche a 57 anni di età, e con soli 5 anni di contributi. Fai attenzione, però, l’Inps non regala mai nulla: la pensione liquidata dal fondo casalinghe dipende esclusivamente dai contributi versati, in quanto è calcolata col sistema contributivo e non è integrata al minimo. Se vuoi una pensione che ti garantisca un reddito dignitoso, dovrai effettuare dei versamenti ingenti, non ti basterà certamente il versamento minimo mensile pari a 25,82 euro. Inoltre, devi sapere che i contributi versati al fondo casalinghe non possono essere ricongiunti, cumulati e totalizzati alla contribuzione presente in altre gestioni previdenziali. Detto questo, l’iscrizione al fondo casalinghe può comunque costituire un’alternativa alla previdenza complementare, in quanto non comporta particolari vincoli per gli iscritti, che non sono obbligati ad effettuare versamenti tutti i mesi. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione casalinghe: cos’è e come funziona, quando viene liquidata, come si calcola.

Per potersi iscrivere al Fondo casalinghe è necessario soddisfare le seguenti condizioni:

età tra i 16 e i 65 anni;

svolgimento di un’attività dedita alla cura della famiglia e connessa con le proprie responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione;

non essere titolari di una pensione diretta (cioè di una pensione che non sia di reversibilità);

non avere rapporti di lavoro dipendente o autonomo per i quali si sia obbligati a iscriversi ad un altro ente o cassa previdenziale, a meno che non sia un’attività part time con uno stipendio così basso da ridurre le settimane utili alla pensione (in pratica la paga settimanale deve risultare inferiore a 205 euro circa).

Una volta iscritti al fondo casalinghe, non si è obbligati a versare un minimo di contributi; tuttavia, perché risulti accreditato almeno un mese di contributi, è necessario versare almeno 25,82 euro, mentre, perché sia accreditato tutto l’anno, bisogna versare all’Inps 310 euro. Se si versa di meno, saranno accreditati i soli mesi corrispondenti alla cifra versata: ad esempio, se si versano 150 euro, l’Inps accredita 5 mesi di contributi utili alla pensione.

Se in un anno si versano più di 310 euro, i contributi non possono essere “spalmati” in anni diversi, anche se non interamente coperti, ma servono soltanto ad aumentare la misura dell’assegno di pensione.

A quale età si ottiene la pensione nel fondo casalinghe?

Nel fondo casalinghe è possibile ottenere la pensione a 57 anni, ma soltanto se l’assegno supera 549,59 euro mensili, cioè 1,2 volte l’assegno sociale (che per il 2019 ammonta a 457,99 euro). In caso contrario, cioè se la rendita mensile a cui si ha diritto risulta più bassa, bisogna aspettare i 65 anni per ottenere la pensione; una volta compiuti i 65 anni, è possibile ricevere la pensione dal fondo Inps casalinghe senza dover rispettare alcuna soglia minima di reddito.

Per ottenere la pensione nel fondo casalinghe sono necessari almeno 5 anni, cioè 60 mesi, di contributi.

Come si calcola la pensione nel fondo casalinghe?

Il calcolo della pensione, sia per la pensione anticipata casalinghe a 57 anni che per quella a 65 anni, viene effettuato col sistema contributivo, che si basa sui versamenti accantonati, rivalutati e convertiti in assegno da un coefficiente di trasformazione.

In pratica, per calcolare la pensione casalinghe bisogna:

rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero in base all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;

sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;

moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età;

si ottiene così la pensione casalinghe spettante nell’anno.

I coefficienti di trasformazione della somma dei contributi in pensione, che variano con l’età, per il fondo casalinghe sono:

4,90, per chi si pensiona a 57 anni;

5,05 per chi si pensiona a 58 anni;

5,20 per chi si pensiona a 59 anni;

5,37 per chi si pensiona a 60 anni;

5,54 per chi si pensiona a 61 anni;

5,73 per chi si pensiona a 62anni;

5,93 per chi si pensiona a 63 anni;

6,14 per chi si pensiona a 64 anni;

6,36 per chi si pensiona a 65 anni.

Esempio di calcolo pensione fondo casalinghe

Facciamo un esempio di calcolo per capire meglio a quanto ammonta la pensione casalinghe:

 

Maria, casalinga, ha un montante contributivo (cioè la cifra che corrisponde alla somma dei contributi versati, rivalutati) pari a 15mila euro;

Ottiene la pensione a 65 anni;

la sua pensione sarà pari a 15000 x 6,36%, cioè a 954 euro annui, pari a circa 73 euro mensili.

La pensione casalinghe si può integrare al minimo?

La pensione casalinghe non è integrabile al minimo e non è soggetta a perequazione, cioè agli adeguamenti periodici all’inflazione. Può però essere cumulata con l’assegno sociale. Ricordiamo, infatti, che l’assegno sociale spetta, in misura ridotta:

ai non coniugati con reddito sino a 5.889 euro annui;

ai coniugati con reddito sino a 11.778 euro annui (in questo caso si deve però sommare il reddito del coniuge).

I contributi del fondo casalinghe si possono sommare agli altri contributi?

Come abbiamo anticipato, il fondo casalinghe non è ricongiungibile a nessun altro fondo di previdenza, né cumulabile o totalizzabile. In buona sostanza, per calcolare la pensione casalinghe si possono contare solo i contributi presenti nel fondo casalinghe, e i contributi accantonati nel fondo casalinghe non possono essere sommati o riuniti con quelli di altre gestioni previdenziali.

Fonte: www.laleggepertutti.it

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L'inps ha comunicato ieri con una serie di messaggi l'implementazione di nuove funzionalità e applicativi on line per gli utenti che possono accedere tramite PIN INPS, SPID o CNS (Carta nazionale dei servizi). In particolare :

 Nel Messaggio n. 1038 si illustra rilascio di una nuova versione dell'applicativo per  la “Quantificazione” e la “Simulazione” del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici. Il primo permette la certificazione del calcolo del TFS maturato alla data di cessazione dal servizio allo scopo di consentire la cessione, in parte o in tutto, dell’importo del TFS ad un cessionario. Il secondo , invece, è puramente indicativo, non ha alcun valore di certificazione e non costituisce per l’Istituto alcun impegno ai fini dell’erogazione di una eventuale prestazione. Il servizio online è disponibile nel sito istituzionale www.inps.it. Dopo l’accesso al Portale INPS è possibile selezionare dal menù “Prestazioni e Servizi” la voce “Tutte le Prestazioni”, digitare nel campo “Testo libero” la parola chiave “TFS”, selezionare il tasto “Filtra” ed attivare la scheda prestazione “TFS – Quantificazione e Simulazione”.

Il  Messaggio n. 1036  riguarda invece una nuova versione per  le istanze telematiche per la quantificazione del TFR e per la dichiarazione dei beneficiari/eredi ai fini della liquidazione del TFR in caso di decesso del titolare. Il servizio online è raggiungibile   dal menù “Prestazioni e Servizi” la voce “Tutte le Prestazioni”, digitare nel campo “Testo libero” la parola chiave “TFR”, selezionare il tasto “Filtra” ed attivare la Scheda Prestazione “TFR – Quantificazione e Dichiarazione beneficiari/eredi”, che permetterà l’accesso ai servizi in oggetto.

Infine nel  Messaggio n. 1033 si comunica  che è già disponibile in formato telematico nel “Fascicolo previdenziale del cittadino”  il prospetto di liquidazione del trattamento di fine servizio, mentre  il  trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici  lo sarà  a decorrere dal 1° aprile 2019.

Pertanto, gli iscritti alla Gestione pubblica, ai quali è stato erogato il trattamento di fine servizio, nonché quelli cui sarà erogato a decorrere dal 1° aprile 2019 il trattamento di fine rapporto, potranno accedere direttamente al predetto documento dal portale INPS (www.inps.it), mediante l’utilizzo delle proprie credenziali (PIN INPS, credenziali SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale, CNS - Carta Nazionale dei Servizi).

Attenzione va posto sul fatto che  l’Istituto non provvederà più alla spedizione in formato cartaceo dei prospetti di liquidazione  . Questi documenti si ricorda sono resi disponibili contestualmente al pagamento della prestazione, e contengono tutti i dati giuridico-economici utilizzati dall’Istituto per l’elaborazione della prestazione stessa, nonché le relative informazioni riguardanti le modalità di pagamento.

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L'inps ha fornito alcune precisazioni sul riscatto agevolato della laurea nella circolare 36 2019 . Ricordiamo che il decreto legge su Reddito di cittadinanza e pensioni  ha previsto la possibilità di  riscattare gli anni di studio  per il conseguimento della laurea  per chi ha meno di 45 anni, versando una quota fissa di circa 5,200  euro  per ogni anno di studio.  L'agevolazione consente un risparmio di piu del 50% sul metodo di calcolo normalmente previsto per i lavoratori  occupati . La norma è stabile cioè non ha scadenza,   ma ha alcuni paletti per l'applicazione:

 è riservata a chi non ha ancora compiuto i 45 anni (nella conversione in legge si sta discutendo dell'innalzamento del limite o addirittura della sua eliminazione;

non sono agevolabili periodi  soggetti al metodo di calcolo pensionistico retributivo ma solo contributivo. Per i periodi a cavallo dei due sistemi si potrà agevolare solo la parte successiva al 1 gennaio 1996.

possono essere riscattati gli anni del corso di laurea e di dottorato di ricerca non coperto da contribuzione; se nello stesso periodo sono stati versati contributi obbligatori per motivi di lavoro il periodo non è riscattabile 

non è applicabile per la nuova pensione anticipata Quota 100.

Inoltre come per le altre forme di riscatto della laurea il massimo di annualità riscattabili è quello definito dal corso legale degli studi (ad es. 5 per giurisprudenza) e non quelli effettivamente utilizzati.

Il costo del riscatto agevolato è calcolato con le  stesse modalità  di quello destinato oggi solo agli inoccupati: moltiplicando l’aliquota  contributiva Ivs vigente (33%) per il reddito minimo soggetto a imposizione della Gestione Inps di artigiani e commercianti.

La circolare  ha precisato che:

-       l’importo retributivo di riferimento è rapportato al periodo oggetto di riscatto ed è attribuito temporalmente e proporzionalmente ai periodi medesimi. Il contributo è rivalutato secondo le regole del sistema contributivo, con riferimento alla data della domanda.

 

 -        se il riscatto del corso di studi è già definito con l’integrale pagamento dell’onere dovuto, non si può chiedere la rideterminazione dell’onere in base ad una modalità alternativa;

-        se è iniziato il pagamento rateale, si potrà interrompere lo stesso, ottenere l’accredito del periodo corrispondente alla quota versata del capitale come già determinato e presentare - per il periodo del corso di studi residuo - nuova domanda di riscatto il cui onere potrà essere determinato, a richiesta, con il criterio alternativo;

 

-        se il riscatto non si è ancora perfezionato con l’accettazione dell’onere si potrà ritirare la domanda in questione e proporne una successiva, con la consapevolezza che i criteri di calcolo dell’onere terranno conto della nuova data di presentazione della domanda.

 Le domande di riscatto del corso universitario di studi in forma agevolata possono  essere presentate  sul sito INPS secondo le modalità già in uso (utilizzando il PIN INPS o l'identità SPID o CNS).

Pubblicato in CAF Fenapi

L’Istituto, con la circolare INPS 7 marzo 2019, n. 37, informa che l’aliquota contributiva applicata, per il 2019, alle aziende agricole che impiegano operai a tempo indeterminato, determinato e assimilati è fissata nella misura complessiva del 29,10%, di cui l’8,84% a carico del lavoratore.

Per le aziende agricole con processi produttivi di tipo industriale, anche per il 2019 l’aliquota contributiva dovuta al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) resta al 32,30%, di cui l’8,84% a carico del lavoratore.

Restano invariate, infine, le aliquote contributive INAIL per gli operai agricoli dipendenti e le agevolazioni previste per zone tariffarie nel settore agricolo.

Ai fini del versamento della contribuzione, si richiamano le disposizioni in materia di minimali e massimali di legge.

Pubblicato in CAA Fenapi
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