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Il Decreto Legge n.119 del 2019 inerente la Pace fiscale, convertito in Legge n.136 del 2018, ha previsto uno stralcio dei debiti per importi fino a 1.000 euro affidati agli agenti della riscossione. Il mini condono opera, o “dovrebbe” operare in automatico, ovvero, senza la necessità da parte del contribuente di dover presentare alcuna domanda di adesione allo stralcio.

Rientrano in questa ipotesi i debiti di singolo importo fino a 1.000 euro, notificati tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, comprensivi di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni.

L’annullamento dei debiti decorre dalla data del 31 dicembre 2018 e riguarda tutte le imposte e i tributi, anche di carattere locale, ivi comprese le multe stradali e i bolli, fatta eccezione per:

le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;

i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;

le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;

l’Imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione.

Viene precisato che le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto restano definitivamente acquisite dall’agente di riscossione, diversamente, le somme versate a partire dalla data di entrata in vigore del decreto saranno imputate ad altri debiti eventualmente in essere e, in mancanza di debiti scaduti o in scadenza, le somme versate, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto, saranno oggetto di rimborso... prosegue su 

https://www.fiscal-focus.it/lavoro/quotidiano-lavoro/articoli-lavoro/condono-cartelle-fino-a-1000-euro-l-inps-dice-no,3,104978

 

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

Alla fine spunta il colpo di spugna sul condono fiscale. «Scompare la dichiarazione integrativa, quindi sarà possibile regolarizzare solo il dichiarato» esultano a tarda sera dal M5S. Si è appena concluso il vertice di Palazzo Chigi proprio sul decreto fiscale. I grillini fanno sapere che il correttivo sarà introdotto in un emendamento al testo già all’esame del Senato. La Lega non si oppone. «Pieno accordo, ma restano le misure della pace fiscale», come la rottamazione delle cartelle, si affrettano a far sapere. Ma il condono vero e proprio scompare, dal momento che non si potrà più presentare la dichiarazione integrativa sulle somme non denunciate al fisco. Nella manovra era infatti possibile pagare solo il 20% per le somme non dichiarate fino a 100 mila euro, e per 4 anni. In compenso scompare la norma che prevedeva il carcere per gli evasori, rinviata ad altro provvedimento. A Palazzo Chigi si decide inoltre di inserire nel testo anche la possibilità di correggere gli errori formali delle dichiarazioni dei reddito con 200 euro per ogni anno. E ancora, la detassazione delle sigarette elettroniche, la reintroduzione del bonus bebé, la tassazione dei money transfer dell’1,5 per cento. Questa volta la spunta il Movimento. È solo l’ultimo capitolo di una guerriglia interna al governo che non conosce tregua. L’unica cosa su cui Luigi Di Maio e Matteo Salvini cercano di non litigare sono i Servizi segreti. Per evitare di trascinare perfino l’intelligence in questa campagna, Palazzo Chigi avrebbe preso la decisione politica di congelare gli attuali vertici fino al marzo del 2019. Ovvero fino alla scadenza naturale della proroga voluta da Paolo Gentiloni alla vigilia delle elezioni del 4 marzo. Durante il vertice di governo c’è molto da chiarire. E non solo sul risiko populista per le poltrone di Consob, Enac, Enav e Rai, le cui nomine saranno decise in un consiglio dei ministri ad hoc fissato per martedì prossimo. Il piatto forte della serata è il decreto fiscale e la modifica della riforma delle banche di credito cooperativo, quella voluta dal governo Renzi. I 5stelle con Fraccaro vogliono lo scudo anti spread per proteggere quegli istituti dalle oscillazioni del differenziale. Ma, avverte Tria durante la riunione, le coperture rischiano di essere insufficienti. L’ostacolo più preoccupante resta la manovra. Conte immaginava di poter spiegare le ragioni del suo governo a margine del consiglio Ue straordinario sulla Brexit del 25 novembre. Peccato che Bruxelles deciderà prima, entro il 21, se avviare la procedura contro Roma. E così Palazzo Chigi cerca di organizzare un bilaterale con il Presidente della Commissione per il 20. La tensione sui mercati non lascia dormire sonni tranquilli. Il duello Di Maio-Salvini fa il resto. In questo clima, la Lega non è più disposta a scommettere sui 5 anni di governo. Si naviga a vista.

Fonte: Repubblica

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