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Con messaggio n. 4253 l’Inps chiarisce il tema relativo all’ estensione per gli anni 2019 e 2020 dei benefici previdenziali derivanti dall’esposizione all’amianto previsti per i lavoratori di cui all’articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Articolo 13-ter del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123.

I benefici previdenziali derivanti dall’esposizione all’amianto previsti per i lavoratori di cui all’articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoinbentazione e bonifica, affetti da patologia asbesto-correlata derivante da esposizione all’amianto - sono riconosciuti anche per gli anni 2019 e 2020, per effetto delle disposizioni di cui all’articolo 13-ter del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123.

In particolare, il comma 1 del citato articolo 13-ter dispone che “all'articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le parole: "nel corso degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018" sono sostituite dalle seguenti: "nel corso degli anni 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020”.

Ne consegue che il beneficio della maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva, di cui all’articolo 1, comma 117, della legge n. 190 del 2014, trova applicazione anche per i trattamenti pensionistici aventi decorrenza nel corso degli anni 2019 e 2020.

Al riguardo, l’articolo 1, comma 275 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, prevede che ”per i lavoratori indicati all'articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le disposizioni ivi previste si applicano anche ai lavoratori che, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati in una gestione di previdenza diversa da quella dell'INPS derogando al disposto dell'articolo 1, comma 115, della citata legge n. 190 del 2014 e che non abbiano maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2015 e 2016”.

Pertanto, anche con riferimento a tale categoria di soggetti il predetto beneficio, di cui al citato comma 117, trova applicazione per i trattamenti pensionistici aventi decorrenza nel corso degli anni 2019 e 2020.

Per l’applicazione dei citati commi 117 e 275 si fa rinvio, rispettivamente, alle istruzioni diramate con le circolari n. 80/2015 e n. 154/2016.

Inoltre, il comma 2 del citato articolo 13-ter prevede che “all'articolo 1, comma 276, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, le parole: "2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018" sono sostituite dalle seguenti: "2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020" e le parole: "entro l'anno 2018" sono sostituite dalle seguenti: "entro l'anno 2020".

Ne consegue che il beneficio dell’accompagnamento alla quiescenza, di cui all’articolo 1, comma 276, della legge n. 208 del 2015, è riconosciuto fino all’anno 2020.

Per accedere al beneficio in argomento gli interessati devono presentare, entro e non oltre il 30 novembre 2018, apposita domanda telematica, tramite i seguenti consueti canali posti a disposizione dall’Istituto:

WEB, attraverso il servizio online dedicato, se in possesso di un codice PIN rilasciato dall’INPS, di una identità SPID o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) per l’accesso ai servizi telematizzati dell’Istituto;

Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di un codice PIN;

Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di un codice PIN.

Per le istruzioni applicative del citato comma 276 si rinvia ai messaggi n. 2769/2016 e n. 3329/2016.

Infine, il comma 3 del citato articolo 13-ter, dispone che “agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 0,5 milioni di euro per l'anno 2019, in 1,6 milioni di euro per l'anno 2020, in 2,1 milioni di euro per l'anno 2021, in 1,8 milioni di euro per l'anno 2022, in 1,1 milioni di euro per l'anno 2023, in 0,4 milioni di euro per l'anno 2024 e in 0,2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, e agli oneri derivanti dal comma 2, pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, si provvede, per l'anno 2019, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e, a decorrere dall'anno 2020, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 200, della medesima legge n. 190 del 2014”.

 

Pubblicato in Patronato INAPI

Lo scorso anno l’Istituto ha comunicato tutte le novità relative alle modalità di accertamento dell’esistenza in vita per il 2017, quale verifica necessaria per il pagamento delle prestazioni INPS a beneficiari residenti all'estero.

Nel messaggio 30 agosto 2017, n. 3378 sono descritti il servizio affidato a Citibank e le modalità di frazionamento, che comprendono anche la segmentazione per aree geografiche di residenza e di pagamento della platea dei pensionati interessati.

L’INPS, con il messaggio 2 novembre 2018, n. 4077, fornisce, inoltre, le istruzioni circa l’invio della prova dell’esistenza in vita e informa che Citibank ha avviato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione. All’interno dello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati necessari per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

Nella lettera è indicato che la restituzione del modulo di attestazione dell’esistenza in vita dovrà avvenire entro il 12 febbraio 2019; nel caso in cui l’accertamento non sia stato completato entro questo termine, il pagamento della rata di marzo 2019 sarà localizzato presso gli sportelli Western Union per la riscossione in contanti, che costituirà prova dell’esistenza in vita.

Per i pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’Istituto ha fornito a Citibank una lista di operatori dei Patronati autorizzati ad accedere al portale specificamente predisposto dalla stessa Citibank, con il fine di attestare telematicamente l’esistenza in vita.

L’Istituto ricorda, infine, che è attivo il Servizio Clienti della Banca a supporto di pensionati, operatori di Consolati, delegati e procuratori, per fornire assistenza riguardo alla procedura di attestazione dell’esistenza in vita con le seguenti modalità:

visitando la pagina web dedicata;

inviando un messaggio di posta elettronica all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ;

telefonando ad uno dei numeri telefonici indicati nella lettera esplicativa.

Pubblicato in CAF Fenapi

A seguito di notizie diffuse sul web circa le modalità di esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari, molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice “E” nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo.

INPS precisa, in primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo, ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare INPS 7 giugno 2016, n. 95 a cui si rinvia per ogni ulteriore dettaglio.

In secondo luogo, il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le “agevolazioni”, previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità. Le previsioni sono:

nel decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati:

-          patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

-          stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%;

nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017, n. 206 per i dipendenti pubblici:

-          patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

-          causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all'ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della “tabella A” allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella “tabella E” dello stesso decreto;

-          stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

In questa circoscritta casistica, la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo.

Per quanto riguarda il codice “E” indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, invece, si tratta di un codice a esclusivo uso interno riservato ai medici INPS durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime.

Si precisa, quindi, che qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione “Codice E” non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio.

Pubblicato in Patronato INAPI

Chi usufruisce della 104 per assistere un familiare disabile può svolgere anche una serie di commissioni fuori casa. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza numero 23891/2018 in cui è stata chiamata a pronunciarsi a proposito di un lavoratore, che era stato licenziato, per aver fatto la spesa "nell'orario di fruizione del permesso" e "che poi aveva portato a casa della madre, convivente con la sorella", entrambe disabili. In un'altra occasione nel corso di un'altra ora di permesso si era recato "in uno sportello Postamat e dal tabaccaio", ma anche in queste circostante, fanno notare gli Ermellini, ma "che dalla documentazione dal medesimo prodotta "è confermata l'esistenza di libretti di risparmio postale, intestati alla madre e alla sorella" e, quindi, "la plausibilità di operazioni svolte in favore delle stesse". Non solo ma anche nell'ultima circostanza, contestata dall'azienda, quella dell'incontro con un geometra sottolineano come lo avesse fatto per risolvere "problemi di infiltrazione nell'appartamento" delle due donne. La Suprema Corte ha infine "dato conto dell'insussistenza dell'addebito contestato al lavoratore attraverso la ricostruzione delle incombenze svolte" perché "l'assistenza" va intesa "in una eccezione più ampia".

Fonte: http://www.adnkronos.com

Pubblicato in Patronato INAPI

I lavoratori precoci che quest’anno vogliono approfittare dell’uscita anticipata (di un anno e dieci mesi se uomini e di soli 10 mesi se donne) e i dipendenti o gli autonomi che vogliono accedere all’Ape sociale dovranno presentare la loro domanda all’Inps tra il 1° maggio e il 30 giugno. È quanto hanno spiegato ieri ai sindacati i tecnici governativi impegnati nell’implementazione del “pacchetto previdenza” previsto nell’ultima legge di Bilancio. Le misure attuative, com’è noto, passano per tre decreti del presidente del Consiglio e un decreto ministeriale del Lavoro. Per il 2018 precoci e “apisti social” dovranno presentare invece domanda entro la fine del mese di marzo.

La finestra unica, che non è molto gradita ai sindacati, servirebbe per garantire il monitoraggio sui flussi di uscita innescati da questi due canali di anticipo che contano su finanziamenti, rispettivamente, per 360 e 300 milioni nel primo anno di applicazione. La spesa sarà gestita dall’Inps con un meccanismo a “rubinetto” su platee ipotizzate per circa 25mila lavoratori precoci e 35mila “apisti social”, sempre nel primo anno di applicazione.

«Restiamo impegnati a rispettare il debutto dei nuovi strumenti il 1° maggio - ha dichiarato al Sole 24 Ore Marco Leonardi, coordinatore delle policy unit di palazzo Chigi - e proprio per questo vogliamo restare in linea con i tetti di spesa e le platee previste nella norma. Allargare ora le maglie ci farebbe correre il rischio di una bocciatura dei Dpcm da parte del Consiglio di Stato e della Corte dei conti». I Dpcm, secondo la tabella di marcia del Governo, dovrebbero andare in Consiglio dei ministri entro la prossima settimana o al più tardi entro la successiva.

La posizione dell’Esecutivo tuttavia non ha convinto del tutto i sindacati, preoccupati sia di una interpretazione troppo restrittiva delle categorie di lavoratori che potranno accedere agli anticipi pensionistici, sia dei tempi di pubblicazione dei decreti. «Diciamolo con chiarezza - ha affermato Domenico Proietti, segretario confederale Uil - qui si sta rischiando di arrivare lunghi sulla scadenza di maggio, e anche sui settori non ci troviamo del tutto d’accordo, alcune categorie rischiano di essere penalizzate». Un punto di vista analogo a quello di Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl, secondo il quale «dobbiamo evitare che una interpretazione troppo restrittiva della Legge di bilancio finisca per limitare la portata innovativa dell’intesa del 28 settembre». Critica anche la Cgil che, pure, ha parlato di un incontro utile: «le risposte sono state su molti punti del tutto insufficienti. Bisogna approvare presto i decreti, su cui esprimeremo un giudizio compiuto» ha affermato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil.

Il prossimo tavolo di confronto è fissato per giovedì, alla presenza anche dei segretari generali e del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Si parlerà, oltre che di Ape, anche di “fase 2” con un occhio attento soprattutto al possibile taglio del cuneo fiscale e contributivo con l’eventuale attivazione di una pensione minima di garanzia per i lavoratori con carriere discontinue. «Giovedì apriremo anche un confronto sui temi della separazione della previdenza dall’assistenza e su quello dei diversi metodi di calcolo dell’aspettativa di vita a seconda delle mansioni lavorative» ha anticipato Leonardi. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare novità anche sulle convenzioni con Abi e Ania sui costi di finanziamenti de prestito per l’Ape volontaria.

 

Fonte: IlSole24ore (Davide Colombo e Marco Rogari)

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I congedi obbligatori per i padri lavoratori dipendenti, come disposto dall’art. 1, della legge n. 232 del 11 dicembre 2016, (c.d. legge di bilancio 2017) sono stati prorogati anche per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenute nell’anno solare 2017.

Il Messaggio 828 del 24 febbraio 2017 fornisce indicazioni sul congedo obbligatorio che è pari a due giorni da fruire, anche in via non continuativa, entro i cinque mesi di vita o dall’ingresso in famiglia o in Italia (in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale) del minore.

 

Il congedo facoltativo per i padri non è prorogato per l’anno 2017 e pertanto non potrà essere fruito né indennizzato da parte dell’Istituto.

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Al via con il 1° maggio il pensionamento anticipato su base volontaria.

Possono usufruire dell’APE i lavoratori con età minima di 63 anni e almeno 20 anni di contribuzione e perfezionamento dei requisiti per la pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi.

Ne consegue che l’anticipo ha una durata massima di 3 anni e 7 mesi.

Inoltre la pensione, certificata dall’INPS, dovrà essere di un importo pari o superiore a 703,00 euro lordi mensili che equivale ad 1,4 volte l’importo del trattamento minimo del F.P.L.D..

Il trattamento anticipato è praticamente un prestito finanziato da un Istituto bancario e coperto da una polizza assicurativa contro il rischio di premorienza. Infatti, il prestito dovrà essere restituito con trattenuta mensile sulla pensione diretta in 20 anni e in caso di decesso del titolare il debito accumulato nel periodo di percezione dell’APE non può avere ripercussioni sugli eredi o sulla eventuale pensione di reversibilità. Sarà, invece, la compagnia assicuratrice a rifondere il debito all’Istituto bancario che ha erogato il prestito.

Sarà l’INPS a stipulare convenzioni con gli Istituti bancari e assicurativi in accordo con i Ministeri competenti allo scopo di alleggerire i costi a carico dei lavoratori. La domanda di prestito deve essere inviata all’INPS unitamente alla domanda di pensione.L’APE non è soggetto ad imposizione fiscale.

E’ istituita, oltre all’APE volontaria, l’APE sociale che sarà a totale carico dello Stato.  Per questa prestazione oltre all’età sono previsti altri requisiti ed esattamente: importo pensione non superiore ad € 1.500, stato di disoccupazione con prestazione integralmente percepita ed esaurita da almeno 3 mesi, lavoratori che assistono un familiare con handicap da almeno 6 mesi, invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa di almeno il 75% e almeno 30 anni di contribuzione.

Altre categorie che possono accedere all’APE sociale sono i lavoratori precoci e lavoratori che svolgono attività particolarmente pesanti e rischiosi con almeno 36 anni di contribuzione.

Francesco Di Venanzio

 

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È stato reso noto lo sconto applicabile dalle aziende, per l’anno 2017, sui premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali. Esso, in particolare, è passato dal 16,61% al 16,48% e si applica a tutte le tipologie di premi, di ogni gestione. A stabilirlo è il Decreto 9 novembre 2016, che approva la determina del presidente INAIL n. 307/2016, in attuazione all’art. 1, c. 128 della Legge di Stabilità 2014 (L. n. 147/2013).

Cumulabilità – Tale sconto, cumulabile con altre eventuali riduzioni e/o agevolazioni spettanti all'impresa ad altro titolo, viene adottato sul premio finale dovuto al netto delle altre riduzioni. Esso si applica, inoltre, sia alla rata anticipata (in scadenza il 16 maggio) sia a quella di regolazione. Le modalità applicative sono diverse in base al tipo di impresa e all'anzianità assicurativa.

Imprese assicurate da oltre un biennio – Con riferimento alle imprese assicurate da oltre un biennio, si applica lo sconto del 16,48% sulle lavorazioni per le quali nell'anno 2016 l'INAIL abbia comunicato un “tasso applicabile” di misura pari o inferiore al “tasso medio” delle tariffe vigenti.

Imprese non assicurate da oltre un biennio – Per quanto riguarda invece le imprese non assicurate da oltre un biennio, lo sconto spetta se l'impresa dimostra l'osservanza delle norme su sicurezza e lavoro. Al riguardo, l’INAIL fa riferimento alla stessa procedura che consente di aver diritto alla cosiddetta “oscillazione” del tasso nel primo biennio di attività (riduzione del 15%). L'INAIL ha stabilito che il nuovo sconto del 16,48% (che si cumula al 15%) si applica automaticamente alle imprese che hanno già presentato domanda per l'oscillazione e che, pertanto, non devono ripresentarla. Alle imprese alle quali il primo biennio di attività scada tra “gennaio e giugno 2017”, la domanda può essere inviata entro il 30 giugno.

Imprese con premi speciali unitari – Infine, le imprese che versano premi unitari, con lavorazioni iniziate da oltre un biennio, applicano lo sconto del 16,48% se per l'attività svolta l'INAIL abbia calcolato un Indice di Gravità Aziendale (Iga) non superiore all'Indice di Gravità Medio di categoria. L'Iga è calcolato dall'Inail ogni anno, mentre l'Igm è valido per il triennio 2017/2019.

Fonte: www.fiscal-focus.it

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E’ già da qualche tempo che si parla del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) per l’accesso ai portali ed ai servizi della pubblica amministrazione, questo comprende anche l’accesso ai portali sui quali il Patronato svolge quotidianamente la propria attività, primo fra tutti l’INPS.

SPID è il sistema di autenticazione che permette a cittadini ed imprese di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti con un’identità digitale unica. L’identità SPID è costituita da credenziali (nome utente e password) che vengono rilasciate all’utente e che permettono l’accesso a tutti i servizi online. 

Già dal prossimo gennaio 2017 sarà necessario implementare questo tipo di utenza che andrà a sostituire l’attuale accesso con codice fiscale e pin.

E’ pertanto necessario farsi trovare pronti per far si che il passaggio da un’utenza all’altra sia il più fluido possibile ed evitare interruzioni del servizio dei nostri uffici.

 

L’utenza SPID non è un’utenza che può essere rilasciata dalla Direzione Generale poichè si tratta di un’utenza personale (cittadino) che viene dalla Direzione  solo autorizzata alle funzioni di patronato. Ciò significa che ogni operatore e collaboratore INAPI dovrà provvedere personalmente all’attivazione della propria utenza SPID di 2° livello, secondo le modalità che troverete in questo link: 

 

http://www.spid.gov.it/richiedi-spid .

 

Per ottenere le credenziali SPID è possibile rivolgersi a tre diversi soggetti : Poste Italiane, Infocert, Sielte o Tim. I tre soggetti (che vengono chiamati Identity Provider) offrono diverse modalità per richiederle e ottenerle. 

La procedura più veloce è senz’altro offerta  da INFOCERT, di cui FENAPI GROUP è partner, con l’ausilio della firma digitale che molti di voi già possiedono, oppure attraverso Poste Italiane.

 

Altri requisiti per richiederne l’attivazione sono:

  • un indirizzo e-mail
  • il numero di telefono del cellulare personale
  • un documento di identità valido (carta di identità o passaporto)
  • tessera sanitaria con il codice fiscale

 

Attualmente, per chi ne fa richiesta entro il 31 dicembre, non ci sono costi di attivazione (eccetto che per alcune tipologie di attivazione) ma potrebbe essere richiesto un contributo da parte del provider con l’inizio del nuovo anno.

Tutte le informazioni sull’introduzione di questa novità le trovate qui:

http://www.spid.gov.it/

Per qualunque chiarimento è possibile rivolgersi agli operatori del Patronato Inapi al seguente numero: 06 42001674

 

 

 

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Il governo ha messo a punto una nuova modalità per l’accesso al pensionamento anticipato denominata APE.

Sono tre le situazioni in cui può essere richiesta:

·         - per scelta del lavoratore (APE volontaria);

·      - per i lavoratori in difficoltà: disoccupati, problemi di salute o necessità di assistere i familiari portatori di handicap (APE social);

·        -  dipendenti di aziende in crisi o che intendono facilitare il turnover (APE aziendale).

I requisiti validi per tutti per accedere all’APE sono: avere un’età pari o superiore a 63 anni e perfezionamento del requisito per accedere alla pensione ordinaria entro 3 anni e sette mesi.

L’APE volontaria può essere richiesta dai lavoratori che potranno avere una pensione, certificata dall’INPS, di importo superiore a €. 700 lordo mensile (1,4 volte il trattamento minimo).

La richiesta va inoltrata all’INPS, è finanziata da un istituto di credito a titolo di prestito. Il richiedente contestualmente alla richiesta attiva una assicurazione contro il rischio premorienza. Il prestito dovrà essere restituito, in rate costanti, in 20 anni con trattenuta sulla pensione che scatterà al perfezionamento dei requisiti per la pensione ordinaria. In caso di premorienza il prestito sarà restituito dalla compagnia assicurativa senza ripercussioni sugli eredi o sulla eventuale reversibilità.

Il trattamento pensionistico è erogato mensilmente con una riduzione del 5%, del 10% o del 15% rispettivamente se l’anticipazione è di un o, due o tre anni.

L’APE Social è un trattamento assistenziale rapportato alla futura pensione, certificata dall’INPS, di importo inferiore ad €. 1.500 mensili che accompagnerà il lavoratore fino al pensionamento per perfezionamento dei requisiti standard.

Possono beneficiare:

ü  Soggetti in stato di disoccupazione ed assenza di reddito;

ü  Soggetti impiegati in attività difficoltose o rischiose per la propria salute;

ü  Soggetti con invalidità superiore al 74%;

ü  Soggetti che assistono parenti di primo grado portatori di handicap gravi.

Ulteriore requisito oltre all’età: 30 anni di contributi che diventano 36 (35) per i soggetti impiegati in attività rischiose o difficoltose.

L’APE Social è a totale carico dello Stato.

L’APE Aziendale coinvolge il datore di lavoro che, a seguito di accordi individuali o collettivi, per agevolare il turnover, sostiene il costo dell’Ape con il versamento all’INPS di una contribuzione correlata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto di lavoro. In questo caso si ridurrà l’importo da restituire all’istituto di credito.

Francesco Di Venanzio

 

 

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