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Per il 2018, i CAF hanno trasmesso all’INPS ad oggi circa 6,1 milioni di Dichiarazioni sostitutive uniche (DSU) dei nuclei familiari (97% del totale), valide ai fini del calcolo ISEE, con un incremento del 9% sul 2017.

A fronte di queste cifre, la Consulta Nazionale dei CAF suona un campanello d’allarme, poiché ad oggi i CAF non hanno alcuna certezza rispetto all’attività ISEE 2019, che avrà un ulteriore significativo incremento in termini numerici e di complessità per effetto delle diverse misure che il Governo e il Parlamento intenderebbero adottare.

«La richiesta – urgente – che i CAF fanno all’INPS è quella dell’apertura di un tavolo di confronto sul rinnovo della convenzione», con queste parole i due Coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF, Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, si sono rivolti al Presidente dell’INPS Boeri, e per suo tramite ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia, per sollecitare un incontro che si annuncia delicato per il futuro delle riforme previste nella Legge di Bilancio 2019.

Proprio la presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) dell’ISEE viene giustamente considerata un requisito fondamentale per chiedere agevolazioni economiche e accessibilità ai servizi sociali.

Attualmente, secondo gli annunci apparsi tra media ed emendamenti alla manovra e al collegato fiscale, oltre a quelle tutt’ora vigenti alle quali applicare la prova dei mezzi, sarebbero state considerate le seguenti ipotesi:

Il Bonus Bebè;

Il Fondo per la gratuità della ristorazione nella scuola primaria statale;

Il Fondo per la promozione dello studio all’estero;

L’istituzione dell’Assegno per l’occupazione e la riqualificazione dei lavoratori disoccupati di età compresa tra trenta e cinquanta anni;

La concessione di un incentivo per l’assunzione di lavoratori nelle regioni del Mezzogiorno;

L’Assegno Sociale;

il cosiddetto Saldo e Stralcio nella Rottamazione delle cartelle esattoriali;

Il Bonus Cultura;

il Reddito di Cittadinanza.

Questo elenco, peraltro non esaustivo testimonia come ci sia una incongruenza tra la mole di lavoro di cui i CAF si potrebbero ulteriormente fare carico e l’insufficiente copertura finanziaria che già quest’anno non riuscirà a coprire interamente i costi vivi, essendo decaduto il finanziamento aggiuntivo del Ministero del Lavoro, valido solo per il 2018.

 

I 40.000 sportelli CAF italiani operano oramai a pieno regime per offrire ai cittadini un supporto professionale e competente. Tendenzialmente questi numeri non potranno che aumentare (per il terzo anno di seguito), visto che quasi un sesto della popolazione italiana nel 2019 utilizzerà l’ISEE, senza tuttavia un corrispettivo aumento delle risorse a disposizione.

Al momento i CAF sono ancora in attesa di un riscontro e, per altro, nessun emendamento è stato introdotto nella manovra finanziaria. Questo silenzio costringe i CAF a denunciare il rischio di non poter garantire il servizio ai cittadini che così saranno impossibilitati ad aderire alle varie iniziative del Governo.

«I CAF – proseguono Massimo Bagnoli e Mauro Soldini –possono essere gli sportelli dello Stato sul territorio, grazie alla stretta vicinanza e al rapporto fiduciario instaurato negli anni con i cittadini, a tutto vantaggio della Pubblica Amministrazione che può contare su una rete esistente, capillare e dotata di professionalità e competenze consolidate. La fornitura di eventuali nuovi servizi da parte dei CAF rende tuttavia necessario il recupero delle risorse economiche per l’ISEE, data l’insufficienza di copertura economica, (a meno di rifinanziamenti) sulle risorse dell’INPS e del Ministero del Lavoro».

La Consulta Nazionale dei CAF è l’associazione che rappresenta pressoché la totalità delle società CAF, promosse, tra gli altri, da organizzazioni sindacali (38% dell’attività) e imprenditoriali (23%), cattoliche (9%) o convenzionate con professionisti (22%).

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Se lo stesso appartamento è concesso in locazione per porzioni a studentesse universitarie con singoli contratti e quest’ultimi sono stipulati contestualmente e presentano tutti lo stesso contenuto economico e normativo è sufficiente un’unica attestazione di rispondenza per il complesso dei contratti. E' questo in breve quanto chiarito dall'Agenzia delle Entrate nella risposta 105 del 12 dicembre 2018.

Nel documento di prassi, le Entrate hanno ricordato che la legge n. 431 del 9 dicembre 1998 (rubricata “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo”) all’articolo 5 stabilisce che “… possono essere stipulati contratti di locazione per soddisfare le esigenze abitative di studenti universitari sulla base dei tipi di contratto di cui all’articolo 4-bis. E’ facoltà dei comuni sede di università o di corsi universitari distaccati, eventualmente d’intesa con comuni limitrofi, promuovere specifici accordi locali per la definizione, sulla base dei criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell’articolo 4, dei canoni di locazione di immobili ad uso abitativo per studenti universitari. ”.

Con il DM 16.1.2017 sono stati stabiliti i criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire, in sede locale, per la stipula dei contratti di locazione

-          ad uso abitativo a canone concordato

-          per studenti universitari.

Gli accordi definiscono, per i contratti non assistiti, le modalità di attestazione, da eseguirsi, sulla base degli elementi oggettivi dichiarati dalle parti contrattuali a cura e con assunzione di responsabilità, da parte di almeno una organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali.

Recentemente l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 31/E del 20 aprile 2018, ha affermato che “per i contratti a canone concordato “non assistiti”, l’acquisizione dell’attestazione costituisce elemento necessario ai fini del riconoscimento delle agevolazioni”. Da quanto detto, emerge che per i contratti di locazione a canone concordato stipulati in applicazione di accordi territoriali, che recepiscono il mutato assetto normativo, le parti contrattuali, in ipotesi di contratti “non assistiti”, hanno l’obbligo di acquisire l’attestazione di rispondenza al fine di poter legittimamente godere delle agevolazioni fiscali.

Sulla base di quanto sopra esposto, tenuto conto che tale attestazione si rende obbligatoria al fine di certificare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, è pertanto necessaria un’attestazione per ogni singolo contratto. Laddove, invece, si tratti dello stesso appartamento concesso in locazione per porzioni a studentesse universitarie con singoli contratti e quest’ultimi siano stipulati contestualmente e presentino tutti lo stesso contenuto economico e normativo è sufficiente un’unica attestazione di rispondenza per il complesso dei contratti.

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Estendere l'utilizzo dell'Isee e del 730 allargato per una più equa applicazione delle misure previste dalla legge di Bilancio 2019, a partire dal reddito di cittadinanza. Sono le proposte che arrivano dalla Consulta nazionale dei Caf, che le ha presentate a Roma nel corso di un incontro. Alla discussione, introdotta da Mauro Soldini e moderata da Massimo Bagnoli (coordinatori della Consulta nazionale dei Caf), hanno partecipato tra gli altri: Teresa Manzo (componente commissione Bilancio della Camera), Andrea Caso (componente commissione Finanze della Camera), Marco Leonardi (responsabile economia del Pd), Fabrizia Lapecorella (direttore generale del dipartimento Finanze del Mef), Paolo Savini (vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate).

 

Ad oggi i Caf, che contano sull'intero territorio nazionale 10mila sedi permanenti, hanno trasmesso all’Agenzia delle Entrate oltre 17,6 milioni di dichiarazioni mod.730 (85% del totale) e all’Inps circa 5,8 milioni di Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) dei nuclei familiari (97% del totale), valide ai fini del calcolo Isee, con un incremento del 10% sul 2017. E questi numeri, sottolineano i Caf, "fanno sì che i Caf si candidino ad essere le uniche realtà in grado di gestire gli strumenti necessari all’applicazione delle riforme contenute nella legge di Bilancio 2019, garantendone l’equità, la trasparenza e contribuendo al contempo alla semplificazione fiscale". In particolare, le principali proposte della Consulta sono: Isee estesa per reddito di cittadinanza e agevolazioni fiscali; Dichiarazione fiscale unica per le persone fisiche; premio alla fedeltà fiscale (bollino blu); applicazione estesa dell'Isee.

 

Secondo la Consulta, "l'Isee può diventare il criterio guida per la corresponsione del reddito di cittadinanza, in quanto la Dichiarazione sostitutiva unica che ne è alla base (l’autocertificazione del cittadino, compilata e trasmessa telematicamente dai Caf e asseverata dall’incrocio delle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate) fa emergere in maniera più trasparente non solo i redditi ma anche i patrimoni mobiliari (conti correnti, depositi, titoli) e immobiliari (appartamenti e terreni) dei richiedenti agevolazioni sociali, assistenziali ed economiche: una 'prova dei mezzi' che garantisce maggiore equità e trasparenza".

 

E per i Caf, inoltre, "è possibile inoltre definire un collegamento tra il sistema delle detrazioni e deduzioni fiscali e la prova dei mezzi Isee". "Ciò consentirebbe - si spiega - di assicurare sia un maggiore riequilibrio delle attuali dinamiche di agevolazione fiscale, non sempre progressive, sia un correttore per l’equità, rispetto ad esempio a un taglio lineare o all’esclusione dalle tax expenditures di fasce di popolazione solamente in base al reddito e non anche al patrimonio familiare". I Caf suggeriscono, quindi, "un nuovo modello 730 che, attraverso il semplice inserimento di pochi righi, diventi il modello dichiarativo unico per tutte le persone fisiche". "Ciò equivarrebbe - assicurano - a una notevole semplificazione e velocizzazione delle procedure e degli adempimenti.

 

"E’ stato inoltre proposto - aggiunge - lo spostamento del termine di presentazione del 730, dall’attuale scadenza del 23 luglio al 30 settembre. Questo consentirebbe agli intermediari di iniziare l’attività dopo aver acquisito le dichiarazioni precompilate dell’Agenzia delle Entrate nella loro piena completezza, così da elevare il livello di qualità, per l’intero sistema. Sarebbe una riforma semplice e senza aggravio per l’Amministrazione fiscale, trattandosi di dichiarazioni prevalentemente a credito".

 

Per la Consulta, "si avverte oggi al necessità di implementare un’efficace politica d’incentivi ai pagamenti con mezzi tracciati, sostenuta ad esempio dalla detraibilità di tutte o parte di quelle spese o il sorteggio a premi di codici fattura o un mix di queste premialità. Questi elementi si inserirebbero nell’idea di un bollino blu della fedeltà fiscale del contribuente, che non si limiterebbe al solo proprio reddito (fedeltà obbligata) ma anche al patrimonio del proprio nucleo familiare (fedeltà volontaria)".

 

"I Caf potrebbero quindi svolgere un ruolo di asseverazione per tutti i soggetti che già assistono oggi, lavoratori e pensionati, senza dimenticare la crescente platea con redditi diversi che in questi anni hanno ottenuto la possibilità di utilizzare il modello 730", sottolinea. "Il bollino blu -spiega ancora la Consulta dei Caf- darebbe accesso ad alcune forme premianti come ad esempio: detrazioni aggiuntive delle spese pagate con mezzi tracciati, l’accreditamento di una somma su una carta prepagata, il riconoscimento di un coefficiente di abbattimento nel calcolo dell’Isee, per l’eventuale necessità d’accesso a determinate prestazioni sociali agevolate, una riduzione dell’attuale periodo di accertamento".

 

"Con l’adozione di queste proposte -dichiarano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta nazionale dei Caf- i Caf possono diventare sempre di più gli sportelli dello Stato sul territorio, grazie alla stretta vicinanza e al rapporto fiduciario instaurato negli anni con i cittadini". "Il loro ruolo può quindi ampliarsi, a vantaggio dell’amministrazione finanziaria che può contare su una rete esistente, capillare e dotata di professionalità e competenze consolidate", sostengono.

 

"La fornitura di questi nuovi servizi da parte dei Caf -concludono- rende tuttavia necessario il recupero delle risorse economiche per il modello 730 oggi mancanti a causa del taglio già avvenuto dei compensi del Mef varati con la legge di stabilità 2016 (-70 milioni annui) e a quello a venire nel 2019 (-30 milioni) e per l’Isee, data l’insufficienza di copertura economica, (a meno di rifinanziamenti) sulle risorse dell'Inps e del ministero del Lavoro".

 

Fonte: Adnkronos

 

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Caf e visto di conformità infedele: Dichiarazione rettificativa

Fiscal Focus affronta oggi il tema della Dichiarazione rettificativa - periodi di imposta 2015 partendo da un interrogativo:

Un Caf lo scorso anno ha presentato il modello 730/2016 per conto di un proprio cliente riportando delle detrazioni in misura maggiore a quella effettivamente spettante al contribuente; da ciò è conseguito il pagamento di un’imposta Irpef inferiore a quelle effettivamente dovuta; essendosi configurata l’apposizione di un visto di conformità infedele lo stesso Caf potrebbe essere tenuto a pagare le maggiori imposte sanzioni e interessi collegate alla violazioni; tale aggravio poteva essere evitato presentando una dichiarazione rettificativa entro il 10 novembre 2016; Tuttavia entro tale date non è stata presentata alcuna rettifica ma al momento non è stata ricevuta alcuna comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. È possibile ancora presentare una dichiarazione rettificativa anche se è spirato il termine del 10 novembre?

La risposta

Il rilascio del visto di conformità di cui all’articolo 35, comma 2, lettera b), del Decreto Legislativo n. 241 del 1997 sulla dichiarazione 730 si sostanzia nella verifica:

·         della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite (Certificazione Unica, Certificati dei sostituti d’imposta per le ritenute relative a redditi di lavoro autonomo occasionale, di capitale, ecc.);

·         degli attestati degli acconti versati o trattenuti;

·         delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze della documentazione esibita e intestata al contribuente o, se previsto, ai familiari a carico;

·         delle detrazioni d’imposta, non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione e della relativa documentazione esibita;

·         dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione e dalla documentazione esibita;

·         dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi.

Con riferimento alle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito o a detrazioni dall’imposta, deve essere verificata tutta la documentazione necessaria, ai sensi della normativa vigente, per il riconoscimento delle stesse.

Il rilascio del visto di conformità non implica il riscontro della correttezza degli elementi reddituali indicati dal contribuente (ad esempio, l’ammontare dei redditi fondiari, dei redditi diversi e delle relative spese di produzione), salvo l’ammontare dei redditi da lavoro dichiarati nel modello 730 che deve corrispondere a quello esposto nelle certificazioni (C.U.).

Se la dichiarazione è presentata ad un Caf o a un professionista abilitato, con o senza modifiche, il controllo formale (art.36 ter D.P.R. 600/73) viene effettuato nei confronti del soggetto che appone il visto di conformità anche con riferimento agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata forniti all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi. In particolare, se i modelli 730 (modificati o no) vengono presentati tramite professionisti abilitati o Caf, il controllo formale viene eseguito nei confronti di questi ultimi, in quanto soggetti obbligati a rilasciare il visto di conformità sulla dichiarazione (Circolare n°7/e 2015).

Nei riguardi del contribuente permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

Cosa dice la normativa:

L’art. 39 del Decreto Legislativo n. 241 del 1997 prevede che in caso di visto infedele, i Caf e i professionisti abilitati sono tenuti, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di un importo corrispondente alla somma:

  •          dell’imposta;
  •          degli interessi;
  •     e,  della sanzione, nella misura del 30 per cento, che sarebbe stata richiesta al contribuente ai sensi dell’articolo 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973.

La responsabilità in capo al Caf o al professionista è espressamente esclusa qualora l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Tuttavia se entro il 10 novembre per eliminare errori derivanti da un visto di conformità infedele il professionista trasmette una dichiarazione rettificativa del contribuente oppure, se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, trasmette una comunicazione dei dati relativi alla rettifica, il professionista è tenuto al pagamento di una somma pari all'importo della sola sanzione.

La sanzione è ridotta secondo le indicazioni dell’art. 13 del D.Lgs. 472/97, se il versamento è effettuato entro il 10 novembre. In questo caso imposta e interessi rimangono a carico del contribuente.

Per effetto delle modifiche apportate dal D.L. 193/2016, in caso di infedeltà del visto sulle dichiarazioni elaborate dai CAF e dai professionisti quest’ultimi possono produrre una dichiarazione rettificativa o una comunicazione rettificata, anche dopo il termine del 10 novembre previsto dalla precedente normativa sopra richiamata, sempre che l'infedeltà del visto non sia già stata contestata. In tal caso è dovuta la sola sanzione, ravvedibile ai sensi del Decreto Legislativo 472/1997 (ravvedimento).

L’Agenzia delle Entrate proprio in materia di visto di conformità infedele, alla luce dell’intervento novellativo del D.L.193/2016 è intervenuta precisando:

·         l’individuazione dell’effettiva sanzione da applicare;

·         la contestazione dell’infedeltà del visto;

·         l’efficacia retroattiva delle nuove disposizioni. 

L’effettiva sanzione da applicare 

La sanzione per gli importi non versati è individuabili nell’art. 13 del D.Lgs. 471/97 per i ritardati e omessi versamenti diretti che trova ordinariamente applicazione in caso di controllo formale delle dichiarazioni (art.36-ter del D.P.R. 600/73); chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici,(…) è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile(...). 

La contestazione dell’infedeltà del visto

Le nuove disposizioni normative prevedono dunque la possibilità di presentare la dichiarazione rettificativa anche dopo il 10 novembre di ogni anno sempre che l'infedeltà del visto non sia già stata contestata. Tale contestazione fa riferimento pratico alla comunicazione di cui all’art.26 comma 3-ter del D.M. 164/99. Al fine della verifica del visto di conformità l'esito del controllo è comunicato in via telematica al centro di assistenza fiscale e al responsabile dell'assistenza fiscale o al professionista con l'indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica dei dati contenuti nella dichiarazione per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo del visto di conformità entro i sessanta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

L’efficacia retroattiva delle nuove disposizioni

Uno dei punti di maggiore incertezza era rappresentato dall’eventuale efficacia retroattiva delle nuove disposizioni; ebbene la stessa Amministrazione finanziaria riconosce l’applicazione della nuova disciplina di favore anche con riferimento alle attività rettificative per le quali risulta già spirato il termine del 10 novembre dell’anno in cui la violazione è stata commessa. Dunque in riferimento al periodo d’imposta 2015, il Caf o il professionista che presta assistenza fiscale può trasmettere una dichiarazione rettificativa del contribuente o una comunicazione dei dati relativi alla rettifica, qualora l’infedeltà del visto di conformità non sia stata ancora contestata con le modalità e i termini sopra richiamati. Per cui nel caso specifico del quesito è ancora possibile ovviare all’apposizione del visto di conformità infedele presentando tempestivamente apposita dichiarazione rettificativa o una comunicazione dei dati relativi alla rettifica nel caso in cui il contribuente non intenda presentare la nuova dichiarazione visto che la stessa infedeltà del visto non è stata ancora contestata con la comunicazione sopra richiamata. In caso di presentazione della comunicazione dei dati relativi alla rettifica saranno da tenere in considerazione le istruzioni fornite con la circolare per la liquidazione e il controllo del modello 730 relativo al periodo di imposta per il quale è stato presentata la comunicazione di rettifica.

 

 

Fonte:  www.fiscal-focus.it

Pubblicato in CAF Fenapi

Da oggi è disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, la bozza del 730/2017 con le relative istruzioni. Diverse le novità che entrano nel modello dichiarativo, tra cui l’agevolazione sui premi di risultato dei dipendenti del settore privato e il regime speciale previsto per i lavoratori impatriati.

Premi di risultato - Da quest’anno è prevista una tassazione agevolata per i dipendenti del settore privato che percepiscono premi di risultato d’importo non superiore a 2.000 euro o a 2.500 euro se l’azienda coinvolge pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. In particolare, se i premi di risultato sono percepiti in denaro, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 10%; se i premi invece sono percepiti sotto forma di benefit o di rimborso di spese di rilevanza sociale sostenute dal lavoratore, non si applica alcuna imposta.

 Regime speciale per i lavoratori impatriati - Per i lavoratori che si sono trasferiti in Italia concorre alla formazione del reddito complessivo soltanto il 70% del reddito di lavoro dipendente prodotto nel nostro Paese.

 Agevolazioni previste dalla “legge dopo di noi”- Dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione del 19% è elevato a 750 euro. Sempre a partire dall’anno d’imposta 2016, è possibile fruire della deduzione del 20% di erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito, complessivamente non superiori a 100.000 euro, a favore di trust o fondi speciali che operano nel settore della beneficienza.

School bonus - Per le erogazioni liberali di ammontare fino a 100.000 euro effettuate nel corso del 2016 in favore degli istituti del sistema nazionale d’istruzione è riconosciuto un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate, che sarà ripartito in 3 quote annuali di pari importo. Spese arredo immobili giovani coppie - Alle giovani coppie, anche conviventi di fatto da almeno 3 anni, in cui uno dei due componenti non ha più di 35 anni e che nel 2015 o nel 2016 hanno acquistato un immobile da adibire a propria abitazione principale, è riconosciuta la detrazione del 50% delle spese sostenute, entro il limite di 16.000 euro, per l’acquisto di mobili nuovi destinati all’arredo dell’abitazione principale.

Spese per canoni di leasing per abitazione principale - È riconosciuta la detrazione del 19% dell’importo dei canoni di leasing pagati nel 2016 per l’acquisto di unità immobiliari da destinare ad abitazione principale ai contribuenti che, alla data di stipula del contratto, avevano un reddito non superiore a 55.000 euro. L’importo dei canoni di leasing per cui si può fruire della detrazione non può essere di importo superiore a 8.000 euro se, alla data di stipula del contratto, si hanno meno di 35 anni o di 4.000 euro se alla stessa data si hanno 35 anni o più. L’agevolazione spetta anche se nel 2016 sono stati pagati i prezzi di riscatto: in tal caso il prezzo del riscatto non può essere superiore a 20.000 euro se si aveva meno di 35 anni, a 10.000 euro se si aveva 35 anni o più. Iva pagata nel 2016 per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B - A chi lo scorso anno ha acquistato un’abitazione di classe energetica A o B è riconosciuta la detrazione del 50% dell’Iva pagata nel 2016.

 

Dispositivi multimediali per il controllo da remoto - È riconosciuta la detrazione del 65% delle spese sostenute nel 2016 per l’acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative.

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Ottenuta la fiducia dal Senato il D.L. 193/2016 cammina verso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.  La Consulta Nazionale dei Caf attraverso una nota ufficiale esplicita quali sono le principali novità.

La trasformazione in legge del D.L. 193/201 concretizza infatti importanti elementi di novità per l’attività dei CAF.

“In particolare, evidenziano i coordinatori della consulta nazionale dei CAF Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, preme sottolineare il fatto che nel testo definitivo vengano recepiti emendamenti presentati dalla nostra consulta.”

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il primo mette a regime la data del 23 luglio come termine ultimo per trasmettere, da parte degli intermediari, i modelli 730, avendo provveduto entro il 7 luglio all’invio di almeno l’80% degli stessi.

Questo consente di programmare l’attività con la certezza delle scadenze, senza dover aspettare, come ormai succedeva ogni anno, un DPCM di proroga.

Va comunque rammentato che, in una logica di rivisitazione generale dei termini, nel confronto estivo con il viceministro  Casero, la Consulta aveva proposto uno spostamento al 30 settembre.

Il secondo riguarda la possibilità per gli intermediari, in caso di errore nell’apposizione del visto di conformità, di presentare una dichiarazione rettificativa del contribuente, ovvero se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, l’intermediario può trasmettere una comunicazione dei dati  relativi alla rettifica  anche dopo il 10 novembre, ravvedendo nei termini previsti dall’art.1 del D.Lgs 472 del 1997.

Posto che, in caso di errore da parte dell’intermediario, lo stesso è tenuto, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di una somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, la nuova formulazione della norma:

-    Dà ai CAF ed ai professionisti abilitati che sia ccorgono di aver commesso un errore nell’apposizione del visto di conformità, la possibilità di produrre una dichiarazione rettificativa o una comunicazione dati rettificati, anche dopo il 10 novembre, pagando la sola sanzione , con le stesse modalità e negli stessi termini oggi concessi al contribuente con l’istituto del ravvedimento operoso;

-         Assicura ai CAF ed ai professionisti abilitati un maggior tempo da dedicare all’attività di controllo delle dichiarazioni.

“ Riteniamo, concludono i coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, che questi risultati possano contribuire concretamente ad una migliore programmazione dell’attività fiscale e ad una conseguente diminuzione dei costi di attività per tutti.”

 

 

 

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E’ fissato a domani il termine ultimo entro il quale è possibile presentare una dichiarazione rettificativa nel caso in cui sia stato apposto un visto infedele sul 730.

Caf e  professionisti che prestano assistenza fiscale e appongono il visto di conformità rispondono infatti anche di eventuali incongruenze emerse dai controlli automatizzati e formali, tranne nel caso in cui le violazioni non siano attribuibili a comportamenti dolosi o gravemente colposi dei contribuenti stessi (ad esempio, produzione di documenti contraffatti per fruire di vantaggi fiscali).

In generale, quindi, nel caso di dichiarazione provvista di visto infedele, sarà il CAF o il commercialista a cui è sfuggito l’errore a dover versare l’imposta, la sanzione del 30% e gli interessi. Infatti gli intermediari, con il loro “sigillo”, certificano l’esattezza dei dati inseriti (compresi quelli precompilati) rispetto alla documentazione presentata dal contribuente.

Il problema può essere risolto con una dichiarazione rettificativa del contribuente che deve essere trasmessa entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza fiscale.

In questo caso la sanzione rimane a carico dei responsabili del visto infedele ed imposta e interessi rimangono a carico del contribuente.

CAF e professionisti devono invitare il contribuente a presentare un’altra dichiarazione dei redditi con i dati corretti e comprensiva di quelli originariamente comunicati e non modificati. La nuova dichiarazione chiama, necessariamente, un nuovo prospetto di liquidazione 730-3, nel quale chi presta assistenza dovrà barrare la casella “730 rettificativo” ovvero, se il contribuente non acconsente alla modifica, la casella “Comunicazione dati rettificati Caf o professionista”. In particolare, in quest’ultima ipotesi, gli intermediari devono anche:

compilare integralmente il modello 730 con tutti i dati, anche quelli non variati, e il prospetto di liquidazione coerente con gli aggiornamenti;

non riportare le scelte relative all’otto, cinque e due per mille dell’Irpef;

non inserire le informazioni riguardanti il sostituto d’imposta;

non indicare i dati relativi alla firma del contribuente;

non trasmettere i dati relativi al modello 730-4;

compilare la sezione riservata ai dati variati nella quale deve comparire almeno un dato in conformità alle indicazioni presenti nelle specifiche xml del modello 730/2016.

La legge di stabilità per il 2016 ha specificato che il Caf a cui si è rivolto il cittadino per l’assistenza fiscale è obbligato, in solido con il diretto responsabile del visto infedele, al pagamento di tutte le somme dovute all’ente impositore per la trasgressione. La sanzione per il visto infedele va versata tramite modello F24, esponendo il codice tributo “8925”.

 

Fonte: www.fiscoetasse.com

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Fiumedinisi 4 aprile 2015
sede Fenapi
Via Lentinia n.2, Fiumedinisi (ME)

 

Incontro formativo - Le Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group

Si è concluso a Messina il corso Fenapi sulle Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group. Anche a Fiumedinisi tanta partecipazione e interesse per gli argomenti trattati per un'intensa giornata formativa e di riqualificazione dei quadri organizzativi territoriali della FENAPI. Tanti gli argomenti trattati dal Direttore Generale, Cateno De Luca, il responsabile dei servizi telematici Piero Puglisi, la responsabile dell’organizzazione Carmelina Cassaniti, come la Strategia di sviluppo INAPI, profili organizzativi e tributari dei circoli FENAPI, il nuovo modello organizzativo degli sportelli CAF, la nuova ISEE, modalità di prelevamento del 730 precompilato mediante delega e corretto utilizzo della relativa procedura informatica, adeguamento e completamento rilascio firme digitali.

 

 

 

Catania 3 aprile 2015
Hotel Nh Bellini
p.zza Trento n.13

 

Incontro formativo - Le Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group

Penultima tappa a catania per il corso Fenapi sulle Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group. Tanta partecipazione e interesse per gli argomenti trattati per un'intensa giornata formativa e di riqualificazione dei quadri organizzativi territoriali della FENAPI. Tanti gli argomenti trattati dal Direttore Generale, Cateno De Luca, il responsabile dei servizi telematici Piero Puglisi, la responsabile dell’organizzazione Carmelina Cassaniti, come la Strategia di sviluppo INAPI, profili organizzativi e tributari dei circoli FENAPI, il nuovo modello organizzativo degli sportelli CAF, la nuova ISEE, modalità di prelevamento del 730 precompilato mediante delega e corretto utilizzo della relativa procedura informatica, adeguamento e completamento rilascio firme digitali.

di seguito le prossima giornata corsuale:


Fiumedinisi 4 aprile 2015
sede Fenapi
Via Lentinia n.2, Fiumedinisi (ME)

 

 

 

Palermo 2 aprile 2015
Hotel Nh
Via Foro Umberto I n.22

 

Incontro formativo - Le Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group

Grande partecipazione a Palermo per il corso Fenapi sulle Nuove Strategie di sviluppo delle attività di FENAPI Group. Nel capoluogo siciliano un'intensa giornata formativa e di riqualificazione dei quadri organizzativi territoriali della FENAPI. Tanti gli argomenti trattati dal Direttore Generale, Cateno De Luca, il responsabile dei servizi telematici Piero Puglisi, la responsabile dell’organizzazione Carmelina Cassaniti, come la Strategia di sviluppo INAPI, profili organizzativi e tributari dei circoli FENAPI, il nuovo modello organizzativo degli sportelli CAF, la nuova ISEE, modalità di prelevamento del 730 precompilato mediante delega e corretto utilizzo della relativa procedura informatica, adeguamento e completamento rilascio firme digitali.

di seguito le prossime giornate corsuali:

 


Catania 3 aprile 2015
Hotel Nh Bellini
p.zza Trento n.13


Fiumedinisi 4 aprile 2015
sede Fenapi
Via Lentinia n.2, Fiumedinisi (ME)

 

 

 

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