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Chiarimenti sulla memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri per coloro che hanno più punti cassa sono stati forniti dall'Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 13 del 20.03.2019 istanza di consulenza giuridica. In generale, dal 1° gennaio 2019, i soggetti  che effettuano cessioni di beni in locali aperti al pubblico devono certificarle:

a) tramite fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio;

b)mediante il rilascio della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale;

c) tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. In riferimento al 2019, questa forma di certificazione è attuabile su base:

volontaria, previo esercizio della relativa opzione entro il 31 dicembre 2018;

obbligatoria, dal 1° luglio 2019, per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro e, poi, dal 1° gennaio 2020, per tutti coloro che effettuano le operazioni di cui all’articolo 22 del decreto IVA;

obbligatoria per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici».

Nelle specifiche tecniche approvate per la trasmissione dei corrispettivi, è previsto che gli esercenti che operano con più punti cassa per singolo punto vendita e che effettuano la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi dei singoli punti cassa mediante un unico RT o un Server-RT devono fare certificare annualmente il proprio bilancio di esercizio e devono altresì dotarsi del processo di controllo. Il processo di controllo interno deve essere dichiarato conforme alle prescrizioni sia con riferimento ai processi amministrativi e contabili sia con riferimento ai sistemi informatici dell’azienda coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. La conformità dei processi amministrativi e contabili deve essere effettuata da una Società di Revisione; per la conformità dei sistemi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, gli esercenti possono rivolgersi sia a Società di Revisione che agli Enti (Istituti Universitari e CNR) abilitati a rilasciare le certificazioni. Le predette verifiche di conformità sono eseguite almeno ogni 3 anni.

Qualora i punti vendita dell’esercente adottino, per i sistemi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, i medesimi server

RT nonché software di colloquio e software applicativo relativi alla gestione e trasmissione dei dati fiscali funzionalmente equivalenti, l’esercente può limitare la

verifica di conformità dei sistemi ad un solo punto vendita e tale controllo varrà anche per gli altri punti vendita con le medesime caratteristiche. A tal fine l’esercente autocertifica i punti vendita che adottano la medesima configurazione del punto vendita già dotato di certificazione di conformità.

Il testo della risposta continua chiarendo che la certificazione dei vari processi deve essere preventiva o, al più contestuale alla loro entrata in funzione. In caso contrario si ammetterebbe l’utilizzo di sistemi non conformi alle disposizioni vigenti.

Questa è la regola generale ma i soggetti che al 31 dicembre 2018, hanno applicato l’articolo 1, commi da 429 a 432, della legge n. 311 del 2004 dovevano inviare i dati dei corrispettivi di dicembre 2018 entro il 15 gennaio 2019 ed eventualmente sostituirli entro febbraio 2019, facendo coesistere due diversi meccanismi. Elemento che potrebbe aver creato oggettive difficoltà nelle modifiche dei sistemi, nella loro tempestiva predisposizione e conseguenti ritardi nell’iter di certificazione. Va comunque notato che la fase di sovrapposizione tra le diverse modalità di memorizzazione ed invio dei dati dei corrispettivi è venuta meno da marzo 2019; dall’altro, che il legislatore ha fissato ulteriori stringenti vincoli per i mesi successivi.

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E-fatture più che raddoppiate nei primi 18 giorni di febbraio. I dati relativi all' ultimo giorno per l’invio da parte dei contribuenti mensili delle fatture relative alle operazioni effettuate a gennaio, mostrano un trend in forte ascesa con 228 milioni di file inviati da parte di oltre 2,3 milioni di operatori. Con gli invii del solo mese di febbraio è dunque più che raddoppiato il numero di fatture transitate per il Sistema di interscambio (Sdi) dell’Agenzia, gestito dal partner tecnologico Sogei: al 31 gennaio, infatti, erano circa 100 milioni le fatture inviate da parte di un milione e mezzo di operatori. Nella classifica delle regioni svetta la Lombardia con oltre 80 milioni di invii, mentre tra i comparti spicca quello del commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli. Tutti i numeri dell’e-fattura - Dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, sono stati inviati 228 milioni di file da parte di 2,3 milioni di soggetti: in pratica, circa 100 e-fatture a operatore. Il 4,43% degli invii non è andato a buon fine per errori nella compilazione, come indicazione di partita Iva errata, codice destinatario errato, fattura duplicata, errore nell’estensione del file, due o più fatture con lo stesso nome. In totale, sono state rilasciate 7 milioni di deleghe per i servizi del sistema Fatture e corrispettivi, di cui 2 milioni tramite gli uffici delle Entrate e 5 milioni attraverso le altre modalità (area riservata del sito internet delle Entrate, pec) . A quota 3,6 milioni, invece, le registrazioni dell’indirizzo telematico: si tratta del servizio che consente agli utenti di registrare l’indirizzo pec o il codice destinatario di 7 cifre al quale lo Sdi indirizza in maniera automatica tutte le fatture elettroniche. Sono 3,3 milioni, infine, le richieste di generazione del Qr code da mostrare al fornitore tramite smartphone, tablet o su carta, per consentirgli di acquisire in automatico i dati del cliente. Le e-fatture per attività - Il settore più interessato dalla trasmissione delle fatture elettroniche è quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio-riparazione di autoveicoli e motocicli, che fa registrare, sempre al 18 febbraio, 55.750.194 invii da parte di 550.039 operatori. Nel settore delle manifatture sono oltre 20 milioni le fatture trasmesse (20.236.052), mentre superano la soglia dei 10 milioni i file inviati da parte di attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (10.490.684) e toccano quota 7,7 milioni quelli inviati nel settore del trasporto e magazzinaggio (7.741.565). Con riguardo invece alla platea degli operatori coinvolti, tra i più attivi, dopo concessionarie e autofficine, troviamo liberi professionisti (338.691), costruttori (269.972), manifatture (269.600), agenti immobiliari (142.627), alberghi e ristoranti (121.171). La Lombardia guida la classifica regionale - Lombardia prima in classifica per numero di fatture trasmesse, con oltre 80 milioni di invii (81.180.119), seguita dal Lazio (51.235.686 invii), e dall’Emilia-Romagna (13.524.740). Tra le regioni del Nord bene anche Veneto (12.153.873 invii) e Piemonte (12.009.929). L’Italia centrale vede la Toscana superare la soglia di 8 milioni di fatture inviate (8.048.074), seguita dalle Marche (3.103.146) e dall’Umbria (1.792.741). Al Sud la Campania fa registrare quasi 7 milioni di invii (6.947.742), la Sicilia raggiunge quota 4.696.895, mentre in Puglia sono 4.344.587 le fatture inviate al sistema.

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La data di ricezione della fattura elettronica corrisponde alla data di messa a disposizione o alla data di presa visione del documento? Com'è ormai noto, il Sistema di Interscambio, il postino virtuale che porta a destinazione le fatture elettroniche,  dopo aver effettuato i controlli, in caso di esito positivo recapita la fattura al soggetto ricevente e in caso di esito positivo del recapito invia al soggetto trasmittente una “ricevuta di consegna” della fattura elettronica che contiene anche l’informazione della data di ricezione da parte del destinatario.

Attenzione però, nel caso in cui il recapito al soggetto ricevente non fosse possibile in quanto:

il valore riportato nel campo “CodiceDestinatario” sia inesistente,

cause tecniche non imputabili al SdI (ad esempio, casella PEC piena o non attiva)

il soggetto passivo IVA cessionario/committente non abbia comunicato al cedente/prestatore il codice destinatario ovvero la PEC attraverso cui intende ricevere la fattura elettronica dal SdI

il SdI rende comunque disponibile al cessionario/committente la fattura elettronica nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate, comunicando tale informazione, unitamente alla data di messa a disposizione del file, al soggetto trasmittente, affinché il cedente/prestatore comunichi – per vie diverse dal SdI – al cessionario/committente che la fattura elettronica è a sua disposizione nella predetta area riservata.

In questi casi ai fini fiscali la data di ricezione della fattura è rappresentata dalla data di presa visione della stessa sul sito web dell’Agenzia delle entrate da parte del cessionario/committente.

Diversamente, la data di ricezione coincide con la data di messa a disposizione nel caso di messa a disposizione in area riservata della fattura se:

il soggetto cessionario/committente sia un consumatore finale

il soggetto cessionario/committente sia un soggetto passivo che rientra nel cosiddetto “regime di vantaggio”, sia un imprenditore agricolo o un forfettario.

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L’entrata in vigore della fatturazione elettronica favorirà la trasparenza nell’attività di revisione contabile: è quanto sostengono gli esperti sui media specializzati evidenziando che il corretto funzionamento della e-fattura ridurrà il rischio per i revisori legali poiché potenzierà la correttezza dei dati elaborati dal sistema di controllo interno. In altre parole il processo di elaborazione contabile tracciabile e il sistema di interscambio (Sdl) permetterà un maggior rigore nell’esame dei dati contabili. E nell’attività professionale del revisore legale, in particolare nelle attività di verifi ca, nel giudizio sul bilancio d’esercizio e nella regolare tenuta della contabilità aziendale, la fatturazione elettronica garantirà al professionista una corretta rilevazione dei fatti per la  corretta gestione nelle scritture contabili.

Fonte: ItaliaOggi

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Lunedì 18 febbraio è un banco di prova per la fattura elettronica, che incappa nella prima liquidazione periodica mensile 2019. Ecco che professionisti e imprese si trovano ad avere a che fare con documenti per la maggior parte emessi in formato elettronico, dopo il discusso obbligo di entrata in vigore della fattura elettronica nelle operazioni IVA dal 1° gennaio 2019. Nonostante i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate non mancano dubbi e quesiti.

Si ricorda infatti che grazie alla moratoria concessa dal decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2019 (DL 119/2018) confluiscono nella scadenza del 18 febbraio le fatture trasmesse al sistema di interscambio(SDI), il postino virtuale della fatturazione elettronica:

nel mese di gennaio 2019

nel periodo di febbraio 2019 prima della liquidazione del 18 febbraio se inerenti però operazioni riferite al mese di gennaio. Si precisa infatti che le fatture arrivate in febbraio per operazioni corrisposte nel mese di febbraio devono confluire nella liquidazione IVA mensile di tale mese, in scadenza il 18 marzo 2019.

Il decreto fiscale prevede infatti che per il primo semestre del periodo d’imposta 2019 non siano applicate le sanzioni previste qualora la fattura elettronica sia emessa oltre il termine di legge ma, comunque, nei termini per far concorrere l’imposta alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale). Le sanzioni sono, invece, contestabili, seppur ridotte al 20%, quando la fattura, emessa tardivamente, partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo.

Per i soli contribuenti che effettuano la liquidazione periodica Iva con cadenza mensile, è stata prevista una piccola dilazione dei termini entro i quali si applicheranno le sanzioni ridotte al 20%: l’originaria scadenza del 30 giugno è stata infatti prorogata 30 settembre.

Attenzione va prestata al fatto che eventuali errori nella liquidazione possono determinare omesso/carente versamento d'imposta. Alcuni casi ad esempio possono essere le fatture ricevute il 16 febbraio,in quanto la ricezione è successiva al termine del 15 del mese successivo previsto dall'articolo 1, DPR 100 del 1998 ma precedente alla data della liquidazione (il 16 febbraio 2019 è un sabato e pertanto slitta a lunedì 18 febbraio).

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Task force di pronto intervento sugli intoppi da fatturazione elettronica. Sogei e Agenzia delle entrate in soccorso delle case produttrici di software costituiscono assieme ad AssoSoftware (l’associazione maggiormente rappresentativa) un pronto intervento per il monitoraggio degli aspetti tecnici della fatturazione elettronica.

Lo ha comunicato AssoSoftware con una nota ieri. Dopo una prima riunione preparatoria fra il presidente dell’associazione Bonfiglio Mariotti e i vertici di Agenzia delle entrate e Sogei «si è deciso», si legge nella nota, «di costituire un gruppo di lavoro congiunto per analizzare ogni problematica tecnica che possa intervenire nell’interscambio massivo delle fatture fra le aziende e i provider (Hub) accreditate allo SdI. I vari canali di interscambio (Sftp e Web Service, Sdi-coop) saranno tenuti sotto costante controllo in attesa dei grandi volumi di transito previsti a cavallo dei mesi di gennaio e febbraio. Continua così un costruttivo percorso di collaborazione e di dialogo con l’Amministrazione finanziaria che sta dando ottimi risultati». Per venire incontro alle richieste degli utenti molto elevate soprattutto nella fase di avvio del nuovo adempimento e in vista delle scadenze di fine mese e di metà febbraio, dove si attendono flussi di dati in aumento, Mariotti annuncia poi la costituzione del servizio «Monitor Fatturazione Elettronica», organizzato dalla associazione, fruibile sul proprio sito internet e disponibile per chiunque, sulla falsa riga di Assoinvoice, il visualizzatore di file XML. «L’obiettivo del nuovo servizio Monitor Fattura Elettronica», afferma Roberto Bellini, direttore generale AssoSoftware, «è quello di accompagnare software house e utenti fornendo indicazioni pratiche per gestire al meglio le problematiche tecniche e operative. È un presidio che l’Associazione offre agli associati e a tutto il mercato, prendendo posizione a specifi ci casi d’uso e fornendo la propria interpretazione sulla corretta compilazione del formato XML e le specifiche modalità procedurali».

Fonte: ItaliaOggi

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Da quest’anno la fattura emessa dagli esercenti attività di commercio al minuto, a seguito di richiesta di un cliente, dovrà essere sempre in formato elettronico anche se preceduta da uno scontrino. Il chiarimento arriva dall’agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello n.7 di ieri ma, di fatto, la questione era già stata oggetto di chiarimenti in una delle Faq pubblicate il 21 dicembre. I corrispettivi percepiti dagli esercenti attività di commercio al dettaglio devono essere certificati mediante il rilascio di una ricevuta fiscale oppure dello scontrino fiscale; la fattura, invece, deve essere emessa solo nel caso in cui sia il cliente a chiederla. Se la fattura viene consegnata contestualmente al bene o all’ultimazione del servizio, non è necessario fornire altro documento; in caso contrario, si rende necessaria l’emissione di un documento che provi l’operazione, altrimenti verrebbe meno la possibilità di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. Nell’interpello, l’istante riteneva di essere esonerato dall’emissione della fattura elettronica in caso di certificazione della vendita, sia mediante fattura che mediante scontrino, al fine di evitare la duplicazione dell’Iva sulle vendite. Tuttavia, l’ufficio chiarisce che l’introduzione della fattura elettronica non muta le regole ordinarie in materia di fatturazione previste per i commercianti al minuto, con la conseguente impossibilità di duplicazioni. Nel caso in cui venga richiesta l’emissione della fattura, il commerciante al minuto ha due possibilità: l’emissione di una fattura immediata o di una fattura differita. L’emissione della fattura immediata comporta l’esonero dalla emissione di ricevuta o scontrino fiscale, nella sola ipotesi in cui la fattura stessa venga rilasciata contestualmente alla consegna del bene o alla prestazione del servizio. Considerato che per i primi sei mesi del 2019 (prorogato al 30 settembre per i contribuenti mensili), è possibile emettere la fattura immediata entro il termine della liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione, coloro che si avvalgono di questa possibilità devono rilasciare al cliente un documento che provi l’operazione. Come chiarito nella risposta alla Faq 2 pubblicata sul sito dell’agenzia delle Entrate, tale documento può essere una quietanza che assume valore solo commerciale e non anche fiscale oppure la stampa della fattura o, in caso di pagamento elettronico, la ricevuta del Pos. A tali fini, a nostro avviso, appare plausibile anche il rilascio della fattura cartacea, non essendo più considerato un documento fiscale. In questo caso, la fattura elettronica avrà come data quella di effettuazione dell’operazione e concorrerà a formare l’Iva a debito del mese o trimestre di competenza. In alternativa, è possibile l’emissione di uno scontrino o di una ricevuta, da annotare nel registro dei corrispettivi; in questo caso, si deve poi scomputare l’ammontare oggetto di fatturazione dal totale giornaliero (esattamente come accade nel caso di fatturazione differita). Dunque, anche con l’emissione della fattura elettronica restano valide le modalità ordinarie di annotazione nel registro dei corrispettivi degli eventuali altri documenti emessi per certificare l’operazione e dunque non è possibile alcuna duplicazione.

Fonte: IlSole24ore

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Con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.

Il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria il 28 dicembre 2018 ha lo scopo di facilitare l’adempimento da parte del contribuente e prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo

          con addebito su conto corrente bancario o postale.

          utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Le disposizioni del decreto si applicano alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7.01.2019

 

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Il digital day del 1 gennaio 2019 è sempre più vicino, e il quadro generale degli obblighi connessi alla fatturazione elettronica si fa sempre più complesso. Tra i mille dubbi vi è anche la questione di come gestire la transizione, ovvero, come quella fase di accavallamento tra dicembre 2018 e gennaio 2019, nella quale ci si dovrà confrontare con entrambe le fattispecie di documento: analogico o digitale.

Ancora molto documenti in analogico

Non che la coesistenza carta / XML verrà meno, poiché ben sappiamo che numerosi sono i soggetti che a partire dal 1 gennaio 2019 potranno continuare a fatturare in analogico, a partire dai contribuenti minimi e forfettari, per arrivare ai nuovi esoneri in corso di approvazione nel percorso di conversione del D.L. 119/2018, quali, salvo ulteriori sorprese, dovrebbero essere il caso dei i medici e affini con riferimento alle fatture trasmesse al sistema Tessera Sanitaria, e le associazioni in regime 398/91 aventi un volume inferiore a 65mila euro.

Tempi e modi di emissione delle fatture attive

In questa fase concentriamoci, tuttavia, sulla disamina dell’aspetto attivo e passivo con riferimento a quei soggetti che effettivamente, a partire dal 1 gennaio 2019, dovranno obbligatoriamente fatturare in elettronico, partendo da una serie di assunti di base:

La fattura (sia essa cartacea o elettronica) si considera emessa quando la stessa viene formata (ovvero redatta) ed inviata alla controparte. In realtà, se parliamo di fattura elettronica, è necessario un ulteriore step, ovvero che la fattura trasmessa - che obbligatoriamente deve transitare dal Sistema di Interscambio – venga dal sistema stesso accettata.

Le tempistiche attualmente vigenti prevedono che la fattura sia consegna entro le ore 24 del giorno in cui si verifica l’esigibilità. Per il 2019 il D.L. 119/2018 prevede, per tutto il primo semestre 2019, che non saranno sanzionati gli invii al SDI effettuati entro il termine della propria liquidazione IVA (con un emendamento al D.L. 119/2018 questi sei mesi dovrebbero essere ampliati a tutto il mese di settembre, ma solo a beneficio dei contribuenti a liquidazione IVA trimestrale), mentre a partire dal 1 luglio si avranno dieci giorni di tempo dalla data dell’esigibilità.

Cosa accade il 31 dicembre 2018

Concretamente, dunque, cosa accade? Accade che per rispettare la normativa attualmente vigente, le fatture datate 31 dicembre 2018, per poter essere considerate effettivamente fatture emesse nel 2018, e quindi fuori da obbligo di e-fattura, devono essere emesse e consegnate alla controparte entro il 31 di dicembre.

Una notizia ‘sconvolgente’, ma se andiamo a ben riflettere su questo aspetto, non vi è proprio nessuna novità: tutte le fatture datate 31 dicembre, anche degli anni passati, avrebbero dovuto essere consegnate entro tale giornata. Il punto reale è che i termini previsti dal D.P.R. 633/72 sono stati (in cartaceo) sempre bellamente disattesi.

Cosa accade dunque se - come è normale che accada- la fattura datata 31 dicembre non viene effettivamente trasmessa alla controparte entro tale termine? Qui si apre un altro aspetto da verificare con attenzione, perché alla fin fine occorre essere concreti: come si dimostra l’avvenuta consegna alla controparte? O meglio, volendo ribaltare l’ottica del discorso, come si lascia traccia dell’avvenuta consegna in una data piuttosto che in un’altra? E (se vogliamo), in questo caos generale chi controllerà questi aspetti?

Come aggirare il problema

Un primo consiglio, fondamentale, è possibile darlo: evitare di crearsi dei potenziali problemi, per esempio spedendo nel 2019 una fattura datata 2018 tramite un canale assolutamente tracciato quale potrebbe essere la PEC. Non che nel caso di consegna “brevi manu” il problema di carattere normativo non esista (così come è sempre esistito), ma ammettiamolo, non se lo è mai posto nessuno.

Volendo invece essere assolutamente rigidi nell’applicare la norma, si prospettano due strade: anticipare la fatturazione, in modo tale da riuscire effettivamente a spedire entro il 31 dicembre, oppure trasmettere ufficialmente alla controparte la fattura nel 2019. Quest’ultima possibilità è quella che desta maggiori preoccupazioni e perplessità: si dice che in tal caso dovrà essere utilizzato il canale telematico, ovvero che occorra emettere fattura elettronica, poiché è scattato il fatidico ‘1 gennaio 2019’.

Questo è senza dubbio vero, ma in tal caso si avrebbe che la trasmissione della fattura avviene nel 2019, a fronte di un documento datato 2018, non nelle 24 ore. E’ un problema? In effetti nel 2019 vi è la moratoria delle sanzioni, e tendenzialmente non dovrebbe esserci alcun problema, ma attenzione, in questo caso parliamo di una fattura che ufficialmente è del 2018 e viene trasmessa (dunque emessa) nel 2019. Siamo proprio sicuri che ciò non significhi mettere nero su bianco la tardiva fatturazione? A parere di chi scrive, la questione è tutt’altro che certa, e trattandosi di trasmissione telematica, che lascia quindi una traccia incancellabile, la prudenza è d’obbligo.

Insomma, comunque si giri la questione, il labirinto di norme che si stanno accavallando sta creando molteplici criticità, dimostrando ancora una volta, laddove non lo sapessimo già perfettamente, che il sistema è tutt’ora gravemente imperfetto.

La soluzione perfetta, tuttavia, c’è: con gennaio 2019 si potrebbe assistere all’avvio dell’utilizzo massivo – nei casi in cui ciò sia possibile – della fatturazione differita effettuata ai sensi dell’articolo 21 comma 4 del D.P.R. 633/72, altra norma da sempre in vigore e da sempre ignorata (tanto con la carta tutti questi problemi non si ponevano…).

Nel caso in cui la fattura che si vorrebbe emettere con data 31 dicembre 2018, con tutti i problemi che tale data porta con sé, riguardi cessioni di beni documentati da DDT effettuate a dicembre 2018, oppure prestazioni di servizi accompagnati da un documento che lascia traccia (quale potrebbe essere un verbale di intervento), è quanto mai opportuno evitare qualsiasi tipo di problema procedendo con l’emissione della fattura entro il 15 gennaio 2019, con riferimento alle operazioni poste in essere a dicembre 2018. Si tratterà di una fattura differita, la cui imposta a debito dovrà confluire nella liquidazione IVA di dicembre, e, ovviamente, dovrà trattarsi di fattura elettronica, posto che la stessa viene formata e trasmessa in tale mese. Operando in questo modo sarà impossibile qualsiasi discussione in merito alle tempistiche di emissione e trasmissione.

Esempio

La Società Rossi Srl, nel mese di dicembre 2018 effettua delle consegne alla ditta Bianchi Snc, con regolari DDT riportanti le seguenti date: 07.12.2018, 16.12.2018 e 27.12.2018. La fattura differita dovrà essere emessa entro il 15.01.2019 (riportando gli estremi dei DDT) in formato elettronico, mentre, per quanto riguarda l’Iva a debito andrà nella liquidazione di dicembre.

Aspetto passivo tra carta e e-fatture

Per quanto riguarda l’aspetto passivo, invece, non vi sono particolari problemi. Come recentemente ribadito nelle FAQ dell’Agenzia delle Entrate, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea, ed è stata ricevuta dal cessionario / committente nel 2019, il documento cartaceo sarà perfettamente valido. Precisa altresì l’agenzia che la data di trasmissione è un elemento qualificante, pertanto, tornando ai ragionamenti sovra esposti, laddove si ricevesse una fattura analogica datata 2018, via PEC – data certa – nel 2019, ci si troverebbe dinnanzi ad un documento irregolare.

Fonte: FiscalFocus

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Si allarga l’elenco dei soggetti esonerati dall’obbligo di emissione della fattura elettronica che, per la generalità dei contribuenti, dovrà essere emessa dal prossimo anno. È questo il risultato della votazione degli emendamenti avvenuta nella Commissione Finanze del Senato. Saranno dispensati dall’adempimento i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario previsto dalla Legge n. 398/1991. Si tratta degli enti associativi, delle associazioni sportive dilettantistiche, o delle società di capitali non lucrative esercenti attività sportive dilettantistiche.

Intanto ieri il sottosegretario del Mef Bitonci (lega), durante i lavori in commissione, ha annunciato: "non vogliamo differire l'entrata in vigore" e si sta cercando "di trovare una soluzione per chi non può trasmettere immediatamente e magari arrivare fino a settembre per il sistema sanzionatorio". In pratica, il Governo è intenzionato a garantire un debutto più soft della fattura elettronica. In particolare, si prevede una mini – proroga di 3 mesi, che dovrebbe spostare al 30 settembre, anziché all’attuale 30 giugno 2019, l'esclusione dalle sanzioni dei contribuenti che emettono e-fattura entro il termine della liquidazione periodica, e prevede la riduzione al 20% per chi la emette entro la liquidazione del periodo successivo.

Il regime forfetario di cui alla Legge n. 398/1991, ed il limite di 65.000 euro

L’esonero dal nuovo obbligo è subordinato all’ammontare dei proventi commerciali realizzati nel periodo d’imposta precedente. Se i proventi commerciali realizzati nell’anno 2018 non hanno superato l’importo di 65.000 euro, le fatture potranno essere emesse in formato analogico. Viceversa se sarà stata superata la predetta soglia la fattura dovrà essere emessa unicamente in formato digitale.

Il superamento di tale limite, pur consentendo all’associazione di permanere nel regime forfetario, fa nuovamente scattare l’obbligo di emissione della fattura in formato digitale. Invece rimane fermo il limite di proventi commerciali fino a 400.000 euro per fruire dell’applicazione del predetto regime forfetario. In buona sostanza, il Legislatore ha inteso introdurre la semplificazione in commento limitatamente ai soggetti di minori dimensioni.

La fatturazione per conto degli enti associativi o delle Srl sportive dilettantistiche

Probabilmente per esigenze di semplificazione, uno degli emendamenti votati prevede che la fatturazione elettronica, obbligatoria una volta superato il limite di proventi commerciali di 65.000 euro, non debba essere emessa direttamente dall’ente associativo. La fattura elettronica dovrà essere emessa per conto dei predetti enti dal cessionario o committente.

Si tratta della possibilità che è prevista, facoltativamente, dall’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 che consente di esternalizzare il ciclo attivo di fatturazione. Nel caso dei predetti enti, aventi natura associativa, l’emendamento prevede che la fattura debba essere emessa obbligatoriamente dal cessionario o committente. Non può quindi provvedervi né il prestatore, né un altro soggetto, ma esclusivamente il cessionario o committente.

Per quanto riguarda il regime della responsabilità, pur nel silenzio della disposizione si ritiene che debba essere ragionevolmente applicata la previsione di cui all’art. 21. Davanti al Fisco la responsabilità diretta è sempre del soggetto prestatore, ferma restando la possibilità per quest’ultimo di rivalersi in caso di errore, sul cessionario o committente.

Lo stesso emendamento ha poi ampliato ulteriormente il ricorso all’inversione contabile. In particolare, si prevede che gli obblighi di fatturazione e registrazione relativi ai contratti di sponsorizzazione e pubblicità dei soggetti che si avvalgono del regime forfetario di cui alla Legge n. 398/1991, sono adempiuti dai cessionari. Ciò a condizione che il destinatario della prestazione sia un soggetto stabilito nel territorio dello Stato.

La fatturazione elettronica: esonerati medici e farmacisti

L’emendamento approvato prevede l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica dei soggetti obbligati all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria per rendere possibile l’elaborazione del modello 730 precompilato.

L’esonero dall’obbligo, che per gli altri soggetti partirà dall’inizio del prossimo anno, non è a tempo indeterminato, ma riguarda esclusivamente il periodo d’imposta 2019. Presumibilmente, dopo che l’Agenzia delle Entrate avrà tenuto conto dei rilievi formulati dal Garante della privacy, l’obbligo di emissione della fattura in formato digitale riguarderà ogni soggetto, indipendentemente dalla categoria di appartenenza.

Fonte: FiscalFocus

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