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L’acqua è un bene prezioso che deve rimanere accessibile a tutti. Ma purtroppo questo non si verifica sempre, soprattutto a causa dell'alto costo delle bollette idriche. Basta pensare che, secondo le recenti stime dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, nel 2018 una famiglia ha speso in media 426 euro annui per l'acqua. Un valore già alto che quasi raddoppia in alcuni Comuni come Grosseto, Siena e Pisa, dove la spesa media annuale è stata superiore ai 700 euro. Ma come si può risparmiare sulla bolletta dell'acqua? Non tutti lo sanno, ma esiste un'agevolazione volta proprio a rendere più leggera la bolletta idrica: parliamo del bonus sociale idrico, che comunemente viene chiamato anche 'bonus acqua'. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono i requisiti necessari per ottenerlo.

Cos'è il Bonus Acqua

Il bonus sociale idrico (o bonus acqua, che dir si voglia) corrisponde a uno sconto sulla fornitura dell’acqua: i beneficiari avranno a  disposizione 18,25 metri cubi d’acqua annui per ogni componente della famiglia (pari a 50 litri al giorno) a titolo gratuito. Questa stima, tuttavia, è solamente un valore di riferimento calcolato dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera); per conoscere la quantità esatta applicata dal tuo gestore, dovrai rivolgerti proprio a quest’ultimo.

Chi ha diritto al bonus acqua

Come già avviene per i bonus gas e luce, anche per avere lo sconto sulla bolletta idrica è necessario essere in possesso di alcuni attributi. Possono accedere al bonus sociale idrico sia gli utenti diretti che indiretti del servizio, a patto che rispettino uno dei seguenti requisiti:

ISEE non superiore a 8.107,5 euro

ISEE non superiore a 20.000 euro (solo per famiglie con 4 o più figli a carico)

Ecco invece cosa cambia tra utente diretto e indiretto:

L’utente diretto è direttamente il titolare della fornitura ad uso domestico residente (in questo caso, il bonus viene scalato dalla bolletta)

L’utente indiretto è uno dei componenti del nucleo ISEE che utilizza nella propria abitazione di residenza una fornitura intestata ad un’utenza condominiale (in questo caso, riceverai un accredito sul tuo conto corrente o tramite altra modalità a scelta del gestore, purché sia tracciabile e verificabile).

Come richiedere il bonus acqua

Per presentare la tua domanda e ricevere il bonus sociale idrico, è necessario stampare e compilare l’apposito modulo di richiesta disponibile sui siti di Arera, Anci, Enti di Governo dell’ambito e del tuo gestore. In particolare, sul sito di Arera, è possibile reperire i moduli per la richiesta del bonus nella parte destra della pagina riguardante il bonus sociale idrico.

 

Per presentare la propria domanda sono necessari anche i seguenti documenti:

Documento di identità

Delega (in caso sia necessaria) – trovi il modello sul sito

Attestazione Isee in corso di validità

Attestazione con i componenti del nucleo Isee (nome-cognome e codice fiscale) – trovi il modello sul sito

Attestazione per il riconoscimento di famiglia numerosa (4 e più figli a carico), da utilizzare nel caso di Isee entro 20.000 euro. – trovi il modello sul sito

Una bolletta del tuo gestore per identificare il codice della fornitura e il nominativo del gestore idrico

La richiesta può essere presentata in tre diverse modalità. Ecco quali sono:

al CAF

presso il tuo Comune di residenza

tramite intermediari abilitati.

Infine ricordiamo che il bonus acqua dipende dall'Isee ed ha una validità annuale. Per ottenere il rinnovo è necessario presentare nuovamente domanda un mese prima della scadenza.

Pubblicato in CAF Fenapi

L’invio dei contratti all'ispettorato del lavoro competente con l'impegno a investire nella "formazione 4.0" dei dipendenti costituisce una condizione di ammissibilità al credito d’imposta, ma non è idoneo a incidere sull’individuazione del termine a partire dal quale decorre l'agevolazione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate che ha specificato come il bonus in esame spetta, in relazione ai costi ammissibili, per l'intero periodo di imposta, a prescindere dalla data in cui tale adempimento è posto in essere, purché il deposito dei relativi contratti sia effettuato nel termine del periodo d’imposta di riferimento.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta a interpello n. 79 del 20 marzo 2019 riguardante la determinazione del credito d’imposta formazione 4.0.

La legge di Bilancio 2018 ha introdotto un incentivo fiscale automatico, sotto forma di credito d’imposta, per gli investimenti effettuati dalle imprese, ai fini della formazione del personale dipendente, nelle materie aventi ad oggetto le "tecnologie abilitanti", cioè le tecnologie rilevanti in generale per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal "Piano Nazionale Impresa 4.0".

Ciò che importa è che le attività di formazione oggetto dell’agevolazione devono essere svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud o fog computing, cyber security e sistemi cyber-fisici.

La legge di Bilancio 2019 ha esteso l’ambito temporale di riferimento dell’agevolazione, prevedendo che il credito d’imposta formazione 4.0 si applichi anche alle spese di formazione sostenute nel periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018.

La disciplina del credito d’imposta richiede che l'impresa assuma espressamente l'impegno a investire nella "formazione 4.0" dei dipendenti, esplicitandolo nel contratto collettivo aziendale o territoriale e depositando tale contratto, in via telematica, presso l'Ispettorato territoriale del lavoro competente. Tra l’altro occorre che l’impresa autocertifichi i risultati prodotti dall'investimento in attività formative ammissibili al credito d'imposta, attraverso il rilascio ai dipendenti di una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante che, oltre all'effettiva partecipazione degli stessi alle attività formative, dia evidenza dell'apprendimento o del consolidamento delle conoscenze e delle competenze 4.0 e dei relativi ambiti aziendali di applicazione.

Con riferimento al termine di deposito dei contratti presso l'ispettorato del lavoro, può essere effettuato utilizzando la modalità telematica anche successivamente allo svolgimento delle attività formative, ma comunque entro la fine del periodo d’imposta di riferimento.

Ne consegue che l’invio dei contratti all'ispettorato del lavoro competente costituisce una condizione di ammissibilità al beneficio, ma non è idoneo a incidere sull’individuazione del termine a partire dal quale decorre l'agevolazione.

Conseguentemente, il credito d’imposta in esame spetta, in relazione ai costi ammissibili, per l'intero periodo di imposta, a prescindere dalla data in cui tale adempimento è posto in essere, purché il deposito dei relativi contratti sia effettuato nel termine del periodo d’imposta di riferimento.

Fonte: http://www.ipsoa.it

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

Per riaccendere la crescita il governo punta su edilizia, tecnologie e credito. Come? Mediante il potenziamento dei bonus a sostegno degli investimenti nell'immobiliare; il ripristino a tempo del super-ammortamento e il rafforzamento della Sabatini; l'elevazione delle garanzie di stato su minibond e credito alle pmi. Il canovaccio è quello seguito dal ministro dell'economia, Giovanni Tria, e dai suoi tecnici nel mettere a punto le misure urgenti per la crescita economica. Proposte, aperte al contributo di altri ministeri, che prevedono anche:

- l'introduzione dell'obbligo, in capo ai datori di lavoro ammessi al regime forfettario, di applicare la ritenuta, così da evitare che l'accantonamento su base mensile ricada sui dipendenti;

- l'esonero ai fini Ires per le imprese che hanno ricavato plusvalenze dalla conversione forzata in azioni delle obbligazioni in portafoglio. Un'agevolazione, questa, finora prevista per le sole banche.

Ma andiamo con ordine.

Innovazione. La bozza di provvedimento di cui ItaliaOggi è in possesso prevede, in primis, la reintroduzione del super-ammortamento al 130% per gli investimenti effettuati tra il 14 aprile e fine anno in beni strumentali fino a 2,5 mln di euro. Con particolare beneficio per le pmi. Nessuna possibilità di accesso all'incentivo, invece, è prevista per autovetture, immobili, attrezzature di lunga durata e di beni immateriali.

Ai fini della fruizione del patent box, il beneficio fiscale sui redditi derivanti da beni immateriali (i cui costi di sviluppo sono sostenuti in Italia), si dispone, invece, la cancellazione dell'obbligo di interpello.

Quindi, i tecnici di via XX Settembre prevedono, la stabilizzazione del credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo fino a tutto il 2023, mediante proroga dell'attuale regime di agevolazione, in scadenza a fine 2020.

E mettono in conto anche la riforma della Sabatini-quater, l'agevolazione che sostiene gli investimenti in tecnologia digitale delle pmi. A riguardo, il governo agisce su due fronti:

- vuole introdurre maggiori risorse a sostegno degli investimenti, mediante eliminazione del tetto massimo di finanziamento ammesso a contributo (oggi previsto a 2 mln di euro);

- intende facilitare l'incasso agli incentivi, ipotizzando di erogare i contributi in un'unica soluzione, anziché in sei. E disponendo che la loro erogazione avvenga a seguito delle autodichiarazioni delle imprese beneficiarie, con rinvio a valle dei controlli (oggi effettuati in via preventiva).

Infine, l'esecutivo punta a imporre alle piattaforme digitali la trasmissione generalizzata dei dati delle vendite di beni, effettuate per il loro tramite.

Edilizia. Su questo versante, i tecnici di Tria agiscono prevalentemente sulle detrazioni. In primis prevedono una facilitazione per le imprese di costruzione e ristrutturazione immobiliare: sconteranno imposta di registro e imposte ipotecaria e catastale da 200 euro l'una, le attività che rilevano interi fabbricati, per poi provvedere (ed entro un decennio) alla loro demolizione e ristrutturazione - anche ricorrendo alla variazione della volumetria originaria - quindi alla loro vendita.

Altro versante di azione è il potenziamento del sisma bonus. Si prevede la possibilità, per gli incapienti, di cedere il beneficio fiscale, così da far avviare i lavori anche a coloro che non hanno la liquidità necessaria per anticipare le spese di ristrutturazione. L'incentivo, va ricordato, oggi vale per la zona 1 di rischio sismico; l'esecutivo vorrebbe estenderlo anche alle zone 2 e 3; si tratta, in sintesi, di una detrazione del 75% delle spese in caso di miglioramento dell'immobile di una classe energetica. Bonus che sale fino all'85% se la scalata vale due classi di prestazione energetica.

Infine, il bonus efficienza energetica; Tria vorrebbe renderlo estenderlo anche a quelle imprese - in grado di fornire servizi tecnici, commerciali e finanziari necessari a realizzare interventi di efficientamento energetico degli edifici - che si assumono l'onere dell'investimento e il rischio di un mancato risparmio. In sostanza, queste imprese potranno diventare titolari della detrazione, al pari dei proprietari degli immobili.

Ombrello sul credito. La bozza messa a punto da Tria interviene anche sul fondo centrale di garanzia per le pmi, In due modi:

- prevede l'istituzione di una nuova sezione speciale, presso il fondo, finalizzata a concedere garanzie a titolo oneroso, a copertura di una quota delle perdite sui finanziamenti erogati dalle banche e dagli intermediari alle medie imprese e alle small mid cap. I finanziamenti, coperti dalle nuove garanzie, sarebbero fino a 5 mln di euro, andando a raddoppiare il valore dell'investimento oggi ammissibile per impresa alla garanzia di stato, pari a 2,5 mln di euro (in base alla legge n. 662/1996). In più, avrebbero durata ampia, fino a 30 anni. La nuova corsia di favore, nelle intenzioni di via XX Settembre, darebbe una sponda molto forte alle imprese del turismo;

- dispone l'elevazione da 1,5 a 2,5 mln di euro delle garanzie concedibili a copertura dei minibond. Prevedendo la possibilità di una loro attivazione anche in caso di cessione dei titoli.

Sempre sul versante credito, questa volta ai privati, il governo prevede di rifinanziare per 200 mln di euro per il solo 2019 il fondo di garanzia prima casa, riducendo però il rischio garantito dal 10 all'8%.

Fonte:ItaliaOggi

Pubblicato in FENAPI Comunica

Pronti i chiarimenti sugli incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e non inquinanti, sulle detrazioni fiscali per l’installazione dei punti di ricarica e sulla rottamazione di mezzi ad alte emissioni di Co2. La Risoluzione n. 32/E dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata oggi, fornisce anche le prime indicazioni relative all’imposta sui veicoli inquinanti (Ecotassa), dovuta sulle auto acquistate e immatricolate dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021. In particolare, il documento di prassi si sofferma sulle autovetture che possono beneficiare degli incentivi e individua i documenti che le imprese costruttrici o importatrici devono ricevere dal venditore e conservare ai fini della fruizione del credito d'imposta oltre a fornire indicazioni sulla cosiddetta “Ecotassa” sui veicoli inquinanti.

Come usufruire del contributo per l’acquisto di un veicolo nuovo a basse emissioni - La legge di Bilancio 2019 riconosce un contributo da 1.500 euro a 6.000 euro per l’acquisto (anche in locazione finanziaria) e immatricolazione in Italia dal 1°marzo 2019 al 31 dicembre 2021, di un veicolo per il trasporto di persone fino a 8 posti oltre il conducente (categoria M1) nuovo di fabbrica con emissioni inquinanti di CO2 inferiori a 70 g/km e prezzo da listino ufficiale della casa produttrice inferiore a 50.000 euro (Iva esclusa). L’importo del contributo varia a seconda della presenza o meno della contestuale consegna per la rottamazione di un veicolo della stessa categoria omologato alle classi Euro 1, Euro 2, Euro 3 o Euro 4. Il venditore riconosce il contributo all’acquirente sotto forma di sconto sul prezzo di acquisto. Successivamente l’impresa costruttrice o importatrice dell’auto rimborsa l’importo al venditore e lo recupera a sua volta sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione. La risoluzione chiarisce che il costruttore del veicolo è il soggetto che detiene l’omologazione dell’auto e che ne rilascia all’acquirente la dichiarazione di conformità.

La detrazione sulle spese delle colonnine per i veicoli elettrici – È prevista anche una nuova detrazione fiscale del 50%, su un ammontare complessivo non superiore a 3.000 euro da ripartire in dieci quote annuali di pari importo, per le spese di acquisto e installazione di punti di ricarica per i veicoli elettrici sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021. La risoluzione chiarisce che la detrazione dell’imposta sui redditi spetta sia ai soggetti Irpef sia ai soggetti Ires e viene riconosciuta anche per gli acquisti effettuati dai condomini.

Gli incentivi alla rottamazione per l’acquisto di motoveicoli non inquinanti – Dalle Entrate arrivano, inoltre, i chiarimenti relativi agli incentivi per l’acquisto di motoveicoli elettrici o ibridi nuovi e la contestuale consegna per la rottamazione del veicolo appartenente alle categorie Euro 0, Euro 1 o Euro 2. Gli acquirenti che nel corso del 2019 comprano in Italia un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica (potenza inferiore o uguale a 11 kW, delle categorie L1 e L3) e che consegnano per la rottamazione un veicolo delle stesse categorie di cui siano proprietari o utilizzatori (leasing finanziario) da almeno 12 mesi è riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro.

Come si paga l’Ecotassa per l’acquisto dei veicoli più inquinanti – La legge di Bilancio 2019 ha introdotto un’imposta sull’acquisto di autovetture nuove con emissioni di anidride carbonica superiori a 160 CO2 g/km (Ecotassa). L’imposta è dovuta da chi acquista, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia un veicolo nuovo di categoria M1 con emissioni di CO2 superiori alla soglia stabilita dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021. La risoluzione chiarisce che l’imposta è dovuta entro la data di immatricolazione del mezzo. L’imposta, il cui importo è parametrato in base a 4 scaglioni di emissioni di CO2, va versata tramite F24 da parte dell’acquirente del veicolo o da chi richiede l’immatricolazione.

Pubblicato in CAF Fenapi

È online da oggi, sul sito delle Entrate, la guida dell’Agenzia sulle detrazioni per gli interventi antisismici (“sisma bonus”). Dopo una breve sezione introduttiva, il pratico vademecum illustra in cosa consiste l’agevolazione, chi sono i soggetti interessati dai benefici, quali sono i vantaggi fiscali e le modalità per accedere alla misura di favore. Trovano spazio nella guida anche la disciplina degli interventi effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali e il nuovo incentivo per l’acquisto di case antisismiche. Cos’è il sisma bonus - Per gli interventi di adozione di misure antisismiche sugli edifici, il decreto legge n. 63/2013 ha introdotto il cosiddetto “sisma bonus”, un’agevolazione che dal 1° gennaio 2017 può essere fruita per lavori realizzati su tutti gli immobili di tipo abitativo e su quelli utilizzati per attività produttive. Le opere devono essere eseguite su edifici situati sia nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), sia nelle zone sismiche a minor rischio (zona sismica 3). In cosa consiste l’agevolazione - È prevista una detrazione d’imposta del 50% per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, calcolata su un importo complessivo pari a 96mila euro per unità immobiliare e per ciascun anno, da ripartire in cinque quote annuali di pari importo, nell’anno in cui sono state sostenute le spese e in quelli successivi. La detrazione fiscale sale al 70% della spesa sostenuta (75% per gli edifici condominiali) se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore e aumenta all’80% (85% per gli edifici condominiali) se ai lavori consegue il passaggio a due classi di rischio inferiori. Rientrano tra le spese detraibili anche quelle effettuate per la classificazione e la verifica sismica degli immobili. I soggetti interessati - L’agevolazione spetta non solo ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti di godimento sui beni oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese. Dal 2018 tra i beneficiari dell’agevolazione sono inclusi anche gli istituti autonomi per le case popolari e i soggetti con finalità analoghe. Dal 1º gennaio 2017, in luogo della detrazione del 75 o dell’85%, i condòmini possono scegliere di cedere il credito a favore dei fornitori che hanno effettuato i lavori o ad altri soggetti privati che siano comunque collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Come richiedere l’agevolazione - Per richiedere il sisma bonus occorre indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo (per esempio, contratto di locazione). Per gli interventi sulle parti comuni di edifici residenziali, è sufficiente per i singoli condòmini indicare il codice fiscale del condominio. Per fruire delle detrazioni è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico bancario o postale (anche “online”), dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato. Il nuovo incentivo per l’acquisto di case antisismiche - Il decreto legge n. 50/2017 (art. 46-quater) ha previsto una nuova detrazione per l’acquisto di case antisismiche nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”. Se gli interventi per la riduzione del rischio sismico che danno diritto alle detrazioni del 70 o dell’80% sono effettuati nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, chi acquista l’immobile nell’edificio ricostruito può beneficiare di una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto della singola unità immobiliare, se dagli interventi deriva il passaggio a una classe di rischio inferiore, o all’85% del prezzo della singola unità immobiliare, se gli interventi comportano il passaggio a due classi di rischio inferiore.

Pubblicato in CAF Fenapi

Assumere un dipendente può avere un costo molto elevato, ma per favorire l'occupazione e per andare incontro alle aziende, lo Stato riconosce particolari agevolazioni. Nel 2019 ce ne sono diverse, la maggior parte delle quali riguardano i giovani disoccupati. Il primo bonus assunzioni, confermato per il 2019, è quello rivolto all'assunzione di Neet (ossia coloro che né studiano e né lavorano), iscritti al programma Garanzia Giovani: per questi ultimi - se di età compresa tra i 18 e i 30 anni non compiuti - il datore di lavoro ha diritto a un esonero del 100% della contribuzione su un massimale annuo di 8.060,00 euro.

Confermato dalla Legge di Bilancio per il biennio 2019-2020 c’è poi il cosiddetto bonus assunzioni Sud, riservato alle aziende con sede in Meridione che assumono giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni. Si può richiedere questo beneficio anche per chi ha più di 35 anni purché sia disoccupato da almeno 6 mesi. Anche in questo caso è previsto l'esonero totale della contribuzione per un limite di 8.060,00 euro annui. Per le assunzioni di giovani di età compresa tra i 16 e i 30 anni si può anche beneficiare di un esonero contributivo del 50% per un massimo di 3.000 euro annui; in questo caso il beneficio vale per 36 mensilità.

Anche per chi ha un'età compresa tra i 30 e i 35 anni (non compiuti) è possibile richiedere lo stesso beneficio, ma solo se il giovane assunto non ha mai sottoscritto un contratto a tempo indeterminato. Ma ci sono anche agevolazioni che premiano le giovani 'eccellenze'. Si può beneficiare di un esonero contributivo totale, nel limite di 8.000 euro l'anno, quando si assumono, infatti, Under 30 laureati con lode o Under 34 in possesso di un dottorato di ricerca. Per le aziende che assumono uno studente, che per conto loro ha già seguito un percorso di alternanza studio-lavoro, o anche di apprendistato qualificante, vi è la possibilità di beneficiare di un esonero totale dei contributi nel limite massimo di 3.000 euro annui (per 36 mensilità). Si ricorda, infine, che anche il reddito di cittadinanza prevede un bonus assunzioni: le aziende che assumono un beneficiario del RdC godranno di uno sconto contributivo pari all'importo dell'assegno, che stava percependo, moltiplicato per le mensilità mancanti.

Pubblicato in Patronato INAPI

Dalle 10 di lunedì 28 gennaio è attivo il servizio online per richiedere il bonus asilo nido per il 2019.

Il contributo, fino a un importo massimo di 1.500 euro su base annua, può essere corrisposto, previa presentazione della domanda da parte del genitore, a beneficio di bambini nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016 per contribuire al pagamento delle rette degli asili nido pubblici e privati autorizzati (cosiddetto contributo asilo nido) e in favore dei bambini di età inferiore a tre anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche, per i quali le famiglie si avvalgono di servizi assistenziali domiciliari.

Per la presentazione della domanda, il richiedente il contributo asilo nido dovrà allegare la documentazione comprovante il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza per cui si richiede il beneficio oppure, nel caso di asili nido pubblici che prevedono il pagamento delle rette posticipato rispetto al periodo di frequenza, la documentazione da cui risulti l’iscrizione.

Per i bambini di età inferiore ai tre anni impossibilitati a frequentare gli asili nido, per la presentazione della domanda, il richiedente dovrà allegare l’attestazione, rilasciata dal pediatra di libera scelta, che attesti l’impossibilità del bambino di frequentare l’asilo nido per l’intero anno solare di riferimento, a causa di una grave patologia cronica.

Fonte:Inps

Pubblicato in Patronato INAPI

Il bonus nido sale da 1.000 a 1.500 euro, il congedo per i neopapà si allunga a cinque giorni (erano quattro) e le mamme potranno restare al lavoro, se la salute lo consente, sino alla data del parto e godere dei 5 mesi di congedo dopo la nascita del bimbo. Sono queste le principali novità per le famiglie introdotte dalla manovra di bilancio in corso di approvazione. La manovra ha inoltre confermato senza variazioni il bonus baby sitter per le donne che rientrano al lavoro subito dopo i 5 mesi di astensione obbligatoria (600 euro da spendere in asili o baby sitter) e il bonus mamma domani (800 euro) per le spese diagnostiche e gli acquisti per il futuro bimbo.

La proroga del bonus bebè è stata invece inserita nel Dl fiscale. Il contributo varrà per tutto il 2019 e rimane a 960 euro per il primo figlio mentre sale del 20% dal secondo figlio in poi. Spetta alle famiglie con Isee fino a 25mila euro e raddoppia sotto i 7mila.

Bonus nido

Sale da 1000 a 1.500 euro all’anno, per tre anni, il bonus per pagare asili nido pubblici e privati (o per supporti in casa a bambini sotto i tre anni, con gravi disabilità). L’aumento di 500 euro varrà dal 2019 al 2021. Il buono viene versato dall’Inps su presentazione della documentazione che attesta iscrizione e pagamento della retta.

Congedo paternità

Proroga di un anno e aumento di un giorno per il congedo obbligatorio per i papà lavoratori dipendenti. Introdotto sperimentalmente nel 2013 è stato via via prorogato e ampliato. Inizialmente era di un giorno solo, poi è salito a due, nel 2018 è stato portato a quattro, mentre nel 2019 sarà di cinque giorni. Confermata la possibilità di allungarlo di un altro giorno (e quindi si arriva a sei) in sostituzione della mamma e riducendo il suo periodo di astensione obbligatoria. Va goduto entro cinque mesi dalla nascita.

Lavoro fino al nono mese

Da quest’anno sarà possibile rimanere al lavoro fino al nono mese di gravidanza e godere dei cinque mesi di congedo obbligatorio dopo il parto, a patto che il medico attesti che non ci sono rischi per la salute della mamma e del bambino.

Neo mamme e smart working

Corsia preferenziale nella concessione dello smart working. Gli accordi sul lavoro agile dovranno dare priorità alle richieste presentate dalle lavoratrici nei tre anni successivi al congedo maternità o ai lavoratori (mamme e papà) con figli disabili

Famiglie numerose

Novità di quest’anno per le famiglie che avranno un terzo figlio nel triennio 2019-2021: potranno ricevere un terreno statale incolto in concessione gratuita per un periodo non inferiore a 20 anni. La manovra finanzia inoltre con 1 milione annui (dal 2019 al 2021) la carta famiglia che prevede sconti sull’acquisto di beni o servizi e riduzioni tariffarie per famiglie con almeno tre figli conviventi di età non superiore a 26 anni.

Fondo famiglia

Stanziati 100 milioni annui per le politiche della famiglia (è una misura strutturale) che in parte verrà utilizzato per incentivare il welfare aziendale al fine di meglio conciliare vita e lavoro.

Sedile salva-bimbi

Per gli incentivi fiscali all’acquisto di dispositivi di allarme che impediscano l’abbandono dei bimbi nei veicoli la manovra stanzia un milione di euro per il 2019 e un altro per il 2020.

Fondo politiche giovanili

Dal 2019 viene incrementato di 30 milioni il fondo (Dl 223/2006) per la formazione culturale, professionale e l’inserimento dei giovani nella vita sociale, anche agevolando l’accesso all’abitazione e al credito.

 

Caregiver familiare

Il fondo per il caregiver familiare (chi si prende cura di un familiare non più autosufficiente) viene incrementato di 5 milioni per ciascun anno del triennio 2019-2021.

 

Fonte: IlSole24ore

Pubblicato in Patronato INAPI

Cambio delle valvole dei termosifoni? E' possibile detrarre le spese sostenute per il lavoro effettuato. Per avere info e sapere come, l'Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione le indicazioni nella guida al bonus 'risparmio energetico'.

Per quanto riguarda gli 'sconti' previsti, "dal 1° gennaio 2018, per le caldaie a condensazione si può usufruire della detrazione del 50% solo se hanno un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento Ue n. 811/2013" si legge nella guida. E "se, oltre ad essere almeno in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti (appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02) è possibile continuare a usufruire della detrazione più elevata del 65%".

CHI - "Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa, che possiedono, a qualsiasi titolo, l’immobile oggetto di intervento. In particolare sono ammessi all'agevolazione: le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni; i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali; le associazioni tra professionisti; gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale".

COME - Per beneficiare dell’agevolazione è necessario essere in possesso dei seguenti documenti, ricorda l'Amministrazione: certificazione da parte di un tecnico abilitato "che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti"; nelle ipotesi di auto-costruzione dei pannelli solari, "è sufficiente l’attestato di partecipazione a un apposito corso di formazione"; e ancora "l'attestato di prestazione energetica (APE) finalizzato ad acquisire i dati relativi all'efficienza energetica dell’edificio" (certificazione prodotta dopo gli interventi) e "la scheda informativa relativa agli interventi realizzati, redatta secondo lo schema riportato nell’allegato E o F del decreto attuativo (D.M. 19 febbraio 2007)".

DOCUMENTI - Entro 90 giorni dalla fine dei lavori, infine, occorre trasmettere all’Enea "le informazioni contenute nell’attestato di prestazione energetica, attraverso l’allegato A al 'decreto edifici' (D.M. 19 febbraio 2007) con "la scheda informativa (allegato E o F al 'decreto edifici'), relativa agli interventi realizzati". La trasmissione deve avvenire in via telematica attraverso il sito www.acs.enea.it. Inoltre, "si può inviare la documentazione a mezzo raccomandata con ricevuta semplice, sempre entro il termine di 90 giorni dal termine dei lavori, solo ed esclusivamente quando la complessità dei lavori eseguiti non trova adeguata descrizione negli schemi resi disponibili dall'Enea".

Pubblicato in CAF Fenapi

Il bonus da 500 euro per i 18enni non sarà più assegnato a tutti i ragazzi per il solo fatto che diventano maggiorenni. Ma sarà legato all’Isee, ovvero alla condizione reddituale e patrimoniale della famiglia. Si stringe dunque la platea — circa 580 mila giovani all’anno — e diminuiscono anche i fondi, portati prima da 290 a 270 milioni. Ora asciugati a 230 milioni. Lo prevede un emendamento alla manovra, approvato alla Camera. I 40 milioni sottratti al bonus saranno distribuiti ad altre attività culturali. Dal Fus — il fondo unico per lo spettacolo — al sostegno di festival, cori, bande. Dalle fondazioni lirico-sinfoniche a Matera. Da iniziative culturali in zone terremotate alla riqualificazione delle periferie. Approvata anche una norma — seppur priva di stanziamenti aggiuntivi — che consente la sperimentazione nelle città della circolazione su strada di segway, hoverboard e monopattini. Aumenta invece di 40 milioni il fondo per il finanziamento delle università, di 10 milioni quello per il finanziamento degli enti e istituti di ricerca e di altri 10 il fondo per la concessione di borse di studio. Si introduce infine un bonus per giovani autotrasportatori. Quelli under 35, assunti a tempo indeterminato, potranno ottenere dal datore di lavoro il rimborso del 50% delle spese sostenute per il conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali.

Fonte: La Repubblica

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