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Con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.

Il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria il 28 dicembre 2018 ha lo scopo di facilitare l’adempimento da parte del contribuente e prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo

          con addebito su conto corrente bancario o postale.

          utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Le disposizioni del decreto si applicano alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7.01.2019

 

Pubblicato in CAF Fenapi

È tardiva e va, perciò, annullata la cartella esattoriale per il bollo auto evaso inviata al contribuente dopo il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento, nel caso in cui non sia stata preceduta dalla notifica dell’accertamento. È irrilevante l’avvenuta iscrizione del tributo a ruolo entro il detto termine, in quanto essa non ha efficacia interruttiva della prescrizione.

È quanto emerge dalla sentenza n. 589/2017 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione.

La controversia riguarda una cartella di pagamento notificata nel 2006 in relazione alla tassa automobilistica non corrisposta dal contribuente per l’anno 2002, sul presupposto del particolare interesse storico e collezionistico del veicolo di sua proprietà.

A seguito dell’impugnazione proposta presso la competente CTP di Bologna, la suddetta cartella è stata annullata e tale verdetto ha trovato conferma in appello.

Il Giudice di secondo grado, in accordo con quello di prime cure, ha ritenuto prescritto, alla data del 31/12/2005, il credito per l'anno d'imposta 2002, essendo intervenuta la notifica della relativa cartella dopo il decorso il terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

Ebbene, l’ente creditore ha instaurato il giudizio di legittimità formulando una tesi da cui gli Ermellini hanno preso le distanze, perché non trova riscontri nella normativa che regola la materia.

Secondo la ricorrente Regione Emilia Romagna, il legislatore avrebbe accordato all'Amministrazione la facoltà di irrogare, senza previa contestazione, mediante iscrizione a ruolo, le sanzioni per mancato o ritardato pagamento dei tributi per cui, ai fini della prescrizione triennale di cui all'art. art. 5, D.L. n. 953/82, momento rilevante è l'iscrizione a ruolo, essendo viceversa da escludersi quello della comunicazione di quest'ultima al contribuente, alla luce dell'art. 17, del D. Lgs. n. 472/97, ed essendo sufficiente la notifica della cartella di pagamento nel termine biennale di cui all'art. 25, lett. c), del D.P.R. n. 602/73.

I giudici della Suprema Corte hanno invece spiegato che non è coerente con il disposto della lettera c) dell'art. 25 del D.P.R. n. 602/1973 assumere che deve considerarsi tempestiva la notifica della cartella di pagamento per il fatto che essa è avvenuta entro i due anni dalla data dell'iscrizione a ruolo. Per effetto della novella introdotta dall'art. 1 del D.L. n. 106 del 2005, il menzionato art. 25 prevede ora tre diversi termini per la notifica delle cartelle, a seconda che le stesse siano originate da attività di liquidazione (nei suoi due tipi) o da accertamenti. Tale distinzione in precedenza non aveva ragione di esistere, perché il termine di decadenza della notificazione della cartella (prima della sua soppressione ad opera del D. Lgs. n. 193 del 2001) veniva posto, in ogni caso, in rapporto alla consegna del ruolo al concessionario, senza alcun riferimento alla natura dell’attività propedeutica alla sua formazione.

Pertanto – si legge testualmente in sentenza – “Il difetto di una qualunque delle relazioni cronologiche tra adozione della cartella di pagamento e condotta dell'Amministrazione procedente previste dall'anzidetta norma, nella lettera vigente al momento dell'adozione del provvedimento qui impugnato, è sintomo già di per sé sufficiente della inidoneità della procedura seguita dalla Regione Emilia Romagna ad evitare la estinzione del diritto di agire per la riscossione del tributo che, a mente dell'art.5 del D.L. n.953/1982, si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento, termine la cui maturazione non può certo considerarsi evitata per effetto della notificazione (in epoca successiva alla scadenza del termine medesimo) di una cartella di pagamento non tempestivamente preceduta dall'atto prodromico necessario a mettere al corrente il destinatario della pretesa dell'ente pubblico" (confr. anche Cass. n. 14301/2009).

Ne deriva che l'effetto interruttivo della prescrizione, ai sensi dell'art. 2934 c.c., avviene solo in forza di un atto che valga a costituire in mora il debitore, a tal fine non bastando la sola iscrizione a ruolo del tributo, come sostiene nella fattispecie la Regione.

Dal che il rigetto del ricorso perché, secondo la Suprema Corte:

“la notifica al contribuente della cartella di pagamento, che risale al 15/12/2006, è intervenuta quando ormai il credito tributario, concernente la tassa automobilistica evasa nell'anno 2002, si era già prescritto”.

 

Per la Regione, invece, l'azione per il recupero della tassa automobilistica era stata tempestiva in quanto, entro il terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento (e cioè l'anno 2005), aveva provveduto all'adozione, in data 14/11/2005, del provvedimento definitivo di iscrizione a ruolo del tributo evaso, con l'apposizione del visto di esecutività sul ruolo, data a decorrere dalla quale era stata anche tempestivamente eseguita la notifica della cartella di pagamento, a mente dell' art. 25 lett. c), del D.P.R. n. 602/73 ("entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell'ufficio").

 

Fonte: www.fiscal-focus.it

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