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Cambio delle valvole dei termosifoni? E' possibile detrarre le spese sostenute per il lavoro effettuato. Per avere info e sapere come, l'Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione le indicazioni nella guida al bonus 'risparmio energetico'.

Per quanto riguarda gli 'sconti' previsti, "dal 1° gennaio 2018, per le caldaie a condensazione si può usufruire della detrazione del 50% solo se hanno un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento Ue n. 811/2013" si legge nella guida. E "se, oltre ad essere almeno in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti (appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02) è possibile continuare a usufruire della detrazione più elevata del 65%".

CHI - "Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa, che possiedono, a qualsiasi titolo, l’immobile oggetto di intervento. In particolare sono ammessi all'agevolazione: le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni; i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali; le associazioni tra professionisti; gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale".

COME - Per beneficiare dell’agevolazione è necessario essere in possesso dei seguenti documenti, ricorda l'Amministrazione: certificazione da parte di un tecnico abilitato "che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti"; nelle ipotesi di auto-costruzione dei pannelli solari, "è sufficiente l’attestato di partecipazione a un apposito corso di formazione"; e ancora "l'attestato di prestazione energetica (APE) finalizzato ad acquisire i dati relativi all'efficienza energetica dell’edificio" (certificazione prodotta dopo gli interventi) e "la scheda informativa relativa agli interventi realizzati, redatta secondo lo schema riportato nell’allegato E o F del decreto attuativo (D.M. 19 febbraio 2007)".

DOCUMENTI - Entro 90 giorni dalla fine dei lavori, infine, occorre trasmettere all’Enea "le informazioni contenute nell’attestato di prestazione energetica, attraverso l’allegato A al 'decreto edifici' (D.M. 19 febbraio 2007) con "la scheda informativa (allegato E o F al 'decreto edifici'), relativa agli interventi realizzati". La trasmissione deve avvenire in via telematica attraverso il sito www.acs.enea.it. Inoltre, "si può inviare la documentazione a mezzo raccomandata con ricevuta semplice, sempre entro il termine di 90 giorni dal termine dei lavori, solo ed esclusivamente quando la complessità dei lavori eseguiti non trova adeguata descrizione negli schemi resi disponibili dall'Enea".

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Pronte le nuove regole per la memorizzazione delle fatture elettroniche da parte dell’Agenzia e per l’utilizzo del servizio di consultazione da parte di contribuenti e intermediari. Con il provvedimento di oggi, le Entrate danno attuazione alle soluzioni individuate nell’ambito del tavolo tecnico con il Garante per la protezione dei dati personali e definiscono ulteriori misure di sicurezza, rispetto a quelle già disposte con il provvedimento del 30 aprile 2018. In particolare, non sarà possibile per l’Agenzia memorizzare le fatture elettroniche senza l’assenso esplicito dei soggetti interessati. E-fattura, dati al sicuro e privacy tutelata - Saranno i contribuenti a dare l’assenso, anche tramite intermediari delegati, alla funzionalità gratuita di consultazione e download delle fatture elettroniche resa disponibile dall’Agenzia delle entrate. L’adesione sarà espressa con la firma di uno specifico accordo di servizio che verrà pubblicato nell’area riservata del sito web dell’Agenzia entro il 3 maggio 2019. In assenza di adesione, l’Agenzia memorizzerà e renderà consultabile e scaricabile l’e-fattura solo fino all’avvenuto recapito al destinatario. Una volta consegnata la fattura saranno memorizzati esclusivamente i dati rilevanti ai fini fiscali, che verranno raccolti e archiviati in una banca dati separata e trattati per le attività istituzionali. Questi dati saranno cancellati entro il 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento. Come funziona il servizio di consultazione e download - Se almeno una delle parti tra emittente e destinatario aderirà al servizio facoltativo, l’Agenzia memorizzerà la fattura nella sua interezza, rendendola disponibile per la consultazione e lo scarico solo a chi avrà aderito al servizio. Potranno aderire anche i consumatori finali che quindi avranno la possibilità di accedere, all’interno della propria area riservata sul sito web dell’Agenzia, alle e-fatture ricevute. Il periodo transitorio - Fino al 2 luglio 2019, termine ultimo per effettuare l’adesione al servizio, l’Agenzia memorizzerà temporaneamente le fatture elettroniche e le renderà disponibili in consultazione, su richiesta, all’emittente, al destinatario o a loro intermediari delegati. Se non si aderisce, l’Agenzia cancellerà le fatture elettroniche memorizzate durante il periodo transitorio e manterrà solo i dati di natura fiscale, che verranno raccolti e archiviati nella banca dati separata.

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Da un lato chi interpreta la norma e dall’altro chi fa i controlli. Nella riorganizzazione dell’agenzia delle Entrate “targata” Antonino Maggiore, la definitiva soppressione della direzione centrale Normativa sarà accompagnata da una più netta demarcazione all’interno di ciascuna delle direzioni in cui si articola la Divisione contribuenti (Grandi contribuenti, Piccole e medie imprese, Persone fisiche e lavoratori autonomi). In ciascuna di esse, infatti, ci sarà una precisa linea di demarcazione perché opereranno un settore riservato alla consulenza e uno sui controlli. Il restyling è stato all’ordine del giorno dell’ultimo (in ordine di tempo) comitato di gestione dell’Agenzia, in modo da andare incontro e cercare di superare i timori serpeggiati in molti addetti ai lavori e associazioni di categoria che chi fosse chiamato a dare chiarimenti su una norma, poi potesse anche fare gli accertamenti con buona pace della terzietà dell’amministrazione finanziaria nella funzione di interpretazione.

Le date di partenza

Ora, invece, si fa un passo avanti. Il nuovo assetto avrà una decorrenza scaglionata. La nuova direzione centrale Coordinamento generale, che lavorerà a diretto riporto del direttore dell’Agenzia e avrà il compito di coordinare l’attività delle strutture centrali e supportare gli organi preposti a predisporre le norme tributarie, sarà operativa dal 14 gennaio 2019. Stesso giorno dal quale cesserà definitivamente la direzione centrale Coordinamento normativo, che già si era vista ridurre le competenze con la riorganizzazione varata sotto il precedente direttore Ernesto Maria Ruffini.

Competenza per materia

Contestualmente le funzioni su interpelli e consulenza giuridica passeranno alle tre direzioni in cui si articola la divisione Contribuenti. E, nello specifico, al settore che in ognuna di essa si occupa della consulenza. Settore che a sua volta prevede una suddivisione per competenze, tra ufficio dedicato alle imposte indirette e quello per le imposte dirette. Mentre nella direzione dedicata alle Persone fisiche ci sarà anche un terzo ufficio che si occuperà di fiscalità finanziaria e sostituti d’imposta. E da questi uffici “passeranno”, tra l’altro, le risposte a interpello, l’analisi e l’istruttoria per le risposte a consulenza giuridica, la predisposizione delle circolari interpretative delle norme tributarie e cura delle questioni di diritto sostanziale e procedurale, sia di rilievo nazionale che internazionale.

 

Meno dirigenti e più posizioni organizzative

Servirà più tempo, invece, per comporre il mosaico di tutte le nuove posizioni organizzative per cui sono arrivate 8.194 candidature da parte di 6.255 dipendenti e per le quali le procedure selettive ora dovranno entrare nel vivo. Nel complesso saranno soppresse 453 posizioni da dirigenti e ne resteranno 466 (con il concorso da 175 dirigenti che, dopo una lunga querelle giudiziaria, ora ripartirà dagli orali). Mentre i risparmi derivanti dalla soppressione delle posizioni dirigenziali stimati in 45,8 milioni di euro (tra stipendi, retribuzione di posizione, retribuzione di risultato e soppressione delle “vecchie” posizioni organizzative speciali) serviranno a finanziare 1.477 nuove posizioni organizzative con 34,7 milioni di euro.

Ma non solo, perché i circa 11,1 milioni che rimarranno dalla differenza saranno la maggiorazione della retribuzione di posizione a fronte di incarichi svolti fuori sede e per la retribuzione di risultato. Cifre considerate al lordo degli oneri fiscali e contributivi a carico del dipendente ma al netto di quelli a carico dell’Agenzia.

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L’agenzia delle Entrate, nei prossimi giorni, invierà tramite Pec le lettere di compliance a quei contribuenti per i quali risultino delle anomalie tra le operazioni attive inserite nella dichiarazione Iva annuale 2018, relativa al 2017 (in generale, il volume d’affari), e i dati che i loro clienti hanno inviato all’Agenzia stessa con gli spesometri semestrali relativi al 2017 (scadenti il 16 ottobre 2017 e il 6 aprile 2018). A prevederlo è il provvedimento dell’agenzia delle Entrate del 17 dicembre 2018, n. 517020. Con il provvedimento n. 516923, poi, sono state fornite alle banche, agli uffici postali e agli agenti della riscossione le istruzioni su come riversare alla Banca d’Italia, entro il 31 dicembre 2018, gli importi che riscuoteranno dai contribuenti per l’acconto Iva 2018, in scadenza il prossimo 27 dicembre 2018. La comunicazione conterrà l’ammontare delle operazioni attive che non risultano riportate nella dichiarazione annuale Iva, in base al confronto dei dati dichiarati nel modello annuale (righi VE24, VE31, VE32, VE33, VE35, VE37 e VE39), già comunicati anche dal contribuente stesso con gli spesometri inviati per il 2017, con i dati, inviati alle Entrate dai propri clienti soggetti passivi Iva (con gli spesometri del 2017), dei loro acquisti di beni e servizi ricevuti, e con i dati delle operazioni attive effettuate dal contribuente stesso verso i consumatori finali e inviati con gli spesometri. Queste anomalie saranno rese disponibili anche alla Guardia di Finanza, tramite strumenti informatici. Le informazioni di dettaglio relative ai suddetti confronti dovrebbero essere consultabili da parte di tutti i contribuenti, all’interno del loro cassetto fiscale e nel portale «fatture e corrispettivi», in base all’articolo 1, commi 634 e 635 della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il contribuente, anche mediante gli intermediari, potrà richiedere ulteriori informazioni o segnalare alle Entrate «eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti» (via Pec o posta ordinaria). Se concorderà con le anomalie riscontrate dalle Entrate, invece, potrà «regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi», inviando una dichiarazione Iva integrativa a sfavore, pagando l’imposta evasa, i relativi interessi e beneficiando della riduzione delle sanzioni ordinarie, avvalendosi del ravvedimento operoso dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse.

 

Fonte: IlSole24ore

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Se lo stesso appartamento è concesso in locazione per porzioni a studentesse universitarie con singoli contratti e quest’ultimi sono stipulati contestualmente e presentano tutti lo stesso contenuto economico e normativo è sufficiente un’unica attestazione di rispondenza per il complesso dei contratti. E' questo in breve quanto chiarito dall'Agenzia delle Entrate nella risposta 105 del 12 dicembre 2018.

Nel documento di prassi, le Entrate hanno ricordato che la legge n. 431 del 9 dicembre 1998 (rubricata “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo”) all’articolo 5 stabilisce che “… possono essere stipulati contratti di locazione per soddisfare le esigenze abitative di studenti universitari sulla base dei tipi di contratto di cui all’articolo 4-bis. E’ facoltà dei comuni sede di università o di corsi universitari distaccati, eventualmente d’intesa con comuni limitrofi, promuovere specifici accordi locali per la definizione, sulla base dei criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell’articolo 4, dei canoni di locazione di immobili ad uso abitativo per studenti universitari. ”.

Con il DM 16.1.2017 sono stati stabiliti i criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire, in sede locale, per la stipula dei contratti di locazione

-          ad uso abitativo a canone concordato

-          per studenti universitari.

Gli accordi definiscono, per i contratti non assistiti, le modalità di attestazione, da eseguirsi, sulla base degli elementi oggettivi dichiarati dalle parti contrattuali a cura e con assunzione di responsabilità, da parte di almeno una organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali.

Recentemente l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 31/E del 20 aprile 2018, ha affermato che “per i contratti a canone concordato “non assistiti”, l’acquisizione dell’attestazione costituisce elemento necessario ai fini del riconoscimento delle agevolazioni”. Da quanto detto, emerge che per i contratti di locazione a canone concordato stipulati in applicazione di accordi territoriali, che recepiscono il mutato assetto normativo, le parti contrattuali, in ipotesi di contratti “non assistiti”, hanno l’obbligo di acquisire l’attestazione di rispondenza al fine di poter legittimamente godere delle agevolazioni fiscali.

Sulla base di quanto sopra esposto, tenuto conto che tale attestazione si rende obbligatoria al fine di certificare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, è pertanto necessaria un’attestazione per ogni singolo contratto. Laddove, invece, si tratti dello stesso appartamento concesso in locazione per porzioni a studentesse universitarie con singoli contratti e quest’ultimi siano stipulati contestualmente e presentino tutti lo stesso contenuto economico e normativo è sufficiente un’unica attestazione di rispondenza per il complesso dei contratti.

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Ultima chiamata incassa per regolarizzare i pagamenti delle rate scadute della rottamazione bis e poter accedere così all'ulteriore versione della misura, la rottamazione ter attualmente all'esame della Camera. Sono 345 mila i contribuenti chiamati ad adempiere entro oggi,venerdì 7 dicembre.

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Ultimo giorno utile per pagare le rate scadute della cosiddetta rottamazionebis delle cartelle e non perdere i benefici concessi dalla legge. Circa 345 mila contribuenti, il 41% di coloro che hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal DL n. 148/2017, hanno avuto una nuova opportunità per mettersi in regola. Secondo quanto stabilisce il decreto legge n. 119/2018, attualmente in fase di conversione da parte del Parlamento, chi non è riuscito a pagare, in tutto o in parte, una o più rate della “rottamazione bis” in scadenza a luglio, settembre e ottobre, poteva regolarizzare la propria situazione effettuando i pagamenti entro 7 dicembre 2018 e usufruire direttamente dei benefici previsti dalla nuova definizione agevolata, la cosiddetta rottamazione-ter.

Il giorno X è dunque arrivato.

 Il versamento delle rate dovute consente infatti l’automatico differimento degli eventuali successivi pagamenti delle somme residue “rottamate” (in scadenza a novembre 2018 e febbraio 2019) che saranno ripartiti in 5 anni a partire dal 31 luglio 2019. Per i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata, la legge prevede il vantaggio di pagare il solo importo residuo delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagano gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

La “rottamazione bis” ha visto un’ampia platea di contribuenti interessati. Complessivamente sono pervenute più di 950 mila domande di adesione da circa 840 mila contribuenti (ogni contribuente poteva presentare più domande). Ad oggi sono interessate dalla nuova opportunità di pagare le rate scadute più di 400 mila domande di adesione, corrispondenti a 345 mila contribuenti. Il Lazio guida la classifica delle regioni con quasi 58 mila contribuenti chiamati alla cassa entro il 7 dicembre, seguito da Campania (45 mila) e Lombardia (40 mila).

Il saldo delle tre rate costituisce il requisito indispensabile per accedere ai benefici della nuova edizione della definizione agevolata delle cartelle per i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. In caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento entro il termine del 7 dicembre 2018 delle rate della “rottamazione-bis” in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, per gli stessi carichi non si potrà più accedere alla “rottamazione ter” e Agenzia delle entrate-Riscossione, come stabilito dalla legge, dovrà riprendere le procedure di riscossione.

Per effettuare il pagamento delle rate non è necessario presentare alcuna istanza, ma è sufficiente effettuare il versamento, senza oneri aggiuntivi, utilizzando i bollettini Rav con le scadenze di luglio, settembre e ottobre ricevuti insieme con la “Comunicazione delle somme dovute” inviata da Agenzia delle entrate-Riscossione, la cui copia può essere richiesta direttamente online sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it. È possibile pagare presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale di Agenzia delle entrateRiscossione e con l'App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa oppure direttamente agli sportelli. Infine è possibile pagare i tributi indicati nelle cartelle di pagamento tramite compensazione con i crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica amministrazione.

Fonte: Agenziadelleentrate

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Nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 dicembre il partner tecnologico Sogei ha comunicato che effettuerà dei lavori di potenziamento del Sistema di interscambio, per garantire un miglioramento dei livelli prestazionali in termini di gestione dei picchi di carico, di velocità di accesso ai dati e dei tempi di risposta. Per consentire il corretto adempimento degli obblighi di fatturazione elettronica attraverso il Sistema di interscambio, visto il blocco temporaneo dello Sdi e l’indisponibilità dei servizi del portale “Fatture e Corrispettivi”, il provvedimento delle Entrate di oggi ha disposto il differimento al 4 dicembre dei termini per la trasmissione di fatture e note di variazione dei giorni 1 e 2 dicembre 2018. 

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La rivalsa a seguito di accertamento è un istituto privatistico, e pertanto in caso di mancato pagamento dell’imposta da parte dell’acquirente del bene o del servizio l’unica possibilità che il fornitore ha per recuperare l’Iva versata all’Erario, ma non incassata, è quella di rivolgersi al giudice civile. Nel caso oggetto dell’interpello, però, questa strada non è più percorribile in quanto la società cessionaria è stata cancellata dal registro delle imprese e, quindi, si è definitivamente estinta. Questo il senso della risposta dell'Agenzia delle Entrate n. 84 del 26 novembre 2018.

La società Alfa, esercente attività di commercio al dettaglio ha chiesto chiarimenti in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 60, comma settimo, del d.P.R. 633/72 concernente l’esercizio del diritto di rivalsa dell’Iva relativa ad avvisi di accertamento o rettifica emessi nei confronti di fornitori di beni e servizi nella particolare ipotesi di intervenuta estinzione del soggetto passivo acquirente. In particolare infatti, alla società istante sono stati notificati avvisi di accertamento contenenti la contestazione di tutte le fatture emesse nei confronti della società Beta la quale ha cessato l’attività, chiuso la partita Iva e operato la definitiva cancellazione dal registro delle imprese. Per tutti gli avvisi di accertamento la società Alfa ha presentato istanza di adesione a seguito della quale l’Ufficio ha rideterminato la pretesa impositiva. Il contribuente rileva una condizione di incertezza interpretativa per quanto attiene all’esercizio della rivalsa nel caso in cui, a seguito di definizione dell’accertamento, il cedente/ prestatore non possa effettivamente esercitare il diritto di rivalsa a causa della cessazione dell’attività di impresa e della perdita dello status di soggetto passivo da parte del cessionario/committente.

Nel rispondere le Entrate hanno chiarito che dopo l’articolo 60, settimo comma, del d.P.R. 633/72, consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il fornitore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’Erario in dipendenza dell’importo controverso. La rivalsa a seguito di accertamento si differenzia da quella ordinariamente prevista poiché ha carattere facoltativo, si colloca temporalmente in epoca successiva all’effettuazione dell’operazione e presuppone l’avvenuto versamento definitivo della maggiore IVA accertata da parte del fornitore.

L’avvenuta introduzione del diritto di rivalsa a seguito di accertamento si propone di ripristinare la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa (esercitabile dal fornitore soggetto passivo) e dal diritto di detrazione (esercitabile dell’acquirente soggetto passivo) consentendo il normale funzionamento dell’imposta, la quale deve, per sua natura, colpire i consumatori finali e non gli operatori economici. Affinché la neutralità sia effettivamente ripristinabile, il diritto di rivalsa è ammesso a condizione che l’accertamento abbia consentito l’individuazione esatta della società cessionaria e la riferibilità dell’IVA accertata alle operazioni di cessione effettuate.

 

Tuttavia, va rilevato che la rivalsa operata ai sensi dell’articolo 60 ha natura di istituto privatistico, inerendo non al rapporto tributario ma ai rapporti interni fra i contribuenti. In caso di mancato pagamento dell’IVA da parte dell’acquirente del bene o del servizio l’unica possibilità consentita al fornitore per il recupero dell’IVA pagata all’Erario, ma non incassata, è quella di adire l’ordinaria giurisdizione civilistica. Nel caso descritto tale via risulta preclusa a far data dalla cancellazione della società cessionaria dal registro delle imprese che ha comportato l’estinzione societaria definitiva e la conseguente perdita della titolarità del rapporto giuridico dedotto in giudizio. Dunque, il diritto di rivalsa, pur astrattamente riconosciuto, non è più giuridicamente esercitabile dalla società istante.

Fonte: www.fiscoetasse.com

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Per beneficiare del bonus ristrutturazioni del 50% relativo ai lavori edilizi e tecnologici che comportano risparmio energetico e/o l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, realizzati nel 2018, è necessario informare l’Enea.

L’adempimento, introdotto dall’ultima manovra (articolo 1, comma 3, lettera b, n. 4, legge 205/2017) per valutare il risparmio energetico conseguito con gli interventi, consiste nell’invio della documentazione relativa ai lavori all’ente, entro 90 giorni dalla data di ultimazione o del collaudo.

Detto ciò, ieri l’Enea ha inaugurato e reso disponibile, all’indirizzo ristrutturazioni2018.enea.it, il portale per la trasmissione delle informazioni necessarie a ottenere le agevolazioni, oggi l’Agenzia delle entrate ha aggiornato con le novità la propria guida sull’argomento.

Quindi, solo per gli interventi la cui data di fine lavori (o di collaudo) è compresa tra il 1° gennaio 2018 e il 21 novembre 2018 il termine dei 90 giorni decorre da quest’ultima data, con scadenza 19 febbraio 2019.

Nel vademecum fiscale anche uno schema con le specifiche tipologie di interventi da comunicare obbligatoriamente all’Enea.

Fonte: http://www.fiscooggi.it

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