Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sul pulsante Cookie Policy

01 Apr 2019

Reddito di cittadinanza per chi lavora: quando spetta e regole da rispettare In evidenza

Per beneficiare del reddito di cittadinanza non bisogna essere per forza disoccupati; questa misura per il contrasto della povertà, infatti, spetta anche a chi lavora (sia se subordinato che autonomo).

Il reddito di cittadinanza consiste in un’integrazione del reddito familiare: se questo è inferiore ad una certa soglia - variabile a seconda del numero di componenti del nucleo familiare - il RdC spetta indipendentemente dal numero di disoccupati in famiglia.

Facciamo un esempio: Tizia e Caio sono sposati, vivono in affitto (500,00€ al mese) ed hanno entrambi un lavoro part-time da 400€. Il loro reddito familiare (in assenza di altri redditi e trattamenti assistenziali in corso di godimento) è pari a 9.600€ annui, mentre l’ISEE - pari a 8.000€ - è inferiore alla soglia prevista dal decreto 4/2019. La soglia del reddito familiare da non superare nel loro caso è pari a 13.104€, ossia 9.360€ (visto che vivono in affitto) moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza (1,4).

Il reddito di cittadinanza, quindi, gli spetta. Per il calcolo del reddito di cittadinanza, invece, bisogna considerare:

integrazione del reddito familiare (differenza tra il reddito familiare e il limite di 6.000€ moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza): pari a 0,00€ in questo caso;

rimborso dell’affitto fino ad un massimo di 280,00€ mensili.

Quindi, nel caso di specie Tizia e Caio hanno diritto al reddito di cittadinanza nonostante lavorino entrambi, per un importo pari a 280,00€ da spendere per pagare l’affitto (tramite bonifico) utilizzando la Carta RdC.

Questo esempio ci serve per fare chiarezza sul fatto che possono fare domanda per il reddito di cittadinanza anche quei nuclei familiari dove tutti i componenti risultano occupati.

D’altronde, come rilevato dall’Istat, si stima che solamente un terzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza avrà l’obbligo di sottoscrivere il Patto per il Lavoro con il centro per l’impiego.

Tuttavia, per coloro che lavorano ci sono delle regole precise da rispettare quando si fa domanda per il reddito di cittadinanza: a tal proposito l’Inps ha messo a disposizione due moduli da utilizzare per inviare le comunicazioni necessarie ai fini del mantenimento del diritto al RdC, dei quali vi parleremo nel proseguo dell’articolo.

Reddito di cittadinanza per chi lavora da prima del 2017

Qualora l’attività lavorativa (sia come subordinato che come autonomo) sia stata avviata prima del 1° gennaio 2017 non dovete darne alcuna comunicazione all’Inps (questo vale per ogni componente del nucleo familiare).

I dati sugli stipendi percepiti, utili ai fini del calcolo del reddito familiare, infatti sono recuperati dall’Inps associando l’ISEE aggiornato alla domanda per il reddito di cittadinanza.

In tal caso non vi resta che sperare che, nonostante nel nucleo familiare ci siano uno o più componenti che lavorano, il reddito familiare sia inferiore alla soglia prevista per beneficiare del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza per chi ha iniziato a lavorare nel 2017

Nel caso abbiate presentato la DSU tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019, dovrete comunicare all’Inps se ci sono dei componenti del nucleo familiare attualmente occupati che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 2017. In questo caso, infatti, l’Inps non riesce a desumere i redditi percepiti dall’ISEE.

Qualora invece la DSU sia stata consegnata tra il 1° settembre e il 31 dicembre 2019, bisogna dare comunicazione delle attività lavorative iniziate successivamente al 1° gennaio 2018.

La comunicazione va data rispettando i seguenti adempimenti:

compilando il Quadro E del modulo SR180 per la domanda RdC/PdC;

compilando il modulo Com-Ridotto (SR182) per ogni componente del nucleo familiare che lavora a partire dalle suddette date.

Nel modulo SR182 bisogna comunicare anche qual è il reddito percepito dall’attività di lavoro subordinata o autonoma; in questa guida trovate le informazioni su come fare e per non commettere errori.

Reddito di cittadinanza per chi inizia a lavorare dopo la domanda

Potrebbe essere che uno dei componenti del nucleo familiare inizi a lavorare dopo il riconoscimento del reddito di cittadinanza. In tal caso bisogna dare comunicazione all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, utilizzando il modulo SR181 Com-Esteso (qui una guida su come compilarlo). Il modello Esteso, una volta compilato, va consegnato al CAF.

Nel dettaglio, utilizzando il modulo Com-Esteso (da presentare per ogni componente del nucleo familiare che inizia un’attività lavorativa dopo il riconoscimento del RdC) bisogna indicare:

lavoro subordinato: reddito previsto per l’anno solare di avvio dell’attività;

lavoro autonomo: la comunicazione viene data ogni trimestre e il reddito è individuato dalla differenza tra ricavi/compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.

Una volta ricevuta la comunicazione l’Inps valuterà se visto l’inizio di una nuova attività lavorativa da parte di uno o più componenti il reddito familiare è ancora inferiore alla soglia prevista per beneficiare del contributo. A tal proposito è importante precisare che:

il maggior reddito da lavoro autonomo concorre alla determinazione del beneficio economico nella misura dell’80% (a decorrere dal mese successivo a quello di variazione). Ad esempio, se un componente viene assunto con contratto da lavoro subordinato con una retribuzione annua di 8.000€, il reddito familiare si incrementa di soli 6.400€;

nel caso del lavoro autonomo il beneficiario continua a percepire, senza alcuna variazione, il reddito di cittadinanza nei due mesi successivi all’inizio dell’attività, dopodiché l’Inps effettuerà un ricalcolo in base ai redditi dichiarati.

Reddito di cittadinanza in caso di dimissioni

Prima di concludere è bene fare chiarezza su altri due concetti:

il reddito di cittadinanza non spetta qualora nel nucleo familiare ci siano dei componenti che negli ultimi 12 mesi hanno presentato le dimissioni volontarie (eccetto se per giusta causa). Di conseguenza, qualora le dimissioni siano state presentate successivamente al riconoscimento del reddito di cittadinanza bisogna comunque darne comunicazione all’Inps (utilizzando sempre il modulo SR181);

il reddito di cittadinanza è compatibile con la Naspi. Tuttavia, l’indennità di disoccupazione percepita da uno o più componenti del nucleo familiare contribuisce al calcolo del reddito familiare.

Letto 918 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti
JoomShaper