I ravvedimenti fiscali sono pieni di errori

I ravvedimenti fiscali sono pieni di errori

Per il «perdono fiscale» non basta pagare le somme dovute, ma è necessario anche compilare correttamente la dichiarazione integrativa. Chi riceve una lettera di compliance dall’Agenzia delle entrate e riconosce i propri inadempimenti, incappa talvolta in errori che mettono a rischio il risultato sperato di rimettersi in regola con gli obblighi tributari. Tra gli scivoloni più ricorrenti c’è la mancata compilazione dei righi in cui indicare il debito/credito emerso dalla dichiarazione originaria, che si tratti di Irpef (rigo RN42), addizionale regionale (RV6), addizionale comunale (RV14) o cedolare secca (RB11). Gli errori da evitare sono evidenziati in una guida che l’Agenzia delle entrate ha reso disponibile sul proprio sito per fornire un vademecum su come regolarizzare le posizioni fiscali intercettate dagli uffici e oggetto di specifici alert preventivi.

Con la legge n. 190/2014 è stato infatti dato il via alla campagna di collaborazione e trasparenza tra fisco e contribuenti, realizzata per lo più attraverso la messa a disposizione, prima dell’accertamento, delle anomalie riscontrate dalle Entrate attraverso l’incrocio dei dati presenti in anagrafe tributaria. Solo nel 2019 l’Agenzia ha in programma di inviare 1,8 milioni di missive, volte a invitare cittadini e imprese a valutare i propri comportamenti fiscali ed eventualmente regolarizzare in autonomia le posizioni irregolari (con sanzioni ridotte rispetto a quelle che sarebbero applicabili in un successivo, e a quel punto piuttosto probabile, controllo fiscale).

La guida contiene in primis le indicazioni per fornire chiarimenti e documentazione agli uffici, laddove il contribuente ritenga di aver agito correttamente. Chi invece si rende conto di aver sbagliato, può rimettersi in riga presentando una dichiarazione integrativa e pagando le maggiori imposte, i relativi interessi legali (calcolati in base ai giorni trascorsi tra il termine naturale per il versamento e la data del pagamento) e le sanzioni ridotte. Per l’integrativa, puntualizzano le Entrate, il contribuente deve utilizzare «il modello approvato per il periodo d’imposta cui la dichiarazione fa riferimento». Per l’anno 2015, per esempio, sarà necessario avvalersi del modello Unico 2016. L’integrativa deve ovviamente far emergere i redditi non dichiarati, già segnalati nella lettera ricevuta, ma è anche necessario inserire di nuovo tutti gli altri dati già esposti nella dichiarazione originaria. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, nel Cassetto fiscale del contribuente sono presenti link «guidati» da utilizzare per la predisposizione e l’invio della dichiarazione rettificativa.

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