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20 Mar 2018

BOLLETTE ELETTRICHE E MOROSI: COME OPPORSI ALL'ADDEBITO IN BOLLETTA In evidenza

Si fa un gran parlare di bollette relative all’energia elettrica e dei rincari che a breve dovrebbero ricadere in capo ai cittadini a causa dei “morosi”. Una vicenda, questa, che ha fatto scaldare più di un animo, con il consueto contorno di notizie vere e false che si rincorrevano senza un ordine preciso.

Proviamo allora noi a dare un minimo d’ordine, sulla scorta delle informazioni ad oggi disponibili.

Tutto nasce il 1 febbraio scorso, quando ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente emette la delibera 50/2018.

Cercando di semplificare al massimo, si può dire che con la delibera è stato messo “un punto” sul un problema che discende da un meccanismo che a noi dovrebbe essere familiare: ad essere sotto osservazione, infatti, è il recupero degli “oneri di sistema”, che sono a carico degli utenti ma vengono riscossi con un meccanismo simile a quello del sostituto di imposta.

In due parole, questi oneri, che sono volti a finanziare obiettivi di interesse generale del sistema elettrico (es. la produzione di energia da fonti rinnovabili) devono essere pagati dagli utenti tutti, che trovano a tal proposito uno specifico addebito in bolletta. Utenti che, tuttavia, non sempre onorano le bollette, peraltro spesso mettendo in piedi un meccanismo di cambio veloce di fornitore, in modo tale da poter contare sulla prosecuzione dell’erogazione della luce anche in presenza di morosità.

Queste morosità, unite ad una gestione “sportiva” da parte di talune società fornitrici, gestione a causa della quale sono intervenuti fallimenti, ha generato una serie di crediti relativi a questi oneri di sistema che non sono stati versati, per un ammontare stimato in 280 milioni di euro.

Come recuperare l’ammanco? La risposta dell’ARERA è semplice: posto che questa ‘voce’ della bolletta è a carico dell’utente finale, è sull’utente finale che il mancato incasso deve ricadere. Come ha precisato l’autorità, gli obbligati in prima battuta sono comunque i venditori, tenuti al versamento di quanto fatturato, anche se non incassato. Ma se i venditori risultano insolventi, allora il recupero viene ad essere ribaltato su tutti gli utenti.

Quel che è certo e che deve essere oltremodo chiaro è che il meccanismo di rivalsa sugli utenti finali riguarda esclusivamente gli oneri di sistema. Laddove gli oneri di sistema (e solo questi) non siano più recuperabili, ad esempio in caso di fallimento della compagnia che vendeva l’energia elettrica, allora questi oneri devono essere ripartiti nuovamente in capo alla totalità degli utenti.

Facciamo un esempio, con somme del tutto ipotetiche, giusto per comprendere il meccanismo. La società che vende energia elettrica “Alfa energia” fattura al cliente “signor Beta” la somma di 1.000 euro di energia, più 1 euro a titolo di oneri di sistema. In prima battuta, è la società Alfa a dover versare l’euro di oneri di sistema, indipendentemente dal fatto che Beta abbia pagato o meno. Sarà poi cura della società Alfa, come accade sempre, porre in essere le misure eventuali di recupero crediti verso il cliente moroso. Può accadere, tuttavia, che Beta non paghi, e a questo ipotetico cliente se ne assommano molti altri, e questa circostanza porta la società Alfa al fallimento. Può altresì accadere che la società Alfa fallisca a causa di motivi indipendenti dalla morosità dei propri clienti, ad esempio in caso di cattiva gestione.

 

Qualunque sia la causa che porta la società Alfa al fallimento, sta di fatto che tutti gli oneri di sistema che Alfa ha fatturato e non ha ancora versato restano insoluti. E’ a questo punto che si innesta la delibera ARERA, prevedendo che gli oneri (e solo gli oneri, quindi nel nostro esempio l’euro fatturato al cliente Beta), debba essere recuperato con riparto su tutti gli altri utenti del servizio elettrico.

Quindi, per essere chiari, i cittadini, o meglio gli utenti di un contratto di fornitura di energia elettrica, non saranno richiamati a ripianare le perdite, o a pagare le forniture insolute in toto. Nel nostro esempio, quindi, il mancato incasso dei 1.000 euro imputabili ad energia sono e restano un problema della società Alfa.

Sfatiamo anche un altro “mito” che continua insistentemente a circolare, nonostante i molti chiarimenti già intercorsi: stiamo parlando, secondo ARERA, di una somma di circa 2 euro, due euro e mezzo all’anno di rincaro (e non i 35 euro che insistentemente circolano in rete, non si capisce bene in base a quale fonte, posto che il presunto autore, una nota associazione a tutela dei consumatori, ha tassativamente negato la paternità di tale affermazione).

Detto questo, ciò che effettivamente accadrà sarà che le maggiori somme andranno ad incidere nelle prossime bollette, sotto forma di qualche centesimo in più alla voce “oneri di sistema”. Un rincaro che, tuttavia, difficilmente si potrà individuare, perché ad aumentare sarà la voce nel suo insieme, ovvero la voce oneri di sistema riporterà sia gli oneri che sarebbero comunque stati presenti in bolletta, sia qualche ulteriore centesimo dovuto al riparto di questi “insoluti di sistema”, e le due componenti saranno indistinte.

Tutto ciò premesso, segnaliamo che ADUSBEF (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari Postati e Assicurativi), contesta l’operato dell’ARERA, precisamente lamentando che il comportamento tenuto costituisca “violazione del Codice del Consumo emanato con il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206”, ed ha predisposto un modello fac-simile che gli utenti possono trasmettere per richiedere (per la precisione la modulistica consiste in una diffida) che non venga addebitata alcuna somma aggiuntiva sulle future bollette.

E’ comunque doveroso rimarcare nuovamente che l’incremento in bolletta relativo agli oneri “spalmati” sulla generalità degli utenti non sarà distinguibile in bolletta, rendendo difficile comprendere il buon esito dell’iniziativa.

Ciò che è importante sapere è che comunque una qualsiasi forma di “autoriduzione” della bolletta, realizzata mediante arbitrarie riduzione dei pagamenti, costituirà ragione di messa in mora dell’utente, con possibile rischio di distacco dell’utenza.

Fonte: Fiscal Focus -  Autore: Sandra Pennacini

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