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04 Dic 2018

Ultime fatture “in carta”: spedizione entro il 31 dicembre? In evidenza

Il digital day del 1 gennaio 2019 è sempre più vicino, e il quadro generale degli obblighi connessi alla fatturazione elettronica si fa sempre più complesso. Tra i mille dubbi vi è anche la questione di come gestire la transizione, ovvero, come quella fase di accavallamento tra dicembre 2018 e gennaio 2019, nella quale ci si dovrà confrontare con entrambe le fattispecie di documento: analogico o digitale.

Ancora molto documenti in analogico

Non che la coesistenza carta / XML verrà meno, poiché ben sappiamo che numerosi sono i soggetti che a partire dal 1 gennaio 2019 potranno continuare a fatturare in analogico, a partire dai contribuenti minimi e forfettari, per arrivare ai nuovi esoneri in corso di approvazione nel percorso di conversione del D.L. 119/2018, quali, salvo ulteriori sorprese, dovrebbero essere il caso dei i medici e affini con riferimento alle fatture trasmesse al sistema Tessera Sanitaria, e le associazioni in regime 398/91 aventi un volume inferiore a 65mila euro.

Tempi e modi di emissione delle fatture attive

In questa fase concentriamoci, tuttavia, sulla disamina dell’aspetto attivo e passivo con riferimento a quei soggetti che effettivamente, a partire dal 1 gennaio 2019, dovranno obbligatoriamente fatturare in elettronico, partendo da una serie di assunti di base:

La fattura (sia essa cartacea o elettronica) si considera emessa quando la stessa viene formata (ovvero redatta) ed inviata alla controparte. In realtà, se parliamo di fattura elettronica, è necessario un ulteriore step, ovvero che la fattura trasmessa - che obbligatoriamente deve transitare dal Sistema di Interscambio – venga dal sistema stesso accettata.

Le tempistiche attualmente vigenti prevedono che la fattura sia consegna entro le ore 24 del giorno in cui si verifica l’esigibilità. Per il 2019 il D.L. 119/2018 prevede, per tutto il primo semestre 2019, che non saranno sanzionati gli invii al SDI effettuati entro il termine della propria liquidazione IVA (con un emendamento al D.L. 119/2018 questi sei mesi dovrebbero essere ampliati a tutto il mese di settembre, ma solo a beneficio dei contribuenti a liquidazione IVA trimestrale), mentre a partire dal 1 luglio si avranno dieci giorni di tempo dalla data dell’esigibilità.

Cosa accade il 31 dicembre 2018

Concretamente, dunque, cosa accade? Accade che per rispettare la normativa attualmente vigente, le fatture datate 31 dicembre 2018, per poter essere considerate effettivamente fatture emesse nel 2018, e quindi fuori da obbligo di e-fattura, devono essere emesse e consegnate alla controparte entro il 31 di dicembre.

Una notizia ‘sconvolgente’, ma se andiamo a ben riflettere su questo aspetto, non vi è proprio nessuna novità: tutte le fatture datate 31 dicembre, anche degli anni passati, avrebbero dovuto essere consegnate entro tale giornata. Il punto reale è che i termini previsti dal D.P.R. 633/72 sono stati (in cartaceo) sempre bellamente disattesi.

Cosa accade dunque se - come è normale che accada- la fattura datata 31 dicembre non viene effettivamente trasmessa alla controparte entro tale termine? Qui si apre un altro aspetto da verificare con attenzione, perché alla fin fine occorre essere concreti: come si dimostra l’avvenuta consegna alla controparte? O meglio, volendo ribaltare l’ottica del discorso, come si lascia traccia dell’avvenuta consegna in una data piuttosto che in un’altra? E (se vogliamo), in questo caos generale chi controllerà questi aspetti?

Come aggirare il problema

Un primo consiglio, fondamentale, è possibile darlo: evitare di crearsi dei potenziali problemi, per esempio spedendo nel 2019 una fattura datata 2018 tramite un canale assolutamente tracciato quale potrebbe essere la PEC. Non che nel caso di consegna “brevi manu” il problema di carattere normativo non esista (così come è sempre esistito), ma ammettiamolo, non se lo è mai posto nessuno.

Volendo invece essere assolutamente rigidi nell’applicare la norma, si prospettano due strade: anticipare la fatturazione, in modo tale da riuscire effettivamente a spedire entro il 31 dicembre, oppure trasmettere ufficialmente alla controparte la fattura nel 2019. Quest’ultima possibilità è quella che desta maggiori preoccupazioni e perplessità: si dice che in tal caso dovrà essere utilizzato il canale telematico, ovvero che occorra emettere fattura elettronica, poiché è scattato il fatidico ‘1 gennaio 2019’.

Questo è senza dubbio vero, ma in tal caso si avrebbe che la trasmissione della fattura avviene nel 2019, a fronte di un documento datato 2018, non nelle 24 ore. E’ un problema? In effetti nel 2019 vi è la moratoria delle sanzioni, e tendenzialmente non dovrebbe esserci alcun problema, ma attenzione, in questo caso parliamo di una fattura che ufficialmente è del 2018 e viene trasmessa (dunque emessa) nel 2019. Siamo proprio sicuri che ciò non significhi mettere nero su bianco la tardiva fatturazione? A parere di chi scrive, la questione è tutt’altro che certa, e trattandosi di trasmissione telematica, che lascia quindi una traccia incancellabile, la prudenza è d’obbligo.

Insomma, comunque si giri la questione, il labirinto di norme che si stanno accavallando sta creando molteplici criticità, dimostrando ancora una volta, laddove non lo sapessimo già perfettamente, che il sistema è tutt’ora gravemente imperfetto.

La soluzione perfetta, tuttavia, c’è: con gennaio 2019 si potrebbe assistere all’avvio dell’utilizzo massivo – nei casi in cui ciò sia possibile – della fatturazione differita effettuata ai sensi dell’articolo 21 comma 4 del D.P.R. 633/72, altra norma da sempre in vigore e da sempre ignorata (tanto con la carta tutti questi problemi non si ponevano…).

Nel caso in cui la fattura che si vorrebbe emettere con data 31 dicembre 2018, con tutti i problemi che tale data porta con sé, riguardi cessioni di beni documentati da DDT effettuate a dicembre 2018, oppure prestazioni di servizi accompagnati da un documento che lascia traccia (quale potrebbe essere un verbale di intervento), è quanto mai opportuno evitare qualsiasi tipo di problema procedendo con l’emissione della fattura entro il 15 gennaio 2019, con riferimento alle operazioni poste in essere a dicembre 2018. Si tratterà di una fattura differita, la cui imposta a debito dovrà confluire nella liquidazione IVA di dicembre, e, ovviamente, dovrà trattarsi di fattura elettronica, posto che la stessa viene formata e trasmessa in tale mese. Operando in questo modo sarà impossibile qualsiasi discussione in merito alle tempistiche di emissione e trasmissione.

Esempio

La Società Rossi Srl, nel mese di dicembre 2018 effettua delle consegne alla ditta Bianchi Snc, con regolari DDT riportanti le seguenti date: 07.12.2018, 16.12.2018 e 27.12.2018. La fattura differita dovrà essere emessa entro il 15.01.2019 (riportando gli estremi dei DDT) in formato elettronico, mentre, per quanto riguarda l’Iva a debito andrà nella liquidazione di dicembre.

Aspetto passivo tra carta e e-fatture

Per quanto riguarda l’aspetto passivo, invece, non vi sono particolari problemi. Come recentemente ribadito nelle FAQ dell’Agenzia delle Entrate, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea, ed è stata ricevuta dal cessionario / committente nel 2019, il documento cartaceo sarà perfettamente valido. Precisa altresì l’agenzia che la data di trasmissione è un elemento qualificante, pertanto, tornando ai ragionamenti sovra esposti, laddove si ricevesse una fattura analogica datata 2018, via PEC – data certa – nel 2019, ci si troverebbe dinnanzi ad un documento irregolare.

Fonte: FiscalFocus

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