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La cedolare secca fa riferimento ad un sistema di tassazione alternativo all’Irpef, esercitabile su opzione, per le persone fisiche che concedono in locazione immobili ad uso abitativo. Chi ha aderito al suddetto regime, entro il prossimo 30 novembre dovrà attivarsi per versare il secondo acconto 2018 (se dovuto). La cedolare secca prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). I contratti con opzione per la cedolare, non prevedono il pagamento dell’imposta di registro e di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti.

La scelta per la cedolare comporta la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

Si può optare per la cedolare secca sia alla registrazione del contratto, sia negli anni successivi in presenza di affitti per più annualità.

Se l’opzione non viene esercitata all’inizio, si applicano le regole ordinare per la registrazione, e sono dovute le imposte di registro e di bollo, ed eventualmente queste non sono più rimborsabili.

In caso di proroga del contratto, è necessario confermare l’opzione della cedolare contestualmente alla comunicazione di proroga, la conferma dell’opzione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla scadenza del contratto o di una precedente proroga. Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento, che non locano l’immobile nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.

L’opzione può essere esercitata per le unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11(non per la categoria A10) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, tuttavia la Legge di Bilancio per il 2019 dovrebbe estendere la cedolare anche ai locali commerciali.

L’opzione comporta l’applicazione delle regole della cedolare per l’intero periodo di durata del contratto (o della proroga) o nei casi in cui l’opzione sia esercitata nelle annualità successive alla prima, per il residuo periodo di durata del contratto.

Il locatore ha comunque la facoltà di revoca in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata, così come è sempre possibile esercitare nuovamente l’opzione, nelle annualità successive alla revoca, rientrando nel regime della cedolare.  Anche la revoca deve essere effettuata 30 giorni prima della scadenza, e comporta il versamento dell’imposta di registro, eventualmente dovuta.

 

Cedolare secca: l’imposta sostitutiva

L’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone annuo di locazione stabilito dalle parti, ed è inoltre prevista un’aliquota ridotta per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del D.L. 551/1988). Si tratta in particolare dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia e nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal CIPE). Dal 2013 l’aliquota per o suddetti contratti è pari al 15% (D.L.102/2013), ridotta al 10% per il quadriennio 2014-2017, e ulteriormente prorogata dalla Legge di Bilancio 2018 fino al 2019.

L’acconto 2018 della cedolare secca (21% o 10%) è dovuto in misura pari al 95% dell’imposta dovuta per il 2017, e va determinato con le stesse modalità previste per l’acconto Irpef (metodo storico o previsionale).  Nel modello Redditi 2018 PF è presente il quadro LC relativamente alla cedolare secca, nel quale per determinare se l’acconto è dovuto o meno, e se va versato in un’unica soluzione o in due rate, va fatto riferimento all’importo del rigo LC1, colonna 5 “Differenza”, l’ammontare dell’acconto 2018 da versare è esposto nel rigo LC2.

In caso di applicazione della cedolare secca dal 2018, non è dovuto l’acconto, in particolare se per esempio si possiede un immobile che nel 2017 era locato in regime normale, e per il 2018 è soggetto alla cedolare, per l’anno d’imposta in corso (2018) si potrà eventualmente adottare il regime previsionale al posto del metodo storico, con l’effetto che probabilmente non sarà dovuto alcun acconto.

Per chi presenta il modello Redditi PF, se non si supera l’importo di 51,65 euro, non va versato nessun acconto e si paga tutto a saldo.

Se si è usciti dal regime nel 2018 l’acconto 2018 può essere determinato con il metodo previsionale. Tale metodo può essere usato quando il contribuente prevede di dover pagare per il 2018 un’imposta più bassa rispetto a quella dell’anno precedente (2017) perché ad esempio la casa è rimasta sfitta per un periodo dell’anno, e in quest’ultimo caso il proprietario può parametrare l’acconto alle residue mensilità di locazione.

L’utilizzo del metodo previsionale è previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 7 aprile 2011 il quale stabilisce che il versamento dell’acconto non si considera carente se di importo almeno pari al 95% della cedolare secca calcolata per l’anno in cui si è prodotto il reddito.

Cedolare secca: come ed entro quando pagarla

Per l’imposta sostitutiva, le scadenze e le modalità di versamento sono le stesse dell’Irpef, cambia la misura dell’acconto, che come detto è pari al 95% dell’imposta dovuta per l’anno precedente.

 

Per chi presenta il modello Redditi PF, se non si supera l’importo di 51,65 euro, non va versato nessun acconto e si paga tutto a saldo, se invece, l’importo è pari o superiore a 257,52 euro, l’acconto si versa in due rate: la prima pari al 40% (di 95%), utilizzando il codice tributo 1840, quest’anno entro il 2 luglio (rinviabile al 30 luglio, data poi che è transitata al 20 agosto con la maggiorazione dello 0.40%), la seconda, pari al restante 60% (di 95%), entro il prossimo 30 novembre utilizzando il codice tributo 1841 (codice che si usa anche in caso di versamento in unica soluzione al 30 novembre 2011, se l’importo al rigo LC1 campo 5 è compreso tra 51.65 euro e 257.52 euro).

Per i contribuenti che presentano il modello Redditi PF, il versamento va naturalmente effettuato con il modello F24, si ricorda che il versamento relativo alla cedolare secca è compensabile con le regole ordinarie.

Fonte: www.leggioggi.it

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Entro il 17 dicembre chi possiede una seconda casa o un immobile diverso da quelli esentati dal pagamento dell’imposta, dovrà provvedere al saldo Imu-Tasi 2018.

Il 16 dicembre, infatti, cadrà di domenica, pertanto la scadenza del pagamento slitta automaticamente al primo giorno lavorativo utile successivo. Il calcolo dell’importo dovrà essere effettuato per entrambe le componenti a partire dalle nuove aliquote deliberate dai comuni o da quelle fissate l’anno scorso e non aggiornate entro il 31 maggio del 2018.

Imu – Tasi 2018: il calcolo

Per calcolare l’importo dovuto si può utilizzare uno dei software disponibili on line o procedere con il calcolo manuale. In quest’ultimo caso i dati necessari sono:

la rendita catastale rivalutata al 5%;

il valore dell’aliquota stabilita dal Comune;

il coefficiente catastale relativo all’immobile;

la categoria catastale dell’immobile;

la percentuale di possesso;

i mesi dell’anno di possesso.

Il calcolo si si effettua moltiplicando la rendita catastale rivalutata per il coefficiente dell’immobile e moltiplicando a sua volta il valore ottenuto per l’aliquota stabilita dal Comune di riferimento. E’ importante ricordare che il contribuente è l’unico responsabile della correttezza del calcolo e della compilazione del modello F24 preposto per il pagamento.

Saldo Imu-Tasi 2018: chi paga e chi è esente

I contribuenti soggetti al pagamento di Imu-Tasi 2018 sono i proprietari dei seguenti immobili:

case di lusso con categoria catastale A/1, A/8 e A/9;

seconde case;

immobili commerciali;

terreni;

negozi;

aree edificabili.

Sono esentati, invece, i possessori di immobili non di lusso e relative pertinenze che utilizzano il bene come abitazione principale e i proprietari di terreni agricoli situati in aree montane.

 

Saldo Imu-Tasi 2018: scadenze e sanzioni

Le scadenze di riscossione dei tributi per il 2018 prevedevano la possibilità per i contribuenti di pagare in due rate o in un’unica soluzione. Il termine per la prima rata pari al 50% del totale o per il pagamento in unica soluzione è scaduto il 18 giugno scorso. La seconda rata a saldo e conguaglio deve essere corrisposta entro il 17 dicembre.

Attraverso il cosiddetto ravvedimento operoso, il contribuente ha un anno di tempo per mettersi in regola con i pagamenti. In questo caso si corrisponde un importo maggiorato degli interessi e delle sanzioni proporzionate al ritardo con cui vengono regolarizzati i pagamenti.

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Siamo entrati nel mese delle tasse. Per le imprese, infatti, novembre è da sempre il periodo dell'anno più 'impegnativo' nei rapporti economici con l'erario. E tra gli acconti Ires e Irpef, i versamenti dell'Iva, dell'Irap e il pagamento delle addizionali regionali, comunali e le ritenute dell'Irpef, entro la fine di questo mese i lavoratori dipendenti, i possessori di altri redditi ma soprattutto gli imprenditori e i lavoratori autonomi saranno chiamati a corrispondere al fisco poco più di 57 miliardi di euro. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) si aggira attorno ai 500 miliardi di euro l'anno. Questa cifra così importante affluisce nelle casse dell'erario rispettando una serie di scadenze fiscali che si concentrano prevalentemente tra novembre (il mese top dell'anno) e dicembre e nei mesi di giugno e luglio.

L'imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sarà l'Iva, che comporterà un incasso per l'erario di 15 miliardi di euro. Seguirà l'acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 14 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, 'daranno' al fisco le ritenute per un importo pari a 11,5 miliardi di euro. L'acconto Irpef, invece, costerà alle aziende 7,4 miliardi di euro, mentre l'Irap implicherà un prelievo di 6,5 miliardi. Infine, le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l'addizionale regionale Irpef 'peserà' in entrambi i casi per poco più di 1 miliardo di euro. L'addizionale comunale Irpef e le ritenute bonifici detrazioni Irpef, infine, preleveranno dalle casse delle aziende rispettivamente 400 e 177 milioni di euro.

E' utile segnalare, scrive la Cgia nella sua indagine, che il gettito di ciascuna imposta definita in questa elaborazione è stato stimato sulla base dell'andamento registrato negli ultimi anni. Oltre a ciò, si è tenuto conto delle principali modifiche legislative intervenute nel frattempo. L'associazione, si legge ancora, in questa analisi non ha conteggiato i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre.

PROBLEMI DELLE IMPRESE - Non saranno poche le imprese che avranno problemi a onorare queste scadenze. Sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo: "A causa dei mancati pagamenti, una buona parte delle 950 mila aziende che lavora per la Pubblica amministrazione deve ancora incassare 57 miliardi di euro. Con poca liquidità a disposizione e il perdurare delle difficoltà di accesso al credito, per questi imprenditori non sarà facile recuperare i soldi per pagare le tasse. E' per questo che chiediamo al Governo Conte di trovare una soluzione", dice ancora Zabeo.

"Se non si riesce a saldare questi fornitori entro i tempi stabiliti per legge - suggerisce il coordinatore - si consenta a questi ultimi almeno la compensazione tra i crediti vantati verso la Pa e le imposte dovute al fisco. Per queste realtà sarebbe un grosso toccasana". Gli artigiani, sottolinea l'associazione mestrina, ricordano che "nel dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi di pagamento".

Inoltre, secondo i risultati emersi dalle ultime indagini campionarie riportate dalla Banca d'Italia nella 'Relazione annuale 2017', lo stock di debiti commerciali in capo all'Amministrazione pubblica italiana sarebbe sceso da 64 a 57 miliardi di euro. E in attesa che il ministero dell'Economia riesca finalmente a dimensionarli con esattezza, si ipotizza, al netto della quota riconducibile ai ritardi fisiologici (ovvero entro i 30/60 giorni come previsto dalla legge), che le imprese fornitrici vanterebbero 27 miliardi di crediti dalla Pa.

QUADRO NORMATIVO - Tornando ai dati dell'analisi, secondo la Cgia è ormai avvertita da tutti la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale. "Con un fisco più trasparente - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - anche l'Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l'evasione/elusione fiscale. La moltitudine di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano a essere uno dei comparti più virtuosi della nostra Pubblica amministrazione".

Fonte: http://www.adnkronos.com

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Scade il 31 ottobre il termine per la presentazione telematica del Modello Iva TR relativo al terzo trimestre 2018. L’istanza, obbligatoria per richiedere la possibilità di portare in compensazione o richiedere a rimborso il credito IVA maturato nei mesi di luglio, agosto e settembre, è l’ultima del 2018, posto che il credito che eventualmente maturasse nel quarto trimestre dovrà confluire in dichiarazione annuale.

Ricordiamo che l’istanza di rimborso IVA (o richiesta in compensazione) è subordinata al rispetto di precise condizioni. Infatti, il modello TR può essere presentato solo in presenza di un credito, maturato nel trimestre di riferimento, di importo superiore a euro 2.582,28. Si badi bene che si tratta del credito maturato nel trimestre, mentre non deve essere considerata l’eventuale quota parte di credito che deriva dal riporto a nuovo di crediti maturati nel corso dei trimestri precedenti, così come non può essere computato l’eventuale credito anno 2017 riportato “IVA su IVA” che eventualmente concorra a determinare il credito del trimestre.

Occorre inoltre che sia rispettata almeno una delle condizioni stabilite dall’articolo 30 comma 3 del D.P.R. 633/72, ovvero:

Aliquota media operazioni attive inferiore a aliquota media operazioni passive - L’aliquota media sugli acquisti deve superare quella media relativa alle operazioni attive, maggiorata del 10%, senza considerare nel conteggio l’IVA scaturente da acquisti o cessioni di cespiti. Devono invece essere considerate le operazioni fatturate in regime di split payment ed in reverse charge.

Operazioni non imponibili – Costituisce titolo alla presentazione del TR l’aver effettuato operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni attive effettuate nel trimestre di riferimento.

Acquisto di beni ammortizzabili, limitatamente all’imposta relativa – Laddove l’acquisto di beni ammortizzabili effettuati nel periodo sia superiore ai 2/3 del totale delle operazioni passive (acquisti ed importazioni) effettuate nel periodo è possibile presentare TR, ma l’importo da considerarsi ai fini della compensazione o del rimborso non è l’importo totale del credito maturato nel trimestre, bensì solo quella parte di tale credito che si riferisce all’imposta assolta sugli acquisti di beni strumentali. Si precisa che, come precisato dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione 392/E del dicembre 2007, non è possibile comprendere i canoni di leasing sostenuti nel novero delle spese per acquisto di beni strumentali.

Soggetti non residenti. I soggetti non residenti che si sono identificati direttamente nel territorio dello stato ai sensi dell’articolo 35-ter, ovvero che abbiano nominato un rappresentante fiscale in Italia, possono sempre richiedere a rimborso o in compensazione con il Modello TR i credito maturato nel trimestre, senza necessità di rispettare ulteriori condizioni.

Operazioni con soggetti passivi non stabiliti – Al fine del riconoscimento del credito trimestrale è necessario aver effettuato operazioni attive non soggette nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al 50% del totale delle operazioni effettuate. A tal fine devono essere considerate le prestazioni effettuate di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, ovvero prestazioni di servizi di cui all'articolo 19, comma 3, lettera a-bis).

Per il credito IVA scaturente da TR che si intende gestire in compensazione con modello F24 valgono le regole ordinarie di cui al D.L. 50/2017: fino a 5.000 euro (da considerarsi su base annuale, quindi compresi gli eventuali crediti scaturenti da TR del primo e del secondo trimestre), la compensazione potrà essere effettuata senza necessità di apposizione di visto di conformità. Il visto, o la sottoscrizione dell’organo di controllo societario, invece, è obbligatorio al superamento di tale soglia, che deve essere verifica non con riferimento a quanto effettivamente è stato oggetto di compensazione, bensì sulla scorta del credito (o dei crediti) esposti nei Modelli TR presentati con riferimento all’anno 2018. Quanto sopra poiché il TR viene visto come una espressa richiesta di compensazione, e l’Amministrazione pertanto considera automaticamente, ai fini del visto, tali somme come compensate. Per poter concretamente utilizzare il credito in compensazione è necessario che il TR sia effettivamente trasmesso, e occorre attendere 10 giorni dalla ricevuta di accoglimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, ed il modello F24 che espone il credito in compensazione dovrà obbligatoriamente essere trasmesso sui canali dell’Agenzia delle Entrate.

Laddove, invece, si scelga la strada della richiesta a rimborso del credito, non sarà necessario presentare garanzie fino all’importo massimo di 30.000 euro, intesi, anche in questo caso, come soglia annuale. Oltre tale soglia, è altresì possibile non dover presentare garanzie, ma in tal caso è necessario che il modello TR sia munito di visto di conformità o sottoscrizione da parte dell’organo di controllo, ed inoltre il contribuente deve sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali.

Esistono inoltre, nel caso del rimborso oltre soglia 30mila euro, tutta una serie di situazioni che impongono comunque la presentazione della garanzia. Tali situazioni, che l’Erario identifica come “situazioni a rischio”, sono normativamente previste come segue:

a) Attività esercitata da meno di due anni (escluse le start-up innovative);

b) Soggetti cui, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento e rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore al 10 % degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro, al 5 % degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro e all’1 % degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

c) Modello TR privo di visto di conformità (o sottoscrizione dell’organo di controllo societario) o privo della richiesta dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Fonte: FiscalFocus (Sandra Pennacini)

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Con l’avvicinarsi del 18 giugno (il 16 cade di sabato), data in cui i possessori di immobili sono chiamati alla cassa per il versamento dell’acconto IMU e TASI dovute per l’anno d’imposta corrente, è forse opportuno fornire ai lettori un vademecum di quelle che sono le date da ricordare per tutto il periodo d’imposta attuale. 


È sempre utile sottolineare che stiamo parlando di tributi dovuti in base alla percentuale di possesso ed ai mesi di possesso (conteggiando per intero il mese in cui il possesso si protrae per più di 15 giorni). Inoltre, entrambi vanno versati in acconto e saldo. L’acconto cade il 16 giugno di ogni anno ed il saldo al 16 dicembre. Tuttavia, se il giorno di scadenza cade in un giorno festivo, questi slitta al primo giorno lavorativo successivo. 


Dunque, le prime date da ricordare per il 2018 sono: 


  • il 18 giugno, in cui si versa l’acconto;
  • il 17 dicembre (il 16 cade di domenica) in cui si paga il saldo.


Le aliquote – L’acconto in scadenza a giugno va liquidato applicando le aliquote in vigore nel 2017. Esso è pari al 50% dell’importo del tributo complessivamente calcolato (considerando, quindi, tutti i mesi di possesso del 2018). Il saldo di dicembre va, invece, liquidato applicando le aliquote deliberate eventualmente dal comune per l’anno 2018 e sarà pari alla differenza tra il tributo complessivamente calcolato applicando le nuove aliquote e quanto già versato in sede di acconto. Ovviamente se le aliquote 2018 restano invariate oppure il comune non delibera nuove aliquote, il saldo sarà pari al restante 50% di quanto complessivamente calcolato a giugno in sede di acconto. 



Al riguardo, comunque, occorre soffermarsi su quanto previsto dall’art. 193 del TUEL (Testo Unico Enti Locali), ai sensi del quale “Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1°gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”

Sul sito istituzionale del MEF si legge altresì che per l’IMU e la TASI la pubblicazione delle delibere sul sito stesso costituisce - ai sensi del comma 13-bis dell’art. 13 del D.L. n. 201 del 2011 e del comma 688 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 - condizione di efficacia dei regolamenti e delle delibere di approvazione delle aliquote. In particolare, tali atti acquistano efficacia per l’anno di riferimento se pubblicati entro il termine del 28 ottobre dell’anno medesimo. In caso di mancata pubblicazione entro detto termine, trovano applicazione i regolamenti e le delibere adottati per l’anno precedente. Non devono, pertanto, essere presi in considerazione, ai fini della determinazione del tributo, i regolamenti e le delibere pubblicati successivamente al 28 ottobre di ciascun anno (fatte salve, ovviamente, le ipotesi di esercizio da parte del comune del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale). 



Considerando che il termine di approvazione del bilancio previsionale 2018 per i comuni era fissato al 31 marzo 2018, ne consegue che il saldo di dicembre verrà calcolato con aliquote 2018 solo nel caso in cui il comune abbia deliberato le nuove aliquote entro il 31 marzo di quest’anno e che la delibera sia pubblicata sul sito istituzionale del MEF entro il prossimo 28 ottobre (la delibera deve essere inviata al DEF entro il 14 ottobre). Se una delle predette scadenze non è rispettata, allora anche il saldo andrà determinato con le aliquote dello scorso anno. 



È chiaro che qualora, già in sede di acconto, il comune abbia deliberato le nuove aliquote e le stesse siano state già pubblicate sul sito de MEF, il contribuente può anche decidere di versare IMU e TASI in unica soluzione entro 18 giugno applicando le aliquote 2018. 



Ad ogni modo, si tenga presente che, secondo quanto precisato dal DEF con il comunicato del 16 novembre 2017, sono fatte salve le ipotesi di esercizio da parte del comune del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale, oltre alle fattispecie espressamente previste dalla legge. Tra queste ultime vanno menzionate il dissesto finanziario, per effetto del quale l’ente locale è tenuto a deliberare le aliquote nella misura massima consentita (art. 251 D. Lgs. n. 267/2000) e deve farlo a prescindere dall’avvenuta scadenza del termine di approvazione del bilancio, e l’accertamento negativo in ordine al permanere degli equilibri di bilancio (art. 193 D. Lgs. n. 267/2000), che consente all’ente locale di variare in aumento le aliquote entro il 31 luglio di ciascun anno. Dunque, per tali comuni il termine da prendere a riferimento può essere il 31/07. 



La dichiarazione IMU/TASI – Il 30 giugno di ciascun anno scade anche il termine di presentazione (al comune di ubicazione degli immobili) della dichiarazione IMU/TASI riferita all’anno d’imposta precedente. Quindi, entro il 2 luglio 2018 (il 30/06 cade di sabato) va presentata la dichiarazione riferita al 2017. Tuttavia, essa non sempre va presentata, in quanto l’obbligo dichiarativo andrà assolto solo nelle ipotesi in cui l’immobile sia stato oggetto di riduzioni d’imposta oppure qualora il comune non disponga di tutte le informazioni necessarie per la verifica del corretto assolvimento dell’obbligo tributario in capo al contribuente. 



Il ravvedimento dell’acconto 2017 – Il 2 luglio 2018 è anche il termine ultimo in cui è possibile ravvedere l’omesso/insufficiente versamento dell’acconto IMU e TASI dell’anno 2017. Poiché, infatti, si tratta di tributi gestiti dal comune e non dall’Agenzia delle Entrate, si rendono applicabili le forme di ravvedimento fino a quello c.d. lungo, ossia entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione o nel caso in cui non sia prevista dichiarazione, entro il termine di 1 anno (le forme di ravvedimento lunghissimo, ecc., si applicano solo ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate). In tal caso la sanzione applicabile è quella dal 3,75% (oltre agli interessi al tasso annuo legale per ciascun giorno di ritardo). 



Volendo, in conclusione, fare un riepilogo delle date da tener presente: 



  • 31 marzo (emanazione delibere comunali per IMU e TASI 2018);
  • 18 giugno (versamento acconto IMU e TASI 2018 oppure versamento in unica soluzione);
  • 2 luglio (dichiarazione IMU/TASI e ultimo ravvedimento acconto 2017);
  • 31 luglio (emanazione delibere comunali per IMU e TASI 2018 per quei comuni di cui al comunicato DEF 16/11/2017);
  • 14 ottobre (invio delibere comunali al DEF);
  • 28 ottobre (pubblicazione delibere sul sito istituzionale del MEF);
  • 17 dicembre (saldo IMU e TASI 2018).

 

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Con l’avvicinarsi del 18 giugno (il 16 cade di sabato), data in cui i possessori di immobili sono chiamati alla cassa per il versamento dell’acconto IMU e TASI dovute per l’anno d’imposta corrente, è forse opportuno fornire ai lettori un vademecum di quelle che sono le date da ricordare per tutto il periodo d’imposta attuale. 


È sempre utile sottolineare che stiamo parlando di tributi dovuti in base alla percentuale di possesso ed ai mesi di possesso (conteggiando per intero il mese in cui il possesso si protrae per più di 15 giorni). Inoltre, entrambi vanno versati in acconto e saldo. L’acconto cade il 16 giugno di ogni anno ed il saldo al 16 dicembre. Tuttavia, se il giorno di scadenza cade in un giorno festivo, questi slitta al primo giorno lavorativo successivo. 


Dunque, le prime date da ricordare per il 2018 sono: 

  • il 18 giugno, in cui si versa l’acconto;
  • il 17 dicembre (il 16 cade di domenica) in cui si paga il saldo.


Le aliquote – L’acconto in scadenza a giugno va liquidato applicando le aliquote in vigore nel 2017. Esso è pari al 50% dell’importo del tributo complessivamente calcolato (considerando, quindi, tutti i mesi di possesso del 2018). Il saldo di dicembre va, invece, liquidato applicando le aliquote deliberate eventualmente dal comune per l’anno 2018 e sarà pari alla differenza tra il tributo complessivamente calcolato applicando le nuove aliquote e quanto già versato in sede di acconto. Ovviamente se le aliquote 2018 restano invariate oppure il comune non delibera nuove aliquote, il saldo sarà pari al restante 50% di quanto complessivamente calcolato a giugno in sede di acconto. 


Al riguardo, comunque, occorre soffermarsi su quanto previsto dall’art. 193 del TUEL (Testo Unico Enti Locali), ai sensi del quale “Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1°gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”

Sul sito istituzionale del MEF si legge altresì che per l’IMU e la TASI la pubblicazione delle delibere sul sito stesso costituisce - ai sensi del comma 13-bis dell’art. 13 del D.L. n. 201 del 2011 e del comma 688 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 - condizione di efficacia dei regolamenti e delle delibere di approvazione delle aliquote. In particolare, tali atti acquistano efficacia per l’anno di riferimento se pubblicati entro il termine del 28 ottobre dell’anno medesimo. In caso di mancata pubblicazione entro detto termine, trovano applicazione i regolamenti e le delibere adottati per l’anno precedente. Non devono, pertanto, essere presi in considerazione, ai fini della determinazione del tributo, i regolamenti e le delibere pubblicati successivamente al 28 ottobre di ciascun anno (fatte salve, ovviamente, le ipotesi di esercizio da parte del comune del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale). 


Considerando che il termine di approvazione del bilancio previsionale 2018 per i comuni era fissato al 31 marzo 2018, ne consegue che il saldo di dicembre verrà calcolato con aliquote 2018 solo nel caso in cui il comune abbia deliberato le nuove aliquote entro il 31 marzo di quest’anno e che la delibera sia pubblicata sul sito istituzionale del MEF entro il prossimo 28 ottobre (la delibera deve essere inviata al DEF entro il 14 ottobre). Se una delle predette scadenze non è rispettata, allora anche il saldo andrà determinato con le aliquote dello scorso anno. 


È chiaro che qualora, già in sede di acconto, il comune abbia deliberato le nuove aliquote e le stesse siano state già pubblicate sul sito de MEF, il contribuente può anche decidere di versare IMU e TASI in unica soluzione entro 18 giugno applicando le aliquote 2018. 


Ad ogni modo, si tenga presente che, secondo quanto precisato dal DEF con il comunicato del 16 novembre 2017, sono fatte salve le ipotesi di esercizio da parte del comune del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale, oltre alle fattispecie espressamente previste dalla legge. Tra queste ultime vanno menzionate il dissesto finanziario, per effetto del quale l’ente locale è tenuto a deliberare le aliquote nella misura massima consentita (art. 251 D. Lgs. n. 267/2000) e deve farlo a prescindere dall’avvenuta scadenza del termine di approvazione del bilancio, e l’accertamento negativo in ordine al permanere degli equilibri di bilancio (art. 193 D. Lgs. n. 267/2000), che consente all’ente locale di variare in aumento le aliquote entro il 31 luglio di ciascun anno. Dunque, per tali comuni il termine da prendere a riferimento può essere il 31/07. 


La dichiarazione IMU/TASI – Il 30 giugno di ciascun anno scade anche il termine di presentazione (al comune di ubicazione degli immobili) della dichiarazione IMU/TASI riferita all’anno d’imposta precedente. Quindi, entro il 2 luglio 2018 (il 30/06 cade di sabato) va presentata la dichiarazione riferita al 2017. Tuttavia, essa non sempre va presentata, in quanto l’obbligo dichiarativo andrà assolto solo nelle ipotesi in cui l’immobile sia stato oggetto di riduzioni d’imposta oppure qualora il comune non disponga di tutte le informazioni necessarie per la verifica del corretto assolvimento dell’obbligo tributario in capo al contribuente. 


Il ravvedimento dell’acconto 2017 – Il 2 luglio 2018 è anche il termine ultimo in cui è possibile ravvedere l’omesso/insufficiente versamento dell’acconto IMU e TASI dell’anno 2017. Poiché, infatti, si tratta di tributi gestiti dal comune e non dall’Agenzia delle Entrate, si rendono applicabili le forme di ravvedimento fino a quello c.d. lungo, ossia entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione o nel caso in cui non sia prevista dichiarazione, entro il termine di 1 anno (le forme di ravvedimento lunghissimo, ecc., si applicano solo ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate). In tal caso la sanzione applicabile è quella dal 3,75% (oltre agli interessi al tasso annuo legale per ciascun giorno di ritardo). 


Volendo, in conclusione, fare un riepilogo delle date da tener presente: 



  • 31 marzo (emanazione delibere comunali per IMU e TASI 2018);
  • 18 giugno (versamento acconto IMU e TASI 2018 oppure versamento in unica soluzione);
  • 2 luglio (dichiarazione IMU/TASI e ultimo ravvedimento acconto 2017);
  • 31 luglio (emanazione delibere comunali per IMU e TASI 2018 per quei comuni di cui al comunicato DEF 16/11/2017);
  • 14 ottobre (invio delibere comunali al DEF);
  • 28 ottobre (pubblicazione delibere sul sito istituzionale del MEF);
  • 17 dicembre (saldo IMU e TASI 2018).

 

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È scaduto lo scorso 30 aprile il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione IVA 2018 concernente le operazioni attive e passive relative all’anno d’imposta 2017. 


Tuttavia, qualora il contribuente non abbia ottemperato all’obbligo della trasmissione entro la predetta data, potrà sanare la propria posizione presentando validamente la dichiarazione annuale Iva entro il 29 luglio 2018, vale a dire entro novanta giorni dalla scadenza naturale per la presentazione della medesima, la c.d. dichiarazione tardiva.


In altri termini, i contribuenti “ritardatari” potranno rimediare alla mancata presentazione pro tempore inviando, sempre in modalità telematica, il modello “Iva 2018”nel periodo compreso tra il 1 maggio e il 29 luglio 2018.


Si precisa che la dichiarazione presentata entro l’intervallo di tempo indicato si considera regolarmente presentata ma in tali casi viene applicata la sanzione prevista in caso di omissione della dichiarazione in assenza di debito d’imposta pari a 250 euro.



La sanzione comminata può, tuttavia, essere ridotta avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’art. 13 del D. Lgs. n. 472/97, pertanto, in tal caso il contribuente “tardivo” potrà beneficiare della riduzione a 1/10 della medesima e, conseguentemente, la tardività della presentazione della dichiarazione potrà essere sanata con il versamento di una sanzione pari a 25,00 €. 
Invece, qualora il contribuente entro il 30 aprile 2018 abbia regolarmente presentato la dichiarazione Iva, ma si sia reso conto di avere commesso errori o omissioni, potrà rettificare la stessa presentando la c.d. dichiarazione integrativa.


Quest’ultima dovrà essere presentata avvalendosi sempre dell’apposito modello ministeriale “IVA 2018” ma barrando la casella “Dichiarazione integrativa” posta sul rigo “Tipo di dichiarazione” nella seconda facciata del frontespizio del modello. Nella dichiarazione integrativa dovrà essere riprodotto il contenuto della dichiarazione originaria con le necessarie correzioni o integrazioni. 
Non appare ultroneo precisare che la dichiarazione integrativa potrà però essere presentata dal contribuente solo qualora la dichiarazione originaria sia stata validamente inviata.

La correzione può essere effettuata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 57, DPR n. 633/72). 


Se la dichiarazione integrativa dovesse far emergere un’imposta superiore a quella dichiarata originariamente ovvero dovesse evidenziare un’eccedenza detraibile o rimborsabile inferiore a quella in precedenza dichiarata c.d dichiarazione IVA integrativa a sfavore, il contribuente sarà tenuto a versare una sanzione pari al 90%della maggiore imposta dovuta ravvedibile ai sensi dell’art. 13 co. 1 lett. b) – b- quater) del D. Lgs. n. 472/97. Pertanto, l’ammontare della sanzione effettivamente versata dal contribuente dipenderà dal momento in cui questi porrà in essere il ravvedimento. 
In questo caso la sanzione comminata per infedele dichiarazione assorbe quella per l’omesso versamento delle imposte.


Si ricorda, altresì, che qualora il contribuente abbia registrato tardivamente delle fatture afferenti l’anno d’imposta 2017, ricevute nel medesimo anno, potrà recuperare l’imposta non detratta sugli acquisti mediante la presentazione della c.d. dichiarazione integrativa a favore (D.P.R. n. 322/1998).
Sul punto si rammenta che, alla luce delle nuove disposizioni relative all’esercizio della detrazione IVA, un ruolo centrale è assunto dal c.d. registro sezionale ovvero il registro nel quale il contribuente deve annotare le fatture “tardive”, ossia quelle fatture che, sebbene afferenti l’anno d’imposta 2017 e ricevute nel medesimo anno, per le più svariate ragioni sono state registrate nel 2018. Proprio l’istituzione del citato sezionale consente, infatti, al contribuente di non perdere il diritto alla detrazione dell’IVA afferente quest’ultime. 


E ciò in quanto, coloro che hanno già trasmesso la dichiarazione IVA 2018 ma sono venuti a conoscenza di ulteriori fatture di acquisto per le quali il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto è sorto nel 2017, potranno usufruire del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, solo se hanno registrato le stesse nell’apposito sezionale IVA entro il 30 aprile 2018, presentando la dichiarazione integrativa a favore entro i termini già in precedenza enunciati. 
Inoltre, si precisa che il credito Iva emergente dalla dichiarazione integrativa potrà essere utilizzato con modalità diverse a seconda del momento in cui viene presentata la dichiarazione integrativa.

In particolare, se quest’ultima viene presentata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito iva risultante potrà alternativamente: 

  • essere detratto in sede di liquidazione periodica IVA o di dichiarazione annuale;
  • essere utilizzato in compensazione orizzontale;
  • essere chiesto a rimborso, qualora ne sussistano i requisiti, con riferimento all’anno in cui si riferisce la dichiarazione integrativa.


Qualora, invece la dichiarazione integrativa sia presentata oltre tale termine il credito risultante dalla medesima potrà alternativamente: 



  • essere utilizzato in compensazione orizzontale con debiti d’imposta maturati nel periodo successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa
  • essere chiesto a rimborso, qualora ne sussistano i requisiti


In questo caso, il contribuente è tenuto alla compilazione del Quadro VN denominato appunto “Dichiarazioni integrative a favore”, riservato ai soggetti che, nel 2017, hanno presentato una dichiarazione integrativa “a favore” ai sensi dell’art. 8, comma 6-bis, D.P.R. n. 322/1998, oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

 

Fonte: FiscalFocus

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Scade lunedì 30 aprile il termine per la presentazione della dichiarazione annuale Iva relativa al 2017 (articolo 8, Dpr 322/1998).

Le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine sono valide, fatta salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge. Invece, quelle presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta dovuta.
 
Come sempre, i modelli a disposizione dei contribuenti sono due: Iva e Iva base. Il secondo è una versione semplificata del primo e può essere utilizzato solo in determinati casi.

Anche quest’anno i modelli presentano alcune significative modifiche, introdotte per adeguarli alle novità normative nel frattempo introdotte dal legislatore in materia di Iva.


 
Chi deve presentare la dichiarazione

In linea generale, sono tenuti a presentare la dichiarazione tutti i titolari di partita Iva, che esercitano attività d’impresa, artistiche o professionali. 

Gli esonerati


Sono, invece, esonerati:

·         coloro che nel 2017 hanno registrato esclusivamente operazioni esenti (articolo 10, Dpr 633/1972) o che si sono avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione (articolo 36-bis, Dpr 633/1972), effettuando soltanto operazioni esenti. Tuttavia, l’esonero non si applica qualora il contribuente abbia effettuato anche operazioni imponibili (sebbene riferite ad attività gestite con contabilità separata) ovvero se sono state registrate operazioni intracomunitarie (articolo 48, comma 2, Dl 331/1993) o siano state eseguite rettifiche della detrazione (articolo 19-bis2, Dpr 633/1972) ovvero siano stati effettuati acquisti per i quali l’Iva è dovuta dal cessionario (ad esempio, acquisti di oro, argento puro, rottami)

·         coloro che si avvalgono del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014)

·         coloro che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011)

·         i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti Iva (articolo 34, comma 6, Dpr 633/1972)

·         gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività simili, esonerati dagli adempimenti Iva (articolo 74, sesto comma, Dpr 633/1972), che non hanno optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari

·         le imprese individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda e non esercitano altre attività rilevanti ai fini Iva

·         i soggetti passivi non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, qualora nel 2017 abbiano effettuato solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’Iva (articolo 44, comma 3, Dl 331/1993)

·         i soggetti che svolgono attività di intrattenimento e spettacolo e che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione del regime speciale Iva previsto dalla legge 398/1991 e che, quindi, sono esonerati dagli adempimenti Iva per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali

·         i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati ai fini Iva in Italia per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a committenti, non soggetti passivi d’imposta, domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro. 

 

Casi particolari di presentazione della dichiarazione


La disciplina Iva prevede alcune ipotesi in cui la dichiarazione deve essere presentata con modalità ad hoc.


Fallimento e liquidazione coatta amministrativa


Nel caso in cui la procedura concorsuale abbia avuto inizio nel corso del 2017, i curatori fallimentari e i commissari liquidatori devono presentare la dichiarazione relativa a tutto il 2017, composta da due moduli: il primo, per le operazioni registrate nella parte dell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa e il secondo per le operazioni registrate dopo tale data.


 
Invece, nell’ipotesi in cui la procedura concorsuale sia iniziata tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2018 e la dichiarazione non sia stata presentata dal contribuente fallito o posto in liquidazione coatta amministrativa, la stessa deve essere presentata dai curatori o dai commissari liquidatori nei termini ordinari ovvero entro quattro mesi dalla nomina, se successiva alla scadenza per la presentazione della dichiarazione.


 
Cessazione dell’attività


Coloro che hanno cessato l’attività sono tenuti alla presentazione dell’ultima dichiarazione nell’anno successivo a quello in cui l’attività è cessata, entro i normali termini.
In particolare, per le imprese, l’attività si intende cessata alla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione dell’azienda.


 
Nel caso in cui un contribuente nel corso del 2017 ha cessato l’attività (con conseguente cancellazione della partita Iva) e poi nel corso dello stesso anno ha ripreso la medesima o altra attività (con apertura di una nuova partita Iva), deve presentare un’unica dichiarazione costituita da:

·         il frontespizio, nel quale deve essere indicata la partita Iva corrispondente all’ultima attività esercitata nel 2017

·         un modulo in cui devono essere compilati tutti i quadri, riportando i dati relativi all’ultima attività esercitata

·         un modulo, in cui devono essere compilati tutti i quadri, riportando i dati relativi alla prima attività esercitata nell’anno e indicando la corrispondente partita Iva. 

 

Soggetti non residenti


Ai fini tributari, il contribuente non residente può operare in Italia alternativamente mediante:

·         rappresentante fiscale - la dichiarazione relativa al soggetto estero, i cui dati devono essere indicati nel riquadro contribuente, è presentata dal rappresentante fiscale, che deve indicare i propri dati nel riquadro dichiarante riportando il codice carica 6

·         identificazione diretta - la dichiarazione deve essere presentata indicando nel riquadro contribuente i dati del soggetto non residente; per i soggetti diversi dalle persone fisiche devono essere indicati nel riquadro dichiarante i dati del rappresentante, riportando il codice carica 1

·         stabile organizzazione - la dichiarazione relativa al soggetto non residente deve essere presentata seguendo le regole valide per la generalità dei contribuenti Iva. 

 

Le principali novità del modelli 2018


A seguito delle numerose modifiche che hanno interessato la normativa Iva, all’interno dei modelli di dichiarazione di quest’anno sono presenti diverse modifiche.


 
Tra le principali, ricordiamo:

 

·         frontespizio - è stato eliminato il riquadro “Sottoscrizione dell’ente o società controllante”, in quanto non è più previsto che l’ente o società controllante in una procedura di liquidazione Iva di gruppo sia tenuto a sottoscrivere la dichiarazione di ciascuna controllata (articolo 1, comma 27, legge 232/2016, che ha modificato l’articolo 73, terzo comma, Dpr 633/1972)

·         Quadro VE - nella sezione 4, il rigo VE38 è stato rinominato “Operazioni effettuate nei confronti dei soggetti di cui all’art. 17-ter” per l’esposizione delle operazioni effettuate, oltre che nei confronti delle pubbliche amministrazioni, anche nei confronti delle società elencate nel nuovo comma 1-bis dell’articolo 17-ter (“split payment”)

·         Quadro VH – se ne prevede la compilazione solo se si vuole inviare, integrare o correggere i dati omessi, incompleti o errati nelle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva (risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017)

·         Quadro VX - sono stati inseriti i righi VX7 e VX8 per l’indicazione, da parte delle società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo per l’intero 2017, rispettivamente, dell’Iva dovuta o dell’Iva a credito da trasferire alla controllante

·         Quadro VO - è stato introdotto il rigo VO26 per la comunicazione, da parte delle imprese minori, dell’opzione per la tenuta dei registri Iva senza separata indicazione degli incassi e dei pagamenti (articolo 18, comma 5, Dpr 600/1973). 

·          

La scelta del modello


Come detto, i modelli a disposizione dei contribuenti sono due: Iva e Iva base.


 
Il modello Iva base, più snello e semplificato rispetto al primo, è adatto alle situazioni fiscali meno complesse e può essere utilizzato solo dai soggetti Iva, sia persone fisiche sia soggetti diversi, che nel corso del 2017:

·         hanno determinato l’Iva dovuta o ammessa in detrazione secondo le regole generali e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti per gli agricoltori o per le agenzie di viaggio

·         hanno effettuato in via occasionale cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse (articolo 34-bis, Dpr 633/1972)

·         non hanno effettuato operazioni con l’estero (ad esempio, cessioni e acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione e importazioni)

·         non hanno effettuato acquisti e importazioni senza applicazione dell’imposta, avvalendosi dell’istituto del plafond (articolo 2, comma 2, legge 28/1997)

·         non hanno partecipato a operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive. 

Il modello Iva Base, invece, non può essere utilizzato:

·         dai soggetti non residenti che hanno istituito in Italia una stabile organizzazione ovvero che si avvalgono dell’istituto della rappresentanza fiscale o dell’identificazione diretta

·         dalle società di gestione del risparmio che gestiscono fondi immobiliari chiusi

·         dai soggetti tenuti a utilizzare il modello F24 Elide per l’immatricolazione o la successiva voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, anche nuovi, oggetto di acquisto intracomunitario

·         dai curatori fallimentari e dai commissari liquidatori tenuti a presentare la dichiarazione annuale per conto dei soggetti Iva sottoposti a procedura concorsuale

·         dalle società che hanno partecipato a una procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo

·         dall’ente o dalla società commerciale controllante che intende avvalersi, per il 2018, della particolare procedura di compensazione dell’Iva di gruppo

·         dai soggetti che hanno presentato nel 2017 dichiarazioni integrative a favore e che sono tenuti a indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalle dichiarazioni integrative nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui sono presentate le dichiarazioni integrative. 

 

Modalità di presentazione


A prescindere dal modello utilizzato, la dichiarazione deve essere presentata esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle entrate e può essere trasmessa:

·         direttamente dal dichiarante, attraverso i servizi telematici Entratel o Fisconline

·         tramite un intermediario abilitato

·         tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato)

·         tramite società appartenenti al gruppo, attraverso il servizio telematico Entratel, nell’ambito di gruppi in cui almeno una società o ente sia obbligato alla presentazione della dichiarazione per via telematica. 

La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate.


La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata per via telematica.


 
Software di compilazione e controllo


Sul sito dell’Agenzia delle entrate sono disponibili i software di compilazione e controllo della dichiarazione.
Il primo, mediante una serie di domande, determina quale sia il modello Iva più adatto alle esigenze dell’utente e predispone i relativi quadri per la compilazione.
Il secondo, invece, consente di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione (e nei relativi allegati) e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche e dalla circolare dei controlli.


 
Ulteriori informazioni


Per avere ulteriori informazioni sulle modalità di compilazione, nonché sui versamenti dell’imposta dovuta, è possibile consultare le istruzioni disponibili sul sito dell’Agenzia per ognuno dei due modelli dichiarativi: istruzioni Iva e istruzioni Iva base (per i versamenti, vedi anche “Venerdì 16 marzo ultimo giorno per il saldo Iva senza interessi”).

 

Fonte: http://www.fiscooggi.it

 

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Spesometro light: nuova versione, nuova scadenza. Quest’anno la deadline per l’invio all’Agenzia delle entrate dei dati delle fatture relative al secondo semestre del 2017 è stata spostata dal 28 febbraio al 6 aprile. Stesso termine anche per la trasmissione telematica opzionale dei dati delle fatture emesse e ricevute e per le relative variazioni.

La scadenza è stata fissata dal provvedimento del direttore dell’Agenzia dello scorso 5 febbraio, che ha recepito le semplificazioni procedurali introdotte dall’articolo 1-ter, Dl 148/2017 (vedi “Trasmissione spesometro leggero: la scadenza slitta al 6 aprile 2018”).

Il documento siglato dal direttore dell’Agenzia, oltre a prorogare la scadenza per garantire il pieno rispetto delle norme dello Statuto del contribuente (in base alle quali devono passare almeno  sessanta giorni prima dell’applicazione di nuovi adempimenti), ha approvato anche le modifiche alle specifiche tecniche da utilizzare per la definizione delle informazioni e la trasmissione dello spesometro alla luce delle ricordate semplificazioni (con particolare riferimento alle fatture inferiori a 300 euro registrate cumulativamente).

Le nuove regole potranno essere utilizzate anche per inviare le comunicazioni integrative di quelle errate riferite al primo semestre 2017.

L’invio dello spesometro con i dati delle fatture emesse e ricevute da giugno a dicembre 2017, quindi, dovrà essere effettuato entro venerdì prossimo, secondo le nuove specifiche tecniche, approvate con il citato provvedimento.

Per la verifica e l’invio delle fatture secondo gli standard del Fisco, a disposizione di contribuenti e intermediari, due pacchetti software, uno per la compilazione del file delle comunicazione e uno per il controllo.



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Febbraio, è un mese molto importante in termini di scadenze fiscali sia per quanto riguarda l’invio delle prime Dichiarazioni Iva e sia per lo spesometro. Previste, anche altre importanti scadenze per Inps e Inail, versamento delle ritenute alla fonte e liquidazione Iva periodica, che potrai consultare in questo articolo riepilogativo sulle principali scadenze fiscali del mese di Febbraio 2018.

 

La primissima incombenza prevista nel mese di Febbraio 2018 è sulla Dichiarazione IVA 2018. Tutti i contribuenti, infatti, potranno inviare tutte le comunicazioni in merito proprio a partire da oggi primo febbraio 2018. Il termine ultimo, invece, è fissato per il 30 aprile 2018.

 

Dichiarazione Iva spesometro light

 

Ti ricordiamo, che la dichiarazione Iva 2018 può essere eseguita in via telematica mediante l’utilizzo di servizi specifici dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, a seguito di un importante provvedimento pubblicato il 15 gennaio 2018 dalla stessa Agenzia, potranno essere stampati online, i nuovi modelli per la dichiarazione Iva 2018 e le istruzioni ufficiali per una corretta compilazione.

Per il 28 febbraio 2018, invece, è prevista una altra importante scadenza come lo Spesometro. Quest’ultimo, è un adempimento a carico dei titolari di partita Iva e consiste nell’invio mediante file xml di tutte le fatture emesse e ricevute dal contribuente.

Tali fatture, sono riferite al secondo semestre del 2017 e riguardano le principali operazioni rilevanti ai fini Iva. Inoltre, a seguito delle ultime novità della Legge di Bilancio, è possibile procedere ad una registrazione cumulativa per fatture sotto i 300 euro. Per ogni documento riepilogativo delle fatture emesse, invece, sono da comunicare soprattutto i dati sul numero e la data di registrazione del documento, la partita Iva del cedente, la base imponibile e l’aliquota Iva applicata.


Scadenze fiscali al 16 febbraio 2018, ecco le più importanti

 

 

 

Al 16 febbraio 2018, le principali scadenze fiscali riguardano l’Irpef, l’Iva e i contributi Inps Inail. Per quanto attiene l’Irpef, ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche, vige un obbligo da parte del sostituto di imposta al versamento delle ritenuti operate alla fonte e a titolo di acconto su Redditi di lavoro dipendente o Redditi di lavoro autonomo del mese di Gennaio. Sono compresi, anche i versamenti sulle provvigioni per rapporti di commissione del mese di Gennaio.

La liquidazione Iva periodica, invece, è dovuta per tutti i contribuenti obbligati al versamento dell’imposta mensilmente e con pagamenti da eseguire tramite modello F24 nella data appena indicata. Per i contributi Inps ed Inail, l’obbligo alla data del 16 febbraio è sui contributi per le retribuzioni nel mese di Gennaio 2018 e del saldo Inail. Quest’ultimo, dovrà essere trasmesso anche telematicamente entro la fine del mese di febbraio.

Per il 26 febbraio 2018, infine, vige un obbligo di invio telematico degli elenchi Intrastat. Tale adempimento, riguarda le cessioni o le prestazioni dei servizi intracomunitari per importi superiori ai 50000 euro, ed è una delle principali scadenze da ricordare per il mese di febbraio 2018.

 

In conclusione, il mese di Febbraio 2018 si presenta con diversi appuntamenti fiscali da rispettare per essere in regola con gli obblighi di legge. Tra i più importanti:

·         La dichiarazione Iva 2018 a partire dal primo febbraio 2018. Online, anche i modelli definitivi da presentare e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per compilarli.

·         Pagamenti Irpef alla data del 16 febbraio 2018 per le ritenute a titolo di acconto su redditi di lavoro autonomo o dipendente.

·         Liquidazione Iva periodica sempre alla data del 16 febbraio 2018.

·         Versamenti dei contributi per le retribuzioni del mese di Gennaio 2018. In merito, è dovuto anche il saldo Inail sempre alla data del 16 febbraio 2018.

·         Invio telematico degli elenchi Intrastat alla data del 26 febbraio 2018.

Infine, salvo eventuali comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, è previsto per il prossimo 28 febbraio 2018, anche l’adempimento sullo Spesometro.

 

Scadenze INPS – INAIL

 

Facciamo un breve cenno anche alle principali scadenze INPS – INAIL di febbraio 2018

·      per prima cosa segnaliamo che slitta al 28 febbraio l’invio del Prospetto informativo disabili;

·         per il 16 febbraio delega F24 per pagamenti di Prima o Unica rata autoliquidazione INAIL 2018;

·         sempre al 16 febbraio scadenza dei contributi per artigiani e commercianti IV trimestre 2017;

·         contributi dipendenti INPS al 16 febbraio;

 

·         il modello OT24 per la riduzione del tasso di autoliquidazione INAIL deve essere inviato telematicamente entro e non oltre il 28 febbraio 2018.

 


 

Fonte: www.lavoroediritti.com

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