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La rivalsa a seguito di accertamento è un istituto privatistico, e pertanto in caso di mancato pagamento dell’imposta da parte dell’acquirente del bene o del servizio l’unica possibilità che il fornitore ha per recuperare l’Iva versata all’Erario, ma non incassata, è quella di rivolgersi al giudice civile. Nel caso oggetto dell’interpello, però, questa strada non è più percorribile in quanto la società cessionaria è stata cancellata dal registro delle imprese e, quindi, si è definitivamente estinta. Questo il senso della risposta dell'Agenzia delle Entrate n. 84 del 26 novembre 2018.

La società Alfa, esercente attività di commercio al dettaglio ha chiesto chiarimenti in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 60, comma settimo, del d.P.R. 633/72 concernente l’esercizio del diritto di rivalsa dell’Iva relativa ad avvisi di accertamento o rettifica emessi nei confronti di fornitori di beni e servizi nella particolare ipotesi di intervenuta estinzione del soggetto passivo acquirente. In particolare infatti, alla società istante sono stati notificati avvisi di accertamento contenenti la contestazione di tutte le fatture emesse nei confronti della società Beta la quale ha cessato l’attività, chiuso la partita Iva e operato la definitiva cancellazione dal registro delle imprese. Per tutti gli avvisi di accertamento la società Alfa ha presentato istanza di adesione a seguito della quale l’Ufficio ha rideterminato la pretesa impositiva. Il contribuente rileva una condizione di incertezza interpretativa per quanto attiene all’esercizio della rivalsa nel caso in cui, a seguito di definizione dell’accertamento, il cedente/ prestatore non possa effettivamente esercitare il diritto di rivalsa a causa della cessazione dell’attività di impresa e della perdita dello status di soggetto passivo da parte del cessionario/committente.

Nel rispondere le Entrate hanno chiarito che dopo l’articolo 60, settimo comma, del d.P.R. 633/72, consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il fornitore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’Erario in dipendenza dell’importo controverso. La rivalsa a seguito di accertamento si differenzia da quella ordinariamente prevista poiché ha carattere facoltativo, si colloca temporalmente in epoca successiva all’effettuazione dell’operazione e presuppone l’avvenuto versamento definitivo della maggiore IVA accertata da parte del fornitore.

L’avvenuta introduzione del diritto di rivalsa a seguito di accertamento si propone di ripristinare la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa (esercitabile dal fornitore soggetto passivo) e dal diritto di detrazione (esercitabile dell’acquirente soggetto passivo) consentendo il normale funzionamento dell’imposta, la quale deve, per sua natura, colpire i consumatori finali e non gli operatori economici. Affinché la neutralità sia effettivamente ripristinabile, il diritto di rivalsa è ammesso a condizione che l’accertamento abbia consentito l’individuazione esatta della società cessionaria e la riferibilità dell’IVA accertata alle operazioni di cessione effettuate.

 

Tuttavia, va rilevato che la rivalsa operata ai sensi dell’articolo 60 ha natura di istituto privatistico, inerendo non al rapporto tributario ma ai rapporti interni fra i contribuenti. In caso di mancato pagamento dell’IVA da parte dell’acquirente del bene o del servizio l’unica possibilità consentita al fornitore per il recupero dell’IVA pagata all’Erario, ma non incassata, è quella di adire l’ordinaria giurisdizione civilistica. Nel caso descritto tale via risulta preclusa a far data dalla cancellazione della società cessionaria dal registro delle imprese che ha comportato l’estinzione societaria definitiva e la conseguente perdita della titolarità del rapporto giuridico dedotto in giudizio. Dunque, il diritto di rivalsa, pur astrattamente riconosciuto, non è più giuridicamente esercitabile dalla società istante.

Fonte: www.fiscoetasse.com

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Con l'entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 193/2016, sono state introdotte diverse ed importanti novità circa i rimborsi IVA in quanto, è stata aumentata la soglia limite entro la quale, il rimborso può essere erogato senza ulteriori adempimenti.

L’aumento della soglia del rimborso IVA a 30.000,00 euro (in precedenza il limite era di euro 15.000,00), consente, pertanto, ai contribuenti di ottenere la restituzione del credito IVA senza dover presentare garanzie, visto di conformità, attestazioni di solidità patrimoniale, continuità aziendale o DURC.

Le nuove regole, relative esclusivamente al rimborso IVA, introdotte dall’articolo 7-quater, comma 32, del D.L. n. 193/2016, modificano e integrano quando disposto dall’articolo 38-bis del D.P.R. n. 633/1972. Il rimborso Iva annuale, effettuato entro tre mesi dalla data di presentazione della dichiarazione Iva 2018, non necessita di garanzie fino al nuovo limite di 30.000,00 euro. Stessi limiti anche per il rimborso del credito Iva infrannuale.

Il credito IVA, superiore a 2.582,28 euro, può, a scelta del contribuente, essere chiesto a rimborso, se si verifica una delle condizioni previste dall’articolo 30, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972, ossia:

aliquota media delle operazioni attive inferiori a quella degli acquisti;

operazioni non imponibili superiori al 25 per cento del totale delle operazioni effettuate;

acquisti di beni ammortizzabili e spese per studi e ricerche;

prevalenza di operazioni non soggette ad IVA;

soggetti non residenti.

Si precisa che, a seguito del D.L. n. 50/2017 il limite delle compensazioni al di sopra del quale è richiesto il visto di conformità è stato ridotto a euro 5.000,00 annui.

Preme ricordare, con riferimento all’istanza trimestrale, modello IVA TR che, sussiste l’obbligo di apporre il visto di conformità al fine di poter utilizzare in compensazione il credito IVA infrannuale se di importo superiore a 5.000,00 euro annui.

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 82, pubblicata sul proprio sito internet il 14 novembre 2018, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito all’integrazione del Modello IVA TR, necessario per l’ottenimento del rimborso dell’eccedenza IVA, maturato nel corso di ciascun trimestre, o per il suo utilizzo in compensazione.

Il parere dell’Agenzia delle Entrate

L’istante, nel quesito posto all’Agenzia dell’Entrate, ritiene che, anche laddove la dichiarazione IVA annuale sia stata già presentata, ove non si muti la destinazione del credito indicato nel Modello IVA TR, sia possibile l’invio di un nuovo Modello IVA TR integrativo entro l’ultimo giorno utile per la presentazione della dichiarazione IVA annuale, ossia il 30 Aprile.

 

Inoltre, ritiene che, nonostante l’integrazione del Modello IVA TR, non sia necessaria una nuova dichiarazione IVA annuale, considerato che i dati ivi indicati non muterebbero in alcun modo, e che non sia dovuta alcuna sanzione per la presentazione del Modello IVA TR integrativo.

L’Agenzia delle Entrate, richiamando l’articolo 38-bis, comma 2, del D.P.R. n. 633/72, precisa che, al contribuente viene data la possibilità di richiedere, in presenza di determinati requisiti, il rimborso del credito IVA in relazione a periodi inferiori all’anno. In alternativa, continua l’Agenzia, a seguito dell’introduzione dell’articolo 10, comma 1, lettera a), n. 5, del Decreto Legge n. 78/2009, i contribuenti che soddisfano i medesimi requisiti previsti dal summenzionato comma 2, possono richiedere la compensazione del credito IVA, ai sensi dell’articolo 17, del D.Lgs. n. 241/97.

Inoltre, le istanze di rimborso e di compensazione delle eccedenze del credito IVA infrannuale, di importo superiore ad euro 2.582,28, sono presentate telematicamente attraverso il Modello IVA TR, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.

Nella Risoluzione in commento, viene citata, in merito alla possibilità di integrare/rettificare il Modello IVA TR, la Risoluzione n. 99/E dell’11 Novembre 2014, la quale chiarisce che “la modifica della modalità di utilizzo del credito, operata tramite la presentazione di un nuovo modello TR, deve successivamente trovare corretta esposizione nella dichiarazione annuale IVA e, pertanto, la rettifica del modello TR non può essere esercitata dopo la data di presentazione della stessa dichiarazione”.

L’Agenzia delle Entrate, in merito al quesito posto, ritiene che, non si ravvisano ostacoli di tipo normativo o procedurale a consentire l’integrazione/rettifica del modello IVA TR entro il 30 aprile di ogni anno - o comunque, entro il diverso termine di scadenza di invio della dichiarazione IVA annuale - al fine di integrare/modificare elementi che non incidono sulla destinazione e/o ammontare del credito infrannuale, ovviamente sempre che l’eccedenza IVA non sia già stata rimborsata ovvero compensata.

Conclude, pertanto, l’Agenzia che, l’integrazione/correzione degli elementi non costituisce, altresì, errore soggetto a sanzione, salvo che, con riferimento al visto di conformità, si sia proceduto a utilizzare in compensazione il credito infrannuale in presenza di un modello TR IVA carente del visto.

Fonte: Fiscalfocus

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Con la circolare n. 19/E di oggi (link), le Entrate fanno il punto sul nuovo regime del Gruppo Iva, introdotto dalla Legge di Bilancio 2017, che, in un’ottica di semplificazione, ha previsto la possibilità per tutti i soggetti Iva stabiliti in Italia, per i quali ricorrono i vincoli finanziario, economico e organizzativo, di costituire un unico soggetto passivo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

 Per aderire all’istituto, è sufficiente che il soggetto rappresentante del Gruppo presenti telematicamente il modello approvato il 19 settembre scorso.

Per il primo anno di applicazione, se l’opzione viene esercitata entro il 15 novembre 2018 il Gruppo Iva avrà efficacia dal 1° gennaio 2019. A regime, invece, si potrà presentare la dichiarazione fino al 30 settembre per costituire il gruppo dal primo gennaio dell’anno successivo. Tutti i vincoli, punto per punto - La nuova disciplina, che trova fondamento nella Direttiva 2006/112 CE, si ispira a una finalità antiabuso e di semplificazione, consentendo la possibilità di costituire un unico soggetto passivo d’imposta dotato di propria partita Iva e di una propria iscrizione al Vies in caso di operazioni intracomunitarie; il Gruppo è titolare degli stessi diritti e degli stessi obblighi di qualsiasi altro operatore economico. Possono costituire un Gruppo Iva i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato che esercitano attività d'impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo previsti dall'articolo 70-ter del DPR n. 633/1972. Adesione secondo il principio “all-in all-out” e interpello per i casi dubbi – Una volta esercitata l’opzione, partecipano al Gruppo Iva tutti i soggetti per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo. È possibile, mediante un interpello probatorio, dimostrare la sussistenza o meno dei vincoli economico e/o organizzativo in capo a singoli soggetti. L’opzione al regime è vincolante per un triennio, al termine del quale l’opzione si rinnova automaticamente per ciascun anno successivo, salvo revoca. Se l’opzione viene presentata entro il prossimo 15 novembre, il Gruppo avrà efficacia dal 1° gennaio 2019, mentre a regime si potrà presentare la dichiarazione dal 1º gennaio al 30 settembre perché il Gruppo Iva abbia efficacia dall'anno successivo. Dal 1º ottobre al 31 dicembre, invece, l’opzione avrà effetto dal secondo anno successivo a quello di presentazione. Il nuovo istituto si aggiunge alla liquidazione dell’Iva di gruppo, la forma di tassazione consolidata di autonomi soggetti passivi d’imposta (articolo 73 del DPR n. 633/1972).

Fonte: Agenzia delle entrate

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Sono esenti da Iva le attività di casa-accoglienza e socio educative, svolte da un’azienda agricola che realizza interventi, azioni e percorsi di integrazione e di inserimento lavorativo di minori in situazioni di disagio, in quanto si tratta di prestazioni assimilabili a quelle svolte dalle istituzioni assistenziali tipiche quali: "brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani" (art. 10, comma 1, n. 21, D.P.R. n. 633/1972).

Questo il parere dell'Agenzia fornito con la Risoluzione del 16 ottobre 2018 n. 77, che ha risposto alla richiesta di chiarimenti in merito al trattamento fiscale agli effetti dell’IVA per le prestazioni socio-educative svolte da un’azienda agricola che risulta iscritta nei registri regionali delle "Fattorie didattiche", in quello delle "Fattorie sociali", nel registro delle Comunità per minori, nonché nel Sistema informativo minori accolti (SIM) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Tale Comunità attua un modello peculiare di accoglienza teso a valorizzare ai fini della riabilitazione l’aspetto ambientale. Per cui la natura e il lavoro agricolo diventano parte terapeutica del progetto nell’ambito di una “agri-comunità” che offre una pluralità di opportunità formative attraverso la promozione della agricoltura sociale come definita nella legge n. 141 del 18 agosto 2015.

L’azienda agricola, inoltre, stipula con i Comuni apposite convenzioni per la realizzazione di interventi, azioni e percorsi, finalizzati all’accoglienza, all’integrazione socio-educativa e di inserimento lavorativo di minori in situazioni di disagio, a fronte di una retta pro capite, per ogni giorno di effettiva presenza del minore nella comunità, laddove per giornata di presenza si intende l’accoglienza presso il centro per almeno 6 ore.

In conclusione ai fini dell’applicazione dell’Iva, assume rilievo il carattere oggettivo delle prestazioni rese, mentre non è richiesta una qualità particolare nel soggetto che la rende, e l'Agenzia sottolinea che l'Azienda agricola presenta l'elemento necessario di attenzione alla "socialità", inteso come consapevolezza dei doveri sociali nei confronti di persone che versano in condizioni disagiate, pertanto la natura e le finalità essenzialmente sociali, assistenziali e di mero soccorso a favore della gioventù delle attività svolte dall'azienda agricola, sono assimilabili a quelle svolte da istituzioni assistenziali tipiche, quali: “brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani” e, quindi esenti da Iva ai sensi all’articolo 10, comma 1, n. 21 del Dpr 633/1972.

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Scade il 31 ottobre il termine per la presentazione telematica del Modello Iva TR relativo al terzo trimestre 2018. L’istanza, obbligatoria per richiedere la possibilità di portare in compensazione o richiedere a rimborso il credito IVA maturato nei mesi di luglio, agosto e settembre, è l’ultima del 2018, posto che il credito che eventualmente maturasse nel quarto trimestre dovrà confluire in dichiarazione annuale.

Ricordiamo che l’istanza di rimborso IVA (o richiesta in compensazione) è subordinata al rispetto di precise condizioni. Infatti, il modello TR può essere presentato solo in presenza di un credito, maturato nel trimestre di riferimento, di importo superiore a euro 2.582,28. Si badi bene che si tratta del credito maturato nel trimestre, mentre non deve essere considerata l’eventuale quota parte di credito che deriva dal riporto a nuovo di crediti maturati nel corso dei trimestri precedenti, così come non può essere computato l’eventuale credito anno 2017 riportato “IVA su IVA” che eventualmente concorra a determinare il credito del trimestre.

Occorre inoltre che sia rispettata almeno una delle condizioni stabilite dall’articolo 30 comma 3 del D.P.R. 633/72, ovvero:

Aliquota media operazioni attive inferiore a aliquota media operazioni passive - L’aliquota media sugli acquisti deve superare quella media relativa alle operazioni attive, maggiorata del 10%, senza considerare nel conteggio l’IVA scaturente da acquisti o cessioni di cespiti. Devono invece essere considerate le operazioni fatturate in regime di split payment ed in reverse charge.

Operazioni non imponibili – Costituisce titolo alla presentazione del TR l’aver effettuato operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni attive effettuate nel trimestre di riferimento.

Acquisto di beni ammortizzabili, limitatamente all’imposta relativa – Laddove l’acquisto di beni ammortizzabili effettuati nel periodo sia superiore ai 2/3 del totale delle operazioni passive (acquisti ed importazioni) effettuate nel periodo è possibile presentare TR, ma l’importo da considerarsi ai fini della compensazione o del rimborso non è l’importo totale del credito maturato nel trimestre, bensì solo quella parte di tale credito che si riferisce all’imposta assolta sugli acquisti di beni strumentali. Si precisa che, come precisato dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione 392/E del dicembre 2007, non è possibile comprendere i canoni di leasing sostenuti nel novero delle spese per acquisto di beni strumentali.

Soggetti non residenti. I soggetti non residenti che si sono identificati direttamente nel territorio dello stato ai sensi dell’articolo 35-ter, ovvero che abbiano nominato un rappresentante fiscale in Italia, possono sempre richiedere a rimborso o in compensazione con il Modello TR i credito maturato nel trimestre, senza necessità di rispettare ulteriori condizioni.

Operazioni con soggetti passivi non stabiliti – Al fine del riconoscimento del credito trimestrale è necessario aver effettuato operazioni attive non soggette nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al 50% del totale delle operazioni effettuate. A tal fine devono essere considerate le prestazioni effettuate di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, ovvero prestazioni di servizi di cui all'articolo 19, comma 3, lettera a-bis).

Per il credito IVA scaturente da TR che si intende gestire in compensazione con modello F24 valgono le regole ordinarie di cui al D.L. 50/2017: fino a 5.000 euro (da considerarsi su base annuale, quindi compresi gli eventuali crediti scaturenti da TR del primo e del secondo trimestre), la compensazione potrà essere effettuata senza necessità di apposizione di visto di conformità. Il visto, o la sottoscrizione dell’organo di controllo societario, invece, è obbligatorio al superamento di tale soglia, che deve essere verifica non con riferimento a quanto effettivamente è stato oggetto di compensazione, bensì sulla scorta del credito (o dei crediti) esposti nei Modelli TR presentati con riferimento all’anno 2018. Quanto sopra poiché il TR viene visto come una espressa richiesta di compensazione, e l’Amministrazione pertanto considera automaticamente, ai fini del visto, tali somme come compensate. Per poter concretamente utilizzare il credito in compensazione è necessario che il TR sia effettivamente trasmesso, e occorre attendere 10 giorni dalla ricevuta di accoglimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, ed il modello F24 che espone il credito in compensazione dovrà obbligatoriamente essere trasmesso sui canali dell’Agenzia delle Entrate.

Laddove, invece, si scelga la strada della richiesta a rimborso del credito, non sarà necessario presentare garanzie fino all’importo massimo di 30.000 euro, intesi, anche in questo caso, come soglia annuale. Oltre tale soglia, è altresì possibile non dover presentare garanzie, ma in tal caso è necessario che il modello TR sia munito di visto di conformità o sottoscrizione da parte dell’organo di controllo, ed inoltre il contribuente deve sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali.

Esistono inoltre, nel caso del rimborso oltre soglia 30mila euro, tutta una serie di situazioni che impongono comunque la presentazione della garanzia. Tali situazioni, che l’Erario identifica come “situazioni a rischio”, sono normativamente previste come segue:

a) Attività esercitata da meno di due anni (escluse le start-up innovative);

b) Soggetti cui, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento e rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore al 10 % degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro, al 5 % degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro e all’1 % degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

c) Modello TR privo di visto di conformità (o sottoscrizione dell’organo di controllo societario) o privo della richiesta dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Fonte: FiscalFocus (Sandra Pennacini)

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L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il protocollo n. 237975/2018 con il quale ha comunicato l’avvio dei controlli sulla comunicazione dei dati Iva. Le verifiche riguarderanno l’omessa dichiarazione in tutto o in parte del volume d’affari conseguito, ai sensi dei dati Iva comunicati con lo spesometro, nella versione vigente fino al 23 ottobre 2016.

Con l’avvio dei controlli sulle incongruenze tra dati comunicati e dati dichiarati, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti un avviso all’interno del Cassetto Fiscale e la lettera di invito alla compliance sarà recapitata anche a mezzo Pec.

I dati contenuti nella comunicazione sui controlli relativi alla presunta omessa dichiarazione del volume d’affari conseguito saranno:

codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;

numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;

codice atto;

totale delle operazioni comunicate dai clienti soggetti passivi Iva e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali (quest’ultime al netto dell’Iva determinata secondo l’aliquota ordinaria), comunicate dal contribuente stesso ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78;

modalità attraverso le quali consultare gli elementi informativi di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata.

Saranno poi riportati anche i seguenti dati:

somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi VE24, colonna 1 (Totale imponibile), VE31 (Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (Altre operazioni non imponibili), VE33 (Operazioni esenti), VE35, colonna 1 (Operazioni con applicazione del reverse charge), VE37, colonna 1 (Operazioni effettuate nell’anno ma con imposta esigibile in anni successivi), e VE39 (Operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno oggetto di comunicazione) della dichiarazione Iva;

importo della somma delle operazioni relative a: cessioni di beni e prestazioni di servizi comunicate dai clienti soggetti passivi Iva ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78; cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di consumatori finali, comunicate dal contribuente stesso ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 e considerate al netto dell’Iva determinata secondo l’aliquota ordinaria; ammontare delle operazioni attive che non risulterebbero riportate nel modello di dichiarazione Iva; dati identificativi dei clienti soggetti passivi Iva (denominazione/cognome e nome e codice fiscale); ammontare degli acquisti comunicati da ciascuno dei clienti soggetti passivi Iva; dati identificativi dei consumatori finali comunicati dal contribuente (denominazione/cognome e nome e codice fiscale); ammontare delle cessioni o prestazioni comunicate dal contribuente per ciascuno dei consumatori finali.

 

In seguito all’invio delle lettere di compliance dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente che debba regolarizzare errore od omissioni potrà avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, con il quale potrà beneficiare della riduzione delle sanzioni proporzionale al tempo trascorso dalla commissione della violazione.

Fonte: www.informazionefiscale.it

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Chi ha evaso l’Iva per un importo non superiore a 250.000 euro può chiedere la revoca della sentenza definitiva di condanna, ai sensi dell’art. 673, comma 1, cod. Proc. Pen. È tornata a ripeterlo la corte di cassazione con la sentenza n. 19699 pubblicata ieri dalla terza sezione penale (in precedenza vedi cass. Pen. Sez. 3 nn. 15172 – 10810 -8421/2018 e n. 34362/2017).

Un imprenditore ha proposto ricorso alla suprema corte perché non ha ottenuto dal tribunale di Bari, ai sensi degli artt. 673, comma 1, cod. Proc. Pen.1 e 2, comma 2, cod. Pen.2, la revoca delle due sentenze di condanna subite per il reato di cui all’articolo 10-ter d.lgs. N. 74 del 2000 e passate in giudicato.

La revoca è stata chiesta in virtù del d.lgs. N. 158 del 2015, art. 8, che ha elevato da 50.000 a 250.000 euro la soglia prevista dall’art. 10-ter cit.; ma il tribunale barese si è espresso in maniera negativa, ritenendo che la recente riforma, pur incidendo su un elemento costitutivo del reato e pur rendendo le condotte contestate penalmente irrilevanti, non ha comportato alcuna “abolitio criminis”, ma soltanto «un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo, rispetto al quale trova applicazione la disciplina dell'art. 2, comma 4, cod. Pen.». La retroattività della norma favorevole sarebbe, dunque, preclusa dall'intervenuta irrevocabilità delle sentenze di condanna.

Ebbene, la suprema corte ha annullato senza rinvio la decisione del tribunale di Bari dando continuità all’orientamento secondo cui la nuova fattispecie di reato di cui all’art. 10- ter, d.lgs. N. 74/2000, come modificata dal d.lgs. N. 158/15, che ha elevato a euro 250 mila la soglia di punibilità, ha determinato l’abolizione parziale del reato commesso in epoca antecedente che aveva a oggetto somme pari o inferiori a detto importo, e in considerazione dell’abrogazione parziale trovano applicazione gli articoli 2, comma 2, cod. Pen.(e non il comma 4.) E 673, comma primo, cod. Proc. Pen.

Nella sentenza n. 19699/2018 gli ermellini scrivono che, «quando l'abolitio criminis viene dedotta in sede esecutiva, al giudice è richiesta la valutazione in astratto della fattispecie oggetto della sentenza rispetto al nuovo assetto del sistema penale; ciò anche se la norma incriminatrice non sia stata interamente abrogata, ma sia stata riscritta con una riduzione del relativo ambito di operatività, come nel caso di specie. In tale ipotesi, il giudice dell'esecuzione, qualora non ritenga sufficiente l'analisi del capo di imputazione, può anche scendere nell'esame degli atti processuali per verificare e accertare, attraverso di essi, la consistenza e i contorni della condotta, senza però valutare di nuovo il fatto, mediante un giudizio di merito non consentito. […] nel caso in esame, lo stesso giudice dell’esecuzione ha riconosciuto la circostanza che i versamenti omessi dall’imputato non superano la soglia di punibilità introdotta dalla modifica legislativa del 2015».

 

Perciò le due sentenze di condanna in questione sono state revocate dal collegio di legittimità perché riguardanti un fatto che non è previsto dalla legge come reato.

1c.p.p. Art. 673, comma 1: «nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza di condanna o il decreto penale dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti».

2c.p. Art. 2, comma 2: «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali»

 

Fonte: FiscalFocus.it

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È scaduto lo scorso 30 aprile il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione IVA 2018 concernente le operazioni attive e passive relative all’anno d’imposta 2017. 


Tuttavia, qualora il contribuente non abbia ottemperato all’obbligo della trasmissione entro la predetta data, potrà sanare la propria posizione presentando validamente la dichiarazione annuale Iva entro il 29 luglio 2018, vale a dire entro novanta giorni dalla scadenza naturale per la presentazione della medesima, la c.d. dichiarazione tardiva.


In altri termini, i contribuenti “ritardatari” potranno rimediare alla mancata presentazione pro tempore inviando, sempre in modalità telematica, il modello “Iva 2018”nel periodo compreso tra il 1 maggio e il 29 luglio 2018.


Si precisa che la dichiarazione presentata entro l’intervallo di tempo indicato si considera regolarmente presentata ma in tali casi viene applicata la sanzione prevista in caso di omissione della dichiarazione in assenza di debito d’imposta pari a 250 euro.



La sanzione comminata può, tuttavia, essere ridotta avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’art. 13 del D. Lgs. n. 472/97, pertanto, in tal caso il contribuente “tardivo” potrà beneficiare della riduzione a 1/10 della medesima e, conseguentemente, la tardività della presentazione della dichiarazione potrà essere sanata con il versamento di una sanzione pari a 25,00 €. 
Invece, qualora il contribuente entro il 30 aprile 2018 abbia regolarmente presentato la dichiarazione Iva, ma si sia reso conto di avere commesso errori o omissioni, potrà rettificare la stessa presentando la c.d. dichiarazione integrativa.


Quest’ultima dovrà essere presentata avvalendosi sempre dell’apposito modello ministeriale “IVA 2018” ma barrando la casella “Dichiarazione integrativa” posta sul rigo “Tipo di dichiarazione” nella seconda facciata del frontespizio del modello. Nella dichiarazione integrativa dovrà essere riprodotto il contenuto della dichiarazione originaria con le necessarie correzioni o integrazioni. 
Non appare ultroneo precisare che la dichiarazione integrativa potrà però essere presentata dal contribuente solo qualora la dichiarazione originaria sia stata validamente inviata.

La correzione può essere effettuata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 57, DPR n. 633/72). 


Se la dichiarazione integrativa dovesse far emergere un’imposta superiore a quella dichiarata originariamente ovvero dovesse evidenziare un’eccedenza detraibile o rimborsabile inferiore a quella in precedenza dichiarata c.d dichiarazione IVA integrativa a sfavore, il contribuente sarà tenuto a versare una sanzione pari al 90%della maggiore imposta dovuta ravvedibile ai sensi dell’art. 13 co. 1 lett. b) – b- quater) del D. Lgs. n. 472/97. Pertanto, l’ammontare della sanzione effettivamente versata dal contribuente dipenderà dal momento in cui questi porrà in essere il ravvedimento. 
In questo caso la sanzione comminata per infedele dichiarazione assorbe quella per l’omesso versamento delle imposte.


Si ricorda, altresì, che qualora il contribuente abbia registrato tardivamente delle fatture afferenti l’anno d’imposta 2017, ricevute nel medesimo anno, potrà recuperare l’imposta non detratta sugli acquisti mediante la presentazione della c.d. dichiarazione integrativa a favore (D.P.R. n. 322/1998).
Sul punto si rammenta che, alla luce delle nuove disposizioni relative all’esercizio della detrazione IVA, un ruolo centrale è assunto dal c.d. registro sezionale ovvero il registro nel quale il contribuente deve annotare le fatture “tardive”, ossia quelle fatture che, sebbene afferenti l’anno d’imposta 2017 e ricevute nel medesimo anno, per le più svariate ragioni sono state registrate nel 2018. Proprio l’istituzione del citato sezionale consente, infatti, al contribuente di non perdere il diritto alla detrazione dell’IVA afferente quest’ultime. 


E ciò in quanto, coloro che hanno già trasmesso la dichiarazione IVA 2018 ma sono venuti a conoscenza di ulteriori fatture di acquisto per le quali il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto è sorto nel 2017, potranno usufruire del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, solo se hanno registrato le stesse nell’apposito sezionale IVA entro il 30 aprile 2018, presentando la dichiarazione integrativa a favore entro i termini già in precedenza enunciati. 
Inoltre, si precisa che il credito Iva emergente dalla dichiarazione integrativa potrà essere utilizzato con modalità diverse a seconda del momento in cui viene presentata la dichiarazione integrativa.

In particolare, se quest’ultima viene presentata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito iva risultante potrà alternativamente: 

  • essere detratto in sede di liquidazione periodica IVA o di dichiarazione annuale;
  • essere utilizzato in compensazione orizzontale;
  • essere chiesto a rimborso, qualora ne sussistano i requisiti, con riferimento all’anno in cui si riferisce la dichiarazione integrativa.


Qualora, invece la dichiarazione integrativa sia presentata oltre tale termine il credito risultante dalla medesima potrà alternativamente: 



  • essere utilizzato in compensazione orizzontale con debiti d’imposta maturati nel periodo successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa
  • essere chiesto a rimborso, qualora ne sussistano i requisiti


In questo caso, il contribuente è tenuto alla compilazione del Quadro VN denominato appunto “Dichiarazioni integrative a favore”, riservato ai soggetti che, nel 2017, hanno presentato una dichiarazione integrativa “a favore” ai sensi dell’art. 8, comma 6-bis, D.P.R. n. 322/1998, oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

 

Fonte: FiscalFocus

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

Scade lunedì 30 aprile il termine per la presentazione della dichiarazione annuale Iva relativa al 2017 (articolo 8, Dpr 322/1998).

Le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine sono valide, fatta salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge. Invece, quelle presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta dovuta.
 
Come sempre, i modelli a disposizione dei contribuenti sono due: Iva e Iva base. Il secondo è una versione semplificata del primo e può essere utilizzato solo in determinati casi.

Anche quest’anno i modelli presentano alcune significative modifiche, introdotte per adeguarli alle novità normative nel frattempo introdotte dal legislatore in materia di Iva.


 
Chi deve presentare la dichiarazione

In linea generale, sono tenuti a presentare la dichiarazione tutti i titolari di partita Iva, che esercitano attività d’impresa, artistiche o professionali. 

Gli esonerati


Sono, invece, esonerati:

·         coloro che nel 2017 hanno registrato esclusivamente operazioni esenti (articolo 10, Dpr 633/1972) o che si sono avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione (articolo 36-bis, Dpr 633/1972), effettuando soltanto operazioni esenti. Tuttavia, l’esonero non si applica qualora il contribuente abbia effettuato anche operazioni imponibili (sebbene riferite ad attività gestite con contabilità separata) ovvero se sono state registrate operazioni intracomunitarie (articolo 48, comma 2, Dl 331/1993) o siano state eseguite rettifiche della detrazione (articolo 19-bis2, Dpr 633/1972) ovvero siano stati effettuati acquisti per i quali l’Iva è dovuta dal cessionario (ad esempio, acquisti di oro, argento puro, rottami)

·         coloro che si avvalgono del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014)

·         coloro che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011)

·         i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti Iva (articolo 34, comma 6, Dpr 633/1972)

·         gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività simili, esonerati dagli adempimenti Iva (articolo 74, sesto comma, Dpr 633/1972), che non hanno optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari

·         le imprese individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda e non esercitano altre attività rilevanti ai fini Iva

·         i soggetti passivi non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, qualora nel 2017 abbiano effettuato solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’Iva (articolo 44, comma 3, Dl 331/1993)

·         i soggetti che svolgono attività di intrattenimento e spettacolo e che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione del regime speciale Iva previsto dalla legge 398/1991 e che, quindi, sono esonerati dagli adempimenti Iva per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali

·         i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati ai fini Iva in Italia per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a committenti, non soggetti passivi d’imposta, domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro. 

 

Casi particolari di presentazione della dichiarazione


La disciplina Iva prevede alcune ipotesi in cui la dichiarazione deve essere presentata con modalità ad hoc.


Fallimento e liquidazione coatta amministrativa


Nel caso in cui la procedura concorsuale abbia avuto inizio nel corso del 2017, i curatori fallimentari e i commissari liquidatori devono presentare la dichiarazione relativa a tutto il 2017, composta da due moduli: il primo, per le operazioni registrate nella parte dell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa e il secondo per le operazioni registrate dopo tale data.


 
Invece, nell’ipotesi in cui la procedura concorsuale sia iniziata tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2018 e la dichiarazione non sia stata presentata dal contribuente fallito o posto in liquidazione coatta amministrativa, la stessa deve essere presentata dai curatori o dai commissari liquidatori nei termini ordinari ovvero entro quattro mesi dalla nomina, se successiva alla scadenza per la presentazione della dichiarazione.


 
Cessazione dell’attività


Coloro che hanno cessato l’attività sono tenuti alla presentazione dell’ultima dichiarazione nell’anno successivo a quello in cui l’attività è cessata, entro i normali termini.
In particolare, per le imprese, l’attività si intende cessata alla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione dell’azienda.


 
Nel caso in cui un contribuente nel corso del 2017 ha cessato l’attività (con conseguente cancellazione della partita Iva) e poi nel corso dello stesso anno ha ripreso la medesima o altra attività (con apertura di una nuova partita Iva), deve presentare un’unica dichiarazione costituita da:

·         il frontespizio, nel quale deve essere indicata la partita Iva corrispondente all’ultima attività esercitata nel 2017

·         un modulo in cui devono essere compilati tutti i quadri, riportando i dati relativi all’ultima attività esercitata

·         un modulo, in cui devono essere compilati tutti i quadri, riportando i dati relativi alla prima attività esercitata nell’anno e indicando la corrispondente partita Iva. 

 

Soggetti non residenti


Ai fini tributari, il contribuente non residente può operare in Italia alternativamente mediante:

·         rappresentante fiscale - la dichiarazione relativa al soggetto estero, i cui dati devono essere indicati nel riquadro contribuente, è presentata dal rappresentante fiscale, che deve indicare i propri dati nel riquadro dichiarante riportando il codice carica 6

·         identificazione diretta - la dichiarazione deve essere presentata indicando nel riquadro contribuente i dati del soggetto non residente; per i soggetti diversi dalle persone fisiche devono essere indicati nel riquadro dichiarante i dati del rappresentante, riportando il codice carica 1

·         stabile organizzazione - la dichiarazione relativa al soggetto non residente deve essere presentata seguendo le regole valide per la generalità dei contribuenti Iva. 

 

Le principali novità del modelli 2018


A seguito delle numerose modifiche che hanno interessato la normativa Iva, all’interno dei modelli di dichiarazione di quest’anno sono presenti diverse modifiche.


 
Tra le principali, ricordiamo:

 

·         frontespizio - è stato eliminato il riquadro “Sottoscrizione dell’ente o società controllante”, in quanto non è più previsto che l’ente o società controllante in una procedura di liquidazione Iva di gruppo sia tenuto a sottoscrivere la dichiarazione di ciascuna controllata (articolo 1, comma 27, legge 232/2016, che ha modificato l’articolo 73, terzo comma, Dpr 633/1972)

·         Quadro VE - nella sezione 4, il rigo VE38 è stato rinominato “Operazioni effettuate nei confronti dei soggetti di cui all’art. 17-ter” per l’esposizione delle operazioni effettuate, oltre che nei confronti delle pubbliche amministrazioni, anche nei confronti delle società elencate nel nuovo comma 1-bis dell’articolo 17-ter (“split payment”)

·         Quadro VH – se ne prevede la compilazione solo se si vuole inviare, integrare o correggere i dati omessi, incompleti o errati nelle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva (risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017)

·         Quadro VX - sono stati inseriti i righi VX7 e VX8 per l’indicazione, da parte delle società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo per l’intero 2017, rispettivamente, dell’Iva dovuta o dell’Iva a credito da trasferire alla controllante

·         Quadro VO - è stato introdotto il rigo VO26 per la comunicazione, da parte delle imprese minori, dell’opzione per la tenuta dei registri Iva senza separata indicazione degli incassi e dei pagamenti (articolo 18, comma 5, Dpr 600/1973). 

·          

La scelta del modello


Come detto, i modelli a disposizione dei contribuenti sono due: Iva e Iva base.


 
Il modello Iva base, più snello e semplificato rispetto al primo, è adatto alle situazioni fiscali meno complesse e può essere utilizzato solo dai soggetti Iva, sia persone fisiche sia soggetti diversi, che nel corso del 2017:

·         hanno determinato l’Iva dovuta o ammessa in detrazione secondo le regole generali e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti per gli agricoltori o per le agenzie di viaggio

·         hanno effettuato in via occasionale cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse (articolo 34-bis, Dpr 633/1972)

·         non hanno effettuato operazioni con l’estero (ad esempio, cessioni e acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione e importazioni)

·         non hanno effettuato acquisti e importazioni senza applicazione dell’imposta, avvalendosi dell’istituto del plafond (articolo 2, comma 2, legge 28/1997)

·         non hanno partecipato a operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive. 

Il modello Iva Base, invece, non può essere utilizzato:

·         dai soggetti non residenti che hanno istituito in Italia una stabile organizzazione ovvero che si avvalgono dell’istituto della rappresentanza fiscale o dell’identificazione diretta

·         dalle società di gestione del risparmio che gestiscono fondi immobiliari chiusi

·         dai soggetti tenuti a utilizzare il modello F24 Elide per l’immatricolazione o la successiva voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, anche nuovi, oggetto di acquisto intracomunitario

·         dai curatori fallimentari e dai commissari liquidatori tenuti a presentare la dichiarazione annuale per conto dei soggetti Iva sottoposti a procedura concorsuale

·         dalle società che hanno partecipato a una procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo

·         dall’ente o dalla società commerciale controllante che intende avvalersi, per il 2018, della particolare procedura di compensazione dell’Iva di gruppo

·         dai soggetti che hanno presentato nel 2017 dichiarazioni integrative a favore e che sono tenuti a indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalle dichiarazioni integrative nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui sono presentate le dichiarazioni integrative. 

 

Modalità di presentazione


A prescindere dal modello utilizzato, la dichiarazione deve essere presentata esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle entrate e può essere trasmessa:

·         direttamente dal dichiarante, attraverso i servizi telematici Entratel o Fisconline

·         tramite un intermediario abilitato

·         tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato)

·         tramite società appartenenti al gruppo, attraverso il servizio telematico Entratel, nell’ambito di gruppi in cui almeno una società o ente sia obbligato alla presentazione della dichiarazione per via telematica. 

La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate.


La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata per via telematica.


 
Software di compilazione e controllo


Sul sito dell’Agenzia delle entrate sono disponibili i software di compilazione e controllo della dichiarazione.
Il primo, mediante una serie di domande, determina quale sia il modello Iva più adatto alle esigenze dell’utente e predispone i relativi quadri per la compilazione.
Il secondo, invece, consente di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione (e nei relativi allegati) e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche e dalla circolare dei controlli.


 
Ulteriori informazioni


Per avere ulteriori informazioni sulle modalità di compilazione, nonché sui versamenti dell’imposta dovuta, è possibile consultare le istruzioni disponibili sul sito dell’Agenzia per ognuno dei due modelli dichiarativi: istruzioni Iva e istruzioni Iva base (per i versamenti, vedi anche “Venerdì 16 marzo ultimo giorno per il saldo Iva senza interessi”).

 

Fonte: http://www.fiscooggi.it

 

Pubblicato in CAF Fenapi
Dopo l’approvazione, con il provvedimento 15 gennaio 2018, dei modelli di dichiarazione Iva 2018 e Iva base 2018, arrivano anche le specifiche tecniche per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi al 2017.
 
I nuovi tracciati, approvati con provvedimento 30 gennaio 2018, devono essere utilizzati dai contribuenti tenuti alla presentazione della dichiarazione e che provvedono direttamente all’invio, nonché dagli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione.
 
Eventuali modifiche alle specifiche tecniche saranno pubblicate nell’apposita sezione del sito dell’Agenzia.
 
Pubblicato in CAF Fenapi
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