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Sono oltre 500.000 gli italiani che si sono rivolti agli sportelli dei Caf, a due settimane esatte dalla entrata in vigore del Reddito di Cittadinanza, per presentare la domanda. Lo fa sapere la Consulta Nazionale dei Caf.

Gli under 30, i Millennials, rappresentano il 6,8% delle domande presentate ai Caf per ottenere il reddito di cittadinanza e grazie solo al traino del Sud. E' quanto si ricava da un primo panel che la Consulta Nazionale dei Caf ha elaborato con i dati raccolti in 10 città campione, distribuite tra Nord, Centro e Sud Italia, su 7.964 domande presentate fino al 20 marzo. Il dato è trascinato da una percentuale al Sud del 10,3%, mentre al nord sono il 4,7% e al centro il 3,2%.

Riguardo alle domande dei cittadini stranieri rispetto a quelle dei cittadini italiani: la media nazionale del 9,5% degli stranieri richiedenti il RdC ha un picco al Nord del 15,4%, scende al Centro al 9,3%, per crollare al Sud al 3,4%".

Fonte: Ansa

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Nessun intoppo (a parte qualche rallentamento al sito a inizio giornata), code ordinate e circa 50mila domande già presentate, secondo i dati di Caf, Poste e web. E' il bilancio del primo giorno a disposizione per fare richiesta del reddito di cittadinanza . Per il ministro dell'Interno Luigi Di Maio: "E' andato tutto bene, oggi abbiamo visto le facce di tante persone normali, prima invisibili".

35mila domande

Nel dettaglio: agli uffici postali sono state presentate "35.653" domande per il reddito di cittadinanza e "8.492" sono state avanzate online attraverso lo Spid e altre 3.500 agli sportelli caf. Il tutto "senza intoppi, senza file, senza caos. E' avvenuto tutto regolarmente e in maniera ordinata. Per questo voglio ringraziare tutti quelli che da oggi hanno iniziato a prestare questo servizio ai cittadini", scrive il ministro Di Maio. Soddisfatto anche il premier Giuseppe Conte secondo cui il reddito "è una delle misure che hanno preso corpo, aspettiamo di valutare l'impatto che avrà, convinti che sarà un impatto significativo sulla domanda interna".

Campania, Lombardia e Sicilia regioni con più istanze

Le prime tre regioni per numero di richieste sono "la Campania, la Lombardia e la Sicilia rispettivamente con 5.770, 5.751, 5.328", comunica il Ministero del Lavoro indicando anche che "ancora non è quantificabile il numero delle domande pervenute ai circa 30.000 Centri di assistenza fiscale". "La Lombardia è la seconda Regione per richieste del Reddito di Cittadinanza. Sbugiardata in modo chiaro la falsità che sia una misura solo per il Sud", hanno dichiarato fonti del M5S.

Cei: rischio cittadinanza parassitaria

All'entusiasmo di Di Maio e Conte si contrappongono i dubbi della Cei: "Tra i rischi vi è quello di attenuare la spinta a cercare lavoro o a convincere a rinunciare a offerte di lavoro che prevedano una retribuzione non distante da quanto previsto dal Reddito". E ancora: "È enorme il rischio di aumentare queste forme di cittadinanza non solo passiva ma anche parassitaria nei confronti dello stato".

Domande a marzo pagate a fine aprile

Intanto l'iter è partito. Il 15 aprile l'Inps sarà in grado di notificare ai cittadini che hanno fatto richiesta del reddito di cittadinanza se la domanda è stata accolta o respinta; nel giro di 2-3 giorni Poste convocherà il cittadino ed entro la fine del mese saranno pagate le rate del primo mese. Il commissario straordinario dell'Inps Pasquale ha fatto notare che la diffusione del reddito riguarda 1,35 milioni di nuclei famigliari con una diffusione omogenea sul territorio: 52,5% dei beneficiari sono nel Sud e nelle Isole e 46,5% nel Centro Nord. "

I numeri

L'obiettivo resta quello di ampliare le categorie dei beni che si possono acquistare e il ministero di Luigi Di Maio è al lavoro per scrivere il decreto attuativo necessario. Secondo le stime giallo-verdi, a poter usufruire del nuovo sostegno contro povertà e disoccupazione saranno 1,3 milioni di famiglie ma per l'Istat, nei fatti, nel 47,9% dei casi la card andrà ai single. Le coppie con figli minorenni, sempre secondo i modelli dell'Istituto di statistica, sono 257mila, solo il 19,6% delle famiglie beneficiarie. Guardando alla nazionalità, i nuclei familiari composti da soli cittadini italiani sono un milione e 56mila, circa l'81% del totale delle famiglie beneficiarie, mentre quelli formati da soli stranieri, cittadini dell'Ue ed extra-comunitari, sono 150mila (11,5%). Di queste ultime famiglie, quelle di soli cittadini extra-comunitari sono 95mila (7,3%). E su una platea di circa 2,7 milioni di individui, circa un terzo avrà l'obbligo di sottoscrivere il Patto per il Lavoro. Di questi 900mila, circa 600mila hanno la licenza media o nessun titolo di studio.

In arrivo ricorsi da stranieri

Riguardo agli stranieri che hanno diritto al reddito, nei prossimi mesi potrebbero arrivare dei ricorsi. In un paio di mesi "credo che già riusciremo a depositare i primi ricorsi", ha detto l'avvocato Alberto Guariso dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Probabilmente con una prima "causa pilota al Tribunale di Milano", ha aggiunto, si solleverà l'eccezione di incostituzionalità della legge, che prevede i due requisiti del "permesso di lungo periodo" e dei "10 anni di residenza" per gli stranieri.

Nodo navigator

 

Intanto, al di là dell'organizzazione logistica della giornata, un nodo ancora da sciogliere è quello dei navigator. Questa figura dovrebbe entrare in campo tra qualche mese. Seimila le assunzioni previste all'inizio, poi sembrava che una serrata trattativa con Di Maio avesse fatto scendere la quota a 4.500, ma oggi il vicepremier è tornato sui numeri iniziali. Secondo i rappresentanti dei territori, comunque, non è stato risolto il conflitto di competenze sulle politiche attive. È allarme anche fra le province e comuni, nonché dal fronte sindacale, dove quota 100 e reddito si incrociano mettendo a repentaglio - è il leit motiv - la continuità di servizi essenziali come scuole e ospedali. In difficoltà, poi, il mondo dei servizi sociali che rischia il "collasso", avverte il presidente del Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali, Gianmario Gazzi, chiedendo 5mila assunzioni.

Fonte: Skytg24

 

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La consulta dei Caf ha dato via libera all'accordo raggiunto con l'Inps venerdì scorso. A partire da oggi  6 marzo quindi ci si potrà recare nei centri di assistenza fiscale per farsi aiutare a compilare la domanda di accesso al reddito di cittadinanza. I Caf potranno anche scaricare l'Isee, indispensabile per presentare la richiesta. L'assemblea nazionale dei Caf - si legge in una nota - ha ratificato l'accordo raggiunto tra l'Inps e la Consulta nazionale dei Caf il primo marzo scorso relativo al rinnovo della convenzione Isee e alla stipula della nuova convenzione attinente al reddito di cittadinanza.

Nel corso dell'assemblea, prosegue, «gli aderenti alla Consulta hanno giudicato positivamente il punto d'incontro raggiunto con l'Inps: l'accordo permetterà così l'avvio dell'assistenza alle famiglie e ai cittadini sul reddito di cittadinanza, sulla pensione di cittadinanza e la continuità del servizio di assistenza per la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (dsu) prevista per l'ottenimento dell'Isee». «Ancora una volta - sottolinea la nota - e per 25 anni dal 1994 ad oggi, le strutture dei Caf diffuse su tutto il territorio nazionale continuano a dare il loro indispensabile apporto di informazione, assistenza e tutela nel rapporto Stato-cittadini e si confermano punto di riferimento riconosciuto dalle istituzioni e apprezzato dagli italiani».

I Caf comunque pur dicendosi «pronti» al grande afflusso atteso già nei primi giorni hanno rivolto un appello ai possibili utenti chiedendo di non presentarsi tutti negli uffici il 6 marzo dato che c'è tempo fino a fine mese per presentare le domande per aprile. «I Caf sono pronti - ha detto uno dei coordinatori della Consulta, Mauro Soldini - a dare informazioni, orientamento e assistenza e anche ad ammonire i cittadini sui rischi», visto che «ci sono cose da autocertificare». Ricordano che le pratiche sono gratuite e di «segnalare» gli eventuali casi di richiesta di denaro per la domanda.

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Inizieranno domani giovedì 7 marzo gli incontri formativi sulle novità fiscali 730/2019 per i CAF che fanno parte di FENAPI GROUP.

Fino al 16 marzo i professionisti Fenapi saranno in tour per aggiornare e formare gli operatori dei Caf Fenapi.

Ecco il calendario degli incontri:

1.     07 marzo - giovedì:  Palermo – (province di Palermo – Trapani - Agrigento), presso CIT HOTELS - DEA PALERMO (ex motel AGIP), viale della Regione Siciliana 2620 dalle 9:00 alle 14:00;

2.     08 marzo  - venerdì: Messina – (provincia di Messina), presso il Salone degli   Specchi di Palazzo Dei Leoni – Città Metropolitana di Messina, Corso Cavour, dalle ore 9:00 alle 14:00;

3.      09 marzo - sabato: Catania – (province di Catania – Enna – Caltanissetta – Ragusa – Siracusa),  presso  il  Gelso Bianco, Autostrada Ct/Pa km3, dalle 9:00 alle 14:00;

4.      12 marzo  - martedì: Napoli – (regioni Basilicata - Campania -  Puglia) presso Hotel Ramada Naples, Via Galileo Ferraris, 40, dalle 9:00 alle 13:30;

5.      13 marzo  - mercoledì:Roma - (regioni Lazio – Umbria - Abruzzo – Molise – Marche - Toscana - Sardegna) presso Empire Palace Hotel, via Aureliana, 39,dalle 9:00 alle 14:00;

6.    14 marzo - giovedì:  Milano – (regione Lombardia – Piemonte – Veneto – Friuli – Trentino – Liguria – Emilia Romagna) presso Star Hotel Echo, Viale Andrea Doria 4, dalle 9:00 alle 14:00;

7.      16 marzo  - sabato: Lamezia Terme - (Regione Calabria) presso Grand Hotel Lamezia, Piazza Stazione Centrale, dalle 9:00 alle 14:00.

 

Si ricorda che la partecipazione ai convegni formativi in oggetto è obbligatoria per tutti gli operatori CAF, in mancanza della quale non potranno essere svolte le attività di assistenza fiscale, in ottemperanza a quanto previsto dal DM del 6 dicembre 2018.

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l reddito di cittadinanza si poggerà su un sito tutto suo, un portale “a due tempi”. Il dominio www.redditodicittadinanza.gov.it sarà attivato questo pomeriggio, in corrispondenza con la conferenza stampa di presentazione, e per il primo mese servirà solo a fornire informazioni. Dal 6 marzo, scatterà il secondo tempo: diventerà il canale attraverso il quale sarà possibile richiedere in via telematica il reddito di cittadinanza. Sarà una sorta di “sportello virtuale” al quale si affiancheranno quelli, reali, di Poste e Caf. Prima, però, sarà necessario richiedere l’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente. Il reddito di cittadinanza è la “misura di bandiera del M5s”, inserita nel decretone con quota 100 per andare in pensione.

Di Maio: nel sito indicazioni sui documenti per fare a marzo la domanda

«Il sito - ha spiegato nelle ultime ore il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio - sarà abilitato per tutto il Paese e spiegherà agli italiani quali documenti per fare a marzo la domanda sul reddito».

Domande accettate dal sito a partire dal 6 marzo

Il “Reddito di cittadinanza day”, se così lo si può definire, sarà dunque il 6 marzo: è il giorno in cui cominceranno ad essere accettate le domande, sia sul sito sia alle poste sia presso un Caf (ma la convenzione non c’è ancora).

Fonte:IlSole24ore

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Dopo il via libera da parte del governo, per il decreto su reddito e pensione di cittadinanza si attende a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per far scattare il conto alla rovescia: il vicepremier Luigi DiMaio ha annunciato che a febbraio sarà pronto il sito web con le informazioni, da utilizzare anche per presentare la domanda. Dopo il 5 marzo saranno operativi altri due canali per le richieste: gli sportelli delle Poste e i Caf convenzionati.

Il sussidio di 18 mesi (rinnovabile) è riconosciuto ai nuclei familiari che possiedono «congiuntamente» una serie di requisiti come la residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, un valore dell’Isee inferiore a 9.360 euro, un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) non superiore a 30mila euro, un patrimonio finanziario non superiore a 6mila euro (20mila per i nuclei più numerosi).

I paletti per il sussidio

Nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di auto immatricolate nei sei mesi precedenti, di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc, motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni precedenti, imbarcazioni da diporto. Sono esclusi i nuclei familiari con disoccupati che si sono dimessi per i 12 mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa. Chi presenta documenti o attestazioni false, o mendaci, per ottenere il reddito di cittadinanza è punito da due a sei anni, e dovrà restituire quanto ha incassato.

Il reddito di cittadinanza si compone di due voci: una integrazione al reddito fino a 500 euro per un single, che diventano 900 euro per famiglie con due adulti e 2 minorenni, per raggiungere la soglia massima di 1.050 euro per nuclei con 3 adulti e 2 minorenni, a cui si aggiunge un contributo all’affitto di 280 euro. Per la pensione di cittadinanza che è riconosciuta a nuclei familiari composti esclusivamente da una persona di almeno 67 anni, l’integrazione al reddito è pari a 630 euro, per due componenti di 67 anni diventa di 882 euro, in aggiunta a 150 euro di contributo all’affitto.

Il sussidio sarà erogato dal 27 aprile, mentre la consegna della Card presso le Poste avverrà dopo il 5 di ogni mese; un single potrà ritirare al massimo 100 euro, e tutta la somma della card dovrà essere spesa nel mese successivo all’erogazione, altrimenti nella mensilità successiva scatterà un taglio del 10%.

L’erogazione è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte di tutti i componenti maggiorenni del nucleo familiare, a meno che non siano già occupati, o frequentino un regolare corso di studi o di formazione, o siano pensionati, disabili, o abbiano carichi di cura (in presenza di bambini con meno di 3 anni, di disabili gravi o persone non autosufficienti).

Il richiedente entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio è convocato dai centri per l’impiego per la firma del Patto per il lavoro, ed entro i successivi 30 giorni toccherà a tutti gli altri componenti: dovranno registrarsi sulla piattaforma informatica dedicata, consultarla quotidianamente, rispettare settimanalmente un diario di attività, accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue. È sufficiente che uno dei componenti non rispetti uno di questi obblighi perchè il nucleo perda il beneficio.

Per le offerte di lavoro “congrue” è previsto un meccanismo che, col passare del tempo e delle offerte rifiutate, diventa sempre più penalizzante.

 Nei primi 12 mesi di fruizione del beneficio è “congrua” un’offerta entro 100 km di distanza dalla residenza, per la seconda il perimetro si allarga entro i 250 km, la terza può arrivare dall’intero territorio italiano. Dopo i 12 mesi di fruizione del beneficio, invece, è “congrua” un’offerta entro 250 km di distanza (se è la prima o la seconda), o dall’intero territorio se è la terza offerta. Dopo i primi 18 mesi, in caso di rinnovo, l’offerta può arrivare da tutto il territorio italiano, anche se è la prima. Per le famiglie con disabili il massimo della distanza è 250km. Se si accetta un lavoro oltre 250 km dalla residenza, si continua a percepire il Rdc per i primi 3 mesi del nuovo impiego (12 mesi con minorenni o disabili).

Nel caso di beneficiari in situazioni di disagio sociale, è prevista la presa in carico da parte dei sevizi di contrasto alla povertà presso i comuni con la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale. Da marzo non sarà più possibile richiedere il Rei: ai soggetti già beneficiari, il reddito di inclusione continuerà a essere erogato per la durata inizialmente prevista, ma potranno chiedere il reddito di cittadinanza.

Chi sottoscrive uno dei due patti dovrà impegnarsi per 8 ore settimanali, sempre ché i comuni provvedano ad attivare progetti di pubblica utilità. La terza opzione coinvolge le aziende che stipulano presso il centro per l’impiego un Patto di formazione per garantire al disoccupato un percorso di riqualificazione professionale, comunicando i posti disponibili al portale dedicato. In caso di assunzione stabile a tempo pieno, l’azienda avrà un incentivo da 5 a 18 mensilità, sotto forma di sgravio contributivo (pari a 780 euro al mese). Se l’assunzione avviene da un’agenzia per il lavoro o un ente di formazione lo sgravio verrà diviso a metà.

Fonte: IlSole24ore

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In chiusura del mese sarà la scadenza del 27 dicembre 2018 quella più impegnativa per professionisti e imprese: si tratta del termine per il versamento dell’acconto IVA dovuto in relazione al periodo d’imposta 2017.

L’acconto IVA può essere calcolato con tre diversi metodi:

metodo storico: l’acconto Iva è pari all’88% dell’Iva versata per il mese o trimestre dell’anno precedente, prendendo come riferimento la liquidazione Iva 2017;

metodo previsionale: calcolo acconto Iva in base ad una previsione delle operazioni effettuate nell’ultima parte del 2018, mese o trimestre sulla base del tipo di contribuente. Anche in questo caso bisognerà versare l’88% dell’imposta dovuta;

metodo analitico: il calcolo si basa sulle operazioni effettuate entro il 20 dicembre 2018 e l’acconto è pari al 100% dell’importo derivante dalla liquidazione che tiene conto dell’Iva relativa alle seguenti operazioni:

operazioni annotate nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali);

operazioni effettuate, ma non ancora registrate o fatturate, dal 1° novembre al 20 dicembre;

operazioni annotate nel registro delle fatture degli acquisti dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali).

Un caso particolare riguarda il contribuente che nel 2017 aveva periodicità di versamento IVA mensile e che nel 2018 diventa contribuente trimestrale: la modalità di calcolo dell’acconto è stata oggetto di un approfondimento appositamente dedicato.

Scadenze fiscali 27 dicembre 2018, Intrastat mensili

Sempre entro la scadenza del 27 dicembre 2018, gli operatori intracomunitari con obbligo mensile dovranno effettuare l’invio degli elenchi Intrastat.

Nel dettaglio, la scadenza riguarda la trasmissione degli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese precedente nei confronti di soggetti UE.

Gli elenchi Intrastat possono essere presentati esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Dogane mediante il Servizio Telematico Doganale E.D.I. (Electronic Data Interchange) oppure all’Agenzia delle Entrate sempre mediante invio telematico.

Scadenze fiscali 31 dicembre 2018: Irpef, Irap, cedolare secca per gli eredi

In chiusura del mese si segnala la scadenza del 31 dicembre 2018, termine di versamento delle imposte sui redditi dovute a titolo di saldo per il 2017 dagli eredi di soggetti deceduti dopo il 28 febbraio 2018 e che presentano la dichiarazione dei redditi per conto del de cuius.

 

La scadenza riguarda sia l’Irpef che Irap, Ires, IVA, imposte sostitutive e cedolare secca dovute dagli eredi.

All’interno dello scadenzario di dicembre dell’Agenzia delle Entrate sono riportati ulteriori dettagli in merito, tra cui i codici tributo da utilizzare per il versamento delle imposte.

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Rischio acconto Iva per i futuri forfettari. Il prossimo 27 dicembre saranno chiamati al pagamento dell'acconto Iva anche tutti i contribuenti che faranno «il salto» nel 2019 passando al regime forfettario ampliato ai 65 mila euro e che dovranno calcolare con estrema attenzione gli importi dovuti in acconto per evitare versamenti in eccesso e terminare l'ultimo mese/trimestre 2018 con un credito che sarebbe poi di difficile compensazione nell'anno venturo. Il non remoto rischio è appunto quello chiudere l'ultimo anno di applicazione dell'Iva, essendo il regime forfettario escluso dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, con un credito la cui compensazione (ovvero il suo utilizzo) diventerebbe di difficile fruizione.

Il contribuente con saldo Iva 2018 credito infatti, non avrebbe di certo la possibilità di utilizzarlo in compensazione immediata verticale non avendo più Iva a debito e correrebbe anche il serio rischio non poterlo utilizzare orizzontalmente in caso di saldo Irpef 2018 a credito (magari per via di ritenute d'acconto superiori all'imposta netta dovuta).

In poche parole un eventuale eccesso di versamento in acconto il 27 dicembre 2018 rischia di essere recuperato addirittura nel 2020 con il pagamento del primo saldo dell'imposta sostitutiva del regime agevolato forfettario.

La casistica in oggetto riguarda soprattutto i professionisti in Gestione separata Inps, una platea numerosa di soggetti, che liquidano le imposte sia erariali che previdenziali due volte l'anno a differenza invece di imprese e professionisti «con cassa», che avendo le scadenze contributive dilazionate in più rate nel corso dell'annualità fiscale hanno invece più «chance» di riassorbile eventuali crediti fiscali tramite la compensazione di questi importi.

La soluzione per evitare il problema è quella di scegliere con attenzione il metodo di calcolo dell'acconto Iva.

Il legislatore concede al contribuente tre possibilità, utilizzando il metodo storico e versando l'88% dell'imposta risultante dall'ultima liquidazione mensile/trimestrale 2017, usando la metodologia previsionale e pagando sempre l'88% ma del presunto debito dell'ultima liquidazione 2018 oppure quello analitico versando il 100% dell'imposta risultante dalla liquidazione straordinaria al 20/12/2018.

Mentre nessun rischio si corre con il metodo previsionale (se non quello di sottostimare il debito e dover poi integrare il versamento con ravvedimento operoso) più pericolosi e da tenere sotto controllo sono quello storico e quello analitico.

Se lo storico è da evitare in caso di liquidazione dell'ultimo mese/trimestre 2017 con debito molto alto e con relativo acconto 2018 di importo che potrebbe rivelarsi elevato ed eccedente rispetto al dovuto, quello analitico può essere invece usato solo se si ha certezza che nel periodo non monitorato tra il 21 e il 31 dicembre non si ricevano fatture di importi consistenti con relativa Iva a credito che potrebbe generare un saldo positivo di fine anno per il contribuente.

Ulteriore possibilità per eludere errori dovuti a calcoli frettolosi e risolvere a monte il problema è quella di non versare l'acconto Iva alla scadenza del prossimo 27 dicembre, attendere la chiusura dell'ultimo mese/trimestre 2018, effettuare quindi il calcolo puntuale dell'Iva dovuta e versare successivamente l'88% relativo all'acconto con ravvedimento operoso applicando però le sanzioni e gli interessi dovuti a partire proprio dalla scadenza del 27.

Fonte: ItaliaOggi

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Lo scorso anno l’Istituto ha comunicato tutte le novità relative alle modalità di accertamento dell’esistenza in vita per il 2017, quale verifica necessaria per il pagamento delle prestazioni INPS a beneficiari residenti all'estero.

Nel messaggio 30 agosto 2017, n. 3378 sono descritti il servizio affidato a Citibank e le modalità di frazionamento, che comprendono anche la segmentazione per aree geografiche di residenza e di pagamento della platea dei pensionati interessati.

L’INPS, con il messaggio 2 novembre 2018, n. 4077, fornisce, inoltre, le istruzioni circa l’invio della prova dell’esistenza in vita e informa che Citibank ha avviato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione. All’interno dello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati necessari per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

Nella lettera è indicato che la restituzione del modulo di attestazione dell’esistenza in vita dovrà avvenire entro il 12 febbraio 2019; nel caso in cui l’accertamento non sia stato completato entro questo termine, il pagamento della rata di marzo 2019 sarà localizzato presso gli sportelli Western Union per la riscossione in contanti, che costituirà prova dell’esistenza in vita.

Per i pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’Istituto ha fornito a Citibank una lista di operatori dei Patronati autorizzati ad accedere al portale specificamente predisposto dalla stessa Citibank, con il fine di attestare telematicamente l’esistenza in vita.

L’Istituto ricorda, infine, che è attivo il Servizio Clienti della Banca a supporto di pensionati, operatori di Consolati, delegati e procuratori, per fornire assistenza riguardo alla procedura di attestazione dell’esistenza in vita con le seguenti modalità:

visitando la pagina web dedicata;

inviando un messaggio di posta elettronica all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ;

telefonando ad uno dei numeri telefonici indicati nella lettera esplicativa.

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Spese sanitarie, la detrazione Irpef più gettonata in assoluto. Ma non tutti sanno che oltre a farmaci, analisi e radiografie, visite mediche, interventi chirurgici e prestazioni del personale sanitario, è possibile avere lo sconto sulle tasse anche per l'acquisto di un gran numero di prodotti sanitari di uso comune. Agevolazione riconosciuta anche quando sono acquistati nei supermercati. Proprio a questi prodotti è dedicata ora una sezione ad hoc della nuova Guida dell'Agenzia delle entrate, che fa il punto sulle spese sanitarie.


I dati nella precompilata. Con l'avvio della dichiarazione precompilata, già da due anni è stato previsto l'obbligo per medici, farmacie, strutture sanitarie, laboratori di analisi e di indagini mediche, di comunicare all'Agenzia delle entrate i dati delle prestazioni erogate che danno diritto alla detrazione del 19%. Quest'anno sono ben 720 milioni di dati raccolti e inseriti nelle dichiarazioni, ma l'obbligo di comunicazione riguarda solo il circuito sanitario, per cui restano fuori tutti gli acquisti di articoli che fanno parte della categoria dei dispositivi medici, ossia strumenti, apparecchi, impianti, sostanze, software o altro destinati ad essere impiegati a scopo di diagnosi, prevenzione, controllo o terapia, che rientrano nei parametri previsti dal Ministero della salute. La detrazione per questi articoli, però, è prevista comunque in quanto rientrano a pieno titolo tra le spese sanitarie. Per risparmiare sulle tasse basta che rientrino nell'elenco del Ministero della salute.

I prodotti detraibili. Quello dei dispositivi medici è un settore molto ampio, e per questo la stessa Agenzia delle entrate, con la circolare 20/2011, ha messo a punto una lista che comprende tra l'altro: tutti i tipi di occhiali da vista, lenti a contatto correttive e relative soluzioni, cerotti, bende, garze, siringhe, termometri, apparecchi per aerosol e misuratori di pressione, kit per le analisi, strisce reattive, contenitori per i campioni, test di ovulazione e di gravidanza, tutori, ginocchiere, cavigliere, ma anche strumenti per la magnetoterapia, materassi ortopedici e materassi antidecubito, pannoloni per incontinenza e adesivi per dentiere. La detrazione è riconosciuta quando sono acquistati in qualunque tipo di esercizio commerciale, e anche on line. L'unico requisito è che si tratti di prodotti che rispondono alle disposizioni del Ministero (la banca dati dei dispositivi è on line sul sito), mentre non occorre alcuna prescrizione del medico.



I documenti per la detrazione. Per l'agevolazione servono scontrino o fattura da cui risultino i dati fiscali di chi sostiene la spesa, la dicitura “dispositivo medico”, e la documentazione dalla quale risulti che il prodotto acquistato ha la marcatura “CE”. Si può trattare di confezione, scheda illustrativa, attestazione del produttore o indicazione da parte del venditore. Quando il prodotto non rientra nell'elenco della circolare 20/2011, la documentazione deve contenere invece l’indicazione delle direttive europee di settore (93/42/CEE, 90/385/CEE e 98/79/CE). Quindi per gli acquisti al di fuori dei circuiti sanitari è sempre necessario richiedere la fattura con tutti i dati indicati. Se invece la fattura, ad esempio in caso di acquisti on line, riporta i codici "AD" o "PI", significa che sarà trasmessa direttamente dal venditore all'Anagrafe tributaria, per cui le ulteriori indicazioni non sono necessarie. 

Fonte:https://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/fisco/2018/09/26/news/spese_sanitarie-206833993/

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