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Dopo il via libera da parte del governo, per il decreto su reddito e pensione di cittadinanza si attende a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per far scattare il conto alla rovescia: il vicepremier Luigi DiMaio ha annunciato che a febbraio sarà pronto il sito web con le informazioni, da utilizzare anche per presentare la domanda. Dopo il 5 marzo saranno operativi altri due canali per le richieste: gli sportelli delle Poste e i Caf convenzionati.

Il sussidio di 18 mesi (rinnovabile) è riconosciuto ai nuclei familiari che possiedono «congiuntamente» una serie di requisiti come la residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, un valore dell’Isee inferiore a 9.360 euro, un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) non superiore a 30mila euro, un patrimonio finanziario non superiore a 6mila euro (20mila per i nuclei più numerosi).

I paletti per il sussidio

Nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di auto immatricolate nei sei mesi precedenti, di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc, motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni precedenti, imbarcazioni da diporto. Sono esclusi i nuclei familiari con disoccupati che si sono dimessi per i 12 mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa. Chi presenta documenti o attestazioni false, o mendaci, per ottenere il reddito di cittadinanza è punito da due a sei anni, e dovrà restituire quanto ha incassato.

Il reddito di cittadinanza si compone di due voci: una integrazione al reddito fino a 500 euro per un single, che diventano 900 euro per famiglie con due adulti e 2 minorenni, per raggiungere la soglia massima di 1.050 euro per nuclei con 3 adulti e 2 minorenni, a cui si aggiunge un contributo all’affitto di 280 euro. Per la pensione di cittadinanza che è riconosciuta a nuclei familiari composti esclusivamente da una persona di almeno 67 anni, l’integrazione al reddito è pari a 630 euro, per due componenti di 67 anni diventa di 882 euro, in aggiunta a 150 euro di contributo all’affitto.

Il sussidio sarà erogato dal 27 aprile, mentre la consegna della Card presso le Poste avverrà dopo il 5 di ogni mese; un single potrà ritirare al massimo 100 euro, e tutta la somma della card dovrà essere spesa nel mese successivo all’erogazione, altrimenti nella mensilità successiva scatterà un taglio del 10%.

L’erogazione è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte di tutti i componenti maggiorenni del nucleo familiare, a meno che non siano già occupati, o frequentino un regolare corso di studi o di formazione, o siano pensionati, disabili, o abbiano carichi di cura (in presenza di bambini con meno di 3 anni, di disabili gravi o persone non autosufficienti).

Il richiedente entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio è convocato dai centri per l’impiego per la firma del Patto per il lavoro, ed entro i successivi 30 giorni toccherà a tutti gli altri componenti: dovranno registrarsi sulla piattaforma informatica dedicata, consultarla quotidianamente, rispettare settimanalmente un diario di attività, accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue. È sufficiente che uno dei componenti non rispetti uno di questi obblighi perchè il nucleo perda il beneficio.

Per le offerte di lavoro “congrue” è previsto un meccanismo che, col passare del tempo e delle offerte rifiutate, diventa sempre più penalizzante.

 Nei primi 12 mesi di fruizione del beneficio è “congrua” un’offerta entro 100 km di distanza dalla residenza, per la seconda il perimetro si allarga entro i 250 km, la terza può arrivare dall’intero territorio italiano. Dopo i 12 mesi di fruizione del beneficio, invece, è “congrua” un’offerta entro 250 km di distanza (se è la prima o la seconda), o dall’intero territorio se è la terza offerta. Dopo i primi 18 mesi, in caso di rinnovo, l’offerta può arrivare da tutto il territorio italiano, anche se è la prima. Per le famiglie con disabili il massimo della distanza è 250km. Se si accetta un lavoro oltre 250 km dalla residenza, si continua a percepire il Rdc per i primi 3 mesi del nuovo impiego (12 mesi con minorenni o disabili).

Nel caso di beneficiari in situazioni di disagio sociale, è prevista la presa in carico da parte dei sevizi di contrasto alla povertà presso i comuni con la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale. Da marzo non sarà più possibile richiedere il Rei: ai soggetti già beneficiari, il reddito di inclusione continuerà a essere erogato per la durata inizialmente prevista, ma potranno chiedere il reddito di cittadinanza.

Chi sottoscrive uno dei due patti dovrà impegnarsi per 8 ore settimanali, sempre ché i comuni provvedano ad attivare progetti di pubblica utilità. La terza opzione coinvolge le aziende che stipulano presso il centro per l’impiego un Patto di formazione per garantire al disoccupato un percorso di riqualificazione professionale, comunicando i posti disponibili al portale dedicato. In caso di assunzione stabile a tempo pieno, l’azienda avrà un incentivo da 5 a 18 mensilità, sotto forma di sgravio contributivo (pari a 780 euro al mese). Se l’assunzione avviene da un’agenzia per il lavoro o un ente di formazione lo sgravio verrà diviso a metà.

Fonte: IlSole24ore

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In chiusura del mese sarà la scadenza del 27 dicembre 2018 quella più impegnativa per professionisti e imprese: si tratta del termine per il versamento dell’acconto IVA dovuto in relazione al periodo d’imposta 2017.

L’acconto IVA può essere calcolato con tre diversi metodi:

metodo storico: l’acconto Iva è pari all’88% dell’Iva versata per il mese o trimestre dell’anno precedente, prendendo come riferimento la liquidazione Iva 2017;

metodo previsionale: calcolo acconto Iva in base ad una previsione delle operazioni effettuate nell’ultima parte del 2018, mese o trimestre sulla base del tipo di contribuente. Anche in questo caso bisognerà versare l’88% dell’imposta dovuta;

metodo analitico: il calcolo si basa sulle operazioni effettuate entro il 20 dicembre 2018 e l’acconto è pari al 100% dell’importo derivante dalla liquidazione che tiene conto dell’Iva relativa alle seguenti operazioni:

operazioni annotate nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali);

operazioni effettuate, ma non ancora registrate o fatturate, dal 1° novembre al 20 dicembre;

operazioni annotate nel registro delle fatture degli acquisti dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali).

Un caso particolare riguarda il contribuente che nel 2017 aveva periodicità di versamento IVA mensile e che nel 2018 diventa contribuente trimestrale: la modalità di calcolo dell’acconto è stata oggetto di un approfondimento appositamente dedicato.

Scadenze fiscali 27 dicembre 2018, Intrastat mensili

Sempre entro la scadenza del 27 dicembre 2018, gli operatori intracomunitari con obbligo mensile dovranno effettuare l’invio degli elenchi Intrastat.

Nel dettaglio, la scadenza riguarda la trasmissione degli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese precedente nei confronti di soggetti UE.

Gli elenchi Intrastat possono essere presentati esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Dogane mediante il Servizio Telematico Doganale E.D.I. (Electronic Data Interchange) oppure all’Agenzia delle Entrate sempre mediante invio telematico.

Scadenze fiscali 31 dicembre 2018: Irpef, Irap, cedolare secca per gli eredi

In chiusura del mese si segnala la scadenza del 31 dicembre 2018, termine di versamento delle imposte sui redditi dovute a titolo di saldo per il 2017 dagli eredi di soggetti deceduti dopo il 28 febbraio 2018 e che presentano la dichiarazione dei redditi per conto del de cuius.

 

La scadenza riguarda sia l’Irpef che Irap, Ires, IVA, imposte sostitutive e cedolare secca dovute dagli eredi.

All’interno dello scadenzario di dicembre dell’Agenzia delle Entrate sono riportati ulteriori dettagli in merito, tra cui i codici tributo da utilizzare per il versamento delle imposte.

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Rischio acconto Iva per i futuri forfettari. Il prossimo 27 dicembre saranno chiamati al pagamento dell'acconto Iva anche tutti i contribuenti che faranno «il salto» nel 2019 passando al regime forfettario ampliato ai 65 mila euro e che dovranno calcolare con estrema attenzione gli importi dovuti in acconto per evitare versamenti in eccesso e terminare l'ultimo mese/trimestre 2018 con un credito che sarebbe poi di difficile compensazione nell'anno venturo. Il non remoto rischio è appunto quello chiudere l'ultimo anno di applicazione dell'Iva, essendo il regime forfettario escluso dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, con un credito la cui compensazione (ovvero il suo utilizzo) diventerebbe di difficile fruizione.

Il contribuente con saldo Iva 2018 credito infatti, non avrebbe di certo la possibilità di utilizzarlo in compensazione immediata verticale non avendo più Iva a debito e correrebbe anche il serio rischio non poterlo utilizzare orizzontalmente in caso di saldo Irpef 2018 a credito (magari per via di ritenute d'acconto superiori all'imposta netta dovuta).

In poche parole un eventuale eccesso di versamento in acconto il 27 dicembre 2018 rischia di essere recuperato addirittura nel 2020 con il pagamento del primo saldo dell'imposta sostitutiva del regime agevolato forfettario.

La casistica in oggetto riguarda soprattutto i professionisti in Gestione separata Inps, una platea numerosa di soggetti, che liquidano le imposte sia erariali che previdenziali due volte l'anno a differenza invece di imprese e professionisti «con cassa», che avendo le scadenze contributive dilazionate in più rate nel corso dell'annualità fiscale hanno invece più «chance» di riassorbile eventuali crediti fiscali tramite la compensazione di questi importi.

La soluzione per evitare il problema è quella di scegliere con attenzione il metodo di calcolo dell'acconto Iva.

Il legislatore concede al contribuente tre possibilità, utilizzando il metodo storico e versando l'88% dell'imposta risultante dall'ultima liquidazione mensile/trimestrale 2017, usando la metodologia previsionale e pagando sempre l'88% ma del presunto debito dell'ultima liquidazione 2018 oppure quello analitico versando il 100% dell'imposta risultante dalla liquidazione straordinaria al 20/12/2018.

Mentre nessun rischio si corre con il metodo previsionale (se non quello di sottostimare il debito e dover poi integrare il versamento con ravvedimento operoso) più pericolosi e da tenere sotto controllo sono quello storico e quello analitico.

Se lo storico è da evitare in caso di liquidazione dell'ultimo mese/trimestre 2017 con debito molto alto e con relativo acconto 2018 di importo che potrebbe rivelarsi elevato ed eccedente rispetto al dovuto, quello analitico può essere invece usato solo se si ha certezza che nel periodo non monitorato tra il 21 e il 31 dicembre non si ricevano fatture di importi consistenti con relativa Iva a credito che potrebbe generare un saldo positivo di fine anno per il contribuente.

Ulteriore possibilità per eludere errori dovuti a calcoli frettolosi e risolvere a monte il problema è quella di non versare l'acconto Iva alla scadenza del prossimo 27 dicembre, attendere la chiusura dell'ultimo mese/trimestre 2018, effettuare quindi il calcolo puntuale dell'Iva dovuta e versare successivamente l'88% relativo all'acconto con ravvedimento operoso applicando però le sanzioni e gli interessi dovuti a partire proprio dalla scadenza del 27.

Fonte: ItaliaOggi

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Lo scorso anno l’Istituto ha comunicato tutte le novità relative alle modalità di accertamento dell’esistenza in vita per il 2017, quale verifica necessaria per il pagamento delle prestazioni INPS a beneficiari residenti all'estero.

Nel messaggio 30 agosto 2017, n. 3378 sono descritti il servizio affidato a Citibank e le modalità di frazionamento, che comprendono anche la segmentazione per aree geografiche di residenza e di pagamento della platea dei pensionati interessati.

L’INPS, con il messaggio 2 novembre 2018, n. 4077, fornisce, inoltre, le istruzioni circa l’invio della prova dell’esistenza in vita e informa che Citibank ha avviato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione. All’interno dello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati necessari per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

Nella lettera è indicato che la restituzione del modulo di attestazione dell’esistenza in vita dovrà avvenire entro il 12 febbraio 2019; nel caso in cui l’accertamento non sia stato completato entro questo termine, il pagamento della rata di marzo 2019 sarà localizzato presso gli sportelli Western Union per la riscossione in contanti, che costituirà prova dell’esistenza in vita.

Per i pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, l’Istituto ha fornito a Citibank una lista di operatori dei Patronati autorizzati ad accedere al portale specificamente predisposto dalla stessa Citibank, con il fine di attestare telematicamente l’esistenza in vita.

L’Istituto ricorda, infine, che è attivo il Servizio Clienti della Banca a supporto di pensionati, operatori di Consolati, delegati e procuratori, per fornire assistenza riguardo alla procedura di attestazione dell’esistenza in vita con le seguenti modalità:

visitando la pagina web dedicata;

inviando un messaggio di posta elettronica all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ;

telefonando ad uno dei numeri telefonici indicati nella lettera esplicativa.

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Spese sanitarie, la detrazione Irpef più gettonata in assoluto. Ma non tutti sanno che oltre a farmaci, analisi e radiografie, visite mediche, interventi chirurgici e prestazioni del personale sanitario, è possibile avere lo sconto sulle tasse anche per l'acquisto di un gran numero di prodotti sanitari di uso comune. Agevolazione riconosciuta anche quando sono acquistati nei supermercati. Proprio a questi prodotti è dedicata ora una sezione ad hoc della nuova Guida dell'Agenzia delle entrate, che fa il punto sulle spese sanitarie.


I dati nella precompilata. Con l'avvio della dichiarazione precompilata, già da due anni è stato previsto l'obbligo per medici, farmacie, strutture sanitarie, laboratori di analisi e di indagini mediche, di comunicare all'Agenzia delle entrate i dati delle prestazioni erogate che danno diritto alla detrazione del 19%. Quest'anno sono ben 720 milioni di dati raccolti e inseriti nelle dichiarazioni, ma l'obbligo di comunicazione riguarda solo il circuito sanitario, per cui restano fuori tutti gli acquisti di articoli che fanno parte della categoria dei dispositivi medici, ossia strumenti, apparecchi, impianti, sostanze, software o altro destinati ad essere impiegati a scopo di diagnosi, prevenzione, controllo o terapia, che rientrano nei parametri previsti dal Ministero della salute. La detrazione per questi articoli, però, è prevista comunque in quanto rientrano a pieno titolo tra le spese sanitarie. Per risparmiare sulle tasse basta che rientrino nell'elenco del Ministero della salute.

I prodotti detraibili. Quello dei dispositivi medici è un settore molto ampio, e per questo la stessa Agenzia delle entrate, con la circolare 20/2011, ha messo a punto una lista che comprende tra l'altro: tutti i tipi di occhiali da vista, lenti a contatto correttive e relative soluzioni, cerotti, bende, garze, siringhe, termometri, apparecchi per aerosol e misuratori di pressione, kit per le analisi, strisce reattive, contenitori per i campioni, test di ovulazione e di gravidanza, tutori, ginocchiere, cavigliere, ma anche strumenti per la magnetoterapia, materassi ortopedici e materassi antidecubito, pannoloni per incontinenza e adesivi per dentiere. La detrazione è riconosciuta quando sono acquistati in qualunque tipo di esercizio commerciale, e anche on line. L'unico requisito è che si tratti di prodotti che rispondono alle disposizioni del Ministero (la banca dati dei dispositivi è on line sul sito), mentre non occorre alcuna prescrizione del medico.



I documenti per la detrazione. Per l'agevolazione servono scontrino o fattura da cui risultino i dati fiscali di chi sostiene la spesa, la dicitura “dispositivo medico”, e la documentazione dalla quale risulti che il prodotto acquistato ha la marcatura “CE”. Si può trattare di confezione, scheda illustrativa, attestazione del produttore o indicazione da parte del venditore. Quando il prodotto non rientra nell'elenco della circolare 20/2011, la documentazione deve contenere invece l’indicazione delle direttive europee di settore (93/42/CEE, 90/385/CEE e 98/79/CE). Quindi per gli acquisti al di fuori dei circuiti sanitari è sempre necessario richiedere la fattura con tutti i dati indicati. Se invece la fattura, ad esempio in caso di acquisti on line, riporta i codici "AD" o "PI", significa che sarà trasmessa direttamente dal venditore all'Anagrafe tributaria, per cui le ulteriori indicazioni non sono necessarie. 

Fonte:https://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/fisco/2018/09/26/news/spese_sanitarie-206833993/

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Sul 730 precompilato recapitati 100 mila controlli. Destinatari, altrettanti contribuenti assistiti dai Centri di assistenza fiscale. Il 28 gennaio sono partite dall’Agenzia delle entrate le lettere che danno conto delle anomalie nella compilazione delle prime dichiarazioni precompilate elaborate nel 2015. Ora i Caf avranno tempo fino al 28 febbraio per preparare la documentazione che conferma la bontà della dichiarazione o riconoscere l’errore rimediando con una dichiarazione rettificativa. Il termine della risposta, comunque, essendo il primo anno dei controlli con le nuove procedure legate alla precompilata, non è tassativo e presenta un margine di tolleranza. Per i Caf ora resta l’adempimento di contattare il contribuente informandolo del controllo e confermando la scelta della dichiarazione rettificativa. Operazione da fare tramite lettera raccomandata, dovendo il Caf dimostrare di aver contattato il contribuente. L’Agenzia aveva diramato le indicazioni ai propri uffici specificando che in caso di controlli per il modello 730 precompilato «gli uffici dovranno verificare lo scostamento tra i dati proposti nel 730 precompilato, se disponibile, e quelli indicati nel 730 trasmesso, avvalendosi della funzione di consultazione «Modello precompilato», accessibile, previa specifica abilitazione, nelle informazioni generalizzate di Serpico». La verifica dovrà riguardare essenzialmente gli elementi di incoerenza per i quali la dichiarazione è stata segnalata. «In ogni caso», ricorda l’amministrazione, «non dovranno mai essere richiesti documenti già disponibili nelle banche dati dell’Agenzia, o già acquisiti nel corso di analoghi controlli effettuati per gli anni precedenti».

 

 

Fonte:ItaliaOggi

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Dopo l’approvazione, con il provvedimento 15 gennaio 2018, dei modelli di dichiarazione Iva 2018 e Iva base 2018, arrivano anche le specifiche tecniche per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi al 2017.
 
I nuovi tracciati, approvati con provvedimento 30 gennaio 2018, devono essere utilizzati dai contribuenti tenuti alla presentazione della dichiarazione e che provvedono direttamente all’invio, nonché dagli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione.
 
Eventuali modifiche alle specifiche tecniche saranno pubblicate nell’apposita sezione del sito dell’Agenzia.

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E’ da oggi disponibile, per tutti i cittadini che hanno come sostituto di imposta Inps, la Certificazione Unica 2017, relativa ai redditi percepiti nel 2016. Il modello è necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi. 

Per ottenere la Certificazione Unica basta accedere con le proprie credenziali (SPID o codice fiscale e PIN  o CNS) al servizio online Certificazione Unica 2017, accessibile dal Menu Servizi on line del portale web o tramite smarphone e tablet scaricando gratuitamente l’app Inps-Servizi Mobile. 

Tramite il servizio è possibile visualizzare, scaricare e stampare il modello della Certificazione Unica 2017. Per i pensionati la Certificazione Unica 2017 è accessibile anche tramite il servizio Cedolino pensione e servizi collegati. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate invece tramite il servizio Fascicolo Previdenziale del cittadino.

 

Chi non fosse ancora in possesso delle credenziali per utilizzare i servizi Inps web e mobile può richiedere:

 le credenziali 

SPID agli identity provider certificati dall’AGID

 

oppure il codice PIN:

 

·         direttamente online sul sito istituzionale – sezione Servizi > PIN online;

·    tramite Contact Center al numero 803164 gratuito da rete fissa o a pagamento dal cellulare al numero 06164164:

 

·         presso le sedi Inps.

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Caf e visto di conformità infedele: Dichiarazione rettificativa

Fiscal Focus affronta oggi il tema della Dichiarazione rettificativa - periodi di imposta 2015 partendo da un interrogativo:

Un Caf lo scorso anno ha presentato il modello 730/2016 per conto di un proprio cliente riportando delle detrazioni in misura maggiore a quella effettivamente spettante al contribuente; da ciò è conseguito il pagamento di un’imposta Irpef inferiore a quelle effettivamente dovuta; essendosi configurata l’apposizione di un visto di conformità infedele lo stesso Caf potrebbe essere tenuto a pagare le maggiori imposte sanzioni e interessi collegate alla violazioni; tale aggravio poteva essere evitato presentando una dichiarazione rettificativa entro il 10 novembre 2016; Tuttavia entro tale date non è stata presentata alcuna rettifica ma al momento non è stata ricevuta alcuna comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. È possibile ancora presentare una dichiarazione rettificativa anche se è spirato il termine del 10 novembre?

La risposta

Il rilascio del visto di conformità di cui all’articolo 35, comma 2, lettera b), del Decreto Legislativo n. 241 del 1997 sulla dichiarazione 730 si sostanzia nella verifica:

·         della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite (Certificazione Unica, Certificati dei sostituti d’imposta per le ritenute relative a redditi di lavoro autonomo occasionale, di capitale, ecc.);

·         degli attestati degli acconti versati o trattenuti;

·         delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze della documentazione esibita e intestata al contribuente o, se previsto, ai familiari a carico;

·         delle detrazioni d’imposta, non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione e della relativa documentazione esibita;

·         dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione e dalla documentazione esibita;

·         dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi.

Con riferimento alle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito o a detrazioni dall’imposta, deve essere verificata tutta la documentazione necessaria, ai sensi della normativa vigente, per il riconoscimento delle stesse.

Il rilascio del visto di conformità non implica il riscontro della correttezza degli elementi reddituali indicati dal contribuente (ad esempio, l’ammontare dei redditi fondiari, dei redditi diversi e delle relative spese di produzione), salvo l’ammontare dei redditi da lavoro dichiarati nel modello 730 che deve corrispondere a quello esposto nelle certificazioni (C.U.).

Se la dichiarazione è presentata ad un Caf o a un professionista abilitato, con o senza modifiche, il controllo formale (art.36 ter D.P.R. 600/73) viene effettuato nei confronti del soggetto che appone il visto di conformità anche con riferimento agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata forniti all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi. In particolare, se i modelli 730 (modificati o no) vengono presentati tramite professionisti abilitati o Caf, il controllo formale viene eseguito nei confronti di questi ultimi, in quanto soggetti obbligati a rilasciare il visto di conformità sulla dichiarazione (Circolare n°7/e 2015).

Nei riguardi del contribuente permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

Cosa dice la normativa:

L’art. 39 del Decreto Legislativo n. 241 del 1997 prevede che in caso di visto infedele, i Caf e i professionisti abilitati sono tenuti, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di un importo corrispondente alla somma:

  •          dell’imposta;
  •          degli interessi;
  •     e,  della sanzione, nella misura del 30 per cento, che sarebbe stata richiesta al contribuente ai sensi dell’articolo 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973.

La responsabilità in capo al Caf o al professionista è espressamente esclusa qualora l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Tuttavia se entro il 10 novembre per eliminare errori derivanti da un visto di conformità infedele il professionista trasmette una dichiarazione rettificativa del contribuente oppure, se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, trasmette una comunicazione dei dati relativi alla rettifica, il professionista è tenuto al pagamento di una somma pari all'importo della sola sanzione.

La sanzione è ridotta secondo le indicazioni dell’art. 13 del D.Lgs. 472/97, se il versamento è effettuato entro il 10 novembre. In questo caso imposta e interessi rimangono a carico del contribuente.

Per effetto delle modifiche apportate dal D.L. 193/2016, in caso di infedeltà del visto sulle dichiarazioni elaborate dai CAF e dai professionisti quest’ultimi possono produrre una dichiarazione rettificativa o una comunicazione rettificata, anche dopo il termine del 10 novembre previsto dalla precedente normativa sopra richiamata, sempre che l'infedeltà del visto non sia già stata contestata. In tal caso è dovuta la sola sanzione, ravvedibile ai sensi del Decreto Legislativo 472/1997 (ravvedimento).

L’Agenzia delle Entrate proprio in materia di visto di conformità infedele, alla luce dell’intervento novellativo del D.L.193/2016 è intervenuta precisando:

·         l’individuazione dell’effettiva sanzione da applicare;

·         la contestazione dell’infedeltà del visto;

·         l’efficacia retroattiva delle nuove disposizioni. 

L’effettiva sanzione da applicare 

La sanzione per gli importi non versati è individuabili nell’art. 13 del D.Lgs. 471/97 per i ritardati e omessi versamenti diretti che trova ordinariamente applicazione in caso di controllo formale delle dichiarazioni (art.36-ter del D.P.R. 600/73); chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici,(…) è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile(...). 

La contestazione dell’infedeltà del visto

Le nuove disposizioni normative prevedono dunque la possibilità di presentare la dichiarazione rettificativa anche dopo il 10 novembre di ogni anno sempre che l'infedeltà del visto non sia già stata contestata. Tale contestazione fa riferimento pratico alla comunicazione di cui all’art.26 comma 3-ter del D.M. 164/99. Al fine della verifica del visto di conformità l'esito del controllo è comunicato in via telematica al centro di assistenza fiscale e al responsabile dell'assistenza fiscale o al professionista con l'indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica dei dati contenuti nella dichiarazione per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo del visto di conformità entro i sessanta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

L’efficacia retroattiva delle nuove disposizioni

Uno dei punti di maggiore incertezza era rappresentato dall’eventuale efficacia retroattiva delle nuove disposizioni; ebbene la stessa Amministrazione finanziaria riconosce l’applicazione della nuova disciplina di favore anche con riferimento alle attività rettificative per le quali risulta già spirato il termine del 10 novembre dell’anno in cui la violazione è stata commessa. Dunque in riferimento al periodo d’imposta 2015, il Caf o il professionista che presta assistenza fiscale può trasmettere una dichiarazione rettificativa del contribuente o una comunicazione dei dati relativi alla rettifica, qualora l’infedeltà del visto di conformità non sia stata ancora contestata con le modalità e i termini sopra richiamati. Per cui nel caso specifico del quesito è ancora possibile ovviare all’apposizione del visto di conformità infedele presentando tempestivamente apposita dichiarazione rettificativa o una comunicazione dei dati relativi alla rettifica nel caso in cui il contribuente non intenda presentare la nuova dichiarazione visto che la stessa infedeltà del visto non è stata ancora contestata con la comunicazione sopra richiamata. In caso di presentazione della comunicazione dei dati relativi alla rettifica saranno da tenere in considerazione le istruzioni fornite con la circolare per la liquidazione e il controllo del modello 730 relativo al periodo di imposta per il quale è stato presentata la comunicazione di rettifica.

 

 

Fonte:  www.fiscal-focus.it

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Applicazione retroattiva delle nuove e più favorevoli regole varate con il Dl 193/2016 in tema di correzioni dei visti infedeli apposti sui modelli 730. Confermato, anche quest’anno, che non vi è nessun obbligo di invio entro il 7 marzo delle certificazioni uniche relative a redditi di lavoro autonomo e di impresa. Sono questi alcuni dei chiarimenti ufficializzati ieri dalle Entrate nel corso di Telefisco 2017.

I modelli 730 inviati da Caf e professionisti abilitati devono essere corredati da visto di conformità a garanzia della positiva effettuazione dei controlli che sarebbero ordinariamente a carico delle Entrate in base agli articoli 36-bis e 36-ter del Dpr 600/73. In base all’articolo 39, comma 1 del Dlgs 241/1997, se il visto in sede di controllo si rivela infedele, l’intermediario risponde personalmente non solo della sanzione amministrativa ma anche dell’imposta e degli interessi che sarebbero invece ordinariamente dovute dal contribuente.

L’articolo 7-quater, comma 48 del Dl 193/2016, modificando l’articolo 39, comma 1, lettera a) del Dlgs 241/1997, ha ampliato sul piano temporale la possibilità per gli intermediari di intervenire per correggere gli errori commessi nell’apposizione del visto. È stato infatti sancito che l’infedeltà del visto, se non già formalmente contestata dalle Entrate, può essere oggetto della presentazione di una dichiarazione o di una comunicazione rettificativa da parte dell’intermediario, anche dopo il 10 novembre dell’anno di presentazione della dichiarazione errata, termine molto rigido che era originariamente previsto dalla legge. Nel caso di correzione spontanea del visto prima della contestazione dell’irregolarità, l’intermediario risponde solo della sanzione, riducibile, peraltro, nelle misure previste dall’articolo 13 del Dlgs 472/1997 in tema di ravvedimento operoso. Imposte e interessi saranno direttamente a carico del contribuente.

Nel contesto così tracciato si poneva però il dubbio se la modifica avesse valenza retroattiva, consentendo così di correggere anche gli eventuali errori commessi nei 730 corredati del visto di conformità presentati dagli intermediari prima dell’entrata in vigore del Dl 193/2016. La risposta positiva è arrivata nel corso di Telefisco. L’Agenzia, infatti, ha precisato che “«rattandosi di modifica di una norma procedurale ……… per sua natura, trova applicazione anche con riferimento alle attività rettificative per le quali risulta già spirato il termine del 10 novembre dell’anno in cui la violazione è stata commessa». Resta invece fissato al 10 novembre il termine per la trasmissione delle dichiarazioni integrative che il contribuente intende presentare per correggere eventuali errori a proprio favore e che quindi che non incidono sulla determinazione dell’imposta o che determinano a favore dello stesso un rimborso o un minor debito, se si vuole consentire al sostituto d’imposta di effettuare il conguaglio entro la fine dell’anno. Scavallato tale termine il credito seguirà l’ordinaria strada del rimborso a cura delle Entrate.

 

Infine, l’invio delle certificazioni uniche che non contengono dati da utilizzare per il modello 730 precompilato, potrà avvenire anche dopo la scadenza del 7 marzo purchè entro il termine di presentazione del modello 770 (31 luglio).

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

 

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