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Pronta la circolare dell’Agenzia con i chiarimenti di dettaglio sulla definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dal Dl 119/2018 (articoli 6 e 7). Il documento di prassi spiega che rientrano nel perimetro della definizione i contenziosi sugli avvisi di accertamento, i provvedimenti di irrogazione di sanzioni, gli atti di recupero di crediti d’imposta indebitamente utilizzati e in generale sugli atti impositivi che recano una pretesa tributaria quantificabile. Più in particolare la circolare spiega quali liti sono da considerarsi pendenti ai fini della definizione agevolata, come si determinano il valore della controversia, gli importi dovuti e le percentuali nei casi di soccombenza parziale. La circolare ricorda che la procedura è ammessa esclusivamente per le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado di giudizio - compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio - nelle quali il ricorso sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018, e per le quali alla data di presentazione della domanda il processo non si è concluso con pronuncia definitiva.

Come funziona la definizione agevolata delle liti - Entro il 31 maggio 2019 i contribuenti interessati devono trasmettere in via telematica la domanda e pagare l’intero importo agevolato (o la prima rata in caso di rateazione per importi superiori ai mille euro). L’importo da versare è pari al 100% del valore della controversia in caso di soccombenza del contribuente o di ricorso notificato al 24 ottobre 2018, mentre è pari al 90% in caso di ricorso pendente in primo grado e depositato o trasmesso alla CTP alla data del 24 ottobre 2018. Sono previsti inoltre pagamenti ridotti, pari al 40% e 15%, in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo e secondo grado di giudizio, e pari al 5% del valore della controversia in caso di giudizio pendente in Cassazione nel caso in cui l’Agenzia risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio. Se non vi sono importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Il perimetro dell’agevolazione - Il documento di prassi chiarisce che non possono essere definite le liti che hanno ad oggetto ruoli, cartelle di pagamento e avvisi di liquidazione. Quindi, in linea generale non possono essere definite le controversie che hanno ad oggetto i ruoli per imposte e ritenute che, sebbene indicate in dichiarazione, risultano non versate (articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis del DPR n. 633 del 1972) poiché in questi casi al recupero delle imposte non versate si provvede attraverso un atto di mera riscossione. Rientrano nel perimetro della definizione agevolata, invece, i ruoli che scaturiscono dalla rettifica di alcuni dati indicati in dichiarazione, per esempio in caso di riduzione o esclusione delle deduzioni e detrazioni non spettanti sulla base dei dati dichiarati dai contribuenti. In questa circostanza, infatti, il ruolo assolve una funzione di provvedimento impositivo, in quanto scaturisce dalla rettifica della dichiarazione.

Focus sui casi di soccombenza parziale - La circolare illustra inoltre come definire in via agevolata i casi in cui il giudice di primo o di secondo grado abbia dato ragione in parte all’Agenzia e in parte al contribuente (casi di reciproca soccombenza). Nel documento di prassi le Entrate fanno l’esempio di una lite in cui la sentenza di primo grado ha annullato parzialmente l’avviso di accertamento, dando ragione all’Agenzia per 15.000 euro su una maggiore imposta accertata di 20.000 euro (annullando l’accertamento per la quota di 5.000 euro). In questo esempio, il valore della lite è pari all’importo contestato (20.000 euro), mentre l’importo lordo dovuto per definire la lite è pari a 17.000 euro (2.000+15.000), ovvero la somma del 40% di 5.000 euro (imposta annullata dalla sentenza) e del 100% di 15.000 euro (imposta confermata dalla sentenza). Nel caso di una sentenza di reciproca soccombenza di secondo grado, invece si applicherà il 15% sulla parte del valore della lite per la quale la pronuncia del giudice ha stabilito la soccombenza dell’Agenzia delle Entrate e il 100% sulla restante parte.

Quando le sanzioni non sono collegate al tributo - Per quanto concerne la definizione delle liti che riguardano sanzioni non collegate al tributo, il documento di prassi precisa che questa particolare disciplina si applica a tutti i casi di pendenza delle controversie relative, incluse quelli pendenti in Cassazione. Invece, le liti che riguardano esclusivamente le sanzioni collegate ai tributi ai quali fanno riferimento, in cui manca però la definizione dell’importo relativo agli stessi, sono definibili in base alle percentuali fissate dal decreto relativamente allo stato e al grado della controversia (100 per cento, 90 per cento, 40 per cento, 15 per cento e 5 per cento).

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La regolarizzazione degli errori formali (art. 9, dl 119/ 2018) potrebbe essere applicabile alle violazioni compiute in tema di comunicazione alla c.d. «anagrafe tributaria» (archivio dei rapporti con gli operatori finanziari). Questa è la conseguenza di una lettura congiunta della norma di legge e di quanto precisato nel provvedimento attuativo della disposizione, interpretando in maniera estensiva le previsioni normative.

In particolare: l'art. 9 del c.d. «decreto fiscale 2019» prevede che possono essere regolarizzate, complessivamente per ciascun periodo d'imposta, le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale; il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 15 marzo 2019 (Prot. n. 62274/2019) ha precisato che le violazioni formali che possono formare oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui sono competenti gli uffici dell'Agenzia delle entrate ad irrogare le relative sanzioni amministrative, commesse fino al 24 ottobre 2018 dal contribuente, dall'intermediario e da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell'imposta, ai fini dell'Iva, dell'Irap, delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte, dei crediti d'imposta e sul relativo pagamento dei tributi. Le comunicazioni all'anagrafe tributaria rispondono ai requisiti indicati: 1) le violazioni sono di competenza dell'Agenzia delle entrate (sono sanzionate mediante atto notificato dagli uffici periferici dell'Amministrazione finanziaria); 2) involvono contribuenti e intermediari (in particolare intermediari finanziari); 3) trattasi di obblighi comunicativi di origine fiscale; 4) le violazioni non hanno alcuna rilevanza diretta sulla determinazione della base imponibile e ai fini di tributi o imposte. È vero che il punto 1.2 e il 1.3.1. del provvedimento sembrano legare la regolarizzazione alle violazioni formali dei tributi precedentemente indicati (Iva, Irap e imposte sui redditi), ma l'ambito di applicazione della disposizione potrebbe essere esteso alla fattispecie in commento in quanto, il paragrafo 1.2. prevede che «… nella regolarizzazione rientrano comunque le violazioni formali a cui si applicano, anche mediante rinvio normativo, le sanzioni per i tributi di cui al periodo precedente». Le sanzioni dell'anagrafe tributaria sono quelle di cui all'art. 10 comma 1-bis del Dlgs 471/97e quindi risponderebbero a tale requisito (rientrando nel novero delle «sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi»). Sembrerebbe quindi possibile che l'ambito della regolarizzazione in commento possa essere esteso, alle «comunicazioni all'anagrafe tributaria» effettuate dagli «intermediari finanziari» (rientrando la fattispecie in quella delle «comunicazioni di dati» degli «intermediari»). Peraltro le comunicazioni all'anagrafe tributaria rientrano senza dubbio nella casistica delle violazioni che «… possono arrecare pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo…» (tale ambito di applicazione è espressamente indicato nel paragrafo «motivazioni» del provvedimento n. 62274/2019). In particolare, le violazioni delle comunicazioni all'anagrafe tributaria rappresentano indubbiamente violazioni che, anche solo indirettamente, potrebbero arrecare pregiudizio all'attività di controllo dell'Amministrazione finanziaria, fattispecie che la norma intende sanare. Altrettanto significativo è che la fattispecie in commento non è inclusa esplicitamente tra le violazioni per cui non si applica la sanatoria.

Se tale interpretazione fosse corretta, sarà quindi, ad esempio, possibile sanare le mancate comunicazioni mensili all'anagrafe tributaria delle c.d. «holding pure». Tali soggetti, qualora non abbiano adempiuto all'obbligo comunicativo mensile, pur essendone tenute anche prima della recente modifica normativa di cui all'articolo 12 del dlgs 142/2018, potranno procedere a sanare l'errore mediante versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d'imposta cui si riferiscono le violazioni formali. Il versamento potrà essere effettuato in due rate di pari importo (la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020) o in un'unica soluzione entro il 31 maggio 2019. Inoltre entro il 2 marzo 2020 il soggetto tenuto alla comunicazione dovrà procedere «alla rimozione delle irregolarità od omissioni» mediante presentazione delle comunicazioni non effettuate sino al 24 ottobre 2018. La sanatoria potrebbe quindi rappresentare una valida alternativa al ravvedimento operoso, pacificamente applicabile con riferimento alle violazioni comunicative all'anagrafe tributaria.

Fonte: ItaliaOggi

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Quando l’Agenzia delle Entrate si mette alla ricerca dell’evasione fiscale spesso si affaccia sui conti correnti dei contribuenti per verificare se, su di essi, transitano somme che non trovano riscontro nella dichiarazione dei redditi o nella contabilità. In tal caso, tali somme si presumono “ricavi in nero” e costituiscono la base di calcolo per l’applicazione di ulteriori imposte e sanzioni. A stabilirlo è la legge [1] che pone una presunzione di evasione a favore del fisco per tutti i bonifici ricevuti o i versamenti di contanti che non possono essere giustificati, ossia per i quali il contribuente non è in grado di fornire spiegazioni. Questa regola vale sia per i lavoratori dipendenti, i pensionati e i disoccupati. Per gli imprenditori, invece, il regime è molto più rigoroso: visto che ogni movimento di cassa deve essere registrato in contabilità, i controlli si estendono anche ai prelievi dal conto.

Esiste poi una categoria di mezzo: quella degli autonomi. Partite Iva e professionisti come vengono trattati? A stabilire come avvengono i controlli del fisco sul conto corrente dei professionisti e delle partite Iva è stata la giurisprudenza della Cassazione che, con una recente sentenza [2], ha peraltro fornito un ulteriore tassello al già contorto mosaico. Ma procediamo con ordine.

L’indagine finanziaria è l’attività posta in essere dall’Amministrazione Finanziaria al fine di acquisire informazioni, notizie e dati in riferimento ad un rapporto, continuativo o occasionale, intrattenuto presso qualsiasi istituto finanziario, al fine di individuare operazioni economiche occulte e quantificare un eventuale maggior reddito.

La legge Finanziaria 2005 [3] ha introdotto una serie di nuove regole che prevedono poteri più incisivi per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate in materia di indagini bancarie.

II testo della norma che il reddito e la base imponibile Iva possono essere presuntivamente determinati, considerando maggiori ricavi o elementi positivi:

i versamenti, risultanti sui conti finanziari, ove il contribuente non dimostri di averne tenuto conto nella determinazione dei suddetti imponibili, ovvero che essi siano a tal fine irrilevanti;

i prelevamenti, effettuati sui medesimi conti, se il contribuente non ne indichi i beneficiari ovvero non siano annotati nelle scritture contabili.

Gli importi riscossi e i prelievi, riscontrati a seguito di indagini bancarie, sono dunque considerati quali ricavi e posti a base delle rettifiche e accertamenti, a meno che il contribuente, per vincere la presunzione, non ne indichi il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili.

La presunzione è relativa, può cioè essere scalfita con prova contraria. Spetta al contribuente dimostrare che le somme accertate dal fisco:

sono state già tassate alla fonte (ad esempio una vincita al gioco)

o sono esenti (ad esempio un risarcimento, una donazione o la vendita di un oggetto usato).

La legge [4] aveva poi esteso anche ai professionisti l’applicabilità delle disposizioni relative ai controlli sui prelievi, stabilendo che detti movimenti potessero essere assunti come “compensi”. E tanto aveva precisato anche l’Agenzia delle Entrate [5].

La sentenza della Corte Costituzionale che ha liberato autonomi e professionisti

Nel 2014 la Corte Costituzionale ha però dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma appena citata con riferimento solo ai prelievi dal conto effettuati dai professionisti e autonomi [6].

La pronuncia ha fatto sì che i titolari di reddito di lavoro autonomo e professionisti non possano più essere soggetti ad accertamenti fondati su presunzioni legali relative ai prelievi dal conto corrente. Diverso il discorso per i versamenti che, invece, restano sempre da giustificare.

Relativamente ai titolari di reddito di impresa è stato previsto un parametro quantitativo oltre il quale scatta la presunzione di evasione, vale a dire prelievi o versamenti di importi superiori a Euro 1.000 giornalieri e a Euro 5.000 mensili.

La nuova sentenza della Cassazione sui controlli sul conto di autonomi e professionisti

In passato la Corte ha sempre sostenuto i lavoratori autonomi e i professionisti non possono essere equiparati agli imprenditori, non essendovi per questi né l’obbligo di una contabilità separata, né di un conto destinato all’attività lavorativa. Sicché si è sempre detto che per professionisti e autonomi, in generale, i controlli fiscali possono avvenire solo sui versamenti sul conto e sui bonifici ricevuti, non anche sui prelievi. Il tutto in linea con la pronuncia della Corte Costituzionale.

Una recente sentenza della Cassazione [2] cambia però completamente le carte in tavola. Secondo il nuovo indirizzo i controlli del fisco sul conto corrente dei professionisti possono avvenire anche sui prelievi. E questo perché la norma che stabilisce la presunzione di evasione fiscale per tutte le movimentazioni bancarie non giustificate, nel riferirsi a prelievi e versamenti, ha portata generale e quindi si riferisce anche ai titolari di partita Iva, non solo agli imprenditori.

Risultato: può essere condannato per evasione fiscale il professionista che non riesce a giustificare non solo i versamenti ma anche i prelievi che ha sul conto corrente bancario.

Fonte: www.laleggepertutti.it

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Con buona pace degli operatori immersi tra adempimenti e scadenze arriva l'annuncio dello sciopero del personale dell'Agenzia delle Entrate per martedì 2 aprile 2019.

Con un comunicato stampa, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica comunica che le Associazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UILPA CONFSAL/UNSA e FLP, con nota del 22 marzo 2019, ha proclamato lo sciopero nazionale del personale dell’Agenzia delle Entrate per tutta la giornata di lavoro del giorno 2 aprile 2019.

Come si legge nel testo, al fine di contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati ai sensi dell’art.1 della legge 12 giugno 1990, n.146, nel corso dello sciopero saranno assicurati, dalle Amministrazioni pubbliche interessate, adeguati livelli di funzionamento dei servizi pubblici essenziali di cui all’articolo 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modificazioni ed integrazioni, mediante l’erogazione delle prestazioni indispensabili individuate dai contratti collettivi di lavoro, così come interpretati dalla Commissione di Garanzia ai sensi dell’art. 13 della citata legge n. 146/1990 e successive modificazioni ed integrazioni.

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Pubblicato da Agenzia delle Entrate il codice tributo per il versamento con F24 della definizione agevolata delle violazioni formali. Il decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2019 ( art. 9 DL 119/2018) prevede che le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, che non rilevano sulladeterminazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell'IVA e dell'IRAP e sul pagamento dei tributi, commesse fino al 24 ottobre 2018, possono essere regolarizzate mediante il versamento di una somma pari ad euro 200 per ciascun periodo d'imposta cui si riferiscono le violazioni”.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 15 marzo 2019 sono state definite, tra l’altro, le modalità di versamento delle somme dovute.

In particolare, il versamento è eseguito in due rate di pari importo entro il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020, oppure in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019, senza la possibilità di avvalersi della compensazione.

Quindi per consentire il versamento tramite modello F24 delle somme in argomento, si istituisce il seguente codice tributo:

“PF99” denominato “VIOLAZIONI FORMALI - definizione agevolata - art. 9 del DL n. 119/2018”.

In sede di compilazione del modello F24 il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “ERARIO”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento” del periodo d’imposta a cui si riferisce la violazione, nel formato “AAAA”.

Se le violazioni formali non si riferiscono a un determinato periodo d’imposta, nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno solare in cui sono state commesse le violazioni stesse. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno in cui termina il periodo d’imposta per il quale sono regolarizzate le violazioni formali.

In caso di versamento in forma rateale, il campo “rateazione/Regione/Prov./mese rif.” è valorizzato nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero delle rate in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate (ad esempio: “0102”, nel caso di pagamento della prima delle due rate); in caso di pagamento in un’unica soluzione, nel suddetto campo va indicato il valore “0101”.

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Chiarimenti sulla memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri per coloro che hanno più punti cassa sono stati forniti dall'Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 13 del 20.03.2019 istanza di consulenza giuridica. In generale, dal 1° gennaio 2019, i soggetti  che effettuano cessioni di beni in locali aperti al pubblico devono certificarle:

a) tramite fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio;

b)mediante il rilascio della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale;

c) tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. In riferimento al 2019, questa forma di certificazione è attuabile su base:

volontaria, previo esercizio della relativa opzione entro il 31 dicembre 2018;

obbligatoria, dal 1° luglio 2019, per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro e, poi, dal 1° gennaio 2020, per tutti coloro che effettuano le operazioni di cui all’articolo 22 del decreto IVA;

obbligatoria per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici».

Nelle specifiche tecniche approvate per la trasmissione dei corrispettivi, è previsto che gli esercenti che operano con più punti cassa per singolo punto vendita e che effettuano la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi dei singoli punti cassa mediante un unico RT o un Server-RT devono fare certificare annualmente il proprio bilancio di esercizio e devono altresì dotarsi del processo di controllo. Il processo di controllo interno deve essere dichiarato conforme alle prescrizioni sia con riferimento ai processi amministrativi e contabili sia con riferimento ai sistemi informatici dell’azienda coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. La conformità dei processi amministrativi e contabili deve essere effettuata da una Società di Revisione; per la conformità dei sistemi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, gli esercenti possono rivolgersi sia a Società di Revisione che agli Enti (Istituti Universitari e CNR) abilitati a rilasciare le certificazioni. Le predette verifiche di conformità sono eseguite almeno ogni 3 anni.

Qualora i punti vendita dell’esercente adottino, per i sistemi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, i medesimi server

RT nonché software di colloquio e software applicativo relativi alla gestione e trasmissione dei dati fiscali funzionalmente equivalenti, l’esercente può limitare la

verifica di conformità dei sistemi ad un solo punto vendita e tale controllo varrà anche per gli altri punti vendita con le medesime caratteristiche. A tal fine l’esercente autocertifica i punti vendita che adottano la medesima configurazione del punto vendita già dotato di certificazione di conformità.

Il testo della risposta continua chiarendo che la certificazione dei vari processi deve essere preventiva o, al più contestuale alla loro entrata in funzione. In caso contrario si ammetterebbe l’utilizzo di sistemi non conformi alle disposizioni vigenti.

Questa è la regola generale ma i soggetti che al 31 dicembre 2018, hanno applicato l’articolo 1, commi da 429 a 432, della legge n. 311 del 2004 dovevano inviare i dati dei corrispettivi di dicembre 2018 entro il 15 gennaio 2019 ed eventualmente sostituirli entro febbraio 2019, facendo coesistere due diversi meccanismi. Elemento che potrebbe aver creato oggettive difficoltà nelle modifiche dei sistemi, nella loro tempestiva predisposizione e conseguenti ritardi nell’iter di certificazione. Va comunque notato che la fase di sovrapposizione tra le diverse modalità di memorizzazione ed invio dei dati dei corrispettivi è venuta meno da marzo 2019; dall’altro, che il legislatore ha fissato ulteriori stringenti vincoli per i mesi successivi.

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Compliance, versamenti diretti e ruoli portano a 16,2 miliardi gli incassi dei controlli fiscali 2018 (+11%) a cui si aggiungono 3 miliardi di entrate “straordinarie” da definizione liti, rottamazione e voluntary. Primi risultati della e-fattura antievasione: in due mesi bloccati 688 milioni di euro di falsi crediti Iva.

Lo scorso anno sono stati riportati nelle casse dello Stato oltre 16 miliardi di euro derivanti dalle ordinarie attività di controllo, l’11% in più rispetto al 2017. Si tratta di somme effettivamente incassate tramite versamenti diretti (+10%), lettere per la compliance (+38%) e ruoli (+4%). Si registra, invece, una flessione delle entrate derivanti da misure straordinarie, come la definizione delle liti fiscali (-87%), la rottamazione (-41%) e la voluntary disclosure (-25%), dalle quali derivano incassi per 3 miliardi di euro che, sommati ai recuperi da controlli ordinari, portano il dato complessivo degli incassi 2018 a 19,2 miliardi di euro.

Il Fisco contribuisce a rendere il Paese più attrattivo per gli investitori e prosegue nel percorso di digitalizzazione dei servizi: lo scorso anno sono state fornite 27 risposte a interpelli nuovi investimenti, che porteranno in previsione maggiori risorse per circa 15 miliardi di euro e 13mila nuovi posti di lavoro. Mentre avanza la strategia digitale delle Entrate - sono 8,4 milioni i cittadini registrati ai servizi fiscali online - la e-fattura continua il suo “rodaggio” con 350 milioni di documenti già arrivati al Sistema di interscambio, gestito dal partner tecnologico Sogei, e mostra le proprie potenzialità nel contrasto alle frodi. Si attestano a 17,5 miliardi di euro i rimborsi a famiglie e imprese (+8% rispetto all’anno precedente).

Il Fisco contribuisce a rendere il Paese più attrattivo per gli investitori e prosegue nel percorso di digitalizzazione dei servizi: lo scorso anno sono state fornite 27 risposte a interpelli nuovi investimenti, che porteranno in previsione maggiori risorse per circa 15 miliardi di euro e 13mila nuovi posti di lavoro. Mentre avanza la strategia digitale delle Entrate - sono 8,4 milioni i cittadini registrati ai servizi fiscali online - la e-fattura continua il suo “rodaggio” con 350 milioni di documenti già arrivati al Sistema di interscambio, gestito dal partner tecnologico Sogei, e mostra le proprie potenzialità nel contrasto alle frodi. Si attestano a 17,5 miliardi di euro i rimborsi a famiglie e imprese (+8% rispetto all’anno precedente).

Recuperati più di 16 miliardi grazie ai controlli fiscali - Nell’ambito dei tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, il recupero ordinario da attività di controllo supera i 16 miliardi di euro (16,16 miliardi precisamente) con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente (14,5 miliardi). Di questi, 11,25 miliardi derivano dai versamenti diretti (somme versate a seguito di atti emessi dall’Agenzia) che fanno segnare un aumento del 10% rispetto al 2017. Circa 1,8 miliardi, invece, sono il frutto dell’attività di promozione della compliance : il gettito conseguito con 1,9 milioni di alert inviati dell’Agenzia effettua un balzo in avanti del 38% rispetto all’anno precedente e addirittura del 260% rispetto al 2016. Si attesta a 3,1 miliardi il recupero conseguente ai ruoli ordinari (+4%) di competenza dell’Agenzia delle Entrate, mentre scende il recupero da misure straordinarie: dalla definizione delle controversie tributarie sono arrivati 100 milioni di euro (-87%), dalla rottamazione di cartelle riferite all’Agenzia delle Entrate 2,59 miliardi (-41%), dalla voluntary 1 e bis 300 milioni di euro (-25%) e dalla prima misura di pace fiscale, partita negli ultimi due mesi 2018, 50 milioni di euro. In totale le entrate “straordinarie” ammontano quindi a 3 miliardi di euro. Cresce il gettito spontaneo relativo ai principali tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate (imposte dirette e indirette, imposte regionali e comunali), che passa dai 414 miliardi del 2017 ai quasi 420 miliardi (+1,4%) del 2018.

Il recupero di Agenzia Entrate-Riscossione - L’azione svolta dall’agente della riscossione ha riportato complessivamente nelle casse dello Stato 10 miliardi di euro. Di questi, 6,1 miliardi sono ruoli ordinari emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate e di altri enti e 3,91 miliardi derivano, complessivamente, dalla prima e dalla seconda rottamazione delle cartelle. Le somme riscosse arrivano per il 55% da contribuenti con debiti superiori a 100mila euro e per il 21% da cittadini con debiti compresi tra 10 e 50mila euro. Solo l’1,8% degli importi riscossi arriva da cittadini con debiti fino a 1.000 euro.

L’e-fattura si consolida e svela i primi risultati antievasione e antifrode - Dopo la prima fase di avvio, la fatturazione elettronica è entrata nel vivo e nel quotidiano di milioni di italiani. Sono, ad oggi, circa 2,7 milioni gli operatori che hanno inviato 350 milioni di e-fatture, con una percentuale di scarto pari al 3,85%. Proprio grazie alle analisi del rischio basate su e-fatture e dati del portale Fatture e corrispettivi, in poco più di due mesi è stato smascherato un complesso sistema di frodi messo in atto attraverso false fatturazioni tra società cartiere e sono stati scoperti e bloccati falsi crediti Iva per 688 milioni di euro.

Le misure per l’attrattività e la consulenza del Fisco - Tra le misure per l’attrattività del Paese, si segnalano 27 risposte relative all’interpello nuovi investimenti, che, in previsione, porteranno maggiori risorse per circa 15 miliardi e 13mila nuovi posti di lavoro su base pluriennale. Sono nove le grandi società ammesse lo scorso anno al regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance). Sono stati, infine, conclusi nel 2018 618 accordi di Patent box. Sul versante dell’interpretazione normativa, il 2018 ha visto l’Agenzia rispondere puntualmente a tutti gli interpelli in scadenza nell’anno, pari a 11.167. Più brevi i tempi di lavorazione: per il 91% degli interpelli ordinari è stata fornita una risposta entro 80 giorni, anziché nel termine ordinario di 90; al 96% degli interpelli probatori è stato dato riscontro entro 90 giorni anziché nel termine standard di 120. Si accorciano i tempi anche in tema di consulenza giuridica: per l’86% delle richieste risposta entro 90 giorni rispetto ai 120 previsti.

Servizi più rapidi, avanza ancora il digitale - Sul fronte dell’attività di servizio ai cittadini, nel 2018 sono stati erogati rimborsi a famiglie e imprese per un ammontare di 17,5 miliardi di euro (+8% rispetto all’anno precedente). Cresce l’utilizzo dei servizi online - a quota 8,4 milioni gli utenti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia (+20% sul 2017) - e aumentano le visite al cassetto fiscale, che sfiorano i 30 milioni (+12% rispetto al 2017). Dei circa 1,9 milioni contratti di locazione quasi 7 su 10 sono stati registrati tramite i servizi telematici dell’Agenzia. Per quanto riguarda i servizi catastali e ipotecari, lo scorso anno sono stati presentati online oltre 1,4 milioni di atti di aggiornamento delle banche dati e 4,3 milioni di atti di aggiornamento delle intestazioni catastali. Il modello F24 si conferma essere il principale strumento per il versamento di imposte e contributi: nel 2018 sono complessivamente affluiti ai sistemi dell’Agenzia versamenti per 608 miliardi di euro, al netto delle compensazioni, di cui il 96% tramite servizi telematici.

68mila i ricorsi in primo grado, -60% grazie alla mediazione - Nel 2018 sono ulteriormente calati i ricorsi tributari in primo grado rispetto agli anni precedenti. L’anno scorso sono stati, infatti, 68mila i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, a fronte dei 70mila ricorrenti del 2017. Il calo supera il 60% se si confrontano i ricorsi del 2018 con quelli presentati nel 2011, vale a dire l’anno precedente all’introduzione dell’istituto del reclamo/mediazione.

 Fonte: Agenziadelleentrate

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Stabilite regole, modalità e tempistica per la regolarizzazione degli errori formali che non incidono sulla base imponibile, sull’imposta e sul pagamento. Con la definizione agevolata, introdotta dal Dl n. 119/2018, è stata infatti prevista la possibilità di regolarizzare, complessivamente per ciascun periodo d’imposta, le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale, cosiddette “violazioni formali”. Con il Provvedimento, firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, si stabiliscono le modalità d’attuazione di questo nuovo strumento.

Solo per le violazioni che non incidono sulla base imponibile, sull’imposta e sul versamento.

In particolare, le violazioni formali che possono formare oggetto di regolarizzazione sono quelle per cui sono competenti gli uffici dell’Agenzia delle Entrate ad irrogare le relative sanzioni amministrative, commesse fino al 24 ottobre 2018 dal contribuente, dal sostituto d’imposta, dall’intermediario e da altro soggetto tenuto ad adempimenti fiscalmente rilevanti, anche solo di comunicazione di dati, ma che non rilevano sulla determinazione della base imponibile e dell’imposta, ai fini dell'IVA, dell'IRAP, delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte, dei crediti d’imposta e sul relativo pagamento dei tributi. La regolarizzazione quindi riguarda esclusivamente le violazioni che non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell'imposta e sul versamento del tributo ma possono comunque arrecare pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo. Di conseguenza, non rientra nell’ambito di applicazione della regolarizzazione l’omessa presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi, IRAP o IVA, in quanto l’omissione rileva ai fini della determinazione della base imponibile anche qualora non dovesse risultare un’imposta dovuta.

Come regolarizzare le violazioni – La regolarizzazione si perfeziona mediante la rimozione delle irregolarità od omissioni e il versamento di 200 euro per ciascuno dei periodi d’imposta cui si riferiscono le violazioni formali indicati nel modello F24. Al riguardo, il contribuente può scegliere quali e quanti periodi d’imposta regolarizzare. La regolarizzazione di violazioni formali che non si riferiscono ad uno specifico periodo d’imposta, come ad esempio quelle relative alla comunicazione di dati da parte di soggetti diversi dal contribuente, deve però fare riferimento all’anno solare in cui la violazione è stata commessa. In riferimento alla rimozione delle irregolarità od omissioni, sostanzialmente si tratta della regolarizzazione degli errori e delle omissioni, non incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo. E comunque, la rimozione non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale. Rientrano in tale ipotesi, ad esempio, le violazioni riguardanti l’errata applicazione dell’inversione contabile.

Tempistica e modalità di pagamento - Il versamento può essere effettuato in due rate di pari importo, la prima entro il 31 maggio 2019 e la seconda entro il 2 marzo 2020. É consentito anche il versamento in un'unica soluzione entro il 31 maggio 2019. 

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Entro il 1° aprile 2019 (in quanto il 31 marzo cade di domenica) gli enti e le associazioni senza scopo di lucro, che usufruiscono delle agevolazioni tributarie previste dall'art. 30, comma 1 del D.l. 185/2008, e che nel 2018 hanno subìto delle variazioni, devono comunicarle alle Entrate presentando un nuovo modello EAS.  In generale, il mod. EAS va presentato entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’ente. La prossima scadenza del 01.04.2019 riguarda, pertanto, l'ipotesi di un “nuovo” modello da presentare a causa della variazione dei dati precedentemente comunicati. Il modello va inviato completo di tutti i dati richiesti, compresi quelli che non hanno subìto variazioni.

Attenzione va prestata al fatto che il modello va nuovamente presentato anche per comunicare la perdita dei requisiti previsti dalle disposizioni tributarie. In tal caso, l’invio va effettuato entro 60 giorni, compilando l’apposita sezione denominata “Perdita dei requisiti”.

In linea generale il modello EAS deve essere trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite intermediario abilitato. In quest’ultimo caso, l’incaricato rilascia al contribuente un esemplare del modello trasmesso e una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate. È possibile utilizzare il software messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate, chiamato “Modello EAS”.

Si ricorda che la comunicazione non va presentata:

al sussistere di particolari ipotesi espressamente previste (ad esempio, variazione del numero degli associati ovvero dell’ammontare dei proventi dell’attività di sponsorizzazione);

per le variazioni relative al “Rappresentante legale” ed ai “Dati relativi all’ente”, già comunicati all’Agenzia delle Entrate tramite il mod. AA5/6 ovvero AA7/10.

 

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È online da oggi, sul sito delle Entrate, la guida dell’Agenzia sulle detrazioni per gli interventi antisismici (“sisma bonus”). Dopo una breve sezione introduttiva, il pratico vademecum illustra in cosa consiste l’agevolazione, chi sono i soggetti interessati dai benefici, quali sono i vantaggi fiscali e le modalità per accedere alla misura di favore. Trovano spazio nella guida anche la disciplina degli interventi effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali e il nuovo incentivo per l’acquisto di case antisismiche. Cos’è il sisma bonus - Per gli interventi di adozione di misure antisismiche sugli edifici, il decreto legge n. 63/2013 ha introdotto il cosiddetto “sisma bonus”, un’agevolazione che dal 1° gennaio 2017 può essere fruita per lavori realizzati su tutti gli immobili di tipo abitativo e su quelli utilizzati per attività produttive. Le opere devono essere eseguite su edifici situati sia nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), sia nelle zone sismiche a minor rischio (zona sismica 3). In cosa consiste l’agevolazione - È prevista una detrazione d’imposta del 50% per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, calcolata su un importo complessivo pari a 96mila euro per unità immobiliare e per ciascun anno, da ripartire in cinque quote annuali di pari importo, nell’anno in cui sono state sostenute le spese e in quelli successivi. La detrazione fiscale sale al 70% della spesa sostenuta (75% per gli edifici condominiali) se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore e aumenta all’80% (85% per gli edifici condominiali) se ai lavori consegue il passaggio a due classi di rischio inferiori. Rientrano tra le spese detraibili anche quelle effettuate per la classificazione e la verifica sismica degli immobili. I soggetti interessati - L’agevolazione spetta non solo ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti di godimento sui beni oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese. Dal 2018 tra i beneficiari dell’agevolazione sono inclusi anche gli istituti autonomi per le case popolari e i soggetti con finalità analoghe. Dal 1º gennaio 2017, in luogo della detrazione del 75 o dell’85%, i condòmini possono scegliere di cedere il credito a favore dei fornitori che hanno effettuato i lavori o ad altri soggetti privati che siano comunque collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Come richiedere l’agevolazione - Per richiedere il sisma bonus occorre indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo (per esempio, contratto di locazione). Per gli interventi sulle parti comuni di edifici residenziali, è sufficiente per i singoli condòmini indicare il codice fiscale del condominio. Per fruire delle detrazioni è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico bancario o postale (anche “online”), dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato. Il nuovo incentivo per l’acquisto di case antisismiche - Il decreto legge n. 50/2017 (art. 46-quater) ha previsto una nuova detrazione per l’acquisto di case antisismiche nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”. Se gli interventi per la riduzione del rischio sismico che danno diritto alle detrazioni del 70 o dell’80% sono effettuati nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, chi acquista l’immobile nell’edificio ricostruito può beneficiare di una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto della singola unità immobiliare, se dagli interventi deriva il passaggio a una classe di rischio inferiore, o all’85% del prezzo della singola unità immobiliare, se gli interventi comportano il passaggio a due classi di rischio inferiore.

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