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14 Dic 2018

Rischio acconto iva per i futuri forfettari

Rischio acconto Iva per i futuri forfettari. Il prossimo 27 dicembre saranno chiamati al pagamento dell'acconto Iva anche tutti i contribuenti che faranno «il salto» nel 2019 passando al regime forfettario ampliato ai 65 mila euro e che dovranno calcolare con estrema attenzione gli importi dovuti in acconto per evitare versamenti in eccesso e terminare l'ultimo mese/trimestre 2018 con un credito che sarebbe poi di difficile compensazione nell'anno venturo. Il non remoto rischio è appunto quello chiudere l'ultimo anno di applicazione dell'Iva, essendo il regime forfettario escluso dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, con un credito la cui compensazione (ovvero il suo utilizzo) diventerebbe di difficile fruizione.

Il contribuente con saldo Iva 2018 credito infatti, non avrebbe di certo la possibilità di utilizzarlo in compensazione immediata verticale non avendo più Iva a debito e correrebbe anche il serio rischio non poterlo utilizzare orizzontalmente in caso di saldo Irpef 2018 a credito (magari per via di ritenute d'acconto superiori all'imposta netta dovuta).

In poche parole un eventuale eccesso di versamento in acconto il 27 dicembre 2018 rischia di essere recuperato addirittura nel 2020 con il pagamento del primo saldo dell'imposta sostitutiva del regime agevolato forfettario.

La casistica in oggetto riguarda soprattutto i professionisti in Gestione separata Inps, una platea numerosa di soggetti, che liquidano le imposte sia erariali che previdenziali due volte l'anno a differenza invece di imprese e professionisti «con cassa», che avendo le scadenze contributive dilazionate in più rate nel corso dell'annualità fiscale hanno invece più «chance» di riassorbile eventuali crediti fiscali tramite la compensazione di questi importi.

La soluzione per evitare il problema è quella di scegliere con attenzione il metodo di calcolo dell'acconto Iva.

Il legislatore concede al contribuente tre possibilità, utilizzando il metodo storico e versando l'88% dell'imposta risultante dall'ultima liquidazione mensile/trimestrale 2017, usando la metodologia previsionale e pagando sempre l'88% ma del presunto debito dell'ultima liquidazione 2018 oppure quello analitico versando il 100% dell'imposta risultante dalla liquidazione straordinaria al 20/12/2018.

Mentre nessun rischio si corre con il metodo previsionale (se non quello di sottostimare il debito e dover poi integrare il versamento con ravvedimento operoso) più pericolosi e da tenere sotto controllo sono quello storico e quello analitico.

Se lo storico è da evitare in caso di liquidazione dell'ultimo mese/trimestre 2017 con debito molto alto e con relativo acconto 2018 di importo che potrebbe rivelarsi elevato ed eccedente rispetto al dovuto, quello analitico può essere invece usato solo se si ha certezza che nel periodo non monitorato tra il 21 e il 31 dicembre non si ricevano fatture di importi consistenti con relativa Iva a credito che potrebbe generare un saldo positivo di fine anno per il contribuente.

Ulteriore possibilità per eludere errori dovuti a calcoli frettolosi e risolvere a monte il problema è quella di non versare l'acconto Iva alla scadenza del prossimo 27 dicembre, attendere la chiusura dell'ultimo mese/trimestre 2018, effettuare quindi il calcolo puntuale dell'Iva dovuta e versare successivamente l'88% relativo all'acconto con ravvedimento operoso applicando però le sanzioni e gli interessi dovuti a partire proprio dalla scadenza del 27.

Fonte: ItaliaOggi

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