Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sul pulsante Cookie Policy

04 Apr 2018

RASSEGNA STAMPA. IN EDICOLA OGGI In evidenza

Apriamo la nostra rassegna stampa con il quotidiano IlSole24ore.

In evidenza:  Imposta di registro:  Stretta sulle agevolazioni fiscali per i fondi immobiliari.

“… Tripla stangata sulle agevolazioni fiscali per gli apporti a fondi immobiliari. Secondo la risposta inedita a un interpello all’Agenzia delle Entrate sembrerebbero cancellati, già dal 2014, tre incentivi fiscali: 1 l’agevolazione inerente l’apporto di immobili a fondi immobiliari, vale a dire l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa di 200 euro e ciò per effetto dell’articolo 10, comma 4, del Dlgs 23/2011, che – dal 1° gennaio 2014 – ha soppresso «tutte le esenzioni e le agevolazioni tributarie» relative ai trasferimenti a titolo oneroso della proprietà di beni immobili; 1 l’agevolazione (imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro) inerente l’apporto a fondi immobiliari di immobili «prevalentemente locati», limitata all’apporto effettuato da soggetti passivi dell’Iva senza estensione agli apporti effettuati da soggetti «non Iva»; 1 l’articolo 10, comma 4, del Dlgs 23/2011 avrebbe abrogato anche l’agevolazione (imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 51,64 euro) inerente l’apporto di immobili a società immobiliari e a fondi immobiliari da parte di fondi pensione “preesistenti” (istituiti, cioè, prima della legge 421/1991) effettuato per permettere a questi fondi pensione di adeguarsi alla legge 252/2005 (la quale inibisce la detenzione diretta di immobili da parte dei “nuovi” fondi pensione). Il condizionale è d’obbligo perché le tre esplosive affermazioni dell’agenzia delle Entrate sono contenute, come accennato, in una risposta (non pubblicata) all’istanza di interpello n. 954-826/2015. Di questa risposta viene data notizia nella circolare di Assoprevidenza 16 del 19 marzo 2018, ove si afferma anche che, rispondendo all’interpello, l’agenzia delle Entrate menziona, in senso conforme, una «apposita Nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze». Regna dunque una grande confusione che operatori (spesso internazionali) e mercato non meritano, stante la delicatezza e la rilevanza delle operazioni di apporto a fondi. Soprattutto perché l’effetto abrogante dell’articolo 10, comma 4 del Dlgs 23/2011, opera fin dal 1° gennaio 2014; e dal 2011 a oggi l’Agenzia no …”

In apertura “ Eurostat: nei conti pubblici i costi dei salvataggi bancari”

“… Se pur limitato nel suo impatto sul Pil e sui conti del 2017, il ricalcolo operato da Eurostat sugli effetti in termini di maggior debito e deficit del salvataggio delle banche venete impone di rivedere al rialzo il consuntivo reso noto dall’Istat lo scorso primo marzo. Non si tratta di valori rilevantissimi, e tuttavia suscettibili di complicare sia il giudizio europeo in programma per maggio, con annessa la richiesta di una manovra correttiva da almeno 3,4 miliardi (che probabilmente slitterà in attesa che si formi il nuovo governo), sia la successiva trattativa da avviare con la Commissione Ue, in vista della predisposizione della manovra di bilancio del 2019. Anche alla luce dei nuovi target di finanza pubblica (e del loro conseguente effetto di trascinamento sull’anno in corso), gli spazi di manovra si restringono. E rendono comunque obbligata la strada di un confronto con Bruxelles non muscolare ma ispirato a una accorta tattica negoziale. A partire dalla richiesta stessa della manovra correttiva, che secondo le valutazioni di Bruxelles dovrebbe colmare lo scarto nella riduzione del deficit strutturale richiesta dalle regole europee, e quello previsto dalla manovra 2018. In aggiunta, se il prossimo governo intenderà provare a disinnescare l’aumento di Iva e accise in programma dal prossimo anno per 12,4 miliardi elevando l’asticella del deficit 2019 (ora allo 0,9%), è comunque da una trattativa con Bruxelles che dovrà passare. Quanto alle misure annunciate in campagna elettorale sia dal centrodestra che dal M5S (dalla flat tax al reddito di cittadinanza per finire con la revisione e/o cancellazione della riforma delle pensioni varata nel 2011 dal governo Monti), al momento non si può far altro che sospendere il giudizio …”

Taglio medio per : Il titolo supera la tempesta sull’hi-tech in Borsa e debutta al Nyse a 165,9 dollari (+26%) Spotify vale 29,5 miliardi $

“… Gran debutto a Wall Street per Spotify, che supera indenne la tempesta che in questi giorni sta colpendo i titoli hi-tech: il titolo ha esordito al Nyse a quota 165,9 dollari, il 26% in più sul prezzo di riferimento. A questo livello la società leader nello streaming musicale conta una capitalizzazione di mercato pari a 29,5 miliardi di dollari…”

L’articolo di spalla : “Flat tax al 15% già attiva per 665mila partite Iva.”

 “… La flat tax al 15% è già una realtà per 665mila piccole partite Iva. Senza dover necessariamente aspettare la piena operatività delle promesse elettorali del centrodestra, secondo cui è possibile introdurre una tassa piatta per tutti i contribuenti con un’aliquota ipotizzata tra il 15 e il 23 per cento. Si tratta dei contribuenti che nel 2016, secondo le dichiarazioni dei redditi targate 2017, hanno aderito al regime forfettario del 15 per cento. A questo esercito di circa 490mila contribuenti in fuga dall’Irpef, se ne sono aggiunti altri 185mila che nel 2017 hanno aperto la loro partita Iva e hanno esercitato l’opzione la forfettizzazione delle imposte dovute …”

Taglio basso per la news che riguarda IlSole24ore. Pronta una sola  app per tutte le news del Sole 24 Ore .

“… Ci sono due grandi sfide in atto nell’ecosistema digitale per i legacy media, come gli americani usano chiamare gli storici brand del mondo della carta impegnati nella transizione digitale: la sfida dell’autorevolezza e quella dell’attenzione. Il Sole 24 Ore le affronta da oggi con ancora più determinazione lanciando una nuova app – per smartphone e tablet, su Ios e Android - che unisce carta e web …”

 

Su ItaliaOggi.

 

In evidenza la politica.

“ Per mettere in riga Salvini & Di Maio i tedeschi ora usano, al posto dello spread, la parolina Target 2”

“… Invito il lettore a resistere alla crisi di rigetto che provocano alcune sigle della finanza. Uno legge Target 2 nel titolo, non sa che cosa sia, e giustamente volta pagina. Non fatelo. Vi basti sapere che, in Germania, questa parolina oscura ai più (Target 2) sta diventando il cavallo di battaglia non solo degli economisti che vogliono buttare l’Italia fuori dall’euro (vedi ItaliaOggi del 27 marzo), ma anche della stampa popolare che ne condivide gli intenti, e si è lanciata per questo in una narrazione della crisi dell’eurozona basata su un pregiudizio caro a milioni di lettori, quanto infondato: l’essere la crisi nient’altro che l’ennesimo tentativo degli europei del Sud, Italia in testa, di continuare a vivere al di sopra dei propri mezzi, ovviamente a spese dei contribuenti e dei risparmiatori tedeschi, unici virtuosi in Europa. Un rischio aggravato dalla vittoria elettorale in Italia di due partiti populisti, come la Lega di Matteo Salvini e il M5Stelle di Luigi Di Maio. Il primo a tirare in ballo il Target 2 è stato l’economista Hans Werner Sinn, tra i più ascoltati da Angela Merkel: nel convegno di Berlino al quale partecipavano altri consiglieri della cancelliera, Sinn spiegò che, proprio in virtù del Target 2, la Banca centrale tedesca (Bundesbank) aveva accumulato un credito di 914 miliardi di euro verso le Banche centrali dei paesi dell’Europa mediterranea. E quasi urlando per l’indignazione, aggiunse: «914 miliardi sono pari a un terzo del pil annuo della Germania: io non so se l’euro sia sostenibile, ma sicuramente il sistema che sta dietro l’euro non lo è». Tutto chiaro? Si direbbe di no, visto che per saperne di più la stampa popolare tedesca ha cominciato a indagare su cosa sia questo benedetto Target 2, interrogando altri economisti. Si è così scoperto, grazie a un’intervista su Focus, che perfi no Thilo Sarrazin, un economista poco gradito alla signora Merkel, non solo condivide le tesi di Sinn sul Target 2, ma ha saputo spiegarne in modo più chiaro il significato: «Gli Stati hanno due opzioni per fi nanziare i disavanzi delle partite correnti. Da un lato con il debito, dall’altro con il sistema Target 2. La Bce (Banca centrale europea) permette la creazione di enormi saldi negativi per i singoli stati, come se si trattasse di una linea di credito. Alla fi ne si tratta di paesi che, come l’Italia e la Grecia, sono indebitati con la Bce. Dietro però ci sono i crediti dei paesi che nel sistema sono dei pagatori, come la Germania»…”

In apertura: Il fisco italiano ha già la flat tax.  Per i tre quarti dei contribuenti l’aliquota Irpef va da zero al 15%. Solo dieci milioni (su 50) versano l’imposta con un’aliquota superiore al 17%.

“…  Aliquote progressive, tax expenditures e bonus 80 euro fanno già una «flat tax». Almeno per tre quarti degli italiani. Il 75% dei contribuenti è infatti a Irpef zero o comunque sconta un prelievo inferiore al 15% del proprio reddito complessivo. È quanto evidenzia uno studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, basato sulle statistiche diffuse dal Dipartimento delle finanze con riferimento alle dichiarazioni 2017…”

A centro pagina il commento del direttore Pierluigi Magnaschi : Alla fine l’Italia si è ribellata a Macron che vuol mettere i piedi nei nostri piatti

“ Dai e dai, Macron ce l’ha fatta a mettersi contro l’Italia intera. La reazione al blitz della polizia francese in divisa e armata a Bardonecchia, quindi in territorio italiano, violando la sovranità del nostro Paese, è stata immediata, corale, esplicita e pubblica. Si sono rivoltate, contro l’atteggiamento grossolano e inaccettabile dell’amministrazione francese, non solo le forze cosiddette antisistema (M5s e Lega che però hanno clamorosamente vinto le elezioni), ma anche quelle tradizionali: Pd, Fi, Fd’It. E soprattutto si sono svegliati i media. Sino a questo momento infatti l’unico giornale che si è sempre visibilmente ribellato alle inaccettabili ed esibite soperchierie transalpine (ingigantite, in numero ed entità, da quando è presidente Macron) è stato quasi solo ItaliaOggi. Adesso, per l’interesse complessivo del nostro Paese, siamo in buona compagnia. Ho l’impressione, e lo dico esplicitamente, che se M5s e la Lega non avessero vinto le elezioni, non ci sarebbe stata questa rivolta, tesa a ribadire che l’Italia (come troppi indizi lascerebbero pensare) non è un protettorato francese ma, bensì, un paese libero e indipendente che, se ha ceduto sovranità, non l’ha certo ceduta a Parigi ma solo a Bruxelles, che è tutt’altra cosa…”

In basso: RISTRUTTURAZIONI/La scheda tecnica da inviare all’Enea deve essere firmata da professionista abilitato.  Ecobonus solo con perizia tecnica.

“… L’immobile oggetto della riqualificazione energetica, alla data della richiesta della detrazione fiscale differenziata (dal 50 all’85%), deve essere accatastato con richiesta di accatastamento in corso e dotato di impianto termico. La scheda descrittiva dell’intervento, fosse anche la sostituzione dei serramenti, va inviata a Enea entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori e deve essere redatta e firmata da un ingegnere, architetto, geometra o perito iscritto al proprio albo …”

Per la rubrica Diritto e Rovescio:

“… In Italia si sta parlando del ponte sullo Stretto di Messina da quasi cent’anni. Un quindicina di anni fa si era arrivati a progettarlo e ad appaltarlo. Poi i frenatori di professione sono riusciti a insabbiare il tutto. Quell’opera, oltre a investire grandi risorse fra la Calabria e la Sicilia, ne avrebbe anche cambiato la fisionomia economica così come ha fatto l’Alta velocità ferroviaria fra Milano e Cosenza che ha messo la tecnologia ferroviaria italiana all’attenzione di tutto il mondo. Ponti della lunghezza di cinque chilometri non sono più prodezze. Proprio adesso la Cina ha progettato (e fra poco partiranno i lavori) un ponte faraonico sul mare, lungo ben 55 chilometri e destinato a collegare zone ricchissime nel Sud della Cina e cioè Hong Kong-Macao e la provincia del Guadong. Se le imprese italiane avessero realizzato il ponte sullo Stretto oggi sarebbero fra le aziende di punta destinate ad acquisire questi appalti sempre più impegnativi. Ma il sindaco di Messina, che gira con i sandali pur non essendo né religioso né francescano, ha preferito che non si facesse nulla…”

Passiamo in rassegna MilanoFinanza.

 

In apertura: Dopo la pace Piazza Affari benedice l’intesa con SKy sulla pay tv e il titolo del biscione fa +6,4%: azzerati i cali del 2018. Mediaset premiata senza Premium. Per gli analisti l’accordo garantisce introiti fi no a 100 milioni l’anno, riduce i costi e libera risorse per investire. Intanto Murdoch è pronto a cedere Sky News a Disney per ottenere l’ok dell’Antitrust britannica a salire fino al 100% del gruppo della tv satellitare.

A centro pagina : In borsa il titolo scatta (+7,3%) grazie ai dati registrati negli stati uniti, trainati dall’exploit di Jeep. Le vendite negli Usa fanno sgommare Fca.  In Italia invece calano le immatricolazioni e la quota di mercato del Lingotto. Bene Alfa Romeo.

In evidenza: CONTI PUBBLICI Doccia fredda dell’Eurostat sull’Italia: il salvataggio delle venete costa 4,7 mld di deficit;

LO STREAMING MUSICALE PARTE BENE Spotify azzecca il debutto a Wall St Balza a 150 dollari per oltre 26 miliardi di capitalizzazione;

NON C’È PACE PER I FAANG. Il fondo pensioni di New York attacca Facebook, mentre Trump twitta ancora contro Amazon;

Bcc, Iccrea risponde alle bacchettate della Bce.

 

 

 

 

 

Devi effettuare il login per inviare commenti
JoomShaper