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La legge 28 giugno 2012, n. 92, ha introdotto in via sperimentale per gli anni 2013-2015 la possibilità per le lavoratrici di chiedere un contributo economico da utilizzare per pagare la baby sitter oppure l’asilo nido, pubblico o privato convenzionato.

Nella legge di bilancio 2017 era presente un emendamento per rifinanziare il bonus per il biennio 2017-2018, come già successo nel 2016. L'emendamento è stato approvato, quindi le neomamme che non usufruiscono del congedo parentale (il periodo successivo al periodo di maternità obbligatoria) potranno continuare a presentare domanda per il voucher che è stato rinominato “Contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting” ed erogato secondo le modalità previste per il “Libretto Famiglia”.

Il messaggio 30 marzo, n.1428 fornisce le istruzioni operative per la gestione della domanda, descrive la misura, la durata, i soggetti ammessi al contributo e le modalità della sua erogazione, anche alla luce della reingegnerizzazione della procedura telematica di presentazione delle domande per ottenere il beneficio.

Nel messaggio, inoltre, è indicato che il contributo è erogabile, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, alle lavoratrici dipendenti, alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata e alle lavoratrici dipendenti. L’importo massimo è pari a 600 euro mensili ed è erogato per un periodo massimo di sei mesi (tre mesi per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere. Anche le lavoratrici part-time potranno fruire del contributo in misura, però, proporzionata in ragione del ridotto numero di ore lavorate.

 

Fonte: Inps

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La legge 5 marzo 1990, n. 45 ha stabilito che il pagamento dell’onere di ricongiunzione può essere effettuato ratealmente con la maggiorazione di un interesse annuo composto, pari al tasso di variazione medio annuo dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall'ISTAT per l’anno precedente a quello di riferimento.

 

La circolare INPS 2 febbraio 2018, n. 24 riporta le tabelle con i coefficienti aggiornati per predisporre i piani di rateizzazione degli oneri di ricongiunzione, relativi alle domande presentate nel 2018. Il tasso di variazione calcolato dall’ISTAT per il 2017 è dell’1,1%.

Pubblicato in CAF Fenapi Impresa

L’INPS informa che per operazioni di manutenzione straordinaria, dalle 17.30 di oggi lunedì 5 febbraio alcuni servizi online potrebbero risultare temporaneamente indisponibili.

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Fino alle 23,59 del 31 dicembre 2018 è possibile presentare domanda online per Bonus asilo nido e forme di supporto presso la propria abitazione.

Vi ricordiamo che:

- anche se avete richiesto il bonus per le mensilità 2017 dovete fare una NUOVA DOMANDA per il 2018;

- per presentare domanda dovete essere in possesso, in caso di asilo nido privato autorizzato, della documentazione che dimostra il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza del 2018 oppure, nel caso di asilo nido pubblico, di iscrizione o di documentazione che dimostri l’avvenuto inserimento in graduatoria del bambino;

- la documentazione di avvenuto pagamento dovrà indicare: la denominazione e la partita iva dell’asilo nido; il codice fiscale del minore; il mese di riferimento; gli estremi del pagamento o la quietanza di pagamento; il nominativo del genitore che sostiene l’onere della retta;

- in fase di domanda dovrete indicare TUTTE le mensilità per le quali richiedete il beneficio, anche quelle da settembre in poi;

- per ottenere l’importo dovrete allegare la ricevuta di pagamento per ogni mese che avete indicato nella domanda;

- in caso di richiesta di bonus per le forme di supporto presso la propria abitazione il genitore che farà domanda dovrà risultare convivente con il bambino e presentare un attestato rilasciato dal pediatra di libera scelta che attesti per l’intero anno di riferimento “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”;

Vi ricordiamo inoltre che il bonus è un pagamento di 90,91 euro per ogni rata mensile effettivamente pagata pari o superiore a tale cifra. Chi paga di meno riceverà solo la quota effettivamente pagata.

La domanda NON può essere presentata per ludoteche, spazi gioco, spazi baby, pre-scuola, ecc.

 

Per tutti le altre info vi invitiamo a leggere attentamente la scheda prestazione: http://bit.ly/2thUrVh

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Fino alle 23,59 del 31 dicembre 2018 è possibile presentare domanda online per Bonus asilo nido e forme di supporto presso la propria abitazione.

Vi ricordiamo che:

- anche se avete richiesto il bonus per le mensilità 2017 dovete fare una NUOVA DOMANDA per il 2018;

- per presentare domanda dovete essere in possesso, in caso di asilo nido privato autorizzato, della documentazione che dimostra il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza del 2018 oppure, nel caso di asilo nido pubblico, di iscrizione o di documentazione che dimostri l’avvenuto inserimento in graduatoria del bambino;

- la documentazione di avvenuto pagamento dovrà indicare: la denominazione e la partita iva dell’asilo nido; il codice fiscale del minore; il mese di riferimento; gli estremi del pagamento o la quietanza di pagamento; il nominativo del genitore che sostiene l’onere della retta;

- in fase di domanda dovrete indicare TUTTE le mensilità per le quali richiedete il beneficio, anche quelle da settembre in poi;

- per ottenere l’importo dovrete allegare la ricevuta di pagamento per ogni mese che avete indicato nella domanda;

- in caso di richiesta di bonus per le forme di supporto presso la propria abitazione il genitore che farà domanda dovrà risultare convivente con il bambino e presentare un attestato rilasciato dal pediatra di libera scelta che attesti per l’intero anno di riferimento “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”;

Vi ricordiamo inoltre che il bonus è un pagamento di 90,91 euro per ogni rata mensile effettivamente pagata pari o superiore a tale cifra. Chi paga di meno riceverà solo la quota effettivamente pagata.

La domanda NON può essere presentata per ludoteche, spazi gioco, spazi baby, pre-scuola, ecc.

 

Per tutti le altre info vi invitiamo a leggere attentamente la scheda prestazione: http://bit.ly/2thUrVh

Fonte: Inps

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La circolare INPS 19 gennaio 2018, n. 7, a firma congiunta dei Direttori Generali INPS e INAIL, fornisce le istruzioni per il riconoscimento della pensione di inabilità in favore dei soggetti affetti da particolari patologie professionali e per il pagamento delle indennità di fine servizio in applicazione del disposto dell’articolo 1, comma 250, legge 11 dicembre 2016, n. 232.

La norma individua i destinatari, i requisiti amministrativi e tassativamente le patologie rilevanti per accedere alla pensione di inabilità.

Il diritto alla pensione è subordinato al riconoscimento della patologia di origine professionale, certificata dall’INAIL o da altre amministrazioni competenti stabilite dalla legge.

L’erogazione della prestazione è condizionata da limiti annuali di spesa ed è subordinata al monitoraggio effettuato sulle domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.

Dal 2018, le domande per l’accesso al beneficio presentate online all’INPS devono essere inoltrate entro il 31 marzo di ogni anno.

La pensione di inabilità non è cumulabile con la rendita diretta erogata dall’INAIL per lo stesso evento invalidante e non è cumulabile con altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente in materia di esposizione all’amianto, né con altri benefici previsti ad altro titolo. Inoltre, è reversibile in favore dei superstiti del pensionato.

Per l’incompatibilità con l’assegno mensile di assistenza vale il principio del trattamento più favorevole, secondo le modalità previste dalla circolare INPS 14 luglio 1993, n. 164.

 

Per i lavoratori aventi diritto le indennità di fine servizio sono corrisposte nel momento in cui il soggetto ha maturato il diritto sulla base della disciplina vigente.

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Mentre per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica volontario si parla di un ritardo rispetto all’avvio previsto al 1° maggio, per la rendita integrativa temporanea anticipata la data di partenza dovrebbe essere confermata, anche se resta da chiarire se l’Inps deve attendere una circolare ministeriale prima di iniziare a certificare la sussistenza dei requisiti necessari ai richiedenti.

Lunedì, in occasione di «Tuttolavoro», il convegno organizzato dal Sole 24 Ore, si è appreso di un probabile ritardo per il debutto dell’Ape volontario, causato dai tempi tecnici di approvazione del Dpcm di attuazione (si veda anche l’articolo a fianco) e di realizzazione della piattaforma informatica destinata a gestire l’anticipo e a far dialogare i diversi soggetti coinvolti. Un ritardo che, hanno precisato fonti vicine al dossier, potrebbe essere contenuto in quindici giorni.

Dovrebbe esserci via libera, invece, per la Rita, cioè il reddito ponte che possono chiedere gli iscritti alla previdenza complementare. Infatti la legge di bilancio 2017 ha introdotto la possibilità di utilizzare il montante accumulato per ottenere un assegno sostitutivo della retribuzione prima della maturazione del requisito previsto per il trattamento di vecchiaia, oltre che per la pensione integrativa. In questo modo, peraltro, la futura pensione principale non sarà gravata dalla rata di restituzione del prestito come per l’Ape, in quanto l’anticipo viene “autofinanziato” dal beneficiario, che però deve rinunciare in tutto o in parte al futuro assegno del secondo pilastro.

Questa opzione è disponibile per i lavoratori del settore privato e pubblico iscritti a forme pensionistiche complementari con regime di contribuzione definita e che hanno gli stessi requisiti previsti per l’Ape (come ricordato dalla circolare Covip del 22 marzo):

iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o a forme sostitutive o esclusive o alla gestione separata Inps;

almeno 63 anni di età;

maturazione della pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;

almeno 20 anni di contributi;

pensione, al netto della rata di rimborso dell’Ape eventualmente richiesta, superiore a 1,4 volte la pensione minima;

non essere già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

 

Per la Rita, a differenza dell’Ape, la legge di bilancio non ha previsto l’emanazione di un Dpcm contenente ulteriori dettagli. Tuttavia la sussistenza dei requisiti previsti deve essere certificata dall’Inps e a questo riguardo fonti dell’istituto di previdenza hanno fatto sapere che potrebbe essere necessario attendere comunque una circolare ministeriale prima di partire con la certificazione.

Fonte: www.ilsole24ore.com

 

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Dopo la prima edizione del programma di ricerca “VisitInps Scholars”, per la quale sono stati selezionati 31 studiosi su un totale di 78 domande, l’Inps apre oggi la seconda selezione.

Attraverso questo programma l'INPS consente l’uso dei suoi database ai ricercatori nazionali e internazionali interessati a lavorare sulle tematiche previdenziali, definite dall’Istituto come “Aree strategiche”, trascorrendo un periodo di studio a Roma presso la sede dell'INPS.

La seconda edizione prevede due tipologie di borse di studio e due programmi di ricerca:

 borse di studio “VisitInps Fellowship”, rivolte ai ricercatori junior con un’età- massima di 35 anni alla data di presentazione della domanda di partecipazione, italiani o stranieri in possesso di un dottorato di ricerca, o un titolo equivalente al dottorato conseguito all’estero o in procinto di ottenerlo: hanno una durata di sei mesi e prevedono un’indennità di 4.000 euro ed un rimborso spese documentate non superiore a 2.000 euro per i residenti al di fuori della provincia di Roma;  

1 borsa di studio “VisitInps Scholars” intitolata a Valeria Solesin con le- stesse caratteristiche previste per le borse di studio VisitInps Fellowship, ma avente ad oggetto i temi della solidarietà sociale, argomenti sui quali si concentravano gli studi della giovane italiana rimasta vittima degli atti di terrorismo di Parigi il 13 novembre 2015;  

programmi di ricerca “VisitInps Scholars Program di tipo A e di tipo B”,- rivolti ai ricercatori senior (professori ordinari, straordinari, associati e ricercatori ad essi equiparati, italiani o stranieri appartenenti ad Università ed Enti di ricerca italiani o stranieri o a ricercatori, cittadini italiani o stranieri, in possesso di un dottorato di ricerca o titolo equivalente al dottorato conseguito all’estero o in procinto di ottenerlo): hanno una durata di tre mesi ed agli assegnatari di tipo “A” spetta un’indennità di 12.000 euro oltre ad un rimborso spese documentate non superiore a 6.000 euro per i residenti al di fuori della provincia di Roma; agli assegnatari di tipo “B” non spetta invece alcuna indennità né rimborso spese.

 

La selezione mira a definire le graduatorie degli idonei finalizzate alla successiva assegnazione delle borse di studio e dei programmi di ricerca, il cui numero sarà determinato in base ai finanziamenti ricevuti dalle sponsorizzazioni e dalle erogazioni liberali che l’Istituto riceverà per il sostegno del progetto. Le domande di partecipazione potranno essere presentate esclusivamente all’indirizzo e-mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. entro trenta giorni dalla pubblicazione dei bandi.

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Per il personale dipendente della pubblica amministrazione che cessa dal servizio usufruendo della facoltà di cumulo dei contributi, l'indennità di fine servizio comunque denominata verrà corrisposta agli aventi diritto dopo 12 mesi, ed entro i successivi 90 giorni, decorrenti dal raggiungimento del requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia dal vigente ordinamento.

Questa una delle importanti precisazioni fornite dall'Inps con la circolare 16 marzo 2016, numero 60 , contenenti le prime istruzioni sul cumulo dei periodi contributivi previsto dalla legge di bilancio 2017, la numero 232/2016. È da sottolineare che, l'articolo 1, comma 195, della nuova legge, ha rivisitato, allargando la platea dei soggetti, l'articolo 1, comma 239, della legge 228/2012, che disciplina la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti per l'accesso di un'unica pensione.

Il cumulo può ora essere utilizzato:

- dagli iscritti alle Casse di previdenza dei professionisti

- per raggiungere il diritto alla pensione anticipata di cui all'articolo 24, comma 10, del Dl 201/2011

- dai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al citato comma 239.

Le istruzioni riguardano gli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, alla gestione separata Inps ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima; per quanto concerne i periodi presso le Casse professionali, sarà emanata apposita circolare.

Pensione di vecchiaia in cumulo - In questo caso la novità riguarda il fatto che la pensione può essere conseguita, dal 1° gennaio 2017, anche dagli assicurati in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al predetto comma 239; la pensione non può avere decorrenza anteriore al 1° febbraio 2017.

Pensione anticipata in cumulo - La novità di particolare rilevanza riguarda la pensione anticipata che prima non era contemplata fra la prestazioni accessibili con il cumulo.

In particolare, dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo potrà essere esercitata per conseguire la pensione anticipata con il requisito contributivo: per il 2017 e 2018, l'accesso alla pensione anticipata è consentito, indipendentemente dall'età, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Si sottolinea, anche se l'Inps non fa lacuna precisazione in tal senso, che la norma fa espresso riferimento all'articolo 24, comma 10, della legge 214/2011; quindi, si ritiene che non sia percorribile il cumulo da parte di coloro che possono accedere alla pensione anticipata in base al comma 11, dello stesso articolo24, cioè i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, che possono acquisire il diritto alla pensione anticipata al compimento del requisito anagrafico di sessantatre anni, adeguato alle speranza di vita, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno venti anni di contribuzione effettiva e che l'ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile.

Pensione indiretta ai superstiti e trattamenti di inabilità in cumulo - Anche in questo casi, la novità dal 1° gennaio 2017 consiste nel fatto che la facoltà di cumulo può essere esercitata dai superstiti per conseguire la pensione indiretta, anche nel caso in cui, il deceduto risulti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al, più volte citato, comma 239; lo stesso vale per conseguire i trattamenti di inabilità anche dai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni.

 

Gestione delle domande di pensione in cumulo - Le domande di pensione in cumulo presentate entro il 31 dicembre 2016 e non ancora definite dai soggetti in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni vigenti al 31 dicembre 2016, devono essere esaminate alla luce delle predette disposizioni; da coloro che non sono in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni vigenti al 31 dicembre 2016, devono essere esaminate alla luce delle disposizioni vigenti al 1° gennaio 2017 e dei chiarimenti forniti con la circolare 60.

In ogni caso, le domande presentate da soggetti che risultino in possesso di periodi assicurativi presso le Casse professionali non dovranno essere respinte ma tenute in apposita evidenza in attesa delle relative istruzioni.

Rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione - I soggetti titolari di più periodi assicurativi, che consentano l'accesso alla pensione grazie alle novità introdotte dal comma 195 e che abbiano presentato domanda di totalizzazione dei periodi assicurativi, potranno accedere al nuovo regime del cumulo previa rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione; la rinuncia alla domanda in totalizzazione può essere effettuata anche dai superstiti di assicurato.

Recesso dalla ricongiunzione - I soggetti che abbiano presentato domanda di ricongiunzione dei periodi assicurativi e che possano accedere al regime del cumulo in base alle novità introdotte dal comma 195, potranno presentare domanda all'Inps per esercitare il diritto di recesso e ottenere la restituzione di quanto già versato, nei casi in cui non si sia già perfezionato il pagamento integrale dell'importo dovuto. Il recesso non potrà comunque essere esercitato:

• nei casi in cui la ricongiunzione abbia già dato titolo alla liquidazione del trattamento pensionistico;

• dopo che sia trascorso un anno dall'entrata in vigore della legge di bilancio in esame.

La restituzione di quanto versato sarà effettuata a decorrere dal dodicesimo mese successivo alla data della richiesta di rimborso ed in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi.

Atteso il citato carattere transitorio, la suddetta normativa non si applica:

- ai recessi dalla ricongiunzione avvenuti successivamente al 1° gennaio 2018;

- ai soggetti che non hanno perfezionato i requisiti per l'accesso al trattamento pensionistico in cumulo entro il 1° gennaio 2017;

- e comunque nei casi di recesso dalla ricongiunzione intervenuto entro il 31 dicembre 2016.

Il comma 197, dell'articolo 1 della legge 232/2016 in esame si riferisce espressamente alle sole ipotesi di ricongiunzione ex lege 29/1979; sono quindi escluse dal suo campo di applicazione le ricongiunzioni esercitate ai sensi della legge 45/1990.

 

Fonte: IlSole24ore(Aldo Forte)

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Il nuovo incentivo per le assunzioni al Sud effettuate nel 2017 sarà soggetto a una verifica preventiva presso l’Inps della effettiva disponibilità delle risorse stanziate. La procedura telematica di presentazione della domanda non è però ancora pronta, in quanto, come precisato dall’Inps nella circolare 41/2017 pubblicata ieri, sarà rilasciata entro 15 giorni.

È invece confermato che l’incentivo dovrà essere recuperato a partire dal prossimo mese di aprile, con relativa esposizione nel flusso uniemens di competenza dello stesso mese.

L’incentivo, che consiste nell’esonero contributivo annuo fino a 8.060 euro, si applica, nei limiti delle risorse stanziate, a tutti i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato, anche in somministrazione, lavoratori con sede di lavoro in Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, non rilevando né la sede legale dell’azienda, né la residenza anagrafica del dipendente.

L’agevolazione riguarda l’assunzione a tempo indeterminato, anche part time, anche nella forma di apprendistato professionalizzante, nonché le trasformazioni di rapporti a termine. Può essere riconosciuta per ogni dipendente per un solo rapporto di lavoro.

L’incentivo, che ha struttura e caratteristiche simili dell’esonero contributivo triennale del 2015 e di quello biennale del 2016, consiste nello sgravio dei contributi previdenziali a carico dell’azienda nel limite massimo di euro 8.060 annuo (da riproporzionare per i part time), da fruire in quote mensili (massimo di 671,66 euro, la cui quota eccedente si recupera nei mesi successivi).

Sono esclusi dall’esonero i premi Inail, il Tfr destinato al Fondo di Tesoreria, il contributo per i fondi di solidarietà/Fis, il contributo dello 0,30% che finanzia i fondi di formazione continua e i contributi di solidarietà (sui versamenti a fondi/casse, nonché per i lavoratori sportivi e dello spettacolo).

L’agevolazione è fruibile fino al 28 febbraio 2019 e si sospende durante la maternità obbligatoria, salvo l’obbligo di recuperarla al massimo con il flusso uniemens di gennaio 2019.

La fruizione del beneficio è sottoposta a tutte le condizioni tipiche delle agevolazioni contributive: dalla regolarità contributiva alle misure di tutela delle condizioni di lavoro, dal rispetto dei Ccnl e contratti di secondo livello ai principi generali previsti dall’articolo 31 del Dlgs 150/2015 (per esempio, l’assunzione non deve scaturire da un obbligo legale/contrattuale, non devono essere in atto presso l’azienda sospensioni per crisi o riorganizzazione aziendale).

L’incentivo rientra nel regime de minimis (200mila euro nel triennio), e qualora sia stato superato il tetto massimo, il riconoscimento è subordinato alla realizzazione dell’incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dodici mesi precedenti.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com (Barbara Massara)

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