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05 Feb 2018

RASSEGNA STAMPA. IN EDICOLA OGGI In evidenza

Iniziamo la settimana analizzando la prima pagina del quotidiano IlSole24ore.

In evidenza: Tasse, multe e contributi 100 giorni per rottamare. Si completa oggi la mappa dei Comuni che partecipano o no in modo autonomo. Scadenza chiave il 15 maggio - I risparmi caso per caso.

“… Cittadini e imprese che hanno imposte, contributi o infrazioni in sospeso possono pensare di chiudere la partita risparmiando interessi e maggiorazioni. C’è tempo fino al 15 maggio, poco più di 100 giorni, per aderire alla nuova rottamazione-bis. La “sanatoria” comprende anche le tasse locali e le multe, ma solo per i Comuni che aderiscono all’agenzia delle Entrate-Riscossione o per quelli che - entro oggi - decidono di consentirla: al Nord prevale il no. In una guida, gli esempi e i calcoli dei versamenti, i rischi per chi non paga. Benefici maggiori per chi ha cartelle più vecchie …”

L’approfondimento: L’IMPOSTA PIÙ PAGATA. I malanni dell’Irpef e le terapie elettorali di Salvatore Padula.

“…  La flat tax, nelle sue molteplici declinazioni, è diventata sempre più terreno di disputa nella campagna elettorale. Partendo dalla suggestione di un’Irpef con aliquota fissa, si è sviluppato un confronto, spesso aspro, al quale va almeno riconosciuto il merito di aver riportato l’attenzione sulla necessità di ripensare il sistema attuale di tassazione dei redditi delle persone. Non solo perché il livello del prelievo è decisamente elevato. Ma anche perché l’Irpef, dopo oltre 40 anni di onorato servizio, ha smarrito la sua identità in termini di efficienza ed equità. Non si tratta di una “scoperta” di questi giorni. La comunità scientifico-accademica ripete senza sosta da ben più di dieci anni che l’Irpef naviga in un mare di guai: la progressività funziona piuttosto male; le aliquote marginali effettive sono più alte di quelle nominali; la giungla di detrazioni e oneri favorisce l’erosione fiscale; troppe tipologie di reddito sono tassate con imposte sostitutive. E ancora: c’è l’anomalia degli “80 euro”; resta aperta la questione degli “incapienti”, cioè i contribuenti con reddito basso che non pagano imposta ma perdono anche le detrazioni; i continui interventi normativi hanno ingarbugliato sempre più il sistema …”

GIUSTIZIA. Adozioni dall’estero, sportello web alle famiglie. A breve le famiglie che hanno iniziato un’adozione internazionale potranno seguire online il percorso della loro domanda. Debutterà infatti nelle prossime settimane il «fascicolo trasparente», che sarà consultabile usando lo Spid sul sito della Commissione per le adozioni internazionali (Cai) della Presidenza del Consiglio dei ministri. Lo annuncia Laura Laera, vicepresidente della Cai (il presidente è il primo ministro Paolo Gentiloni), che da quando si è insediata, a giugno 2017, ha rimesso in moto la struttura, dopo le difficoltà degli ultimi anni. Laera ha tra l’altro iniziato a esaminare le oltre 150 richieste di accredito di nuovi Paesi presentate dagli enti che seguono gli aspiranti genitori adottivi e punta a chiuderle entro l’estate.

ATENE E NOI. LO SCENARIO DOPO LA TERAPIA SHOCK. Una Grecia ferita vede dopo otto anni la fine dell’incubo.

“… Ad Atene il conto alla rovescia è già iniziato. Tra sette mesi e mezzo termina il terzo programma di aiuti alla Grecia e, salvo sorprese, calerà il sipario sul più grande salvataggio della Zona Euro. Nel frattempo il prossimo a entrare in scena sarà l’Esm, il Fondo salva-Stati che nella seconda metà di febbraio dovrà versare un nuovo assegno al Paese. La fine di un incubo - per la Grecia e per l’intera moneta unica - è dunque vicina. Dopo otto anni di cure all’insegna dell’austerity, i conti pubblici mostrano segnali di miglioramento, ma il Paese è ferito: la terapia intensiva ha infatti avuto tra gli effetti collaterali un aumento della povertà e una fuga dei giovani. Visto da Berlino, l’epilogo della tragedia greca non rappresenta però una storia di successo ma uno spauracchio: è lì a ricordare ai tedeschi che nell’Eurozona ci sono Paesi con un enorme debito-Pil che può diventare insostenibile nel medio termine …”

In basso: Il bonus verde può raddoppiare. Le risposte a Telefisco di Entrate e Finanze su casa, figli a carico e tributi locali. Due plafond su parti comuni e private. Esclusa la manutenzione.

“… Il bonus verde introdotto dalla manovra può raddoppiare se in uno stesso edificio vengono eseguiti lavori di “sistemazione a verde” sia sulle parti comuni che sulle parti di proprietà esclusiva di un condomino. Ma tra gli interventi agevolati non rientra né la manutenzione annuale di piante e giardini, né l’esecuzione di lavori in economia (cioè con materiali acquistati direttamente dal contribuente). Sono alcuni dei chiarimenti resi dalle Entrate in risposta ai quesiti di Telefisco 2018, pubblicati oggi. Tra gli altri temi dei quesiti, la detrazione per i figli a carico e per il trasporto pubblico locale. Inoltre, il dipartimento delle Finanze conferma che i Comuni possono istituire o rimodulare anche quest’anno l’imposta di soggiorno, oltre ad aprire alla possibilità di effettuare i rimborsi della Tari gonfiata sulle pertinenze attingendo al bilancio generale del Comune ...”

Spazio all’attualità : Il pane fresco si perde in un impasto di leggi.

 

“… <<Vorrei un chilo di pane.>> Una richiesta semplice e quotidiana. Ma siamo sicuri di essere veramente consapevoli di ciò che chiediamo? Di solito ci si aspetta di ricevere pane fresco, appena sfornato. Non è, però, così automatico. Non esiste,infatti, una definizione univoca di «pane fresco». La avrebbe dovuto stabilire un decreto, che si aspetta da oltre dieci anni. Così che a decidere la fragranza di un alimento indispensabile sulle nostre tavole sarà un provvedimento che definire “surgelato” non è un eccesso. Questo vuoto normativo ha favorito il fai-da-te del legislatore regionale e ora sul concetto di «pane fresco» esistono idee diverse. Il fatto è che oltre a una questione di materie prime, c’è pure problema di tempi, ovvero di ore che intercorrono dal momento in cui si inizia la produzione e quello in cui la si termina. Ci sono, poi, le ore che trascorrono da quando il pane viene sfornato a quando viene messo in vendita. Su tale tempistica si è creata una divergenza di vedute: se fino a qualche anno fa nessuno dubitava sulla freschezza e semmai esisteva (ed esiste) solo una molteplicità di nomi per indicare uno stesso tipo di pane, oggi la fragranza è diventata questione di orologio. E il rischio è che il lentissimo decreto - forse in dirittura d’arrivo - finisca per ingarbugliare la situazione …”

 

 

Su ItaliaOggi : “ Imprese in crisi d’identità ”

“… Imprese in crisi di rappresentanza. Il dato è ormai riconosciuto da tutti, o quasi, i protagonisti del mondo delle relazioni industriali. Più difficoltosa l’individuazione delle cause di questa crisi e soprattutto di come uscirne. In ogni caso il modello che si è venuto a costituire dal dopoguerra in poi, basato su rappresentanze politiche forti e omogenee, in grado di condizionare l’agenda politica e di far viaggiare gli interessi dell’industria insieme a quelli del Paese, non esiste più. Emblematica la crisi di Confindustria, che per decenni è stata, assieme a Cgil Cisl e Uil, il simbolo di questo sistema di relazioni industriali. Il segnale che qualcosa si era definitivamente rotto è arrivato nel 2012 con l’uscita della Fiat di Marchionne. A seguire hanno lasciato viale dell’Astronomia anche Amplifon, Morellato, Nero Giardini, Pilkington Italia, Valbruna. Ma anche nomi meno noti al grande pubblico, che hanno cercato, a volte con nuove realtà associative, modalità alternative per tutelare in modo più efficace i propri interessi. Di fatto ora Confindustria è sempre più ostaggio delle grandi aziende a controllo pubblico, che versano la parte più consistente delle quote, ma finiscono per determinare la linea politica dell’associazione. Paradossalmente, i vertici di imprese di nomina governativa decidono la linea politica degli imprenditori e la loro posizione nei confronti del governo. Ma il problema non è solo Confindustria. Ad essere in crisi è un modello di relazioni industriali verticistico e spesso autoreferenziale. Dove la reale rappresentatività di un’organizzazione è un’ipotesi spesso impossibile da verificare, dove la difesa dello status quo è più importante del servizio ai propri iscritti e in fin dei conti alla collettività, dove la crescita e la frammentazione delle esigenze delle imprese rappresentate è così veloce da rendere difficile realizzare una sintesi all’interno delle stesse associazioni di rappresentanza. Una sclerotizzazione di una funzione essenziale nelle società liberali ha portato spesso a gestioni verticistiche, insensibilità verso le problematiche espresse dalla base, accantonamento degli interessi generali per far posto a quelli particolari, in alcuni casi estremi a vere e proprie associazioni a delinquere. Il risultato è la crescente frammentazione delle realtà associative, la nascita di sempre nuove sigle, più o meno (a volte per nulla) rappresentative di porzioni reali del mondo dell’impresa, la ricerca spasmodica di visibilità, di s p a z i di manovra, di modalità associative differenziate: accanto ad alcune realtà che fondano la loro ragion d’essere sulla contrattazione sindacale e sull’azione di lobbyng, ne nascono altre che invece puntano maggiormente sull’offerta di servizi agli associati o sulla costruzione di reti d’imprese omogenee finalizzate per esempio a migliorare la capacità di esportazione dei propri prodotti, oppure all’accesso a varie forme di finanziamenti. Non c’è dubbio che la crisi di rappresentatività delle associazioni imprenditoriali è parte di una più generale crisi dei corpi intermedi, di un processo di disintermediazione del rapporto tra vertici politici e individui (imprese, in questo caso), dell’affievolirsi di un sistema di valori che ha fatto da cemento a realtà inevitabilmente percorse al loro interno da tensioni e divergenze di interessi e di orientamenti. In questo caso però c’è l’aggravante di una mancata attuazione dell’articolo 39 della costituzione (registrazione dei sindacati), che ha contribuito a mantenere alto il tasso di ambiguità delle relazioni industriali a beneficio di interessi qualche volta inconfessabili. Oggi il cambiamento delle modalità di contrattazione collettiva, sempre meno nazionali e sempre più vicine al livello aziendale, l’abnorme proliferazione di contratti collettivi e di sigle sindacali, la sempre minor capacità di incidere sugli indirizzi politici e legislativi, ha convinto tutti i soggetti più responsabili che un cambio di paradigma è sempre più necessario. Ma solo una legge sulla rappresentanza sindacale può riportare le relazioni industriali e la contrattazione collettiva all’interno di percorsi meno velleitari e autoreferenziali. Il problema è vincere gli egoismi, gli interessi consolidati, i beneficiari di rendite di posizione, che fanno da freno ad ogni pur modesta istanza di cambiamento …”

In basso : Voucher 4.0, in dote 45 milioni.

“… Diventa concreto lo sforzo del sistema camerale per contribuire alla realizzazione del piano impresa 4.0. Trentasei i bandi attualmente aperti per la concessione di voucher per il sostegno agli investimenti tecnologici nelle pmi. Voucher che le imprese potranno spendere presso strutture specializzate: per esempio, presso i centri di trasferimento tecnologico coordinati dagli innovation hub e dai competence center. La finalità: la diffusione della conoscenza su tecnologie industria 4.0, la mappatura maturità digitale delle imprese e la partecipazione a corsi su competenze avanzate specifiche per settore. Questo è quanto emerge da un report elaborato da Unioncamere per conto di ItaliaOggi Sette sui bandi attivi da parte del sistema camerale per la concessione dei voucher digitalizzazione 4.0. Le risorse a disposizione ammontano a 116 milioni di euro, di cui circa il 40% (circa 45 milioni di euro) diretto alle imprese attraverso voucher, mentre la restante parte è destinata a coprire le spese di avviamento e di gestione dei Pid, i punti di impresa digitale …”

 

 

 

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